Il sonno attraversa le nostre notti in varie fasi. Ma cosa succederebbe se poco prima dell’alba dovessimo affrontare l’incubo peggiore di tutti?
A distanza di un mese dalla magistrale composizione in quattro movimenti dii Quattro Note in Nero, il sodalizio del duo composto da Marco Nucci e Casty torna ancora una volta per chiudere, questa volta definitivamente, la run dedicata a Macchia Nera con La Notte Bianca dell’Uomo in Nero. Addentriamoci quindi in questo Topolino 3695 dai toni decisamente dark per analizzare la conclusione di una storia in cui il cattivo, per stessa ammissione del capo redazione Alex Bertani nel suo editoriale di introduzione, va a riappropriarsi del suo posto d’onore all’interno del ventaglio di villain Disney.
L’esperimento è giunto al termine: ve ne parlo, come promesso nell’articolo recensione su Quattro Note in Nero, in questo articolo in cui andiamo ad analizzare i passaggi più belli di questa incredibile -e paurosa- storia.
La copertina definitiva per Macchia Nera
Come per Quattro Note in Nero, anche la copertina di questo Topolino 3695 è firmata dal talento del maestro Corrado Mastantuono. Una copertina dai toni cupi, dominata da un Macchia Nera il cui mantello funge da squarcio oltre la copertina per avvolgere nell’ombra un Topolino spaventato. La composizione risulta a prima vista ben bilanciata, invitando il lettore ad addentrarsi nel labirinto oscuro che la storia porta avanti. Sebbene gli elementi visivi non siano inclusi nella storia come il gancio e la macchina della polizia di Topolinia, questa copertina mi risulta ancor più gradevole di quella di Quattro Note in Nero.
L’ultimo incubo prima del risveglio
Il mantello di Macchia Nera è diventato un cimelio da esporre al Museo del Crimine, donato dal carcere dell’Isola di Corallo per l’esposizione. Topolino, eroe che ha contribuito alla cattura di Macchia Nera, cerca di lasciarsi gli avvenimenti narrati in Quattro Note in Nero alle spalle. Malgrado i suoi sforzi però, il destino lo conduce alla pasticceria I Biscotti della sfortuna, gestita dal famigerato Dottor Piuma. Un destino oscuro, quello che viene rivelato attravers i magici biscotti acquistati all’emporio, che si innesca con la chiamata a Topolino da parte del direttore del carcere dove Macchia Nera è detenuto. Il criminale infatti ha richiesto un colloquio esclusivo con il nostro protagonista. Con la promessa che sarà di ritorno per l’una di notte, Topolino accetta.
Arrivato sulla tetra Isola di Corallo, il nostro eroe si ritroverà a fuggire dal mantello di macchia nera, dotato di poteri oltre ogni immaginazione, per attraccare infine in una Topolina caduta in un incubo senza risveglio. A salvarlo sarà la sua astuzia con un pizzico di fortuna, che faranno sciogliere il mantello in un incontro tra passato e presente che non possono coesistere.
L’analisi di una fine degna di un capolavoro
Partiamo con la dichiarazione fatta dallo stesso Nucci, che cita il regista horror/thriller John Carpenter come diretta ispirazione di questa ultima, cupa avventura.
L’intero plot de La notte Bianca dell’uomo Nero è infatti un thriller con una struttura a labirinto, in cui man mano che il protagonista procede le opzioni si riducono fino a condurlo ad un vicoloo cieco. Tra le nebbie dell’Isola di Corallo, attraversando il mare fino al porto di Topolinia per poi perdersi tra i vicoli di una città caduta nel sonno, il lettore ha la sensazione di entrare in un vortice di ansia in cui il nemico ci osserva dal buio pronto all’agguato.
Altro elemento che segna la drammaticità del ritorno verso casa di Topolino è dato dal coltello. I lettori della testata lo sanno bene: non capita tutti i giorni di vedere un personaggio Disney con un’arma in mano, specialmente se questo è il nostro topo preferito.
Topolino impugna il coltello (credits: Panini Comics)
Una lotta, quella contro il mantello di Macchia Nera, che rivela l’essenza del criminale e l’oggetto che gli ha dato spessore sin dalla sua prima apparizione.
Sul comparto illustrazione, i disegni di Casty mantengono il livello di Quattro Note in Nero e dei precedenti capitoli della run, L’assenza di splash pages come per la storia in due parti uscita su Topolino 3690-3691 mi fa pensare che La Notte Bianca dell’Uomo in Nero sia stata inizialmente concepita come terza parte del precedente capitolo. Il forte legame con il finale di Quattro Note in Nero lo fa intuire, e il peso minore del Macchia Nera fisico nella storia in termini di vignette fa pensare che maggior spazio gli sarebbe stato riservato sullo stesso numero qualche pagina prima.
Il Dottor Piuma: il personaggio che merita uno Spin-Off
In quest’ultimo capitolo della storia compare anche il Dottor Piuma, con il quale Topolino si trova per la prima volta faccia a faccia. Dal suo emporio escono gli oggetti più strabilianti, proprio come il Mantello magico che permette a Macchia Nera di commettere i più grandi crimini della storia.
Il Dottor Piuma (credits: Panini Comics)
Il Dottor Piuma, con i suoi occhi penetranti ed il suo sorriso decisamente poco invitante, sarebbe un personaggio perfetto per la serie di X-Mickey. Personalmente, mi piace immaginarlo come collega di Toppersby, il bottegaio di Topolinia che mette in collegamento Topolino -e Pipwolf- con il mondo dell’impossibile. Anche lui, come il Dottor Piuma, ha una bottega -la Bottega degli Errori- , e svolge un ruolo principale nella serie di inizio anni 2000. Piuma è un personaggio di recente creazione, nato proprio dalle mani di Nucci e Casty nel 2022 e apparso anche nelle storie di altri personaggi come Minni e Zio paperone. In questo contesto, uno spin-off sul Dottor Piuma sarebbe un modo ulteriore di espandere l’universo disneyano aprendo a storie legate agli oggetti magici potenti con i quali i nostri personaggi hanno a che fare. Speriamo che un simile lavoro veda la luce prima o poi!
Una run che merita un formato Deluxe
Come accade spesso per molte storie che ricevono il pubblico consenso, Panini si muove qualche mese dopo la conclusione dell’arco narrativo raccogliendo l’opera in un volume cartonato formato Deluxe: per questa run su macchia Nera di Nucci e Casty sogno di vedere un volume unico con le tavole preparatorie ed editoriali che diano ulteriore contesto al lavoro. Un’operazione diversa dai 3 formati cartonati già pubblicati per Io sono macchia Nera, Il Bianco e il Nero e Topolino e l’Incubo dell’Isola di Corallo. Parlo di un’opera Omnia di un capitolo lungo 5 anni, contenente magari anche la storia bonus Topolino e il Mondo senza Macchia. Un elemento renderebbe questa edizione davvero degna dell’acquisto: una galleria dedicata alle copertine di Mastantuono, Celoni e Freccero, rese godibili dalla caratteristica carta con grammatura maggiore e finitura lucida delle Deluxe Edition.
La Notte Bianca dell’Uomo in Nero: il finale da non perdere
Non sappiamo se in futuro la run di Marco Nucci e Casty darà vita a spin off o a un seguito, ma possiamo con certezza affermare che ci troviamo di fronte ad uno degli archi narrativi più belli degli ultimi decenni. Con queste premesse, il personaggio di Macchia Nera va a riacquistare il posto che ha sempre meritato e che da troppo non gli era stato dato.
E tu? Hai già letto La Notte Bianca dell’Uomo in Nero di Marco Nucci e Casty? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
Ed eccomi quattro anni dopo a raccontare di nuovo un modo diverso di affrontare un viaggio intercontinentale: la Business Class. Dopo la mia esperienza con Air Canada nel 2022, quest’anno il viaggio di Agosto verso il gli Stati Uniti mi ha permesso di provare tre prodotti molto diversi tra loro all’interno dello stesso itinerario: la Business Class di Air Dolomiti tra Milano Malpensa e Francoforte, la United Polaris Business Class sul lungo raggio verso Denver e, al ritorno, la Business Class Lufthansa a bordo dell’Airbus A350. Tre compagnie, quattro tratte e modi piuttosto diversi di intendere un viaggio premium. Tra lounge, sedili, catering, Wi-Fi, amenities e qualche sorpresa non sempre positiva, in questo articolo vi racconto l’intera esperienza e provo soprattutto a rispondere a una domanda: quanto cambia davvero un viaggio intercontinentale quando si vola in Business Class? Fasten your seatbelts. Cominciamo.
Il viaggio comincia prima del volo: app Lufthansa e Wi-Fi
L’esperienza in Business comincia giorni prima del decollo. Nei giorni precedenti alla partenza utilizzo l’app Lufthansa per preparare il viaggio e, il giorno prima, effettuo il check-in. L’app permette di tenere a portata di mano la prenotazione e di consultare informazioni e servizi disponibili per i propri voli, dagli e-Journals al menù di bordo. Nel mio caso riesco a visualizzare in anticipo il menù della tratta di ritorno operata da Lufthansa: un piccolo dettaglio, ma quando si vuole provare l’esperienza completa anche queste cose fanno piacere. Mi interesso anche alla connessione a bordo e acquisto un voucher FlyNet da 25 euro. Qui, però, occorre distinguere il servizio Lufthansa da quello dei voli operati da altre compagnie: avere un biglietto Lufthansa non significa trovare lo stesso Wi-Fi su tutte le tratte. Sui voli Lufthansa, FlyNet distingue la messaggistica dalla navigazione più completa. Il messaging gratuito per gli iscritti Travel ID e Miles & More consente di usare le app di messaggistica; per navigare e utilizzare altri servizi occorre acquistare i pacchetti disponibili in funzione della tratta.
La lounge Lufthansa a Malpensa: partire con il piede giusto
Il viaggio verso gli Stati Uniti comincia alle quattro del mattino, al Terminal 1 degli scali internazionali di Milano Malpensa. Superati i controlli, attraverso i corridoi dei negozi, molti ancora chiusi, alla ricerca della lounge Lufthansa per una colazione decisamente anticipata. L’apertura della Lounge è prevista alle 4:30 e arrivo con cinque minuti di anticipo. Per una volta posso dire di essere il primo cliente! Ne approfitto per fotografare gli ambienti ancora vuoti, prima che inizi il movimento della giornata. La prima impressione è molto positiva. La parete con gli orologi dei diversi fusi orari e la libreria retroilluminata rendono l’atmosfera elegante, senza farla sembrare fredda o impersonale.
Scelgo un cappuccino e un pain au chocolat, poi apro il computer e lavoro all’articolo sul ritorno di Macchia Nera su Topolino. Rimango in lounge per circa un’ora e mezza: abbastanza per fare colazione con calma e iniziare il viaggio senza la sensazione di essere già in ritardo. Una nota di merito va all’angolo dedicato alle letture e all’intrattenimento dei più piccoli. Da quando sono papà presto più attenzione a questi dettagli: quando si viaggia con bambini, possono fare la differenza. Brava Lufthansa!
Air Dolomiti Business Class: un piccolo piacere tra Malpensa e Francoforte
È il momento di imbarcarmi sul volo EN8817, operato da Air Dolomiti, con partenza prevista alle 6:30 e arrivo previsto a Francoforte alle 7:50.
Sedile e spazio a bordo
Su questo Embraer 190 la Business occupa la parte anteriore della cabina. Nella disposizione a due sedili per lato, il posto accanto viene lasciato libero: si viaggia quindi in due per fila, pur avendo quattro sedili fisici. Chi immagina una poltrona trasformabile in letto deve però ridimensionare le aspettative. Qui il comfort deriva soprattutto dal posto adiacente libero e dal servizio. Nel mio caso, la prima fila offre anche uno spazio per le gambe che rende la tratta particolarmente comoda.
Colazione e servizio
Appena si sale a bordo vengono distribuite salviette rinfrescanti; durante il servizio arrivano anche acqua naturale e un dolce siciliano firmato Carollo. Circa venti minuti dopo il decollo viene servita la colazione, con frutta e formaggio. Da bere scelgo un tè: un bel modo di accompagnare la vista delle Alpi illuminate dalle prime luci del mattino.
Il servizio è semplice, ma attento ed efficiente. Su un volo così breve non mi aspetto una lunga sequenza di portate: mi basta che tutto arrivi con i tempi giusti e che l’equipaggio faccia sentire il passeggero seguito. In questo caso succede, e il ricordo della tratta è decisamente positivo.
Lo scalo a Francoforte: Lounge Lufthansa, ma solo nel nome
Il volo per Denver è previsto alle 11:30, quindi ho circa tre ore e mezza per lo scalo. Provo a raggiungere la Panorama Lounge, ma il personale mi indirizza verso i controlli passaporti e l’area non Schengen. Le lounge che trovo dopo i controlli sono molto affollate. Quella in cui entro, nell’area B, presenta anche elementi dedicati al centenario di Lufthansa, ma l’esperienza non ha la stessa piacevolezza di Malpensa.
A pesare sul giudizio sono soprattutto le condizioni dei bagni, che durante la mia visita non mi sembrano all’altezza di uno spazio Business. L’affollamento può aver inciso, ma resta un aspetto sul quale mi sarei aspettato maggiore attenzione. È un’impressione riferita a quella visita, non a tutte le lounge di Francoforte; non ho provato la Senator Lounge per ovvie ragioni e non posso valutarla. Nell’attesa riesco comunque a continuare a scrivere e a leggere uno dei quotidiani messi a disposizione dei passeggeri.
United Polaris Business Class: comoda la postazione, deludente il servizio
Dopo un ulteriore controllo del passaporto al gate, procedo all’imbarco per Denver. Una breve tratta in navetta ci porta fino all’aereo e, una volta entrato nella cabina Business, la prima impressione torna positiva.
La postazione e l’intrattenimento
La seduta a bordo di questo Boeing 787-9 è confortevole. Il pannello laterale ospita una luce da lettura e uno scomparto dove riporre piccoli oggetti; qui trovo anche le cuffie, da collegare al sistema di intrattenimento tramite la doppia presa jack. Il tavolino esce dal bracciolo ed è regolabile nella distanza dal sedile. La luce da lettura è utile quando l’illuminazione della cabina viene abbassata, mentre la lampada della postazione aggiunge un tocco elegante. Il divisorio regolabile tra i due posti centrali offre un po’ di separazione, ma nella posizione in cui viaggio non mi dà la sensazione di una privacy completa.
Lo schermo si controlla con il touch oppure con il telecomando. Quando sono seduto preferisco toccare direttamente il display, che trovo più immediato; da reclinato, invece, il telecomando diventa necessario per evitare di rialzarmi ogni volta. La selezione comprende film internazionali e contenuti musicali, incluse playlist Spotify dedicate ai diversi generi. Su quelle che provo non riesco a saltare liberamente da un brano all’altro. Mancano anche i classici minigiochi, non essenziali ma comunque piacevoli in un viaggio di lunga durata. Il problema principale riguarda però la mappa del volo: sulla mia postazione procede a scatti, rendendo poco piacevole seguire la rotta. Guardando gli schermi vicini non noto lo stesso comportamento, perciò potrebbe trattarsi di un malfunzionamento dell’unità della mia unità. Il bagno mi sembra leggermente più piccolo di quello provato sul volo per Montréal nel 2022, ma lo trovo pulito e ben fornito.
Amenity kit e dotazione per il riposo
La trousse distribuita a bordo è firmata Brooks Brothers. A questa si aggiunge la dotazione tessile per il riposo: utilizzo un elemento per rendere più morbida la seduta e l’altro come coperta. Ne approfitto per lanciare una proposta alle compagnie aeree: nelle future cabine Business vorrei vedere spazi più pratici per riporre queste dotazioni quando non servono. Tra coperte, cuffie e oggetti personali, anche una postazione ampia può diventare ingombra, soprattutto nelle fasi in cui bisogna sistemare tutto per il decollo o l’atterraggio.
Il pasto e le disattenzioni dell’equipaggio
Prima della partenza arriva il drink di benvenuto, insieme al menù. Scelgo acqua frizzante. Il pasto principale comprende un antipasto a base di gamberi, pollo con purè di patate e gelato per concludere. Il cibo è complessivamente adeguato. Il pollo si accompagna bene al purè, decisamente ricco di burro: una combinazione che apprezzo. È sul servizio che l’esperienza perde punti. Durante il volo chiedo un cappuccino, senza aver controllato che non fosse disponibile. Il personale me lo fa presente e ripiego su un caffè. Fin qui nessun problema: quello che mi lascia perplesso è il tono dello scambio, che percepisco come poco disponibile. È una sensazione personale, ma mi ha lasciato un po’ spiazzato. L’episodio peggiore però arriva con il pasto prima dell’atterraggio: il mio posto viene saltato. Sono sveglio e non sto guardando un film, ma il servizio prosegue senza che mi venga offerto nulla. Richiamo l’assistente, che mi porta il piatto senza chiedermi che cosa desideri bere. Devo quindi richiamare nuovamente l’equipaggio per avere una bevanda: non benissimo. Un errore può capitare, intendiamoci. In business class però mi aspetto che venga recuperato con un minimo di attenzione, senza dover inseguire ogni parte del servizio. Peccato, perché la postazione mi aveva convinto molto più dell’esperienza con l’equipaggio.
Il ritorno con Lufthansa: il valore del letto, i limiti della privacy
Sul lungo raggio di ritorno provo una Business Lufthansa a bordo dell’A350-900. Un layout tradizionale, con disposizione 1-2-1. La differenza più evidente rispetto alla postazione dell’andata è la minore separazione dal passeggero accanto. È utile precisare che non ho volato con la nuova Allegris, introdotta da Lufthansa nel 2024 e presente su una parte della flotta. Il nome della compagnia, da solo, non identifica la cabina che si troverà a bordo: il prodotto effettivo va verificato per il singolo volo. Lufthansa Group: Allegris.
Sedile e intrattenimento
La possibilità di sdraiarsi resta il vantaggio principale, soprattutto su una tratta notturna. A convincermi meno è la privacy: nella mia postazione manca un divisorio che mi faccia sentire separato dal vicino, e durante la notte la vicinanza si avverte. Nel mio caso, anche perché il passeggero accanto russa. Lo schermo può essere orientato lateralmente, ma i riflessi ne rendono meno piacevole la visione. La scelta di contenuti mi sembra comparabile a quella dell’andata; questa volta, almeno, la mappa del volo funziona senza problemi. Il sedile dispone di posizioni preimpostate e di comandi per regolarne le singole sezioni. Per muoverlo bisogna tenere premuti i pulsanti: una soluzione che trovo poco immediata quando voglio fare diverse piccole regolazioni. Anche qui il tavolino è a scomparsa nel bracciolo.
Dotazioni e servizio
A bordo viene distribuita una trousse Lufthansa, che considero un complemento piacevole all’esperienza. Su un volo notturno, però, il mio giudizio dipende soprattutto da quanto riesco a riposare e da come vengono gestiti i tempi del servizio. Prima del decollo arrivano il menù e il drink di benvenuto; seguono uno snack e la raccolta delle ordinazioni per la cena. Il servizio è nel complesso corretto e più lineare rispetto a quello dell’andata. Al risveglio viene servita la colazione che avevo scelto la sera precedente. Poco prima dell’atterraggio ricevo anche una scatolina Lufthansa con della pasticceria: un piccolo gesto che lascia un buon ricordo dell’ultima parte del volo. Brava Lufthansa: sono attenzioni semplici, ma funzionano.
Francoforte–Malpensa con Lufthansa: l’ultima tratta verso casa
La stanchezza si fa sentire e la voglia di tornare a casa è tanta. Manca soltanto il collegamento da Francoforte a Malpensa, con partenza alle 16:40 e arrivo alle 18:00.
La Business europea, tra spazio e servizio
Sull’A320 ritrovo una Business di corto raggio: sedili tradizionali e posto centrale libero. Nella disposizione 3-3 si viaggia quindi al massimo in quattro per fila nella sezione Business. Il sedile è sostanzialmente quello dell’Economy. Il vantaggio percepito sta nel maggiore agio e nel servizio, non in una poltrona paragonabile a quelle del lungo raggio. Per un’ora e venti di volo è una sistemazione piacevole, anche se non mi trasmette lo stesso entusiasmo della prima tratta con Air Dolomiti.
Il pasto a bordo
Alla partenza viene distribuita una salvietta per le mani. Il menù è piccolo, pieghevole ed essenziale; il piatto freddo comprende roast beef con salsa barbecue, cavolo cappuccio e ananas grigliato, accompagnato da pane e burro. Per dessert arriva una tartelletta al limone. La selezione di bevande comprende acqua, bibite, birra, tè e liquori.
È una conclusione gradevole del viaggio. Guardando di nuovo le Alpi, questa volta sulla strada di casa, al piacere del volo si mescolano la stanchezza e quella nostalgia che accompagna la fine di una trasferta.
Miles & More: miglia premio e punti status sono due cose diverse
In fase di prenotazione associo i voli al mio numero socio Miles & More. Nel resoconto del viaggio risultano 18.764 miglia premio, che si aggiungono alle possibilità offerte dal programma fedeltà. Qui vale la pena distinguere due meccanismi: le miglia premio si possono utilizzare per i premi disponibili nel programma, mentre Points e Qualifying Points servono per lo status. Inoltre, i voli delle compagnie Star Alliance non danno tutti diritto agli stessi tipi di punti: conta anche il vettore che opera la tratta. Le regole sono descritte nella pagina ufficiale Miles & More. Attraverso il catalogo utilizzo poi delle miglia per ottenere buoni per un totale di 65 euro, ricevuti via e-mail.
Air Dolomiti, Lufthansa e United Polaris: la mia classifica
Dopo quattro tratte, mi accorgo che il ricordo migliore non coincide necessariamente con il sedile più sofisticato. Per me contano anche l’atmosfera e la sensazione di essere seguito. Questa è quindi una classifica delle esperienze vissute, rapportate alla durata e al tipo di volo, non una graduatoria assoluta dei prodotti delle tre compagnie.
Posizione
Tratta
Che cosa mi è rimasto
1
Air Dolomiti, Malpensa–Francoforte
Servizio attento, prima fila comoda e colazione sulle Alpi: la partenza migliore che potessi desiderare.
2
Lufthansa, Denver–Francoforte
La possibilità di dormire sdraiato e un servizio corretto, pur con una privacy poco convincente.
3
Lufthansa, Francoforte–Malpensa
Una tratta piacevole, con un buon pasto, ma un salto di comfort limitato rispetto all’Economy.
4
United Polaris, Francoforte–Denver
Una postazione confortevole penalizzata dalle disattenzioni del servizio.
La Business europea e quella intercontinentale rispondono a esigenze diverse. Quella sull’A320 resta una Business di corto raggio, non comparabile le lunghe tratte. Mi aspetto però qualcosa di più di una Premium Economy, se si associa la parola “Business” soltanto ai letti e alle cabine dei voli intercontinentali. Quanto a United, spero di avere l’occasione di ricredermi, ma per ora non ci siamo proprio. Una singola esperienza non descrive tutta una compagnia, ma gli episodi di questo volo hanno pesato molto sul mio giudizio.
Vale la pena volare in Business Class nel 2026?
Da questo viaggio torno con un’idea più precisa di ciò che cerco in una classe Business. Dopo l’esperienza del 2022, provare altri vettori mi ha aiutato a distinguere l’entusiasmo per la novità dai vantaggi che contano davvero. Sul lungo raggio, per me, il beneficio principale è poter riposare sdraiato. Quando si viaggia per lavoro e all’arrivo aspettano riunioni o giornate impegnative, avere più spazio e la possibilità di dormire può rendere il trasferimento meno faticoso. Viaggiare in Business Class non elimina il jet lag e non garantisce una notte perfetta, ma cambia il modo di affrontare molte ore in aereo. Questo, però, non basta a dire che la Business convenga a qualsiasi prezzo. Senza confrontare il costo effettivo con quello delle alternative, non si può preferire la Business all’Economy sempre e comunque. Per un viaggio di piacere valuterei soprattutto durata del volo, orario, cabina prevista e sovrapprezzo. A meno di viaggi di lunga tratta, e soprattutto per viaggi insieme ad altre persone, continuerei a scegliere l’Economy per viaggi di piacere.
Esiste però un’alternativ: la vera Premium Economy, come la Premium Economy Lufthansa o la United Premium Plus: entrambe offrono sedili e spazio superiori all’Economy, mancando comunque dell’esperienza di un letto Business. Non le ho provate durante questo itinerario ma le prenderei come opzioni intermedie da considerare prima di acquistare il biglietto. Quando si viaggia in famiglia, poi, il sovrapprezzo si moltiplica per il numero dei passeggeri. Personalmente confronterei quella spesa con ciò che potrebbe offrire una volta arrivati: più giorni di vacanza, un alloggio migliore o un’esperienza da fare insieme. La Business mi piace ancora, ma oggi la valuto con aspettative più precise. Il letto conta, il servizio conta e il nome sulla carta d’imbarco, da solo, non basta. Da questo viaggio mi porto a casa soprattutto questo: il lusso che apprezzo di più è arrivare meno stanco e sentirmi seguito, anche nei piccoli dettagli.
E voi? Per un volo intercontinentale investireste in una Business Class oppure preferireste dedicare quella parte del budget al viaggio una volta a destinazione? Fatemelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se volete rimanere aggiornati con le pubblicazioni di questo blog, vi invito a seguirmi iscrivendovi al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perdervi consigli extra e informazioni utili!
Quando si viaggia, si sa, si vogliono vivere esperienze e portare a casa ricordi. Fotografie, souvenir, piccoli oggetti capaci di riportarci per qualche istante nei luoghi che abbiamo visitato. Nel caso dei collezionisti, però, gli oggetti particolari incontrati durante un viaggio assumono un significato ancora più importante dei semplici souvenir da turisti. Viaggiare diventa infatti anche un’occasione per scoprire piccoli tesori difficili da reperire altrove o dei quali, in molti casi, non si conosceva neppure l’esistenza. Durante la mia settimana in Colorado -U.S.A- non potevo quindi tornare a casa a mani vuote. Ecco cinque oggetti da collezione che sono entrati nel mio bagaglio durante questo viaggio negli Stati Uniti.
1. Un frammento di roccia delle montagne del Colorado
Partiamo da un oggetto semplice e all’apparenza scontato, ma che per me nasconde molto più di quanto sembri. Non ne ho mai parlato su questo blog, ma negli anni ho messo insieme una piccola collezione di rocce provenienti dai luoghi che ho visitato. Dalla Norvegia all’Inghilterra, passando per il Portogallo e arrivando infine alle montagne del Colorado: portare a casa un frammento di roccia è un po’ come portare con sé un minuscolo pezzo di mondo. Sono frammenti di forme, colori e composizioni differenti che, messi uno accanto all’altro, raccontano viaggi molto lontani tra loro. Nel caso di questo piccolo sasso raccolto sulle colline nei dintorni di Glenwood Springs, a risaltare immediatamente è il caratteristico colore rossastro, legato alla presenza di ossidi di ferro nelle rocce.
il rosso tipico delle pareti rocciose del Colorado
Sono le stesse tonalità che contribuiscono a rendere così affascinanti molti canyon e paesaggi rocciosi dell’Ovest americano, entrati ormai nell’immaginario collettivo legato al western.
Il valore economico? Praticamente nullo. Quello affettivo, invece, è tutt’altra storia.
2. Una Copper Round con un Apatosauro
Appena arrivato all’hotel dove ho soggiornato durante la settimana a Glenwood Springs, ho recuperato da una rivista locale una mappa della cittadina con l’elenco delle principali attività. Tra queste c’erano Bullocks, storico negozio di abbigliamento e forniture western situato nell’edificio legato agli ultimi giorni di Doc Holliday, e High Country Gems & Minerals, nel quale decido immediatamente di fare un salto alla ricerca di qualche fossile o minerale particolare.
High Country Gems&Minerals, Glenwood Springs -U.S.A-
Il negozio, come mi racconta la commessa, è aperto da oltre cinquant’anni. Durante un primo giro tra gli scaffali, la mia attenzione viene però attirata da alcune copper round raffiguranti dinosauri, orsi e altri soggetti. Chiedo se quelle esposte siano le uniche disponibili e, pochi secondi dopo, la commessa tira fuori da dietro il bancone una scatola piena di altri esemplari. Tra questi ne trovo uno raffigurante un Apatosauro.
il retro del copper round raffigurante l’Apatosauro
Amore a prima vista: questo viene a casa con me!
Per chi non le conoscesse, le round sono oggetti simili nell’aspetto a una moneta, ma privi di valore nominale e non emessi come valuta. Possono essere realizzate in diversi metalli e pesi. Nel mondo dei metalli preziosi uno dei riferimenti più comuni è l’oncia troy, equivalente a circa 31,1 grammi. La mia round è realizzata in rame fino .999, cioè con una purezza del 99,9%, e pesa per l’appunto un’oncia troy. Non la considero naturalmente un investimento, come potrebbe avvenire per alcuni prodotti in oro o argento: l’ho scelta esclusivamente per il soggetto. L’Apatosauro è infatti uno dei grandi dinosauri sauropodi vissuti durante il Giurassico Superiore nel Nord America occidentale, noto attraverso i fossili della celebre Formazione Morrison. E poi diciamocelo: con quel collo lunghissimo è difficile non pensare ai grandi dinosauri che hanno popolato l’immaginario della nostra infanzia -chi ricorda Piedino de Alla Ricerca della Valle Incantata?-
3. Una piccola ammonite
Per il fossile, invece, la storia è diversa e ha radici decisamente più lontane. Quando ero piccolo ricordo di essermi fatto acquistare dai miei genitori durante una vacanza al mare una piccola ammonite sezionata. Ritrovarmi anni dopo dall’altra parte dell’oceano, davanti a uno scaffale pieno di fossili, ha inevitabilmente riacceso quel ricordo.
un sacco di fossili!
Decido quindi di prendere una piccola ammonite, questa volta intera, per la cifra decisamente contenuta di 4$.
ammonite del Madagascar
Nulla di raro o particolarmente prezioso, devo ammetterlo. Ma i fossili hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare: tenere tra le mani qualcosa che conserva la traccia di un organismo vissuto milioni di anni fa regala una sensazione difficile da spiegare. È come portarsi a casa una piccola eco di un tempo lontanissimo.
4. “The Explorers”
Durante il viaggio di rientro verso l’aeroporto di Denver ne ho approfittato per fare qualche breve sosta lungo il tragitto. Nell’ultimo tratto di un percorso di oltre tre ore in auto si incontrano alcune cittadine dal fortissimo sapore di frontiera, come Idaho Springs, strettamente legata agli inizi della corsa all’oro del Colorado — e qui il mio amore per Zio Paperone è inevitabilmente venuto fuori! — e Georgetown, con i suoi edifici storici e la celebre Georgetown Loop Railroad. Proprio a Georgetown decido di fermarmi per una trentina di minuti, giusto il tempo di percorrere la strada principale. Dopo essere entrato al Georgetown Rock Shop, dove ho potuto osservare anche alcuni affascinanti frammenti di meteoriti, faccio una visita alla John Tomas Memorial Library pubblica del paese.
Georgetown Rock Shop, Colorado -U.S.A-
Mosso dalla ricerca di qualche libro particolare, chiedo alla bibliotecaria se ci siano volumi dismessi dalla biblioteca e messi in vendita. Mi conferma che al piano inferiore esiste un’intera sezione dedicata proprio a questi libri. E considerando i prezzi, parlare di vendita è quasi riduttivo. Tra gli scaffali trovo due volumi della collana The Epic of Flight, edita dalla Time-Life Books Inc. negli anni ‘80 e dedicata alla storia dell’aviazione. Il primo è “The Explorers”, dedicato al rapporto tra volo, esplorazione e scoperta. Prezzo: appena3$. Per un ingegnere appassionato di aeronautica era praticamente impossibile lasciarlo lì.
copertine dei volumi “Bush Pilots” e “The Explorers”
5. “Bush Pilots”
Accanto a Explorers trovo anche “Bush Pilots”, dedicato a quei piloti che operano nelle regioni più remote e selvagge, spesso utilizzando piccoli velivoli per raggiungere luoghi altrimenti difficilmente accessibili. Anche questo viene via per 3$.
dettaglio della costa dei due volumi della Time-Life Books, Inc.
Probabilmente sono proprio questi due libri gli oggetti che meglio collegano il viaggio al mio interesse personale per l’aviazione. Raccontano infatti quell’idea di volo legata all’avventura, all’esplorazione e agli enormi spazi selvaggi che durante la mia settimana in Colorado ho avuo modo di vedere.
le bellissime illustrazioni di Bush Pilots
L’unico rimpianto è non aver avuto con me un bagaglio da stiva al momento del rientro: con più spazio a disposizione, probabilmente sarei uscito da quella biblioteca con molti più libri!
Cinque piccoli ricordi dal Colorado
Alla fine sono piuttosto soddisfatto del piccolo bottino che ho portato a casa. Nessuno di questi oggetti ha un valore economico particolarmente elevato e, in fondo, è proprio questo il punto. Ciò che mi interessa è il legame che ciascuno di essi conserva con un luogo, un momento o una piccola storia vissuta durante il viaggio. Varcare la soglia di casa dopo giorni lontano e vedere le proprie collezioni crescere con nuovi pezzi è sempre una bella sensazione. Perché una fotografia può ricordarci un luogo, ma a volte basta prendere in mano un vecchio libro, osservare una moneta di rame o guardare un semplice frammento di roccia per ritrovarsi, anche solo per qualche secondo, dall’altra parte del mondo.
E tu? Quali oggetti da collezione porti a casadai tuoi viaggi? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
In questa estate torrida, ci pensa Topolino ad abbassare la temperatura con Quattro Note in Nero, storia in quattro parti pubblicata su Topolino 3690 e 3691, quest’ultimo ancora in edicola fino a mercoledì prossimo. I due numeri segnano il ritorno di Macchia Nera, uno dei più celebri e pericolosi nemici di Topolino, protagonista di una vicenda che affonda le proprie radici nel suo passato. Andiamo quindi ad analizzare Quattro Note in Nero, il nuovo -e non ultimo!- lavoro di Marco Nucci illustrato dal maestro Casty.
Il ritorno tanto atteso di Macchia Nera
Sono passati più di quattro anni dalla pubblicazione dell’ultimo capitolo della sfida tra Mickey Mouse e Macchia Nera, con l’uscita della storia del 2022 Topolino e l’Incubo dell’Isola di Corallo su Topolino 3478/3480. Quattro anni di attesa per questo nuovo capitolo che vede il ritorno dell’acerrimo nemico di Topolino che sin dalla prima apparizione nel 1939 in Mickey Mouse Outwits the Phantom Blot ad opera degli iconici Floyd Gottfredson e Merrill De Maris dà del filo da torcere al commissario Basettoni e al nostro topo preferito. A differenza di altri criminali iconici come Gambadilegno, la sua forza risiede negli ideali che porta avanti: la ricerca della gloria e il voler essere ricordato nella storia del crimine. Questo desiderio “alto” e immateriale è il motore di molti degli atti diabolici e contorti di Macchia Nera. E in Quattro Note in nero questa volontà si esprime appieno.
Una copertina Noir: il vero colpo di Mastantuono
Il viaggio di Quattro Note in Nero comincia proprio dalla copertina ad opera di Corrado Mastantuono di Topolino 3690. Una composizione in cui sono le ombre a fare da padrone, con un Macchia nera che suona un organo a canne -l’organo della sala teatrale privata di Villa Shabda, come il lettore scoprirà nelle prime pagine-. Il cattivo in primo piano, il nostro eroe sullo sfondo, nascosto a guardare cosa stia tramando. Una scena che infonde tensione, con Macchia Nera che affonda lo sguardo nello spettatore -un po’ come una rottura della quarta parete in ambito cinematografico!-. Le maschere dai volti turbati aumentano il dramma, e le rette oblique dell’organo, delle canne dello stesso e del palco si intrecciano a dar slancio e movimento alla scena. Un vero colpo da Maestro, Mastantuono!
la bellissima copertina di Corrado Mastrantuono di Topolino 3690
Se solo si potesse correggere il passato. Analisi della trama di Quattro Note in Nero
Presente, Topolinia. Di Macchia Nera si sono perse le tracce da tempo. Il leggendario ladro sembra sparito nel nulla, come se fosse scomparso dal nostro presente. E proprio su questa meccanica si basa la storia che Nucci ci porta in scena, mostrandoci un giovane George Blotter -futuro Macchia Nera- che alle prime armi nella sua carriera di ladro professionista decide di desistere dal commettere il furto della corona dal treno dorato nella tratta da Meyrink a Topolinia. Deciso quindi a porre rimedio al mancato colpo, Macchia Nera è deciso a correggere la linea temporale…
Nucci ci introduce alla storia attraverso l’incubo di Topolino che sogna Macchia Nera intento a suonare organo a canne, mentre racconta pensieri di vendetta e di ricerca della perfezione del male. Non conosciamo il tempo, ma sappiamo che Topolino vede il suo nemico nella mente in maniera dettagliata come se gli avvenimenti fossero realmente accaduti. Nel secondo passaggio scopriamo, grazie alla chiamata di un vecchio amico di Topolino, il professor Zapotec, che Macchia Nera è stato avvistato grazie alla macchina del tempo ideata proprio dal professore nel passato. La macchina infatti rivela una perturbazione nello spazio tempo che riconduce a due giorni prima del 7 febbraio ti tanti anni addietro, quando la corona fu trasportata con successo a Topolinia. Avendo capito gli intenti del criminale, Topolino torna nel passato, e si imbatte in un giovane Macchia Nera che non lo riconosce -ancora non si sarebbero incontrati- e grazie al prezioso aiuto del Commissario Matusek e del Macchia Nera non ancora malvagio, sembrano riuscire a sventare il colpo ancora una volta, acciuffando il cattivo proprio a Villa Shabda che Topolino riconosce dalle visioni avute.
Una trama lineare fin qui. E invece sono le ultime pagine della storia su Topolino 3691 ad elevare la trama al rango di capolavoro. Macchia Nera non solo si è fatto volutamente catturare, ma ha invertito sé stesso portando nel futuro la versione giovane di sé. Il vero Macchia Nera che conosciamo nel presente invece rimane nel passato, consapevole di ciò che lo aspetta e capace quindi di evitare gli errori futuri. Il segreto del viaggio temporale si rivela essere, a differenza di quanto sospettato da Topolino, non l’orologio che Macchia Nera porta con sé ma il suo costume, definito da egli stesso…
oggetto sorprendente, in grado di leggere nei miei desideri, ed esaudirli!
Con questo finale, il lettore ottiene una visione completa della storia ed una nuova prospettiva su ciò che potrà accadere in futuro. Macchia Nera è un passo più vicino alla realizzazione del suo piano, un piano che punta all’eternità.
Viaggi nel Tempo e un plot twist inaspettato: perché Quattro Note in Nero è un capolavoro
SONO VICINO, TOPOLINO! COSI’ VICINO! POSSO VEDERTI, PERFINO ASCOLTARTI… DORMI, E TI ILLUDI DI POTERMI FERMARE COME PRESTO TI ILLUDERAI DI AVERLO FATTO DAVVERO!
Partiamo dal chiarire che non serve aver letto le storie precedenti per godersi a fondo la trama. Questa storia si legge benissimo da sola, pur calandosi in una sequenza di storie che esplorano il personaggio di Macchia Nera permettendo al lettore di approfondire il personaggio come mai si era tentato prima. Chi non ricorda il Giratempo usata da Hermione in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, o l’auto di Doc nella trilogia di Ritorno al Futuro? Da sempre i viaggi temporali sono al centro di espedienti narrativi che rendono le trame avvincenti. E in questo Quattro Note in Nero non fa eccezione, anzi…fa di più. Macchia Nera ha ordito un piano davvero diabolico, come si apprende solo nel finale della quarta parte su Topolino 3691. La sostituzione con il sé stesso del passato è un vero colpo di genio da parte di Nucci, capace di rendere rendere una trama apparentemente semplice e a tratti piatta una vera perla. La seconda parte con il professor Zapotec infatti è davvero densa di dialoghi troppo esplicativi, il che rende difficile per il lettore andare avanti. Superato questo scoglio, la seconda parte risulta avvincente e il finale non lascia disattesi i lettori.
Una nota di merito va ad un dettaglio che sottolinea la cura di Nucci e Casty per i dettagli. Parlo dei baffi alla Salvador Dalì di Macchia Nera, che rendono il personaggio iconico e anche al centro di teorie che coinvolsero nientedimeno che Walt Disney. Speculazioni associano da sempre il volto Phantom Blot a quello del padre Mickey Mouse. Si vocifera nel fandom il volto di Macchia Nera sia per anni stato nascosto volontariamente per via della la somiglianza con Walt Disney. L’associazione sarebbe anche da imputarsi alla comune volontà, quella del fondatore della Disney e dell’acerrimo nemico di Topolino, di mantenere il controllo su ciò che li circonda. Che siano fondate o meno, queste suggestioni rendono il personaggio di Macchia Nera ancora più affascinante, considerando il legame dei due personaggi -quello reale e quello immaginario- con Topolino.
Walt Disney e Macchia Nera: una strana somiglianza
Passato e Ricordi: il potere del fumetto
Proprio mentre mi perdevo tra le pagine di Quattro Note in nero, la mia mente ha cominciato a vagare nel tempo e nello spazio per atterrare su un’immagine di tanti anni fa: una macchina nero giocattolo che lanciava missili rossi e chiazze d’olio. Con una ricerca online ho capito: era la macchina di Macchia Nera, i cui pezzi erano disponibili in quattro uscite tra Novembre e Dicembre 2003. Sono passati più di vent’anni, ma il modo in cui una storia oggi possa portarti indietro per riscoprire angoli perduti nella mente è la dimostrazione di quanto il fumetto sia capace di trasportarci in altre dimensioni, un po’ come il costume di Macchia Nera in questa bellissima storia dal finale.
Casty o non Casty? Vi dico la mia
Voglio approfittare di questo articolo per aprire una parentesi e parlarvi del mio odi et amo per Casty -esagero volutamente-. Il Casty che adoro è quello delle tavole elaborate, come si può vedere in quella estesa di p.34 del 3690 o in quella introduttiva della terza parte della storia, su Topolino 3691.
Tavole di Casty da Topolino n.3691, pp.97-98
Un artista capace di emozionare vignetta dopo vignetta, ritenuto da molti colui che ha saputo dare nuova linfa vitale al carattere di Topolino dopo l’operazione anni ‘90 a cura di Faraci e Ziche. Nonostante questo però, il mio gusto visivo fa sempre molta difficoltà a rimanere appagato dalle vignette classiche. La definizione delle curve dei personaggi disegnati da Casty risulta a mio avviso troppo vintage, e al tempo stesso non interessante come nel caso del tratteggiato di Don Rosa. Diverso da qualsiasi altro tratto, la mia percezione lo incasella in uno stile da fumetto Disney degli anni passati che talvolta non mi appaga. Ciò nonostante, credo sia chiaro come ci troviamo davanti all’ennesimo capolavoro di un Maestro che ha saputo portare avanti la fiaccola tenuta in altro da leggende come Romano Scarpa e Floyd Gottfredson. Potessimo assistere ad una storia interamente disegnata con lo stile sopra riportato, credo che saremmo davanti ad una delle storie più nelle del secolo.
La fine di Macchia Nera?
Negli anni il personaggio di Macchia Nera è evoluto da muto e ironico a una personalità complessa. In questo senso, siamo fortunati a vedere il prosieguo di una linea portata avanti da Nucci / Casty nell’esplorazione di questo malvagio e delle sue infinite sfaccettature. E adesso? Il finale di Quattro Note in Nero non è che la fine di un capitolo, il penultimo a quanto annunciato dalla stessa testata. Dal 16 Settembre infatti su Topolino tornerà Macchia Nera con La Notte Bianca dell’Uomo in Nero, nuovo e ultimo capitolo di una saga che è destinata a rimanere nella storia del fumetto Disney. Non ci resta che aspettare l’uscita del finale, e io ci sarò per parlarvene!
locandina de La Notte Bianca dell’Uomo in Nero
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Hai una collezione di libri e fumetti e ti stai chiedendo come conservarli al meglio? in questo articolo ti fornirò consigli pratici per mettere al sicuro la tua collezione fumettistica e di libri. Vedremo insieme gli accorgimenti principali per la loro conservazione e per evitare che tempo e altri fattori li danneggino. Ti fornirò inoltre qualche consiglio su come evitare l’usura dei tuoi albi e dei tuoi libri, prendendo a riferimento anche fonti autorevoli del settore. Cominciamo!
Esporre in libreria o conservare in scatole?
Quando vuoi conservare la tua collezione di libri o fumetti, devi farti alcune semplici domande: ho abbastanza spazio? Voglio che la mia collezione sia visibile? Qual è il luogo più adatto che dispongo per conservare la mia collezione? Con questi quesiti in testa, voglio guidarti nel trovare le risposte che cerchi. Se disponi di uno spazio in casa dove creare un angolo o zona collezione, una libreria è la scelta classica e consigliata per goderti appieno i tuoi libri e fumetti. Prediligi librerie con scaffali spessi in funzione della loro lunghezza. Se il tuo scaffale è da 60cm o più, considera una struttura più solida per evitare che le i pianali si imbarchino sotto il peso dei volumi nel tempo. La libreria IKEA Billy è considerata a livello mondiale soluzione low cost di partenza, ma voglio darti un consiglio: sostituisci il pannello sul retro in compensato con un pianale di legno laccato se il tuo ambiente soffre di problemi di umidità: solitamente è la parte più fredda e la prima ad essere “attaccata” dalla muffa. Inoltre sempre per il modello Billy prediligi i moduli da 40cm di larghezza. Ricorda inoltre di pulire regolarmente i ripiani della tua libreria, facendo attenzione a non usare prodotti aggressivi che possano danneggiare i tuoi volumi.
come ho conservato i miei albi di Topolino: buste e scatole
Se invece vuoi conservare la tua collezione in un luogo dove non devi necessariamente fruire dei tuoi libri e fumetti ogni giorno, valuta di mettere i tuoi fumetti e i tuoi volumi in posizione verticale -per far lavorare correttamente le coste- dentro a scatole da archivio. Un esempio possono essere le scatole a basso costo della linea PAPPIS di IKEA, disponibili in diversi formati.
soluzioni a basso costo per la conservazione da IKEA
Libri e Fumetti: corretta disposizione ed uso
Per salvaguardare lo stato dei fumetti, il consiglio è quello di disporli in verticale in modo da scaricare il loro peso lungo la costa. Per albi con formato americano (16,8 x 26cm), considera l’acquisto di cartoncini ad hoc che aiutino il fumetto sostenersi in posizione verticale senza gravare sulla rilegatura. Nelle scatole, disponi fumetti e libri in verticale avendo cura di riempire tutto il volume disponibile nella scatola, riempiendo gli spazi vuoti con fogli di carta per il trasporto.
L’illuminazione: un fattore chiave per la conservazione dei tuoi fumetti e libri
I raggi ultravioletti -UV- incidono sulla carta di libri e fumetti degradandola e provocando il classico effetto di ingiallimento che ne abbassa la qualità. Inoltre, se esponi un libro aperto alla luce del sole, rischierai lo sbiancamento dell’inchiostro delle pagine. Una volta tolta la tua collezione dalla luce diretta del sole, scegli la corretta tipologia di illuminazione che hai in casa. Per illuminare i tuoi scaffali, prediligi fonti a bassa emissione di UV alle vecchie lampade ad incandescenza; i LED minimizzano il rischio di ingiallimento della carta nel lungo tempo grazie alla ridotta emissione nella banda dell’ultravioletto. Inoltre, tieni sempre la tua collezione lontana da fonti di calore come termosifoni: la carta soffre lo sbalzo termico, che la degrada col tempo!
Umidità e Temperatura: i veri nemici della tua collezione
L’illuminazione è solo il primo dei fattori che possono intervenire al deterioramento della carta. Umidità relativa -UR- e temperatura -T- sono altri due parametri che devi monitorare e, se possibile, controllare intervenendo sulla protezione. Ogni incremento di 10°C si stima infatti che aumenti sensibilmente il deterioramento della carta a parità di tempo. Cerca di mantenere la stanza ad un livello di umidità relativa basso e ad una temperatura stabile: per intenderci, una temperatura nell’intervallo 18-22°C con UR non superiore al 55% -in accordo a quanto raccomandato dalla Library of Congress-. Per ridurre l’UR nel tuo ambiente, arieggia la stanza regolarmente e valuta l’impiego di dispositivi di deumidificazione. Se vuoi conoscere le condizioni ambiente per la tua collezione di libri o fumetti, considera l’acquisto di un sensore come questo igrometro certificato IP65 di Switchbot per interni ed esterni che ho usato per monitorare le condizioni ambientali nei vari punti del mio appartamento.
Valuta protezioni ad hoc per i tuoi fumetti
Se sei già intervenuto su tutti i precedenti punti, c’è ancora un’azione che puoi fare per proteggere i tuoi fumetti: utilizzare buste protettive. Disponibili nei vari formati di fumetti in commercio, queste buste proteggono aiutano a proteggere i tuoi fumetti da raggi UV ed umidità. Nota bene: per quanto efficaci le buste non sostituiscono un controllo dell’ambiente, quindi se riponii i tuoi fumetti in buste all’interno di una cantina umida e fredda, stai pur certo che nessuna protezione potrà salvarli! Per essere sicuro di ottenere il massimo da questo tipo di protezione, acquista sempre buste acid-free come quelle della McDaison, marca che uso per i miei albi di Topolino! Inoltre, imbusta i fumetti solo dopo che questi sono completamente asciutti, specialmente se li hai appena recuperati dal tuo garage o cantina umida.
Come maneggiare la tua collezione di libri e fumetti
Se sei arrivato fin qui con la lettura dell’articolo, voglio darti qualche consiglio in più sul come maneggiare i tuoi libri e fumetti. La comunità internazionale infatti è allineata sulla posizione che per maneggiare libri e volumi, soprattutto quelli rari e antichi, basti usare le mani pulite e senza guanti! Nonostante sembri controintuitivo, la presenza di guanti in interposizione fra la pelle e la carta ridurrebbe la sensibilità della mano, portando a movimenti meno controllati e ad un’usura più alta dei volumi nel tempo, come si legge in questo articolo della British Library Ti lascio anche un reel della divulgatrice ed esperta di libri rari Rebecca Romney con il quale spiega perché i guanti non sono raccomandati per maneggiare libri antichi e di valore.
Menzione a parte merita il discorso su come prendere e riporre i libri ed i fumetti dallo scaffale: bisogna evitare il più possibile di estrarre il volume dal dorso, per evitare che questo si indebolisca con il tempo. Se il libro o fumetto è conservato nelle buste che abbiamo citato nei precedenti paragrafi, ti sarà sufficiente tirarlo per la piega di queste ultime. In alternativa, se hai abbastanza spazio sul tuo scaffale sopra i volumi, il consiglio è quello di allungare la mano per spingere il libro dal lato intero piuttosto che tirarlo. Dopo averlo fatto uscire all’esterno rispetto agli altri, sarà più facile estrarlo per la consultazione o la lettura!
Adesso hai tutti gli strumenti per conservare al meglio la tua collezione di libri e fumetti. Ricorda anche che conservare in maniera accurata non comporta per forza spendere. Anche i più semplici accorgimenti si rivelano efficaci per salvaguardare la tua collezione dal tempo!
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Il titolo direi che parla da sé: dopo dieci anni, sono tornato a giocare dal vivo ad un evento ufficiale organizzato da Wizard of the Coast, casa madre del gioco di carte più bello al mondo: Magic: the Gathering. E non avrei potuto ricongiungermi con un evento dal vivo in un momento migliore, essendo appena uscita sui tavoli la nuova espansione dedicata a Lo Hobbit. Una storia senza tempo, l’avventura delle avventure. Ed io ho voluto esserne parte.
Aspettative, paura e adrenalina al pensiero di mettermi in gioco con altri giocatori e affrontarli sul campo di battaglia con nani, goblin, elfi e draghi. Sarà un articolo lungo, quindi preparate la vostra seconda torta della mattinata da buoni Hobbit, una buona tazza di tè o le vostre migliori varietà di erba pipa, perchè abbiamo molto di cui parlare. Cominciamo!
Il mio rapporto con Magic: the Gathering
Era il 2005 quando ho scoperto Magic: the Gathering insieme a mio fratello in una delle tante estati al mare. Al tempo il gioco era fatto di raccoglitori ad anelli con fogli venduti singolarmente, sleeves protettive trasparenti e sabbia che ti mangiava letteralmente le carte più forti del mazzo. Il primo deck? Un bellissimo (e complesso) mazzo Solarizzazione direttamente da Quinta Alba del 2004. Ricordo che mi aveva affascinato sin da subito l’idea di poter giocare un mazzo pentacolore, racchiudendo in 60 carte tutto il potere dei 5 mana -esatto, all’epoca non esisteva l’incolore-. Tra artefatti ed indistruttibilità, l’estate passa tra un partita e quella successiva, e pian piano comincio la costruzione di un mazzo monocolore bianco grazie all’interesse verso l’archetipo Chierico. Nei mesi successivi assistiamo alla storia di Magic, con le espansioni del ciclo di Kamigawa tra ratti ninja e spiriti, per arrivare alle Gilde di Ravnica, che ancora oggi danno il nome alle combinazioni di colore dei mazzi che compongono il meta.
Flash forward, arriviamo al 2016. Durante la laurea magistrale riprendiamo con un paio di compagni di corso dei mazzi d. All’epoca a far da padrone è Theros, con un mercato delle carte in cui è Yu-gi-oh a dominare la scena. Poco spazio per Wizard of the Coast, che fatica a riempire gli eventi agli LGS (local game store) a causa dei prezzi esorbitanti dei prodotti base. Fatto sta che ci iscriviamo ad un torneo di Modern, e riesco pure a vincere un turno con il mio mazzo precostituito Inspiring Heroes bianco-blu. contro un deck spaccaterre. Ripensandoci col senno di poi, ho avuto decisamente la fortuna del principiante.
Arriviamo all’autunno 2024, e mi riavvicino a Magic mosso dall’interesse per il mondo del collezionismo. Il gioco di carte di casa Wizard sta avendo un boom, grazie all’espansione Universe Beyond di Lord of the Rings: Tales of the Middle Earth. Un set gigantesco -281 sono solo le carte del set base- che riesce ad affascinare fedeli di Magic e amanti della lore di Tolkien. Seguo con interesse le espansioni e recupero qualche busta di Bloomburrow, e Secrets of Strixhaven. La voglia è tanta ma il tempo e i contatti si sono ridotti, complice il trasferimento in una nuova regione per lavoro ed una responsabilità familiare. E così, quando è stato annunciato il set de Lo Hobbit, ho capito che non avrei dovuto saltare il suo evento di pre-release. La data ufficiale viene ufficializzata da WoTC per il weekend di prerelease del 7-8-9 Agosto. Partecipare all’evento pomeridiano del sabato è fuori discussione: per ottimizzare i tempi e immergersi nella magia della lore, il Friday Night è il momento giusto.
Magic: the Gathering Lo Hobbit
Passano i mesi ed entriamo in piena spoiler season per questa espansione tutta a tema nani, elfi e goblins. Da amante dell’avventura di Bilbo, sono rimasto incantato dalle preview delle carte che ripercorrono tutti i momenti della storia con i personaggi che ho amato; le terre poi, meritano una citazione a parte. A partire da Hobbiton passando per le terre selvagge raffigurate mediante illustrazioni full art con tema a stagioni e viaggio della compagnia, si segue il viaggio di Bilbo, lo stregone e i nani fino a Pontelagolungo e da lì passando per Dale sino a Erebor, la dimora perduta da Thorin Scudodiquercia e con lei il tesoro tenuto in ostaggio dal feroce drago Smaug.
Leon Tukker – The Lonely Mountain (credits: Wizard of the Coast)
Il tempo passa, cambia solo una cosa: tutto
Tornando al torneo del 2016, era stato parecchio divertente: ci si registrava lasciando i dati e il titolare del negozio ti rilasciava la DCI Membership Card, tessera cartacea con il codice a barre identificativo che ti permetteva di tenere traccia a sistema dei tuoi punti in lega. Un sistema in stile ELO come si usa per gli Scacchi o gli e-Games.
la mia tessera DCI
è bastato fare una breve ricerca online per scoprire che il sistema DCI oggi è obsoleto e non più gestito. al suo posto, vi è una gestione basata sull’uso di un account ufficiale Wizard insieme ad una MTG Companion App per supporto durante eventi ufficiali. Nel caso di una prerelease, l’app tiene traccia dei risultati dei turni per i vari giocatori fornendo classifica e accoppiando i players per il turno successivo.
La mia preparazione per la Prerelease
In Prerelease si gioca il formato Sealed. In breve: si aprono 6 bustine da 14 carte per un pull totale di 84 carte. La carta promo che si trova nel prerelease kit può essere usata come 85esima carta. Il formato vuole essere studiato per far partire tutti i giocatori dalla stessa base comune. Ovviamente la fortuna di un buon pull può influenzare le performance dei turni, ma la gestione delle sinergie tra le varie carte di un set va a bilanciare le possibilità di vittoria verso il 50/50.
Nonostante non abbia grandi aspettative per il risultato, decido nelle due settimane prima dell’evento di dedicare qualche sessione alla lettura del testo delle carte. Hobbit, Nani, Elfi: ogni archetipo punta su una meccanica particolare. Provo ad analizzare il meta del set, e da subito capisco che la best practice è costruire un mazzo bicolore, con preferenza in ordine -puramente soggettiva- per:
Bianco-Rosso Nani: nani per creare token tesori e invocare il potente Smaug ed un incremento delle abilità delle singole carte con Nella Storia -Storied-;
Rosso-Nero Goblins: al cuore di questa combinazione c’è Reclutare -Amass-, che permette di creare e far crescere l’armata di Goblins tramite
Bianco-Blu Umani: la meccanica Assoldare -Recruit- permette di far girare il mazzo pescando carte e di creare pedine umano 1/1 se si scarta una carta non terra;
Verde-Blu Elfi: una combinata che punta a rampare e creare elfi tramite la meccanica Landfall, introdotta per la prima volta con Zendikar;
Verde-Nero Lupi: le bestie vengono potenziate grazie alla presenza di una creatura con forza maggiore o uguale a 4 con Ferocia -Ferocious-;
C’è un elemento che mi preoccupa sin da subito: il tempo a disposizione per costruire il proprio mazzo. Decido quindi di preparare, ispirandomi al video sul formato Limited di Brian Lewis aka Tolarian Community College, una tabella per tenere traccia della costruzione del mazzo.
A partire da una settimana prima dell’evento visito il sito di DraftSim per simulare il formato Limited Sealed. Ammetto che alle prime tornate faccio fatica ad assemblare un mazzo, soprattutto perchè nonostante il bicolore sia ottimale per questo tipo di formato, a volte mi trovo costretto ad aggiungere un terzo colore splash per completare la lista di 40 carte.
Scorro anche l’elenco delle carte del set filtrando quelle che si possono trovare nelle buste da gioco. per ognuna di essere cerco di capire se è una carta che vorrei includere nel mazzo o meno, facendo affidamento alla mia memoria visiva.
Il giorno della Prerelease: ecco come è andata
Ci siamo, è il grande giorno. Porto con me tutto l’occorrente:
Per le terre avrei potuto attingere dalla land station che lo store mette a disposizione per i giocatori durante l’evento, ma decido comunque di portare le mie, non si sa mai. Ho portato il set di terre dal Bundle di Kaldheim: l’ambientazione norrena si sposa bene con il mondo di Tolkien del resto!-
Appuntamento alle 20:45 al Checkpoint di Gallarate. L’evento -sold out!- inizia alle nove, e lo store pullula di giocatori. La passione per Magic si avverte tra gli scambi dei partecipanti, nella voglia di costruire un deck performante e soprattutto di divertirsi. Sullo schermo del negozio viene proiettato il codice evento da inserire nell’app MTG Companion. Mi metto in fila ed in 5 minuti ho ritirato il mio kit prerelease. Mi sposto nella saletta e mi siedo al tavolo dove arrivano tutti i giocatori. Alle 21:10 circa si comincia a sbustare ed aprire il mazzo. Il mio timore sul tempo di costruzione del mazzo si materializza presto: nonostante i 50 minuti a disposizione, arrivo tirato per il collo ad assemblare la mia lista e a imbustare le carte. Giusto in tempo per l’inizio dei giochi!
finalmente, il kit Prerelease!
Maledetti Goblins! Tanto carini quanto odiosi!
Dall’apertura delle sei buste e della promo card capisco subito che i primi due colori da togliere sono il bianco e il blu. Non ho abbastanza carte per andare a formare il mio sealed deck, figuriamoci per innescare meccaniche archetipiche forti. Niente mazzo uomini o nani quindi: devo optare per una combinazione più malefica… Le verdi sono forti ma hanno un costo di mana troppo elevato e non ho abbastanza carte per calare velocemente mana –rampare in gergo- , quindi niente bestie pesanti. Mi concentro quindi su una combinazione rosso-nero che non avevo preso in considerazione durante le simulazioni di sealed nei giorni precedenti. Ho parecchi goblin e un mazzo che sfrutti la meccanica reclutare grazie ad Azog, la Rovina di Moria , Bold del Nord e stregonerie come Irrompere nella Valle sembra la scelta giusta. Inoltre, cosa non da poco, tra rosso e nero ho qualche rimozione da poter sfruttare come Fendente Mortale di Bilbo a costo 3. Alla fine del tempo a disposizione arrivo con una lista che vi riporto sotto in figura e in formato testo.
il mazzo Goblins rosso-nero che ho montato alla Prerelease
Cominciamo il primo dei quattro turni dell’evento. Il primo mazzo contro il quale gioco è un Nero-Verde che sfrutta Ferocia. Dopo i primi turni mi impasto: la mia mano ha troppi mana. Dopo la prima sconfitta, decido di mulligare la prima mano perchè ho sempre troppe terre, come mi rendo conto durante lo sviluppo del gioco. Qualcosa decisamente non va. Dopo un sonoro 0-2-0 al primo turno, decido di rimuovere 3 terre al mazzo:
– 1x Montagna – 1x Palude – 1x Buco-Hobbit
Come mi renderò conto dal secondo turno, si è rivelata una scelta corretta. La curva di mana del mazzo che ho costruito ha un picco a 2, il che mi permette con buona probabilità di riuscire a giocare magie al secondo turno; tutte quelle terre non servono!
Nonostante la piccola modifica, perdo comunque anche il secondo turno 0-2-0. Da giocatore occasionale di Magic, mi porto dietro uno stile di gioco molto primitivo. Lo sviluppo del turno cambia radicalmente le sorti di una partita. Il semplice stappo – pesco – gioco – combat prima di passare non basta. Serve una strategia che permetta di lasciare respiro verso la seconda fase di mantenimento, e io questo approccio non ce l’ho…non ancora.
Il cuore di Magic: the Gathering, la community
Il terzo turno va meglio, e vinco 2-0-0, complice qualche mano migliore. Nell’attesa del terzo turno parlo con un ragazzo che ha costruito il mazzo Nani bianco-rosso. Come un po’ tutti, si è portato Magic negli anni tra alti e bassi. Ha iniziato con Assalto -espansione del 2000-, per poi uscire con Kamigawa e ritornare con Ikoria nel 2020. Da allora si è allontanato nuovamente per riavvicinarsi al formato Commander lo scorso anno. Parliamo del percorso da giocatori amatoriali ed è subito un ritorno a quando di era ragazzini. Sì perchè al cuore di un gioco come Magic ci sono ragazzi ormai adulti che conservano la passione per questo gioco che fa della sua evoluzione -e dell’inclusione- il suo punto di forza. La Prerelease inoltre, come qualsiasi altro evento non competitivo, è molto tollerante verso chi commette errori e vuole imparare. L’ho vissuto in prima persona durante il secondo turno, quando ho dimenticato di assegnare +1/+1 alla mia armata goblin tramite l’abilità del mio Schiamazzatore Rumoroso . Solo dopo aver fatto passare il danno, l’avversario mi ha permesso di correggere la forza e costituzione dell’armata, permettendomi di infliggergli un ulteriore danno. Non è scontato, ma è il gioco nella sua vera essenza: divertirsi!
Ultimo turno: la stanchezza comincia a farsi sentire. Sembra banale, ma giocare la sera tardi e per più di tre è impegnativo per chi non è abituato. Anche quest’ultima tornata la perdo contro il mazzo bianco-blu di un ragazzo che è riuscito a qualificarsi ai regionali! Come mi spiega lui stesso, a causa delle mani pescate nei primi due turni, ha perso le precedenti partite. Questo sottolinea ancor di più che in un evento sealed la fortuna vuole la sua parte, ma allo stesso tempo i neofiti possono brillare!
Chiudiamo all’una e mezza. Con molte sconfitte e poche vittorie, sono comunque al settimo cielo per come è andata la serata. L’app riporta la classifica finale: sono in posizione 30 su 39.
Daje, non sono ultimo!
Ad evento finito, ritiro in cassa la mia busta di partecipazione, che sbusto mentre vado a prendere la macchina. Niente book cover artwork, sarà per la prossima!
Magic: the Gathering prerelease: ne vale la pena?
Assolutamente si! Quella del 7 Agosto è stata la mia prima Prerelease in assoluto, ed è un evento che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi o tornare a giocare a Magic: the Gathering. Un evento amatoriale semplice ma che richiede tanta voglia di mettersi in gioco, uscendo dal classico schema di gioco con carte conosciute ed avventurandosi in un mondo che da più di trent’anni appartiene a chiunque voglia esplorarlo.
E tu? Hai partecipato o parteciperai ad un evento Prerelease di Magic? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
Ci sono storie che ti fanno perdere tra le loro tavole; ti immergi entrando in apnea, per poi tirare un respiro d’aria a pieni polmoni quando riaffiori in superficie nel finale. 500 Piedi, di Bruno Enna e Davide Cesarello, è una di queste storie. Ve ne parlo -senza spoiler- in questo articolo in cui analizziamo passi e tratti della saga sci-fi Disney perfetta.
Gli U.F.O, Bruno Enna e il Paranormale
Kansas, USA, 1971. Nel territorio di Delphos un fattore che sta facendo rientrare le pecore all’ovile nota un oggetto a forma di fungo ricoperto da luci multicolori. Il passaggio di quello che ad oggi viene ritenuto un U.F.O lascia un cerchio nel campo della fattoria, provocando strani effetti su chi lo aveva toccato. È proprio daquesto genere di episodi che Enna getta le basi del suo racconto, ambientandolo proprio tra Topolinia, il Guatemala e le praterie del Kansas. Ci sono poi i riferimenti classici a film come Signs [2002] di M. Night Shyamalan e l’ispirazione del personaggio del Professor Fox Spector a Spock di Star Trek. La trama esplora il mondo del contatto con esseri extraterrestri riprendendo tutti gli elementi canoni di questa lore, senza mai rimanere incastrata in riferimenti fini a sé stessi. D’altronde, il Maestro Enna non è nuovo al raccontarci la dimensione paranormale in chiave Mistery. Passando per la collaborazione con X-Mickey -saga che ha sancito il mio amore per l’universo fumettistico Disney e alla quale ha contribuito in ben 6 numeri!- e la trilogia gotica affiancato da Fabio Celoni, Bruno Enna catalizza in 500 Piedi le sua espressività per una storia che teletrasporta il lettore tra cerchi nel grano, sinapsi aliene e aree di decontaminazione in pieno stile E.T.
la fattoria diventa un’area di decontaminazione (credits: Panini Comics)scena decontaminazione da E.T – Steven Spielberg [1982]
Viaggio nella Paranoia di Topolino
Man mano che la storia prende forma, capiamo da subito che l’intreccio va oltre la classica storia che si può leggere sul settimanale di Topolino. L’intento va oltre quello di raccontare una storia in maniera lineare, ma è quello di mettere in campo uno alla volta i tasselli di una narrazione complessa che converge lentamente per poi risolversi nel finale. Nei primi episodi assistiamo ad un climax ascendente di paranoia ed ossessione da parte di Topolino, che fatica ad accettare la realtà che lo circonda. I suoi amici sembrano diversi, come sostituiti. Nonostante i tentativi di chi gli sta attorno di quietare i suoi dubbi, Topolino dimostra al lettore cosa significhi tirare dritto quando il mondo cerca di convincerti del contrario. D’altronde, come recita il poster del celebre X-Files: I want to believe
X-Files, I want to believe
E Topolino si affida al suo sesto senso, fino in fondo. La sua inquietudine raggiunge l’apice in una vignetta che chiaramente ricorda il Mickey Mouse fuori di sé di Runaway Brain [1995] di Chris Bailey.
Topolino al culmine della paranoiaMickey da Runaway Brain (1995)
Quando i colori raccontano più delle parole
Le tavole sono permeate da colorazioni vivaci. Davide Cesarello ha svolto una lavoro egregio nella supervisione alla colorazione. I toni sabbia delle calde giornate in Kansas lasciano il posto intensi tramonti e notti stellate.
Color Palette al tramontoColor Palette per il tramontoColor Palette per scena notturna
Un luogo sospeso tra la dimensione reale e l’onirico, dove il lettore si sente subito a casa. Diversa è invece la natura del Guatemala dove hanno base gli Oscuri, alla disperata ricerca di evolvere come specie. Qui la vegetazione fa da padrona, un ambiente perfetto per nascondere un terribile segreto. Toccherà ai nostri amici svelarlo!
Un cast d’eccezione
Partiamo col dire che Orazio è senz’altro la figura chiave di questa storia; è famoso per le sue doti da meccanico riparatore, abilità che verranno sfruttate durante in questa serie. Ma è proprio la sua semplicità, se vogliamo, a renderlo inconsapevole motore della narrazione. Passando per la nostalgia delle estati con il suo amico d’infanzia Tony, misteriosamente scomparso, e l’amore per gli zii Wanda e Carpazio, Orazio ci svela quanto possa essere grande il contributo delle persone comuni per un disegno più grande. Una buona parte della storia si svolge in movimento. Topolino, Minnie e Pippo vanno alla ricerca di Orazio, ma vengono pedinati dai 500 Piedi, un team di investigazione che ricerca la verità sulle forme di vita aliena. Con un mix tra Scooby Doo e Dustin Davis da Twister di Crichton, il team composto dal Professor Fox Spector, sua figlia Drew e John Smith lega da subito con i nostri amati personaggi e la comitiva si allarga, non senza problemi.
il team 500 Piedi si presenta! (credits: Panini Comics)
Tra tutti i personaggi quello di Smith -o così si fa chiamare- è forse il più affascinante. Ispirato all’aspetto dei cantanti country, l’omone forzuto spiega a Topolino che, per sfuggire agli Oscuri che vogliono celare la Verità, debba mantenere nascosta la sua identità. Cambiare in continuazione Hotel, usare solo contanti per non essere tracciati e niente cellulare per essere contattati. Sono questi gli escamotage che Topolino si ritrova ad usare nella fase oscura di questa storia per raggiungere la fattoria dei Cavezza.
Gli Oscuri: la Verità arriva solo dal cielo?
Gli Oscuri di profilano da subito come i cattivi di 500 Piedi. Esseri umanoidi evoluti da una specie animale terrestre -scoprite quale!-, lavorano in sinergia tra loro per precludere agli umani la presenza di UFO, sfruttando la forma di vita aliena per i loro scopi evolutivi. Regina, la loro leader, farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ai nostri protagonisti. L’aspetto degli Oscuri, il loro precludere a spettatori le scene degli avvistamenti ed i loro abiti sembrano usciti direttamente da un film di M.I.B -Man in Black-. L’organizzazione sembra avere la meglio, ma come scoprirete, i nostri protagonisti sapranno dare loro del filo da torcere!
Un volume davvero ben fatto
Ho recuperato questa storia acquistando il nuovo volume che contiene la saga integrale in formato cartonato, pubblicata lo scorso 30 Aprile da Panini Comics, portando questa storia in sei puntate sugli scaffali delle librerie. E ve lo anticipo, è stato uno degli acquisti migliori che potessi fare!
500 Piedi: il volume cartonato
Con ben 203 pagine di storia ed un’intervista a fondo volume a Bruno Enna, il cartonato di 500 piedi si allinea alla collana delle edizioni deluxe di Paperone in Atlantide di Celoni –trovate la mia recensione qui– e il Mago di Oz di Mottura. La copertina blu con la finitura soft touch e la grafica traslucida danno un effetto di pregio al fumetto. Belli anche gli sketch su prima, seconda, terza e quarta di copertina.
prima e seconda di copertina con sketch
Unica osservazione sul prodotto che mi sento di fare verso Panini Comics è per il formato della costina. La disposizione dei loghi Disney e Panini Comics sono coerenti con altri volumi usciti di recente, ma è chiaro guardando ad altri prodotti usciti negli anni scorsi come Toporecord [2021] che la casa editrice stia cercando di trovare una coerenza per la presentazione dei volumi quando riposti sullo scaffale. E speriamo che abbiano trovato la soluzione definitiva quest’anno!
Un mondo che merita di espandersi
La trama, sebbene autoconclusiva, lascia spazio a possibili espansioni della serie. Personalmente, mi piacerebbe vedere uno spin-off di 500 Piedi incentrato proprio sulla formazione del team di investigazione, magari scavando sul passato di John Smith e sulla sua carriera di investigatore di fenomeni paranormali. Chissà che Enna e Cesarello non ci abbiano già pensato e che abbiano in programma di regalarci, nei prossimi anni, un seguito a questa bellissima storia!
Nel frattempo, se volete recuperare questa storia la potete trovare sul sito panini o a QUESTO LINK.
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A meno di tre mesi dall’uscita del prossimo set di Magic the: Gathering Lo Hobbit, Wizard of the Coast svela gli artwork di alcune delle carte contenute nella prossima espansione tratta dall’universo narrativo fantasy di J.R.R Tolkien. Tra le preview mostrate però, due carte stanno facendo parlare di sé per la cura dei dettagli e l’artwork che rimanda agli albori del genere high-fantasy. E no, questa volta non parliamo dello scandalo che si è creato attorno all’Unico Anello, ma di due grafiche i cui rimandi sono noti ad un caso editoriale che ha fatto scuola negli anni ’60 del secolo scorso.
Stiamo parlando di Thorin, Re della Montagna (M0279 – Thorin, the Mountain-King) e L’Arkengemma (M0247 – The Arkenstone). Entrambe le carte si ispirano alle copertine di libri fantasy, ed in particolare il formato tascabile pubblicato nel 1965 da Ace Books. Quello che però molti non sanno è che dietro questo stile di copertina si nasconde uno dei casi più famosi e controversi dell’editoria Tolkeniana. Ma andiamo con ordine.
Magic the Gathering: Lo Hobbit – M0243 Thorin, Re della Montagna (credits: WoTC)Magic the Gathering: Lo Hobbit – M0247 L’Arkengemma (credits: WoTC)
J.R.R Tolkien ultima il suo capolavoro, Il Signore degli Anelli, nel 1955. Pensato inizialmente per essere pubblicato in un unico volume, il professore di Oxford si vede costretto a rilasciarlo al mondo in tre volumi nei due anni a seguire a causa dei limiti del tempo per le tecniche di rilegatura. A quel tempo i volumi venivano prodotti dalla casa editrice inglese George Allen & Unwin, mentre le copie per il mercato americano venivano distribuite da Houghton Mifflin, che aveva acquistato i diritti di pubblicazione per 5 anni. Dal momento che Tolkien riteneva che le sue opere dovessero essere fruibili solo nel degno formato a copertina rigida -hardback-, dopo circa un decennio l’opera ambientata nella Terra di Mezzo era sì famosa, ma senza edizioni tascabili -paperback- a basso costo. Questo almeno fino a quando Donald A. Wollheim editore della Ace Books con sede a New York, non chiese a Tolkien di poter pubblicare le sue opere in formato tascabile, ricevendo un netto rifiuto, in quanto ritenuto dall’autore stesso una forma di produzione degenerata -cito testualmente l’espressione degenerate a form-.
A creare il caso editoriale fu la ricerca da parte di Wollheim e della Ace Books di un escamotage che si fondava su un buco legislativo del copyright. Avendo infatti la Houghton Mifflin non rinnovato la licenza al suo scadere, e non avendo questa mai prodotto i volumi ma essendosi limitata ad importarli, la licenza de Il Signore degli Anelli non poteva che essere di dominio pubblico. Nacquero così i volumi della Ace Books, che crearono clamore e diversi contenziosi con l’autore oltreoceano. Il prezzo competitivo e il successo, arrivato a 100.000 copie vendute, costrinse Tolkien a mettersi ai ripari, “forzando” la pubblicazione di una nuova edizione dell’opera con contenuti aggiuntivi per proteggere la sua opera nel mercato U.S. I diritti vennero affidati alla casa editrice Ballantine Books, con una nota che invitava i fan a comprare solo questa versione autorizzata in formato tascabile. Il prezzo? Meno competitivo, con 95¢ contro i 75¢ di Ace Books.
Il Signore degli Anelli, Ace Books (credits: Ace Books)
Nonostante la versione di Ballantine sia autorizzata, le copertine della Ace Books rimangono tutt’oggi di straordinario impatto, rievocando lo stile high-fantasy classico che ha dato origine a fenomeni come Dungeon & Dragons e Magic: the gathering stesso. Più che copertine di libri di narrativa infatti sembrano perfette per un libro gioco -a proposito, sono state prodotti anche per LoTR-
Il Signore degli Anelli, copie tascabili autorizzate (credits: Ballantine Books)
Tornando a Thorin e l’Arkengemma, queste carte sono davvero un bel vedere. L’effetto carta consumata, i dettagli editoriali con il prezzo di copertina e la serie in alto a sinistra sono fedeli allo stile che le ispira. I font sono gli stessi di Ace Books, con la sola differenza che il colore lilla del titolo su sfondo rosso è una combinazione tra i volumi de La Compagnia dell’Anello e Le due Torri. Queste carte saranno degli item da collezione, potendole trovare anche in versioni economiche dei prodotti di espansione Lo Hobbit in uscita il prossimo Agosto 2026. Per chi volesse puntare ad una finitura di pregio invece, dentro i Collector Booster si potranno trovare le stesse artwork di queste carta ma in versione surge foil. Un bella caccia, ma attenzione a non sfociare nel gioco d’azzardo: siete avvisati!
Viene da chiedersi se queste due carte in arrivo con il nuovo set Magic: the Gathering Lo Hobbit siano le sole a riprendere l’estetica dei controversi volumi di Ace Books. Wizard of the Coast ci risponde direttamente dalla pagina dedicata alle preview del set: ci saranno dieci carte con questo stile, denominato Carta Copertina. Con ogni probabilità vedremo quindi altre colorazioni, magari in giallo e blu dello stile paperback high-fantasy di Ace Books.
E tu? Cosa ne pensi di questi artwork? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
C’era un tempo in cui aprire un booster pack di carte era un modo per entrare in contatto con i propri personaggi preferiti. Che fosse Magic: The Gathering o Pokémon poco importava; si apriva la bustina con cura maniacale per conservarla dopo l’esperienza, e si scoprivano una ad una le carte nella speranza di trovare quella che oggi viene definita la chase card – o headliner– della collezione. L’accesso a internet era limitato, e si andava alla ricerca di carte leggendarie delle quali i compagni di banco ci raccontavano a scuola. Tutto questo accade anche oggi a distanza di anni, e chi è cresciuto negli anni ‘90 continua ad aprire bustine di carte per rivivere queste emozioni.
Ma oggi aprire una bustina di carte collezionabili è ancora puro e semplice piacere, o c’è qualcosa di più -e preoccupante- dietro questo gesto? E chi spacchetta, è un adulto che è rimasto bambino o un adulto disilluso con tendenza al gioco d’azzardo? In questo articolo proviamo a fare qualche riflessione a riguardo, tracciando un paio di scenari implementazioni correttive per vedere se funzionano.
L’esplosione del mercato Collectibles
La prima considerazione dalla quale bisogna partire è la crescita che il mercato dei Trading Card Games, ed in generale dei beni collezionabili -collectibles- hanno visto negli ultimi anni. Si prevede che il mercato dei TCG, stimato a 15.11 miliardi di USD nel 2026, si espanderà portandosi a 24.36miliardi nel 2031. Un aumento di più del 160% in 6 anni, che vede il baricentro del consumo spostarsi dai detentori storici di questo settore come Magic: the Gathering, Pokemon e Yu-Gi-Oh verso nuove realtà come Lorcana e One Piece.
Eppure in questo scenario di espansione, non sono mancati momenti di naturale contrazione a seguito di eventi economici. Il market crash del 2008 ha portato a 5 anni di calo del valore delle carte collezionabili, che hanno visto riguadagnare posizione e valore percepito solo un decennio dopo. L’avvento del Covid, la chiusura dei servizi e i millennials rinchiusi in casa hanno fatto il resto. Una tempesta perfetta che ha portato l’effetto nostalgia per i giochi di carte della nostra infanzia alle stelle. Io stesso ho ri-acquistato a Febbraio 2021 -in pieno lockdown- il mio primo mazzo di Magic (Quinta Alba, Solarizzazione), mosso dalla voglia di rivivere l’esperienza di unboxing. Un bisogno di riconnettersi con una parte di sé che il mondo stava definitivamente strappando, ma che oggi cominciamo a pagare a caro prezzo.
Ma il mercato dei collectibles non è solo limitato a figurine o carte da gioco. La piattaforma video numero uno al mondo YouTube si è fatta portavoce di questo fenomeno globale tra le nuove generazioni, e documentari Netflix come King of Collectibles o Pawn Stars della Leftfield Pictures hanno portato il collezionismo al pubblico di massa. Scheletri di dinosauro, orologi, pupazzetti di plastica. Ogni bene è stato declinato a collezionabile, ed i produttori -e come vedremo i distributori- hanno saputo cavalcare questa euforia per trarne il massimo vantaggio.
Non solo TCG: dai loot boxes alle blind bags
Il business è più serio e trasversale di quanto si creda. Il mondo dei comics conosce da anni la potenzialità delle blind bags, buste chiuse in cui poter trovare una delle versioni alternative di copertine di un numero di una run fumettistica, ognuna di esse in una tiratura limitata e diversa. Comprare un albo non significa quindi solo leggere la storia, ma potersi accaparrare un disegno, magari anche autografato dal suo autore, per un pezzo da collezione che in pochi riusciranno ad aggiudicarsi. E poco importa che abbiate già letto la storia e che vi ritroverete stampata più volte allo stesso identico modo. Quel che cambia è la copertina, magari con una rappresentazione estesa. e non volete essere voi quelli lasciati indietro. Andando oltre la nona arte, il meccanismo di vendita a scatola chiusa non è certamente unico di questo genere di prodotto. I Lego propongono da anni le serie a sorpresa minifigures, e i Kinder Gran Sorpresa fanno dell’ignoto -la sorpresa, appunto- il loro punto di forza. Ma allora se è un meccanismo tanto diffuso, dove sta il problema?
F.O.M.O: la paura di perdere il treno
Avrete sicuramente sentito parlare del termine F.O.M.O. Acronimo di Fear Of Missing Out -tradotto paura di essere esclusi-, questo termine è stato coniato nel 2004 da Patrick J. McGinnis per definire quello stato di inquietudine indotto dal pensiero che altre persone accanto a noi -e quindi confrontabili- possano vivere esperienze migliori che noi stiamo perdendo.
All’interno di uno scenario di scarsità del prodotto, chi si mette per primo in fila avrà la probabilità di accaparrarsi quel bene, e gli altri rimarranno con le mani vuote -e forse, le tasche piene-. Questa percezione viene volutamente alterata a vantaggio di chi produce per generare il profitto extra dovuto all’aumento consequenziale dei prezzi. Chi vuole arrivare ad un determinato prodotto difficile da reperire, sarà disposto a pagarlo di più per possederlo. E questo vale tanto più il bene viene considerato esclusivo. Nei TCG, lo vediamo espansione dopo espansione. Le strategie di marketing portano ad un esubero di richiesta di produzione rispetto l’effettiva capacità di stampa dei set, scatenando la corsa ai preorder non appena questi si aprono. Per determinate categorie di prodotti considerate premium -collector boosters, gift bundles- le prenotazioni sono andate esaurite in poche ore.
Attorno alla F.O.M.O si è costruita un’intera economia di scala sui collezionabili, con tirature limitate ma infiniti modi di accaparrarsi gli oggetti del desiderio. E in uno scenario di ascesa dei prezzi, l’infrastruttura che permette ai collezionisti, investitori e scalpers di commerciare, ha il vantaggio maggiore. Fino a quando i prezzi continueranno a correre, il grande gioco delle sedie andrà avanti. Ma allo scadere del tempo, chi rimane in piedi verrà tagliato fuori.
Su queste premesse si eBay Live, arrivato in Italia il 3 Febbraio di quest’anno; offerte in real time su una piattaforma che da vendita è diventata fast betting. Pacchetti di carte Pokemon che vengono aperti sul momento dal creator o dal venditore dopo che l’acquirente da casa se le è aggiudicate tramite asta. Lo sbusto avviene in dal vivo, proprio come accadrebbe a casa vostra. Stessa dinamica, ma gusto completamente diverso. Non c’è fisicità. Una pura scommessa davanti al PC o allo smartphone.
Lo stesso si può dire nuove realtà come Courtyard.io, dove si possono sbustare pacchetti contenenti beni collezionabili gradati “a garanzia” del loro valore. Il prezzo per tipo di busta è diverso in base alla possibilità di trovare qualcosa, e il bottino vale sempre più del niente. Che sia poi superiore o minore alla spesa, questo è un altro paio di maniche.
Lo sbusto: pura passione o gioco d’azzardo?
Se tutto questo vi sta cominciando a sembrare un giro di ruota della fortuna beh, sappiate che non siete fuori strada. Ma cosa cambia tra aprire un pacchetto di figurine e un giro di roulette russa? Secondo Mark Griffiths, viene definito gioco d’azzardo –gambling in inglese-
the staking of money (or something of financial value) on a future event where the outcome is unknown at the time of staking the money
Proviamo declinare questa definizione allo sbusto di un pacchetto di figurine:
the staking of money (or something of financial value): questo avviene. Un appassionato acquista al negozio o su una piattaforma un prodotto in cambio di denaro. Sta quindi scambiando denaro;
on a future event where the outcome is unknown at the time of staking the money: anche questa situazione si verifica. Il ritorno atteso (expected value – EV) del pacchetto è sconosciuto. Il prezzo del pacchetto è una promessa da parte del produttore di un ritorno non garantito.
Ci sono poi alcuni aspetti secondari da tenere in considerazione. Sebbene il ritorno possa essere non nullo in quanto anche la carta dal valore più basso sia in realtà prezzata dal mercato almeno un centesimo, sul medio-lungo termine la distribuzione dei pacchetti è studiata, come in tutti i giochi d’azzardo, nel fornire al giocatore un ritorno inferiore rispetto al reale valore. Se così non fosse del resto, i rivenditori sarebbero forzati ad aprire i prodotti per trovare le chase cards e rivenderle nel mercato secondario, cosa che avviene con i cosiddetti scalpers.
Hard Gambing e Soft Gambling
Capite bene che quindi che ci si muove in un’area grigia al confine con un soft gambling, ma ancora in una declinazione di unboxing come esperienza ludica. Questo accade perché Wizard of the Coast e i produttori di carte collezionabili non riconoscono ufficialmente il mercato secondario. Settano l’expectation su un prodotto carta tramite collocamento nella lore, definizione delle meccaniche nel meta e contributo artistico dovuto all’illustrazione -più trattamenti speciali come laminature-; il mercato farà tutto il resto. In più, l’effetto sorpresa non è visto al pari di un esito aut-aut di vinci o perdi. Il ritorno, seppur minore al corrisposto, non è mai nullo. Eppure quello che sta avvenendo all’interno di questo mercato in preda all’euforia equivale ai suoni e alle luci delle slot machine. Lo abbiamo visto nei giochi per dispositivi mobile con i Loot Boxes. Scrigni che forniscono vantaggi competitivi al giocatore in cambio di denaro. Una forma legalizzata di scommessa che molti paesi stanno provvedendo a tassare al pari di un biglietto del gratta e vinci. L’aggiunta di musiche epiche ed effetti speciali durante il processo di reveal del “bottino” è stato dimostrato che attivano diversi substrati neurali per un livello di engagement superiore. Un meccanismo studiato per massimizzare la ripetitività del gesto.
Esistono modi per contrastare il soft gambling?
Viene quindi da chiedersi come sarebbe possibile attuare politiche che facciano da deterrente allo sviluppo di una tendenza compulsiva allo sbusto. Immaginate di essere lo stato e voler prevenire il fenomeno su scala nazionale. Quali strumenti potete attuare? Ho provato a riflettere con un paio di azioni, immaginando quali potrebbero essere le conseguenze.
Tassazione Progressiva
Si potrebbe pensare ad un modello di tassazione crescente al crescere della spesa annua dell’acquirente -in stile IRPEF- con tracciamento relativo al codice fiscale. Al raggiungimento di determinate soglie annuali, il prezzo totale per l’acquirente crescerebbe. Questo metodo mira al contrasto sul numero di acquisto, ma penalizza chi compra prodotti costosi e non la frequenza di acquisto. Inoltre, la diminuzione conseguente delle vendite porterebbe i produttori e i distributori a ritirare dal commercio nazionale i prodotti. Insomma, non una soluzione ottimale.
Beni collezionabili: modello tassazione progressiva
Tassazione con media mobile
Una variante al modello della tassazione progressiva potrebbe risultare incentrata sul tassare l’acquirente solo nell’effettivo rilievo di una spesa sistematica e continua in un arco specifico di tempo. Con un sistema a media mobile -per esempio a 60 giorni- si potrebbe pensare di concentrare l’aliquota maggiore nei periodi di spesa più intensa. Questa soluzione punta alla frequenza di acquisto, ma anche qui il rischio è di impattare pesantemente il mercato libero.
Beni collezionabili: modello media mobile
Tassazione con sistema a punti
Associare ogni acquisto a un sistema di punteggio come risultato combinato tra categoria di prodotto e quantità, il tutto basato su media mobile temporale, sarebbe una soluzione ancor più adattata per rilevare comportamenti compulsivi sugli acquirenti medi. Al prodotto booster pack associamo +10 punti, al prodotto premium -collector booster box- associamo +200 punti e così via. In questo modo lo stato potrebbe distinguere gli acquirenti non solo per la frequenza di acquisto, ma anche per la tipologia e la quantità di acquisto di una determinata tipologia di prodotto nel tempo.
Beni collezionabili: modello combinato punti più media mobile
Un’opzione meno invasiva e socialmente accettata potrebbe essere inserire una dicitura sui prodotti di carte collezionabili l’avviso “l’apertura di questo prodotto può generare dipendenza” -come per i pacchetti di sigarette e i biglietti della lotteria-. In definita, il meccanismo del soft gambling è ormai esteso nel mondo dei collezionabili e delle carte da gioco, mosso da chi fa della F.O.M.O e dell’ansia della perdita del posto il motore della propria strategia marketing.
La prevenzione può solo passare dal singolo, capendo che prima di tutto il collezionismo, come qualsiasi hobby, è un bene non necessario e come tale da tenere sotto controllo.
E tu? Pensi che spacchettare comporti il rischio di dipendenza? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
Chiunque abbia seguito i recenti annunci di Wizard of The Coast in merito all’uscita dell’espansione Universe Beyond de Lo Hobbit, avrà saputo della controversia nata attorno alla carta l’Unico Anello (The One Ring). Per chi non fosse sul pezzo, ecco un breve recap della collaborazione tra Magic: The Gathering e il mondo di J.R.R Tolkien:
Il 23 Giugno 2023 WOTC rilascia l’espansione dedicata al Signore degli Anelli, dal titolo decisamente evocativo Lord of The Rings: Tales of the Middle Earth. Il set si compone di più di 800 carte tra regular, versioni borderless e alternative impreziosite da artwork davvero speciali. Il set riceve un generale consenso di critica e diventa virale la notizia della presenza nei Collector Booster della carta The One Ring serializzata (001/001). Un unico esemplare che, trovato da un Brook Trafton è stato acquistato da Post Malone per 2.6 milioni di USD nell’Agosto dello stesso anno;
Tralasciando la versione serializzata e le varie versioni con diverse finiture foil e artwork estese, gli artisti che hanno lavorato alla realizzazione dell’Anello di Sauron sono principalmente tre:
Marta Nael, che ha realizzato la versione di The One Ring facente parte della composizione di 4 carte con la scena del Monte Fato;
Veli Nistrom , che ha curato la versione “standard” con uno sfondo infuocato;
Justine Jones, che si è sbizzarrito nella versione extra (e decisamente spaventosa) di questa carta.
Tutte queste tre varianti sono diventate iconiche tra gli appassionati, tanto da portare il prezzo minimo per le P 0451 e M 0246 a 79-80EUR [Fonte: Cardmarket 11/05/2026].
Universe Beyond: The Hobbit e la notizia che ha sconvolto il pubblico
All Magicon di Las Vegas, tenutosi lo scorso 1-3 Maggio, Wizards ha svelato qualche dettaglio in più sui prossimi set previsti per quest’anno. Gli annunci sono stati incentrati sui prossimi set Universe Beyond: Lo Hobbit e Reality Fracture. Sulla pagina dedicata all’espansione della Terra di Mezzo sono state pubblicate alcune preview delle carte in uscita, tra le quali una versione de The One Ring ad opera del leggendario artista di Magic Dan Frazier, che ha dato vita alle prime illustrazioni dei 5 Moxes, parte delle iconiche Power Nine del TGC di Garfield.
Dan Frazier: The One Ring (Credits: Wizards of the Coast)
Se questa rappresentazione dell’Unico Anello vi sembra familiare, sappiate che non è gioco della vostra mente. Come scoperto dopo poco dalla community e dichiarato dallo stesso Frazier, la “nuova” illustrazione altro non sarebbe che una modifica di quella originale ad opera di Marta Nael. L’immagine sorgente è stata infatti capovolta attorno alla verticale, decontestualizzata dallo sfondo e collocata nascondendo le scritte in rune elfiche per un risultato non solo banale, ma anche di scarso valore artistico. A tradire sono stati i riflessi all’interno dell’anello, identici alla versione del Monte Fato.
WOTC è corsa subito ai ripari dopo l’ammissione di plagio di Frazier, rilasciando uno statement a difesa di Marta Nael e comunicando che la nuova carta sarà attribuita ad entrambi gli artisti. Riporto sotto le comunicazioni complete.
Messaggio di scuse da parte di Dan Frazier e WOTC
Cosa ne sarà ora dell’Unico Anello? Ecco cosa ne penso
Lasciamo ora la terra dei fatti per addentrarci nell’ignoto mondo delle speculazioni. In questa seconda parte dell’articolo farò qualche considerazione, sulla quale potremo tornare solo una volta che l’onda de Lo Hobbit sarà passata, presumibilmente a fine 2026. Nel formulare qualche ipotesi, partiamo da alcuni elementi:
Primo, esiste già una carta The One Ring, e quella di Dan Frazier è una ristampa con un artwork alternativo. In uno scenario in cui non vedremo un reprint futuro del set Tales of the Middle Earth, la carta di Nael dovrebbe vedere aumentare il suo valore a seguito del lancio della nuova versione. Questo accade perché la stampa originale viene percepita come affetta da scarsità, e quindi più desiderabile. Ciò nonostante, in soli 3 anni il numero di carte non può definirsi ridotto al punto tale da condizionare il valore. Nei periodi seguenti all’uscita, l’inserimento della carta nei formati di gioco e quindi la sua giocabilità nel meta è un fattore determinante per il suo apprezzamento o deprezzamento. In questa dinamica i giocatori fanno da padroni, spostando le curve di domanda ed offerta verso nuovi target prices. Secondo, visto l’anticipo con cui si è mossa WOTC sarà improbabile che vengano immesse nel mercato versioni de The One Ring con la sola attribuzione a Dan Frazier. E questo ci porta ad una riflessione importante sui tempi che stiamo vivendo nel mondo del collezionismo TCG.
L’uscita della notizia ai primi di Maggio si colloca a circa 3 mesi dalla data di rilascio del set de Lo Hobbit. Questo arco temporale torna con il tempo necessario per WOTC per mandare in stampa la prima tiratura dei prodotti (in accordo con un thread di Reddit, ci vorrebbero dai 3 ai 5 mesi). Il motivo è che Wizard lancia gli annunci in parallelo ai preorder in modo da acquisire una prima stima degli ordini di stampa, e tarare eventualmente il fabbisogno alla richiesta di mercato. Questo in uno scenario ordinario, almeno. La verità è che il mercato dei TGC negli ultimi anni è esploso, andando a saturare la capacità di produzione da parte dei giganti del gioco. Wizard infatti potrebbe essersi mossa in anticipo rispetto ai tempi usuali, considerando l’hype e la F.O.M.O che l’universo Tolkeniano genera da sempre sul pubblico amante dell’high fantasy.
E se per qualche errore dovesse uscire anche solo una carta con l’attribuzione al solo Frazier, ci si troverebbe di fronte ad uno scenario difficilmente gestibile. La nuova artwork, oggetto di polemiche, diventerebbe a suo modo iconica perché oggetto di discussione, segnando per i collezionisti un cimelio da custodire proprio come Gollum nei meandri delle Montagne Rocciose. Sebbene questo scenario risulti alquanto improbabile, alla Wizard off the Coast non sono nuovi a scherzi del genere (pensate a quanto successo con le carte di TNMT durante la prerelease di Lorwyn Eclipsed a inizio 2026). Errori a parte, credo che questa nuova stampa dell’Unico anello sarà comunque considerato una carta collezionabile, proprio per questi avvicendamenti che la vedono protagonista.
My Precious (credits: Wizards of the Coast)
Il plagio: uno scenario davvero preoccupante
Di fronte all’ammissione di Frazier, Wizards non ha preso le distanze dall’artista, limitandosi a bilanciare l’effetto di percezione dell’opinione pubblica nei confronti della svalutazione del lavoro di Nael. Una mossa d’obbligo, perché prendere le distanze da Frazier avrebbe voluto dire minare il valore di alcune delle carte iconiche di Magic: The Gathering. Viene da chiedersi però se la reazione da parte di WOTC sarebbe stata la stessa qualora a copiare un’illustrazione esistente fosse stato un artista emergente e non affermato quale Da Frazier. In più, viene difficile credere come WOTC non abbia colto i chiari riferimenti fra le due immagini quando la seconda è stata sottoposta a valutazione.
Quando i numeri diventano un problema
Questa vicenda apre a considerazioni circa un limite che comincia a farsi evidente nella produzione sebbene molto prolifica del mondo ideato da Richard Garfield. Guardando infatti al numero di stampe uniche prodotte per il gioco nel corso dei decenni, è chiaro come MTG stia subendo un’inflazione nella produzione di carte, che non può non mettere in difficoltà il comparto artistico.
Decennio
Carte Uniche Stampate
1990-1999
4234
2000-2009
6547
2010-2019
8956
2020-2025
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Il valore raggiunto solo a metà di questo decennio per le stampe uniche sta suscitando molte discussioni tra gli amanti del gioco, che hanno difficoltà nel gestire formati con un numero sempre più grande di carte da poter giocare, e spesso ridondate nelle meccaniche. Rischia quindi di venir meno il valore del gioco stesso e delle illustrazioni, con le conseguenze (rare, per fortuna) che abbiamo appena visto. La quantità eccessiva rischia di far perdere qualità sul meta e sul prodotto come insieme di regole e appeal visivo.
Non rimane quindi che aspettare il rilascio dell’espansione a tema Lo Hobbit per scoprire gli effetti di questa vicenda sul valore del The One Ring e come reagirà il mercato.
E tu? cosa pensi di questa vicenda? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
Ci sono momenti della storia editoriale di una testata in cui i pianeti si allineano, offrendoci spunti per fare riflessioni che altresì non avremmo avuto modo di elaborare. In questo Topolino 3662 uscito lo scorso 28 Gennaio 2026 in edicola, assistiamo ad una congiunzione potremmo definire Paperoniana. Non capita spesso infatti che proprio sullo stesso numero si possano leggere due episodi di due run diverse dello stesso personaggio. Da un lato Paperone in Atlantide, la saga evento di Fabio Celoni che ha fatto la sua prima apparizione formale sui numeri 3660 e 3661. Dall’altra la terza parte di Uncle Scrooge: Earth’s Mightiest Duck.
Ma sarà riucito Jason Aaron a convincere dei suoi intenti? E Celoni riuscirà a risolvere gli inneschi presentati in questa seconda parte della sua opera? Ne parliamo in questo articolo, in cui esploriamo le trame, i problemi e gli espedienti che queste due storie dedicate a Scrooge McDuck andranno a risolvere. Se prima di addentrarti nella lettura vuoi recuperare un po’ di contesto, vi ricordo che è disponibile il mio articolo sul Prologo e Prima Parte di Paperone in Atlantide ed i miei pensieri sulla prima uscita di Zio Paperone il Papero più potente della terra.
Aaron e Celoni: stesso Paperone, due universi diversi
Questo Topolino 3662 racchiude due volti della stessa medaglia. Quella di una narrazione Disney che da un lato ha visto la prosecuzione di un canone classico, portato avanti da autori nostrani che arricchiscono l’universo dei personaggi con nuove sfumature, storia dopo storia. Dall’altra parte, separata fisicamente dall’ennesima flip cover che accompagna ogni uscita di questo Earth’s Mightiest Duck, troviamo Jason Aaron impegnato nella preparazione di un distillato dell’essenza di Paperon de Paperoni. La prima storia Marvel con protagonista un personaggio originale Disney che non veste i panni di un supereroe, ma che ne incarna valori ed essenza.
Earth’s Mightiest Duck Parte 2 e 3: la speranza è l’ultima a svanire
Aaron, lo sappiamo, ci ha abituato alle citazioni tratte da Don Rosa e altri autori del classico Disney. A partire dal What If introdotto sul Monte Orso – bellissimo a mio avviso – nel prologo de Paperone e il Decino dell’Infinito, in cui lo Zione non avrebbe potuto incontrare i suoi nipoti perchè smarriti in una bufera di neve, passando per la coalizione di Paperoni in lotta contro i molteplici universi alternativi contro un Uncle Scrooge villain – chiaro richiamo a Thanos – , tutto ruota attorno alle diverse identità assunte da Paperone nella saga di Don Rosa e Carl Barks.
Una soluzione diretta, che aveva mostrato nel 2024 l’amore di Aaron proprio per quel mondo che ancora oggi fa da motore a nuovi stimoli creativi sul Papero più ricco del mondo. Paperone e il Decino dell’Infinito era risultato un esperimento piacevole, e l’unico punto debole che veniva imputato alla storia era il suo sviluppo troppo veloce, quasi come a voler chiudere senza spiegare alcuni dei passaggi principali. In questo contesto l’annuncio di Earth’s Mightiest Duck si è da subito proposto come una promessa, da parte di Aaron, di tornare alle chine di un Paperone che avrebbe visto uno sviluppo ed una profonfità maggiori rispetto all’opera precedente. Un completamento e chissà, magari anche un richiamo proprio alla storia che aveva introdotto Aaron al pubblico Disney.
Dopo l’uscita questa settimana del terzo capitolo di quattro però, ci si comincia a chiedere come riuscirà Aaron a chiudere un cerchio tracciato dal diametro, forse, troppo grande. Nella storia sono di nuovo presenti versioni plurime di Paperone, attinte dai suoi ricordi legati alla conquista del suo tesoro che la razza aliena degli Intenditori cerca in tutti i modi di recuperare. Il problema di fondo di questa storia però emerge nella seconda e terza parte di questa saga. Vediamo una compagnia di Paperoni che tentano in ogni modo di salvarsi dall’attacco alla memoria da parte degli Intenditori, vagando di ricordo in ricordo ed arruolando nuove versioni di sé stesso nel tentativo di formare quello che sembrerebbe, ancora una volta, un piccolo esercito.
Nonostante il sacrificio nella terza parte di tutti i Paperoni passati, la narrazione è un lungo e lento susseguirsi di citazioni non approfondite e non diversamente esplorate. Ne è l’esempio la sequenza di vignette dedicate al ricordo più prezioso di Paperone: il suo amore contrastato con Doretta Doremi. La comitiva entra nel ricordo di un Klondike dove un giovane Paperone in cerca di fortuna e sicuro di sè si allontana emotivamente dall’intrattenitrice e cantante del saloon. Il paperone del futuro comprende l’importanza di Doretta nella sua vita e cerca invano di salvarla dallo smantellamento in atto del ricordo. Questa sequenza, apparentemente ben studiata, rimane sospesa nel vuoto. Non viene lasciato spazio ad un tentativo più spinto di salvare Glittering Goldie. Le volontà di Aaron sembrano dirci ehi, conosco il passato di Paperone, ve la ricordate Doretta? La conosco anche io, ora andiamo avanti.
Paperone perde la memoria (credits: Panini Comics)
Rileggendo la storia dall’incipit fino alla terza parte non si estrarre profondità dal personaggio. Ed é alla domanda che cosa ci lascerà questa saga? che dovremo rispondere con la quarta ed ultima parte, la cui uscita non è ancora stata annunciata in Italia. Per ora però della trama resta ben boco, se non un raffazzonato tentativo di liberarsi dalla propria mente salvando il salvabile.
Continuano anche in questa seconda e terza parte i coinvolgimenti di più disegnatori – quasi un parallelismo ai diversi Paperoni nella storia – , ognuno con il suo stile differente. Se dal punto di vista creativo la scelta si rivela interessante, la sua messa in opera fornisce un risultato a mio avviso incoerente e frammentato. Gli stili fumettistici variano dai tratti classici impartiti da Claudio Sciarrone a quelli più drammatici Adam Hubert. Ogni artista interviene su tavole diverse, alternandosi ad altri in questa composizione che però fatica a convincere. Paperone nella storia é tenuto collegato ad una macchina psichica proprio dagli Invasori, quindi questa continua variazione di stili potrebbe rappresentare una distorsione per come vissuta dallo stesso protagonista. Se questi sono gli intenti però, la resa é ben lungi dal dimostrarli. Una nota d’onore va infine a Gabriele dell’Otto, che con il suo stile iper realista e solido contribuisce alla saga regalandoci le copertine regular di tutti e 4 i numeri con un risultato davvero accattivante.
Copertina di Earth’s Mightiest Duck #3 (credits Marvel Comics)
Torneremo su Il Papero più potente della terra nel finale, per tirare le dovute conclusioni. La speranza è l’ultima a svanire, ma rischia di fare la stessa fine dei ricordi di Paperone.
Paperone in Atlantide: si aprono le strade
Se il prologo e la prima parte della nuova creatura di Fabio Celoni ci avevano fatto emozionare, il secondo capitolo di Paperone in Atlantide ci porta dentro le stanze e le strade della mitica civiltà perduta. Abbiamo lasciato Qui, Quo, Qua e Paperino mentre sprofondavano negli abissi dell’oceano Atlantico al largo delle Colonne d’Ercole. Li vediamo salvarsi, catturati da guardie di Atlantide che portano i visitatori fatti prigionieri al cospetto di niente di meno che…Paperone in persona! Ma come ha fatto Paperone ad arrivare a diventare re dell’antica civiltà che tutti ritenevano perduta in così poco tempo? Celoni ci spiega da subito che il tempo scorre diversamente ad Atlantide, ed una sola settimana nel mondo sopra il pelo dell’acqua è corrisposto ad un intero anno per gli Atlantidei. Un Paperone che non sembra riconoscere la sua famiglia, corrotto dal desiderio di grandezza e alla ricerca dell’antico metallo rosso, l’Oricalco, e delle sue miniere che solo i Disillusi di Atlantide sembrerebbero conoscerne la collocazione. Ed è proprio grazie ad uno dei Disillusi, Fallister, che i quattro riusciranno ad evadere dalle prigioni dei sotterranei. Nel frattempo però, il misterioso inseguitore della ciurma, svelatosi con il nome di Aldebrack, è sfuggito alla cattura e cerca di raggiungere un luogo misterioso dal quale far scatenare un attacco…proprio ad Atlantide?
Vale la pena spendere qualche parola per sottolineare alcuni passaggi che ho trovato davvero intensi. Primo fra tutti il momento in cui rivediamo Paperone nei panni di re di Atlantide. Come il Kurts interpretato da Marlon Brando in Apocalypse Now, rimaniamo catturati dall’aura divina che sembra aver acquisito il nostro eroe – o villain? – per gli Atlantidei. Ma è davvero rispetto quello provato dalle guardie, o solo attesa di ribellione?
Il Re di Atlantide (credits: Panini Comics)
Abbiamo poi il finale di questa seconda parte, in cui Celoni ci racconta di un Paperone che si reca oltre la terza cerchia di mura per tuffarsi nell’Oceano della Memoria, che ricopre i resti sommersi di Atlantide.
Paperone pronto a tuffarsi nell’Oceano della Memoria (credits: Panini Comics)
Questa sequenza, in cui Paperone si ritrova confuso e in bilico tra i suoi desideri e i suoi ricordi, rende il finale di questa seconda parte uno specchio nell’anima di tutti noi lettori.
Con ancora metà della storia davanti, sono tanti i bivi aperti che siamo fiduciosi riusciranno a risolversi nelle due puntate che ci attendono nei Topolino 3663 e 3664, in uscita le prossime settimane. Appuntamento al prossimo numero per scoprire il destino riservato ai nostri eroi!
E tu? cosa pensi di queste due saghe dedicate a Paperon de Paperoni? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo! Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
A due anni di distanza da Il Destino di Paperone, storia uscita in quattro puntate su Topolino in occasione della celebrazione dei 75 anni di Zio Paperone, Fabio Celoni torna alle matite e alla sceneggiatura di una nuova storia, Paperone in Atlantide, che promette di espandere il canone disneyano con un nuovo -l’ennesimo- capolavoro del Maestro. In questo articolo andiamo ad analizzare il Prologo e della Prima Parte, cercando di comprendere le basi quello che sarà lo sviluppo della storia nelle prossime settimane.
La nuova avventura del Papero più ricco del mondo è stata annunciata a fine 2025 su Topolino 3658 e 3659 con due pubblicità dedicate. I lettori più affamati hanno potuto inoltre leggere in anteprima il prologo della storia in occasione della Free Comics Week 2025, ritirando nelle fumetterie e nelle edicole aderenti il mini-libretto con le prime tavole abbozzate. La versione sketch è stata riproposta poi la scorsa settimana su Topolino 3660 a fondo libretto, preceduto da un editoriale-intervista di quattro pagine al Maestro Celoni e al suo rapporto con la storia e il mito di Atlantide.
Le grandi idee richiedono tempo
Come ci racconta Fabio Celoni nell’editoriale di Topolino 3660, l’idea per Paperone in Atlantide nasce proprio sotto la superficie dell’acqua. Per la precisione a Castro Marina, quando l’autore guardando verso il fondale ha avuto l’idea per quella che sarebbe stata, venticinque anni dopo, la storia che abbiamo il piacere di leggere. A pensarci, un quarto di secolo è un lasso di tempo davvero lungo comparato alla vita umana. Le idee che ci accompagnano crescono con noi, maturano e a volte le vediamo sgretolarsi sotto la loro fragilità. Per dar loro consistenza, sentiamo la necessitò di portarle in vita, di renderle materia. E dopo l’uscita de Il Destino di Paperone, il direttore Alex Bertani non ha perso tempo chiedendo a Celoni di rimettersi a lavoro su una nuova, grande avventura degna della grande narrazione disneyana. A raccontarlo è lo stesso Bertani, nell’editoriale di questo 3661 quasi interamente dedicato all’opera. Due anni di lavoro intenso che hanno portato a oggi, e che poggia le sue basi su opere come l’Odissea e Moby Dick -di cui la Disney ha creato l’adattamento a fumetti grazie ai disegni di Paolo Mottura-.
Un prologo che tiene in apnea
Se è proprio vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, questo vale per il Prologo di Paperone in Atlantide. Undici pagine e nessun balloon. Il richiamo all’ascoltare con gli occhi non è solo evidente, ma reso necessario in questo susseguirsi di vignette dai toni drammatici. In un mare in tempesta, a bordo della sua nave Il Tallero, Paperone tiene saldo il timone per mantenere una rotta ormai smarrita, mentre le acque agitate si abbattono sul fianco dell’imbarcazione. Tutto sembra rivolgere al peggio, ma il più duro dei duri non sembra aver intenzione di mollare, volgendo Lo sguardo sicuro davanti a sé bucando il foglio di carta, raggiungendo il lettore. Quattro sono le lettere in tutto il prologo. ROAR, il ruggito di un’onda che come un maelström inghiotte il nostro eroe e quel che resta della barca dall’albero spezzato. Tutto sembra perduto, ma nel suo lasciarsi andare nell’oscurità Paperone scorge i resti di un’antica civiltà perduta; è Atlantide, un luogo fra mistero ed immaginazione che da sempre è rimasto al centro di speculazioni e teorie sulla sua collocazione.
Paperone in Atlantide: splash Page senza titolo (credits: Panini Comics)
Su Topolino 3660 abbiamo potuto godere della versione draft della storia. Ai colori della versione finale invece vediamo Alessandra Amorotti, designata come colorista di questa saga. Ad aiutarla in questo arduo compito è Luca Merli, ai colori de Il Destino di Paperone che ha saputo tradurre le emozioni di quell’appassionante avventura tramite un uso abile dei toni. Nel prologo possiamo notare un uso delle tonalità di giallo blu rosso, con un mix di luci ed ombre a creare una dimensione onirica in questa prima fase della scoperta.
Primo Atto
Ora lo so! Conosco finalmente il punto esatto! Ciò che per millenni è rimasto un mito per tutta l’umanità sarà presto nelle mie mani, con i suoi tesori e le sue leggendarie ricchezze! Le sue strade mi aspettano…le strade d’oro di Atlantide! Zio Paperone
Il primo atto si apre con la notizia della scomparsa del magnate del Klondike da parte del telegiornale di Paperopoli. Ad apprenderne la notizia in diretta sono Qui, Quo, Qua e Paperino che corrono subito da Battista, già al corrente di tutto. Come si avrà modo di scoprire, Zio Paperone è andato alla ricerca di Atlantide, riuscendo a decifrare la posizione esatta dell’antica civiltà perduta a partire da appunti portati da un misterioso visitatore, la cui identità rimane ci rimane nascosta. Nel tentativo di andare in soccorso dello Zione, l’improvvisata ciurma capitanata da Paperino salpa a bordo di Carabattola -nome d’ironia a suggerire il pessimo stato dell’imbarcazione- . I nostri eroi si troveranno presto in balia della stessa burrasca che ha volto di sorpresa Paperone, finendo anche loro ingoiati da Atlantide.
Questo primo atto ci fa fare un tuffo nel passato della produzione dell’artista. I tratti curvilinei dei suoi disegni e le composizioni ricche in ogni foglio sono ormai diventate un segno distintivo delle sue produzioni, da Dracula di Bram Topker a Lo strano caso del Dottor Ratkyll e di Mr. Hyde. Ogni pagina, se presa a sé stante, può essere separata dalla storia e vista come opera d’arte a sé stante. Gli ambienti, ricchi di dettagli come nel caso della raffigurazione dello studio di Paperone, portano il lettore a soffermarsi alla ricerca di indizi, tra carte nautiche e appunti scritti a penna, su dove possa essere andato il temerario cercatore d’oro del Klondike.
Paperone in Atlantide: lo studio di Paperone
In questa capacità rendere le raffigurazioni espressive, Fabio Celoni riesce a dare profondità a momenti apparentemente tranquilli ma di grande impatto grazie nell’espressività donata ai personaggi. Un caso su tutti è il passaggio a pagina 16 in cui Paperino, affranto dal ritrovamento del pezzo di chiglia recante il nome della barca di Paperone, si rivolge allo zio nella notte stellata chiedendosi che fine abbia fatto.
Paperone in Atlantide: passaggio a p.16 (credits: Panini Comics)
In queste sei vignette c’è racchiuso un rapporto, quello tra Paperino e Paperone, che non solo Celoni ma tutti i disegnatori Disney hanno saputo creare ed approfondire in anni ed anni di narrazione. Ed è in questi momenti che lo spettatore riconosce in Paperino tutto l’affetto che ha sempre provato per suo Zio, una guida spirituale nonostante la scorza dura.
I membri dell’equipaggio però non sono soli. Uno misterioso avventuriero li insegue con la sua barca, rimanendo anche lui travolto nel mare in tempesta.
“Non ce l’ho fatta, Zio Paperone…Atlantide ci ha rapiti tutti…“ Paperino
Un inizio di storia emozionante. Non resta che aspettare i prossimi numeri di Topolino per leggere le prossime puntate e per capire che fine ha fatto quel grande avventuriero di Paperon de Paperoni!
Aggiornamento Maggio 2026: Paperone in Atlantide Deluxe Edition e il mio incontro con Fabio Celoni al SalTo 2026
Un aggiornamento dovuto, questo, per raccontare cosa è successo dopo la pubblicazione di questo articolo sul mio blog. In maniera del tutto inaspettata, il pezzo ha riscosso un buon riscontro da parte di voi lettori -cosa che mi onora-, arrivando fino al Maestro Celoni che ne ha parlato su un suo post sul suo profilo Instagram! A distanza di poco più di tre mesi, il Maestro Celoni è stato ospite per Panini Comics al Salone del Libro di Torino (SalTo) 2026 per la presentazione della versione cartonata Deluxe de Paperone in Atlantide. Un momento per incontrare da vicino un autore che sa far emozionare e ringraziarlo per la ricondivisione di questo articolo. Non ho mancato l’occasione per mettersi in coda per la sessione di firmacopie al mattino della seconda giornata e per acquistare la mia copia del volume dedicato al papero più coraggioso di sempre!
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Vuoi scattare ed elaborare fotografie quando sei in viaggio con la massima semplicità possibile ottimizzando ogni passaggio che ti porta dallo scatto alla pubblicazione? In questo articolo ti spiego come affrontare il processo di editing fotografico in mobilità fornendoti qualche dritta.
Se ripenso all’ultimo decennio visto evolvere la tecnologia e devo ammetterlo, la curva del cambiamento è davvero ripida! Quel che una volta era possibile fare solo tramite computer oggi si può stringere nel palmo di una mano, grazie ai tablet e agli smartphones, più potenti che mai. con un simile concentrato di prestazioni, scattare ed editare le proprie fotografie è più semplice che mai. ecco perchè ti guiderò atraverso i passaggi fondamentali per un editing in movimento, fornendoti consigli utili per non perderti nulla dalle tue esperienze. Cominciamo!
Definisci una lista essenziale
In ingegneria definiamo MEL -Minimum Equipment List- quell’elenco di strumenti necessari per effettuare una determinata attività. Di seguito voglio indicarti un set minimo di strumenti dei quali avrai bisogno per scattare ed editare quando sei in viaggio, divisi per fase e tipo di viaggio:
Dispositivo di acquisizione – Macchina Fotografica / Smartphone Dispositivo per Editing – Computer / Tablet / Smartphone Trasferimento da macchina a Dispositivo – App dedicata / cavo a PC / adattatore Editing – App per iOS o Android su Smartphone e Tablet, Software avanzati su Computer Pubblicazione – Account Social o Siti Professionali
Acquisizione, il cuore del workflow
L’acquisizione è, come puoi capire, il cuore del workflow fotografico. Nel momento dello scatto trasferiamo una parte di noi, delle nostre emozioni, in quell’immagine. Per farlo al meglio però, hai bisogno di catturare quanti più dettagli, o informazioni, possibili.
Ecco perchè devi ricordarti di scattare in RAW. Se disponi di una DSLR o una Mirrorless questo settaggio è un must, ma non è ancora banale per chiunque ricordare che sugli ultimi modelli di smartphone questo formato (simile a quello per le fotocamere dedicate) è possibile sbloccarlo. Per iPhone quindi ricordati di attivare Apple ProRAW da Impostazioni, che abiliterà la funzione integrata nella Fotocamera di iOS. Per i Samsung invece potrai accedere al formato RAW tramite l’app Expert RAWper ottenere file non compressi e abilitare editing avanzato delle immagini JPEG.
Se vuoi invece riprendere le nozioni base della fotografia, alla pagina dedicata alla Fotografia del mio sitotroverai tutte le informazioni di cui hai bisogno per imparare a conoscere i settaggi principali e catturare i tuoi momenti unici!
Trasferimento delle immagini sul device
Se scatti direttamente dallo smartphone, le tue foto potranno essere richiamate dalla galleria immagini. Ricorda che ad oggi gli smartphones ormai sono dotati di un file system integro e completo, che ti permetterà di catalogare al meglio i tuoi scatti dividendoli per cartelle con data e per tipo (JPEG, RAW). Per una guida completa su come organizzare queste cartelle ti rimando al mio articolo dedicato sulla catalogazione delle immagini.
Se invece scatti da DSLR o Mirrorless, avrai a disposizione più opzioni in base alle potenzialità della tua macchina fotografica:
Trasferimento mediante App Compatibile
Ogni produttore di macchine fotografiche ha il suo ecosistema e la sua app dedicata. Di seguito le principali:
Nota: queste app solitamente consentono il trasferimento delle fotografie nel solo formato JPEG. Per un editing professionale è raccomandato l’uso dei file RAW, quindi ti consiglio di vedere i punti di seguito;
Trasferimento mediante adattatore
Questa è la soluzione più comoda, mettendo in collegamento diretto la scheda di memoria della macchina fotografica con il tuo device. Online sono disponibili ad un prezzo contenuto adattatori da SD / Micro SD a porta Lighting / USB-C per telefoni e tablet, come quello che ti consiglio qui sotto
Se invece sei in possesso di macchine fotografiche recenti e di fascia alta, potresti già avere a disposizione oltre al classico slot SD uno slot per le CFExpress Type A o B. In questo caso, il costo di un adattatore sarà più alto, ma i tempi di attesa per il trasferimento di dati -soprattutto se devi inviare video ad alta risuluzione- non saranno più un problema. Se vuoi approfondire il tema sui dispositivi di memoria per le macchine fotografiche, ti rimando a questa guida completa e dettagliata.
Editing fotografico: tra leggerezza e performance
Per uscite di 1-2 giorni al massimo, il tuo smartphone sarà il tuo fedele compagno. Potrai modificare i tuoi scatti direttamente da App come Snapseed o Adobe Lightroom Mobile, che ti permettono di gestire i file più pesanti ad elevata efficienza. Per viaggi di lunga durata invece potresti decidere di portare nel tuo zaino fotografico un PC portaitile o un Tablet, con la possibilità di poter sfruttare le potenzialità di software completi e, nel caso di iPad, l’Apple Pencil per ritocchi di precisione.
Pubblicare per crescere come fotografi
Sei arrivato al momento della pubblicazione. Condividere con gli altri i momenti catturati è il miglior modo per crescere come fotografo, perché potrai ricevere apprezzamenti ma soprattutto critiche costruttive per migliorare. Se il tuo intento è condividere con un gruppo di appassionati, voglio farti conoscere due piattaforme che uso da anni e che hanno contribuito fortemente al mio percorso nella fotografia amatoriale. Il primo è Juzaphoto, un sito con gallerie tematiche, forum ed uno spazio per le vendite di strumentazione fotografica. La community che ruota attorno a questo spazio digitale è davvero preparata, quindi è un ottimo trampolino di lancio per metterti alla prova condividendo i tuoi scatti.
Il secondo, se sei amante dell’astrofotografia, è Astrobin. Se sei alla ricerca di informazioni sull’oggetto del cielo che hai catturato, sappi che Astrobin integra un tool di analisi astrometrica degli scatti che ti permetterà di identificare la porzione di volta celeste che hai scattato, identificandone gli oggetti al suo interno. Se l’Astrofotografia ti appassiona, quello è il sito dove andare.
La pubblicazione sui social come Instagram e TikTok richiederebbe un intero articolo, ma voglio comunque lasciarti con due consigli che miglioreranno la resa delle tue fotografie:
Pubblica nel formato che preferisci: i social ci hanno gradualmente a preferire il formato verticale per i nostri scatti e a premiarli con maggiore visibilità. Se hai uno scatto da condividere, non avere paura di mostrarlo per come lo hai realizzato!
Ricorda di Abilitare il caricamento con la massima risoluzione dalle impostazioni della piattaforma
E tu, quale workflow fotografico usi per un editing in movimento? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!
Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su contenuti di fotografia, astrofotografia e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!
Hai deciso di iniziare a collezionare Topolino ma non sai da dove cominciare? Allora questo articolo fa per te. Dopo le ultime uscite a tema natalizio di Topolino 3656e 3657, voglio iniziare questo nuovo anno all’insegna del collezionismo e dei fumetti tornando alle basi.
Voglio darti le informazioni essenziali che ti serviranno per iniziare la tua collezione di Topolino e suggerirti alcune idee di collezionismo da poter intraprendere senza spendere una fortuna.
Comincio subito col dirti che il collezionismo di Topolino deve essere semplice. Mi spiego meglio: quando iniziamo a collezionare, la nostra mente è portata a pensare che più informazioni abbiamo, più saremo in grado di compiere le scelte giuste ed evitare errori. La verità è che esistono una miriade di aspetti e considerazioni da fare quando ci si approccia all’acquisto di un numero di Topolino, ed è inutile pensare di non commettere qualche errore.
Per ridurre al minimo queste spiacevoli esperienze — e talvolta lo spreco di soldi — voglio condividere con te alcune informazioni fondamentali che ti permetteranno di approcciarti al collezionismo di Topolino nel modo corretto.
Impara a riconoscere i Formati
Topolino in formato libretto spillato nasce con il Numero 1 nel 1949 e vede alcune principali fasi editoriali. Ho riassunto per te nella seguente tabella gli step principali che hanno portato all’evoluzione di questa testata:
N. cambio editoriale
Editore
Periodo
N. albo del cambio
Formato (in teso)
Rilegatura
Dimensioni
1
Mondadori
1949 – 1952
n. 1
Libretto
Spillato
circa 13 × 18 cm
2
Mondadori
1953
n. 74
Libretto
Spillato
circa 13 × 18 cm
3
Mondadori
1954 – 1987
n. 75
Libretto
Brossura (costa gialla dal 1967)
circa 13 × 18 cm
4
Mondadori
1988 – 1994
n. 1721
Libretto (formato maggiorato)
Brossura
circa 14 × 19 cm
5
Disney Italia
1995 – 2013
n. 2050
Libretto
Brossura
circa 14 × 19 cm
6
Panini Comics
2013 – oggi
n. 3019
Libretto
Brossura
circa 14 × 19 cm
Tabella riassuntiva cambi editoriali Topolino
Con questa tabellina riuscirai ad orientarti tra i vari annunci e potrai a colpo d’occhio riconoscere un topolino moderno da uno vintage. Ti basterà solo un po’ di pratica e riuscirai a navigare tra le varie uscite.
Impara ad analizzare un albo
Uno step che spesso viene sottovalutato è lo studio delle parti che compongono un fumetto. Se ti parlo di costina, quarta di copertina, tipo di rilegatura o condizioni di conservazione, mi riferisco a elementi ben precisi dell’albo.
Prendere dimestichezza con questi concetti ti permetterà di valutare lo stato di un Topolino partendo da un annuncio online o, ancora meglio, osservandolo di persona.
Colleziona le Variant
Il mercato fumettistico made in U.S.A ci ha abituato da tempo al concetto di Variant. Una variant è una versione alternativa di numero Regular di un fumetto con una grafica differente. è il collezionismo allo stato puro: stai pur certo che un collezionista vorrà ogni variant possibile di una testata che ama. Questo concetto è stato portato in Italia e Topolino da qualche anno aderisce a questo approccio, creando variant per eventi speciali o fiere.
Sebbene una variant, nuova o in usato, costi di più di un numero regular, una collezione di queste conterrà, almeno per Topolino, un numero limitato di numeri, con un costo nel totale tutto sommato contenuto!
Colleziona per Copertine
Questa è la collezione che più mi piace portare avanti. Quando cerco su Ebay o Vinted quale sarà il prossimo numero di Topolino da recuperare, la prima cosa che faccio ancor prima di andare a contestualizzare quell’uscita è osservarne la copertina per capire le emozioni che mi trasmette. Voglio farti un esempio pratico con queste due copertine che adoro:
La prima è molto semplice, un’illustrazione frontale del volto di Zio Paperone con un cappello invernale. Che c’è di tanto speciale, direte voi? Forse nulla. O forse tutto: in ogni caso avreste ragione.Perchè quello che ti attrae di una copertina non è sempre descrivibile a parole. è un’emozione che nasce dentro osservandola, scoprendone nuove sfumature ogni volta.
La seconda invece è il tipo di illustrazione moderna, complessa se vogliamo in cui intervengono elementi prospettici e di composizione. In questo caso possiamo non solo apprezzarne la bellezza a livello globale ma anche l’equilibrio tra gli elementi che la compongono.
Avere nella propria libreria tutte le copertine di Topolino che ami è un ottimo modo per avvicinarsi alla testata e chissà, magari espandere in un secondo momento la collezione!
Colleziona un Personaggio: se sei amante di un personaggio in particolare, puoi decidere di prendere tutte le copertine in cui questo personaggio compare. Avere sul proprio scaffale le apparizioni di Paperinik, Fantomius o Paperina dimostrerà che sei un vero intenditore di questi personaggi.
Numeri tondi: la storia di Topolino ha traguardato momenti importanti in occasione dell’uscita di numeri tondi come il 500, 1000, 1500. Questi numeri sono recuperabili facilmente e sono pietre miliari della storia editoriale della testata. Recuperarli tutti é un’ottimo modo per incominciare una collezione.
Topolino Libretto 500
Colleziona Albi di Natale: Il periodo di Natale è da sempre un momento speciale per la testata di Topolino, che prepara sempre novità e albi straordinari per questo periodo. Recuperare tutti gli albi natalizi può essere una bella avventura, come possedere il Topolino 578 con la lettera di addio a Walt Disney.
Topolino 578 di Natale con lettera morte Walt Disney
Colleziona Vintage
Se sei amante del sapore vintage, allora vorrai recuperare albi che cristallizzano un’epoca. Ma cosa si intende per Vintage? In questa categoria ricadono tutti i Topolino usciti più di venti anni fa. Gli albi degli anni 50′ e 60′ sono un ottimo esempio di Vintage con tratti classici e senza tempo.
I primi Cento: si fa sul serio!
Hai deciso di collezionare i Graals dei humeri di Topolino? Bene allora devi fare molta attenzione a quello che cerchi e a come lo valuti. Il mio consiglio è di non approcciarti all’acquisto di questi albi ma di studiarli bene prima, riuscendo magari a trovare la loro versione digitale online -alcuni utenti hanno scansionato questi tesori!- . Se invece sei già deciso di lanciarti nell’acquisto di uno di questi primi numeri, allora:
Chiedi sempre foto circa i dettagli dello stato delle copertine;
Verifica l’autenticità del fumetto che intendi acquistare;
Occhio alle truffe: trovare numeri Topolino nella fascia 1-100 in buone condizioni a meno di 50 euro è davvero sospetto. Cerca di controllare la provenienza dell’albo chiedendo aiuto a collezionisti esperti nel settore.
Topolino Libretto Vintage 81
Colleziona un intero Anno di Topolino
Un’ottima alternativa per stabilire un legame emotivo con la storia editoriale di Topolino può essere quella di collezionare un intero anno di uscite. 52 numeri dell’anno al quale sei legato – magari l’anno di cui avevi tanti numeri da bambino o l’anno in cui sei nato!
Tieni traccia della tua Collezione
Per ultimo ma non meno importante: tieni traccia della tua collezione. Se entri nel mondo del collezionismo ti capiterà più spesso di quanto tu creda di imbatterti in un numero che potresti non ricordare di avere, quindi un rapido check ti aiuterà a capire se l’esemplare che stai consultando di manca o è in condizioni migliori di quello che hai a casa. Avere a portata di mano la tua libreria digitale è fondamentale!
Voglio ringraziarti per essere arrivato sin qui. Se sei interessato a seguire le mie pubblicazioni su collezionismo e fumetti, non dimenticarti di iscriverti al sito per rimanere sempre aggiornato sugli articoli pubblicati e alla Newsletter dove pubblicherò contenuti periodici extra.
Ricordo che alle scuole medie avevamo fatto una sessione di orientamento astronomico nella mia città. Durante le lezioni ci avevano passato dei fogli con sopra stampate le principali costellazioni della volta celeste. Per memorizzare le posizioni, con un velo di carta traslucida tracopiavamo le loro forme: Cassiopea, Orione, l’Orsa Maggiore. La sera ci eravamo dati appuntamento in un luogo ideale per le osservazioni per identificare quei gruppi di astri nel cielo notturno: un’esperienza davvero formativa. Da allora sono passati anni e la tecnologia è evoluta con noi. Ad oggi disponiamo di strumenti software che rendono l’esperienza fotografica più intuitiva, permettendoci di ottimizzare il tempo a disposizione per immergerci nella bellezza che solo questa attività può regalare.
In questa seconda parte della Guida Introduttiva per Astrofotografi Amatori voglio parlarti dei principali software e app che ti permetteranno di pianificare e realizzare le tue prime fotografie astronomiche. Per ognuno di essi ti illustrerò lo scopo e quando conviene utilizzarli, dividendoli in gruppi. Alla fine di questo articolo avrai una lista essenziale di strumenti per il tuo percorso da astrofotografo amatore e se e quando usarli in base al tuo livello di esperienza.
Siti Web per Previsioni Meteo
Molte persone sottovalutano l’importanza di una buona previsione delle condizioni meteo. Per evitare inutili perdite di tempo, è importante che tu abbia gli strumenti giusti per trovare le corrette condizioni di copertura del cielo, la percentuale di umidità e altri fattori che possono compromettere le tue osservazioni astronomiche e i tuoi scatti.
Il primo sito web di cui voglio parlarti è IlMeteo . Accedendo con il tuo account Google o Facebook potrai salvare le tue posizioni preferite e consultare i principali parametri meteo per le ore e i giorni a venire. Ricorda però, se stai pianificando una sessione di astrofotografia che richiede lo spostamento in una località lontana, di non fare completo affidamento sui siti di previsioni meteo maggiori di 48 ore.
Consiglio: se devi raggiungere il luogo della tua sessione astrofotografica, consulta le Webcam del luogo per accertarti delle condizioni di visibilità.
Il secondo servizio web, essenziale a mio avviso, è Windy. Questo sito ti permette nella sua versione gratuita di visualizzare previsioni meteo a un’ora per la tua località con un alto grado di precisione. Navigando fra le sue funzionalità ti accorgerai della presenza di diversi livelli da poter gestire. Per gli scopi di questa guida, impara a leggere i seguenti tre livelli: Nuvole, Radar Meteo e Satellite. Per entrambi i servizi esistono le rispettive App per iOS e Android, quindi il mio consiglio è di scaricarle entrambe sul tuo smartphone o tablet per avere con te il meteo a portata di mano.
Software per Orientarsi
Immagina di essere sotto il cielo stellato, alla tua prima sessione di astrofotografia. Le condizioni meteo sono perfette, grazie ad un’ottima pianificazione seguendo il paragrafo precedente. Ora però è arrivato il momento di scattare. Si ma, cosa?
Nonostante ti consigli di prendere dimestichezza con i principali parametri fotografici andando a realizzare generici scatti al cielo stellato, prima o poi vorrai sicuramente cominciare a riprendere oggetti specifici, situati in posizioni precise del cielo per quell’ora della notte e in quella stagione. E qui veniamo ai principali strumenti software per orientarsi ed identificare gli oggetti del cielo.
Stellarium è il simulatore principale di volta celeste che utilizzo. Andando a selezionare e salvare la mia posizione con le coordinate di Latitudine, Longitudine e Quota, avrai una rappresentazione accurata della tua volta celeste. Ma non finisce qui: nel software potrai andare avanti e indietro nel tempo, importare oggetti, collegare una camera e simulare le caratteristiche del tuo strumento di ripresa per visualizzare l’anteprima della porzione di cielo che andrai a catturare. Tutte queste funzionalità rendono Stellarium la soluzione che ti consiglio per il tuo percorso da astrofotografo, dagli inizi sino alla realizzazione di composizioni complesse. Un software alternativo può essere SkySafari: controlla se può fare al caso tuo!
Consiglio: per acquisire dimestichezza con il movimento della volta celeste, esercitati a casa con i simulatori, cambiando ora e coordinate per comprenderne le evoluzioni nel tempo.
Siti e App per Allineamento alla Polare
Se ti stai cimentando in una sessione di astrofotografica con un telescopio ed una montatura motorizzata per l’inseguimento, allora arriverai al temuto momento dell’allineamento alla stella polare. Questa procedura è fondamentale per rendere la tua attrezzatura solidale con il movimento della volta celeste e per permetterti di effettuare lunghe esposizioni, raccogliendo più dati possibili. Nonostante esistano procedure classiche che ti permettano di ricavare la posizione della stella polare nel cielo in questo istante, il mio consiglio è di effettuare l’allineamento andando a far coincidere il crocicchio con la posizione indicata da uno dei tanti software disponibili.
Sul sito di Takahashi è disponibile uno strumento di visualizzazione web. Alla stessa pagina trovi il link per il download sul tuo PC o Mac.
Se vuoi scaricare un’app per smartphone o tablet invece, ti consiglio Polar Scope Align. La forza di questo software sta nel suo algoritmo che corregge l’errore dovuto alla rifrazione atmosferica (in funzione della posizione della polare nel cielo) e al reticolo, selezionabile tra vari modelli di montature direttamente in app.
Software per Combinare le Fotografie Astronomiche
La chiave per ottenere scatti astronomici di buona qualità è accumulare quanta più luce possibile sul tuo sensore. Per ottenere questo risultato, spesso si combinano più scatti dello stesso soggetto per andare a sommare il segnale in arrivo dal cielo e al contempo ridurre il rapporto S/N – trovi qui il mio articolo completo sulla gestione del rumore e del segnale– . Nel mio percorso da astrofotografo amatoriale ho usato i seguenti software che ti voglio consigliare.
Deep Sky Stacker: disponibile solo per Windows, consente di effettuare tutti gli step di pre processing per combinare – o impilare, stacking – i tuoi scatti allineandoli fra loro. Se sei un utente Mac, non preoccuparti: puoi sempre scaricare una macchina virtuale come Parallels che ti permetterà di eseguire programmi non disponibili per Mac OS.
Siril: sebbene io abbia usato DSS nei primi anni del mio editing, ho recentemente sfruttato questo software cross-platform molto potente per ottenere dei buoni risultati anche in condizioni in cui la qualità degli scatti era limitata. Il pro principale di Siril è l’intuitività per l’esecuzione di molti script automatici che ti permetterà di ottenere dei risultati soddisfacenti sin dal primo utilizzo. Se vuoi capire meglio come sfruttare questo programma, ti rimando ai tutorial di Valerio Pardi sul suo canale Youtube.
Software per Editing Fotografico
E veniamo all’ultima fase, quella in cui i tuoi scatti prendono vita. Con i software per editing fotografico puoi manipolare le tue fotografie verso un risultato visivo desiderato. Ti consiglio i seguenti:
Lightroom e Photoshop: Entrambi della stessa famiglia, permettono di fare più o meno le stesse cose con declinazioni di uso diverse. Lightroom permette di gestire al meglio le tue fotografie fotografiche richiamandole tramite un formato catalogo proprietario. Con l’utilizzo dei cataloghi e con un po’ di regole per la sistemazione delle foto nei tuoi device, riuscirai ad avere sempre a portata di mano i momenti che hai catturato. Io uso Photoshop principalmente tramite plugin Camera RAW, che mi permette di modificare lo scatto in formato RAW per poi passare a regolazioni su livelli. Entrambi i software sono davvero potenti, quindi il mio consiglio è di provarli entrambi per trovare il workflow più adatto a te. Se sei interessato ad approfondire alcune tematiche legate alla gestione dell’editing, ti rimando ai miei articoli su come fotografare la ISS – realizzato con Photoshop, qui trovi parte 1eparte 2del tutorial – o su come realizzare una fotografia HDR su Lightroom.
Un software che voglio consigliarti soprattutto per l’editing in mobilità da tablet o smartphone è invece Snapseed. L’app di Google permette la lettura dei formati RAW e ha nel suo arsenale un ricco elenco di strumenti che ti permetteranno di preparare i tuoi scatti per un look professionale ma con la leggerezza che solo la manipolazione su piccoli schermi può dare. In più, aspetto non da poco per chi è alle prime armi: è completamente gratuito.
Parola Chiave, sperimentare
Se sei arrivato fin qui, significa che hai a disposizione tutte le nozioni base per iniziare ad usare software che ti accompagneranno nelle tue sessioni di astrofotografia. Ricorda sempre che di strumenti ce ne sono un’infinità, ma che potrai imparare a selezionare gli strumenti di cui hai davvero bisogno solo mettendo le mani in pasta e buttandoti a pieno nel mondo dell’astrofotografia.
E tu, quali software utilizzi per catturare i tuoi cieli stellati? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!
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Post di fine anno per fare un recap di questo 2025, cosa ha significato per questo mio spazio digitale emanuelabrocca.com e per parlarvi di dei miei programmi per il 2026 con le strategie di pubblicazione che sto attuando. E ve lo dico subito, per il prossimo anno i contenuti sono davvero tanti. Ma prima, un doveroso flashback a qualche anno fa.
A Gennaio 2022 avevo pubblicato un articolo dal titolo Perchè sto aggiornando il mio sito Web nel 2022 (e come lo sto facendo). L’idea di fondo era semplice: provare ad aggiungere un livello ulteriore di profondità oltre la scrittura dei pezzi su temi che mi appassionavano, per dare ai lettori e agli iscritti sulla piattaforma qualche info su come avevo deciso di gestire questa mia passione, quella della scrittura, che per forza di cose tra famiglia e lavoro prende tempo e va affrontata con i giusti strumenti. Neanche a dirlo, quel post è rimasto per anni un tentativo mancato di trovare un canale di comunicazione diretto con chi condivide con me gli stessi interessi. E questa sensazione, voglio aprirmi con voi, la conosco bene.
In questi anni di pubblicazione più o meno continua sono arrivato a traguardare quasi 60 articoli, che intersecano le traiettorie dei miei interessi in più punti. E ogni volta che un pezzo era scritto, qualunque cosa stessi facendo, buttarlo sul web diventava il mio pallino. Ora, se vi siete cimentati nella scrittura e nella pubblicazione su una qualsiasi piattaforma di blogging, saprete bene che un articolo non basta scriverlo. Vanno aggiunte fotografie, definiti tag, creati link interni ed esterni al sito, per non parlare dell’ottimizzazione in chiave SEO per un corretto posizionamento sui motori di ricerca. Tutte queste attività solo in apparenza secondarie portano via un tempo comparabile a quello della scrittura, che rimane ad oggi per me la parte più piacevole. E più ho accumulato articoli, più ho imparato a conoscermi come scrittore amatoriale, a tararmi rispetto al corpo del testo per stimare il giusto tempo necessario per arrivare dall’idea di un pezzo alla sua pubblicazione e condivisione.
Ecco perchè, a discapito di quanto si riporta sul web circa la frequenza di pubblicazione per indicizzazione dei contenuti di un sito, sono giunto alla conclusione che un articolo a settimana rimane un passo medio – i runner parlerebbero di pace – in linea con le mie attività quotidiane. Trattando di più argomenti su questo spazio, va da sé che con una pubblicazione a settimana non avrò sempre la possibilità di coprire tutti gli argomenti che mi vengono in mente. Volendo costruire qualcosa di duraturo però, non penso a questo progetto come ad uno sprint ma ad una maratona. Longevity is the name of the game.
Il 2025 in Numeri
Un po’ di autoanalisi. Nel 2025 ho pubblicato 16 articoli, suddivisi nelle seguenti macro tematiche:
Argomento Articolo
Numero Articoli
Fotografia ed Astrofotografia
2
Collezionismo, Libri e Fumetti
5
Lifestyle & Altro
3
Se questi numeri dicono ben poco, le date di pubblicazione invece dicono molto. In questo 2025 ho pubblicato solo a partire dalla metà dell’anno, complice il cambio di lavoro ed una ristrutturazione di casa che ha assorbito la quasi totalità delle mie energie. Ciò nonostante, ho raggiunto numeri di reach per i miei contenuti superiori a quelli del 2024, in cui avevo fatto un rush di pubblicazioni nell’ultimo trimestre con più di quatto articoli al mese -e credetemi, sono tanti-. L’obiettivo per il 2026 è continuare il ritmo di pubblicazione stabilito negli ultimi due mesi, cercando di avvicinarmi il più possibile all’obiettivo di un articolo a settimana per un totale di 52 articoli durante l’anno. É un numero enorme, me ne rendo conto pensando che equivale a tutti gli articoli pubblicati dalla nascita di questo spazio digitale nel 2017. Ma voglio provarci, perché lo sforzo continuo di produzione di contenuti di qualità sono sicuro che porterà all’affinamento della mia capacità di scrittura, di ragionamento su temi che voglio affrontare e ad un ponte con chi mi legge.
Nuovi contenuti sul Sito in arrivo
Se avete avuto modo di navigare su emanuelelabrocca.com, vi sarete accorti della struttura per Pagine tematiche. Voglio riportarvi le principali iniziative per macro argomento:
Fotografia ed Astrofotografia: man mano che la produzione di contenuti va avanti, mi rendo conto che sto andando a creare una vera e propria guida a tema fotografia ed astrofotografia. In questo 2026 andrò ad espandere i temi per completare un vero e proprio percorso che vi guidi dalla prima fotografia alla ripresa di soggetti in situazioni fuori dalla zona di comfort. Non mancheranno inoltre recensioni di macchine e lenti quando avro l’occasione.
Collezionismo, Libri e Fumetti: questo sarà il focus principale del blog nel prossimo anno. La pagina é attualmente work in progress perché ho davvero tanto di cui parlare. Ho pubblicato un paio di articoli sul tema, ma mi rendo conto che il concetto di Collezionismo è più che mostrare i propri oggetti. Ecco perchè nel 2026 voglio raccontarvi le storie dietro gli oggetti ai quali sono legato, con il supporto di materiale fotografico e aneddoti che possano rendere la fruizione di un libro, un fumetto o addirittura una figurina davvero di valore.
Un Piano Editoriale per supportare la Pubblicazione
L’ho detto: un articolo a settimana. Con questa sfida lanciata, a partire dal Novembre scorso ho creato un Piano Editoriale per strutturare meglio i contenuti. Nulla di complesso, non voglio che sia l’ennesimo tool che dreni il mio tempo già limitato. La struttura è molto semplice:
Per ogni mese vado ad inserire gli articoli che intendo pubblicare;
Al fondo nella sezione Idee butto titoli per articoli che mi vengono in mente e che potrebbero trasformarsi in pezzi effettivi nel futuro. Inutile dire che la tentazione ogni volta che un nuovo argomento balena nella mia testa è quella di inserirlo per la settimana successiva o nel mese corrente. A quel punto però mi chiedo sempre se vale la pena pubblicare quel pezzo in tempi brevi. Nel caso dell’articolo sul Furto dei Gioielli al Louvre, ho ovviamente deciso di spostare la programmazione degli altri articoli in uscita per dedicarmi ad una riflessione su una notizia che era appena uscita e che sarebbe stata più di interesse;
Coloro ogni titolo Draft secondo un codice colore a semaforo per avere un’idea sommaria di progress della sua stesura. Rosso se l’articolo è solo in fase di concept, arancione se è in progress e verde se ultimato;
Una volta pubblicato, barro la riga. Stop;
E questi due ultimi mesi dell’anno sono stati molto utili per realizzare quanta variabilità effettiva ci sia tra una pianificazione di pubblicazione e l’ordine degli articoli pubblicati. E qui veniamo al prossimo punto, ovvero l’importanza di un’integrazione con un Calendario.
Un Calendario Eventi Integrato
Chi mi conosce sa quanto in termini di pianificazione mi consideri preciso. Quando ho attività in programma, segno tutto sul mio Google Calendar. I Promemoria no, quelli li gestisco interamente fra Note e Promemoria sui miei dispositivi Apple. Per tutte le mie passioni ho creato un unico calendario in cui mi segno tutte le uscite di interesse e gli eventi ai quali prevedo di partecipare, segnando con colori diversi i vari temi. Sì perchè il problema è che spesso, nonostante voglia tenere sotto controllo l’uscita di un fumetto o un evento da seguire, capita che non riesca per impegni imprevisti. Con questo semplice espediente voglio assicurarmi di non perdermi, o almeno di mancare con consapevolezza, gli appuntamenti sulle pubblicazioni di interesse.
Per il 2026 aggiungerò dentro questo calendario integrato anche i maggiori eventi astronomici, in modo da provare a dare un minimo di pianificazione alle sessioni di astrofotografia. Il sito dell’Unione Astrofili Italiani mette a disposizione un calendario completo che purtroppo per me è impossibile da rispettare. Conto quindi di riportare solo i principali avvenimenti, come la prossima Eclissi di Sole del prossimo 12 Agosto, visibile parzialmente dall’Italia.
Revisione dei Contenuti Pubblicati
Dal momento che il sito comincia ad avere qualche anno, compatibilmente con la produzione di nuovi contenuti cercherò di revisionare gli articoli e le pagine già pubblicati. Modifiche al titolo e al corpo, aggiunta di Meta-descrizioni e link con altre produzioni renderanno attuali gli argomenti affrontati in passato, per migliorare l’esperienza globale di navigazione sul sito.
Contenuti extra: la Newsletter
Come filone integrante del Piano di pubblicazione ho deciso di creare una Newsletter. Gli iscritti potranno trovare contenuti extra rispetto a quelli degli articoli, senza il rischio di incorrere in un servizio spam. Le comunicazioni cominceranno a Gennaio, e conterranno consigli e sui temi trattati.
Non mi resta che augurarvi un 2026 pieno di soddisfazioni e di risultati. Lato mio ce la metterò tutta affinché questo progetto editoriale possa accompagnarvi con la migliore qualità possibile.
Acquistare -o ricevere con abbonamento- il proprio numero di Topolino é sempre un’occasione speciale. E se questo accade il 24 Dicembre, la Vigilia di Natale, il tutto é ancora più magico. In questa Recensione del Topolino 3657 andiamo a celebrare le festività grazie a cinque storie di cui quattro a tema Natalizio. Un numero, aperto dal consueto editoriale di Alex Bertani, il cui intento è sicuramente quello di far divertire ma anche scaldare i cuori per un momento dell’anno davvero unico. Nell’articolo non accenneremo all’ultima storia, Paperhon il Navigatore, per due principali motivazioni: é l’unica trama non a tema Natalizio. Inoltre, é il primo di due episodi -la seconda parte uscirà con il numero 3658 di fine anno-.
Analisi della Copertina
Paperino vestito da Babbo Natale é arrivato a destinazione dopo il viaggio sulla slitta in questo Topolino 3657 e sta festeggiando con i nipotini Qui Quo e Qua. La Copertina di questo libretto mantiene lo stile di Andrea Freccero già dal numero precedente del -trovate qui la recensione del Topolino 3656– per un effetto di continuità narrativa. Al centro della composizione troviamo la renna, che traspone il concetto di albero di Natale con i regali raccolti attorno a sé e le campanelle suonate dai nostri personaggi amati.
Copertina di Topolino 3657 (Credits: Panini Comics)
Nel complesso questa copertina risulta piacevole considerata a sé stante. Forse rimarranno a bocca asciutta i collezionisti e i fan di questa testata Disney, che vedranno una soluzione “di comodo” ereditata da una variant appena uscita. Ad ogni modo questa soluzione permette di accontentare un pubblico di acquirenti occasionali e non con una grafica davvero di effetto. Una prima di copertina da avere sicuramente in libreria!
Doppio colpo quasi riuscito per Tito Faraci, tra Paperino e Paperoga
Tito Faraci contribuisce a ben due storie di questo numero, la prima e la terza. In Quell’Ultimo Pacco a Paperino viene affidato il compito di consegnare un pacco mai recapitato da Babbo Natale, ora socio di Zio Paperone. Come scoprirà Paperino stesso, la sfida si rivelerà più ardua di quanto si pensi, a causa del fare burbero del vecchio che respinge -solo in apparenza- l’atmosfera delle feste. Una trama con qualche buco e di bassa intensità, che racconta in 22 pagine molto poco, perdendosi in atmosfere statiche e di scarso impatto. Un esempio é la mancanza del ritorno a casa dell’eroe, tipica di ogni conclusione degna di un racconto. Paperone e Babbo Natale non tornano a fine narrazione, lasciando al lettore solo immaginare un vero finale al netto della redenzione del vecchio.
Paperoga Notte in Bianco invece è una formula più che azzeccata, con la complicità dei disegni di Nico Picone, che mi hanno riportato ad ambientazioni oniriche dal sapore di X-Mickey. A ricordarle é il pupazzo di neve di Paperoga che, stanco di sciogliersi ed essere riformato ogni anno, vuole scappare in luoghi freddi. Ad aiutarlo sarà lo stesso Paperoga, accompagnandolo verso il famoso Monte Orso per scappare dai Controllori -gli elfi di Babbo Natale- . Ma sarà proprio nel rifugio offerto da un vecchio signore che il pupazzo capirà la bellezza di poter continuare ad essere sè stesso con i suoi limiti.
Paperoga Notte in Bianco (Credits: Panini Comics)
La magia di questa storia trova fondamenta nella dimensione onirica i cui si colloca. La prima pagina, con il risveglio di Paperoga in piena notte, si chiude con l’invito del suo amico di avventura ad andare a dormire e a concludere il suo sogno. Sì perche questa storia che ha del fantastico é espressamente frutto dell’immaginazione e della capacità di sognare di Paperoga, che per sua stessa ammissione crede nei sogni. Un doppio invito quindi, rivolto anche al lettore, che rimane anch’egli appeso al mondo del fantastico. Un piccolo capolavoro, non c’è che dire!
Topolinia Christmas Carol
E passiamo alla storia Topolinia Christmas Carol, in cui vediamo Topolino, Minni e i suoi amici ritrovarsi nella villa di un famoso attore durante un doppio furto. Il titolo della trama prende il nome dalla tradizione dei Canti Natalizi che proprio la comitiva dei protagonisti porta avanti per scaldare i cuori degli abitanti di Topolinia durante la Vigilia. L’espediente usato da Marco Bosco, accompagnato da Ottavio Panaro ai disegni, rimane a mio avviso un motore debole per la storia che manca del giusto dinamismo. Nel complesso i colori rimangono piacevoli, ma del luogo dell’azione si apprezza ben poco, troppo intenti a scaldare un Pippo raffreddato dalla neve. Menzione speciale va alla presenza di Clarabella e Orazio, figure spalla che non appaiono spesso sulla testata.
Topolinia Christmas Carol (Credits: Panini Comics)
Tornano gli Spiriti
Si sa che la tradizione natalizia Disneyana è ormai permea di richiami a Dickens e le sue storie di fantasmi. É il caso di Paperino e gli Spiriti del Natale, storia scritta da Knut Nærum per i disegni di Arild Midthun. Incorniciata nelle classiche pagine gialle che indicano pubblicazioni estere, questa storia Egmont é davvero un piccolo capolavoro. I fantasmi ai quali Lonesome Ghosts -cortometraggio del 1937- ci ha affezionato tornano, e sono annoiati. Per dare una svolta al loro tempo decidono di attrarre visitatori nella loro casa infestata facendola sembrare abitata. Sarà proprio Paperino, alla ricerca di donazioni per i cuccioli abbandonati, a cercare di incontrare i proprietari di casa spiritosi , riuscendo a farsi elargire il tesoro del precedente proprietario della dimora, rinominata per l’occasione in Villa Host -da Ghost-.
Paperino e gli Spiriti del Natale (Credits: Egmont)
3656 e 3657: due Numeri da avere in Collezione?
In conclusione, Topolino 3656 e 3657 sono una degna celebrazione del Natale, che sarebbe potuta essere ancora più speciale se alcune storie fossero state selezionate meglio. Nel totale fra i due numeri ci sono delle perle che meritano l’acquisto di entrambi i libretti, ma che non rendono nessuna delle due uscite iconica da ricordare negli anni a venire della testata. Le copertine rimangono gli elementi centrali attorno ai quali ruotano queste uscite: la redazione di Topolino, grazie ai suoi artisti, riesce a tirar fuori il meglio di sé in prossimità delle feste.
È in edicola da Mercoledì 17 Dicembre l’ultimo numero di TopolinoMagazine, che con il numero 3656 dà ufficialmente il via alle celebrazioni natalizie del 2025 in casa Disney!
numero di Topolino si presenta come un libretto dedicato al Natale, composto da cinque storie a tema festivo, ognuna caratterizzata da uno stile narrativo e da un’atmosfera diversa. Un mix riuscito di emozioni, avventura e spirito natalizio che rende l’albo davvero interessante.
In questa recensione di Topolino 3656 analizziamo nel dettaglio i contenuti del numero, soffermandoci sugli elementi che lo rendono un’uscita speciale e consigliata, sia per i lettori storici sia per chi vuole avvicinarsi al mondo Disney durante il periodo natalizio. Pronti? Cominciamo.
Una Cover Festosa: Stitch arriva in copertina
Partiamo dalla copertina, che con le sue tonalità di blu regala un insieme con un primo impatto davvero magico. A comunicarcelo è proprio lo strillo Libera la Meraviglia, sovrastante un Paperino vestito da Babbo Natale che tutto si aspetta fuorché che Stitch esca dal camino. Una composizione azzeccata, che vede il ritorno di un personaggio Disney alternativo agli ormai habitué paperi e topi. Un richiamo al passato senza dubbio, quando i protagonisti dell’universo Disney a tutto tondo trovavano posto nelle copertine di Topolino per l’uscita di un film al cinema o un evento promozionale.
Copertina Topolino 3646
Personalmente ho amato questa copertina, che rispetto alla bozza annunciata sui canali ufficiali settimane fa vede l’aggiunta di stelle e un gradiente di luce che parte proprio dal nostro amato alieno. Il logo dorato con finitura lucida impreziosisce questo 3656, dandogli un connotato diverso dalle uscite regular dell’anno. Unica nota dissonante è lo strillo, che con la ripetizione del trademark Disney a mio avviso ha sporcato la resa finale di una cover che sarebbe potuta essere perfetta. Come si legge a pagina 6, lo slogan lancia una campagna retail per le feste, ma se l’intento deve essere spiegato credo decreti già il mancato effetto.
Topolino e il Caso della Slitta Slittata
Una delle due storie che più mi sono piaciute é Topolino e il Caso della Slitta Slittata. Scritta da Tito Faraci e con i disegni di Giuseppe Zironi, ci proietta in una Topolinia innevata la vigilia di Natale. Grazie all’aiuto di Pietro Gambadilegno Topolino, l’ispettore Manetta e i suoi colleghi aiuteranno il vero Babbo Natale a recuperare la sua slitta che si rivelerà non rubata ma semplicemente rimossa. Una storia spensierata, che ci trasporta nell’atmosfera notturna di attesa del Natale grazie anche alle vignette mute con l’effetto bokeh della città illuminata sullo sfondo. Approvata!
Topolino e il Caso della Slitta Slittata (Credits: Panini Comics)
La fortuna di essere sé stessi: Paperino e la Fortuna Rubata
E veniamo alla storia che più di tutte mi ha incantato, ovvero Paperino e la Fortuna Rubata. Una storia con un semplice espediente, ma di una resa davvero d’impatto, complice la sceneggiatura di Giovanni Eccher e i disegni di Blasco Pisapia. La trama in due righe é la seguente: Paperino attraversa un personaggio misterioso ad attraversare la strada, e riceve in cambio una moneta che gli porterà fortuna finì a quando la porterà con sé. Ecco come lo quattrinato nipote di Paperone vedrà la dea bendata giocare in suo favore, a discapito però di quella che vedrà abbandonare la vita del cugino Gastone, noto per i suoi colpi di fortuna. A fare emozionare è una commistione di elementi che concorrono ad un risultato davvero egregio. La costruzione della trama, unita ai valori trasmessi, rendono questa storia degna di essere ricordata. Qui vi riporto i due elementi. La prima, che ci viene raccontato, è l’incapacità di Gastone, che ha poggiato la sua stessa esistenza sulla fortuna, di vivere in autonomia quando si trova a dover fare i conti con il destino avverso.
Il secondo punto va invece ricercato in un parallelismo nascosto che vale quanto un tesoro del Klondike. Verso la fine della storia, vediamo Paperino gettare la moneta della fortuna dal ponte dopo essersi dichiarato meritevole di fortuna. Lo splash della moneta nel mare e quel Bah esclamativo ci catapulta ad un altro momento chiave della narrazione dei paperi, ad opera di Don Rosa. Io ci ho visto un chiaro riferimento al finale de Il leggendario Papero del deserto d’Australia (Dreamtime Duck of the Never Never), del 1993. Nel settimo capitolo della Saga di Paperon de Paperoni vediamo infatti Scrooge McDuck lasciare , con le stesse dinamiche del nipote anni dopo, l’opale sacro nella grotta dopo essersi domandato il valore di una ricchezza ricevuta e non guadagnata con sacrificio.
Parallelismo tra Paperino e Paperone
Tale zio, tale nipote verrebbe da dire. Una cosa però é certa: nel mare delle storie recenti si possono ancora trovare gemme capaci di trasmettere valori che superano la prova del tempo.
Altra menzione va fatta a Archimede, Nonna Papera e l’Aiutante Robot. Questa storia interamente realizzata da Arild Mithun, famoso cartoonist Norvegese noto per i suoi lavori con Egmont. Una storia breve dai sapori classici ed i tratti definiti e sottili che adoro, perché mi riportano ad un passato nostalgico in cui amo sempre perdermi.
Estratto da Archimede, Nonna Papera e l’Aiutate Robot (Credits: Panini Comics)
Una variant Cover per un Numero speciale
Quest’anno Topolino ha abbandonato la formula delle copertine componibili che siamo soliti vedere da 2 anni -un trittico nel 2023 e un dittico nel 2024- . Questa iniziativa é stata molto apprezzata dal pubblico, perché permetteva di godere di un’illustrazione estesa risultato di un intero periodo Natalizio. Quest’anno invece Panini ci ha regalato non solo la regular , ma anche una variant, anch’essa dai toni vintage. L’illustrazione, realizzata dal Maestro Andrea Freccero, gira oltre la prima di copertina per terminare sul retro, andando a racchiudere il volumetto in una coperta argentata per un effetto holo dai toni decisamente suggestivi. I disegni riprendono un biglietto di auguri di Natale firmato da Walt Disney! Come potete vedere sotto, nella composizione originale manca Paperino che cavalca la renna.
Sarà interessante comparare la variant – l’ho preordinata a inizio Dicembre sul sito ma la devo ancora ricevere – con prossimo Topolino 3657, la cui illustrazione si preannuncia essere simile. Ve ne parlerò nella recensione del prossimo numero, il 3657, in uscita il prossimo 24 Dicembre.
Vigilante che combatte la criminalità di New York, Spider-Man è tra i supereroi più amati da vecchie e nuove generazioni. E se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, per Peter Parker la fotografia è molto più di un semplice lavoro: è una missione.
Dietro la macchina fotografica, Peter persegue la sua unica fonte di reddito e tenta di affermarsi al servizio del Daily Bugle, nel tentativo di sostenere una famiglia distrutta da quello che considera un suo errore irreparabile: la morte dell’amato zio Ben.
In questo articolo usciamo dai confini della realtà per immergerci tra le pagine dei fumetti del più iconico supereroe Marvel. Sorvoleremo le strade della Grande Mela, appesi a ragnatele nate dal morso di un ragno radioattivo, per seguire una giornata nella vita di Peter Parker, diviso tra il ruolo di eroe e quello di fotografo.
Una mattina nella redazione del Daily Bugle
È mattino a New York. I primi raggi di sole filtrano tra i grattacieli di Manhattan, mentre business man affollano i marciapiedi e l’odore dei donuts si diffonde dai food cart agli angoli delle strade. Percorrendo la Fifth Avenue in direzione del Financial District, all’altezza di Madison Square Park si staglia il profilo inconfondibile del Flatiron Building, edificio che ha ispirato la redazione del Daily Bugle.
Qui lavora il leggendario J. Jonah Jameson, capo redattore burbero e ossessionato dagli scoop, interpretato da J.K. Simmonsnella trilogia di Sam Raimi. Tra i suoi bersagli preferiti c’è l’Uomo Ragno, vigilante notturno che sventa rapine e consegna criminali al NYPD.
La velocità e l’agilità di Spider-Man rendono quasi impossibile ottenere fotografie nitide, una sfida insormontabile per la maggior parte dei freelance. Non per Peter Parker, che riesce a ottenere un ingaggio proprio grazie a Jameson: nonostante giudichi i suoi scatti di qualità discutibile, il direttore non rinuncia all’occasione di sbattere il vigilante in prima pagina per aumentare le vendite della testata.
Fotografo, ma non per passione
La carriera fotografica di Peter Parker non nasce dall’ambizione, ma dalla necessità. In The Amazing Spider-Man n. 2 (1963), il giovane è spinto dal bisogno di aiutare zia May, in difficoltà economiche dopo l’uccisione di zio Ben. La sua doppia vita diventa così un’opportunità unica: grazie all’intuito e ai suoi poteri, Peter può realizzare scatti che nessun altro fotografo sarebbe in grado di ottenere. In termini moderni, ha trovato un mercato privo di concorrenza.
The Amazing Spider-Man #2: Peter e la fotografia
Il percorso, però, è tutt’altro che semplice. Come ci verrà raccontato in seguito, durante lo scontro con l’Avvoltoio la macchina dello Zio Ben si danneggia, facendo infuriare Jameson che minaccerà Peter di non comprare più le sue foto. Questa difficoltà nell’affermarsi è sempre dietro l’angolo e chiara in The Amazing Spider-Man #4 e #5, quando il nostro eroe fa fatica a vendere le sue foto. Questo non fa altro che minare la sicurezza di Peter. Ciò nonostante, il ragazzo non si arrende e affina progressivamente la sua tecnica.
Alla festa di compleanno di zia May
Peter consegna i suoi scatti a Betty Brant, la segretaria di Jameson, sempre pronta a incoraggiarlo con una parola gentile. Dopo un rapido sguardo all’orologio, si congeda dalla redazione: oggi è il compleanno di zia May e le ha promesso di tornare a casa entro le quattro.
Naturalmente, arriva in ritardo. Prima si ferma ad aiutare un gatto bloccato su un cornicione al nono piano, tra le urla disperate della padrona. Nel cortile sul retro lo aspettano tutti: Mary Jane, l’amico di sempre Harry e suo padre Norman Osborn, la cui presenza viene percepita da Peter ancora prima di arrivare, grazie al suo senso di ragno.
Il sole cala dietro le case e Parker monta il flash sul corpo macchina per immortalare quegli istanti di apparente normalità. In salotto si taglia la torta, Peter scatta qualche foto agli invitati, ma il posto vuoto a capotavola ricorda l’assenza incolmabile di zio Ben. La serata procede serenamente, finché un brivido attraversa la schiena di Peter. Con la scusa di non sentirsi bene, sale in camera e sintonizza la radio sulle frequenze della polizia: due fuggitivi sono stati avvistati nella zona del porto.
Night Swing e un paio di Selfie
Oscillando tra i grattacieli della metropoli, Spider-Man arriva sul luogo del crimine e riesce a incastrare i due evasi intenti a combinarne una delle loro. Prima che arrivi la volante della pattuglia però, sarà meglio incastrare i due malviventi e portarsi a casa materiale utile per il Bugle. Con un paio di ragnatele il nostro eroe fissa la macchina fotografica ad un lampione e setta l’autoscatto in tempo giusto per ritrarsi -ovviamente mascherato – con il bottino umano e la tutta la refurtiva. Un altro colpo per il nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Ed un’altra notizia da prima pagina per il direttore Jameson.
Lixin Yin: Peter Parker’s Camera – Marvel’s Spider Man (Credits: Wizard of the Coast)
Da freelance a professionista riconosciuto
Solo dopo anni -editoriali- di duro lavoro, Peter riesce ad affermarsi come professonista oltre al freelancing: InAmazing Spider-Man #791 – pubblicato nei primi anni 2010 – Peter lavora come caporedattore della sezione scientifica del Daily Bugle, un ruolo professionale ben più stabile rispetto al venditore occasionale di foto. È un passaggio chiave: non è più solo un ragazzo squattrinato che vende foto per sopravvivere, ma un professionista in crescita.
La sua abilità arriva a essere consacrata con traguardi sorprendenti: Peter vince persino un Premio Pulitzer nel canone Earth-616 per una foto scattata a Sentry – The Sentry (Vol. 1) #1, del 2000 – e pubblica un libro dei suoi lavori, intitolato “Webs“. Dettagli spesso discussi nelle community di fan, che rafforzano l’idea di un Parker fotografo competente, non semplicemente fortunato. Come osservato da fonti Reddit, al di là dei suoi espedienti tecnici, Peter Parker è considerato un fotografo molto capace, in grado di immortalare personaggi pubblici, modelle e criminali con risultati solidi.
Tecnica e macchine fotografiche: l’ingegno di un supereroe
La tecnica di Peter è un mix di ingegno, superpoteri e attrezzatura artigianale. Nei fumetti utilizza soprattutto reflex analogiche, come la Canon AE-1o varie Nikon tra anni Settanta e Ottanta. Il vero segreto, però, è l’equipaggiamento costruito da lui stesso: timer, sensori di movimento, triggers remotizzati e mini-treppiedi che gli permettono di fotografarsi in azione, fissando la macchina a un muro con una ragnatela.
Nei film, questo aspetto viene reinterpretato in modi diversi.
Trilogia di Sam Raimi (2002–2007): Peter usa reflex analogiche Canon o Nikon degli anni Novanta e sviluppa le foto nella sua camera oscura, aggiungendo un forte senso di artigianalità. La frase “Ho delle foto esclusive di Spider-Man” diventa il simbolo del suo rapporto con Jameson.
The Amazing Spider-Man (2012): Andrew Garfield utilizza una Nikon F3 con obiettivo Nikkor 50mm f/1.4. Sulla macchina è inciso “Property of Peter Parker”, dettaglio che sottolinea il tentativo di separare le due identità.
MCU – Homecoming e Far From Home: La fotografia passa in secondo piano. Peter scatta soprattutto con lo smartphone, una modernizzazione che, come osservato da Retromag, sacrifica uno degli elementi più iconici del personaggio.
Magic the Gathering: il 26 Settembre 2026 è stata rilasciata la Wizard of The Coast l’espansione Marvel’s Spider-Man, set di espansione del gioco di carte ispirato al mondo del supereroe di New York. Tra le carte figurano nuove illustrazioni che richiamano al mondo lavorativo di Peter, come Daily Bugle Building , Peter Parker’s Camera e News Helicopter.
Riflessioni finali: l’obiettivo come specchio della responsabilità
Il ruolo di fotografo non è mai una scelta casuale per Peter Parker. L’obiettivo diventa lo specchio della sua colpa, del suo senso di responsabilità e del tentativo continuo di conciliare due vite inconciliabili. In Web of Spider-Man #1, Peter arriva a mettere in discussione il proprio lavoro, rendendosi conto di alimentare una narrazione negativa su se stesso: un atto di maturità etica raro persino tra i supereroi.
In definitiva, Peter Parker fotografo incarna l’idea di un vero eroe dello scatto. Non è perfetto, ma è intelligente, creativo e profondamente umano. Le sue immagini raccontano una storia di sacrificio e responsabilità che nessun altro avrebbe potuto catturare. Una macchina fotografica fissata a un muro con una ragnatela è bastata a immortalare l’essenza dell’Uomo Ragno: un eroe con problemi comuni, che usa il proprio talento per fare la cosa giusta, a qualsiasi costo.
Nuovo articolo, e parliamo sempre di fumetti. Dopo il mio ultimo pezzo su Zio Paperone e le Ultime Lune dell’Agonia Bianca, parliamo ancora del Papero più ricco del mondo, alias Scrooge McDuck. Di tutti i personaggi che costellano l’universo Disneyano, in pochi hanno ricevuto una così grande attenzione sull’evoluzione del loro personaggio quanto “Lo Zione”, che sin dalla sua prima apparizione nel Four Color numero 178 del 15 Dicembre 1947 ad opera del leggendario Carl Barks ha visto approfondire e rinnovare il suo spettro di emozioni pur mantenendo salda l’iconografia della sua figura. Da Il Natale di Paperino sul Monte Orso di acqua ne è passata sotto i ponti si sono avvicendate storie, dalle più semplici alle più complesse, che hanno delineato una struttura complessa del personaggio che lo rende tra i più affascinanti dell’universo fumettistico mondiale. In questo articolo voglio recensire -senza svelarvi la trama- il Destino di Paperone, che lo scorso mese è entrato nella mia collezione personale e che da subito ha occupato un posto speciale in libreria.
Il Destino di Paperone: breve storia editoriale
E veniamo a Il Destino di Paperone, opera -preferisco questo termine a saga- in quattro capitoli più prologo iniziale pensata e disegnata dal Maestro Fabio Celoni e uscita in più parti sui numeri di Topolino dal 3499 al 3503. Vediamo insieme una carrellata delle principali pubblicazioni di questa storia:
Prima pubblicazione Prologo: Topolino 3599 del 14 Dicebre 2022;
Pubblicazione Prima Parte: Topolino 3500 del 21 Dicembre 2022;
Pubblicazione Seconda Parte: Topolino 3501 del 28 Dicembre 2022;
Pubblicazione Terza Parte: Topolino 3502 del 4 Gennaio 2023;
Pubblicazione Quarta Parte: Topolino 3503 dell’11 Gennaio 2023;
Pubblicazione della versione Deluxe: 25 Maggio 2023;
Pubblicazione della versione Storyboard Edition: 15 Maggio 2025
Editoriale a fondo volume
Un viaggio dentro il viaggio
Ho avuto il piacere di recuperare in quest’opera solo recentemente, ma avevo già letto online ottime recensioni che parlavano di questo prodotto come di altissima qualità. La sua fruizione sul formato cartonato della Deluxe Edition sicuramente ha contribuito alle sensazioni che vi sto per descrivere. Tutto, a partire dalle copertine rigide con finitura soft touch e disegno di un Paperone ormai caduto in disgrazia che elemosina monete suonando il banjo fino alle pagine di cortesia di un rosso scuro che invitano il lettore ad accomodarsi nel salotto della dimensione onirica della storia, rende l’esperienza immersiva convincente. La stampa su carta spessa e di più alta qualità rispetto al tradizionale topolino libretto, con le pagine di dimensione 18.3×24.5 cm che permettono di godere a pieno dei disegni e dei colori di Luca Merli, fanno scorrere queste ben 216 di racconto più editoriale davvero in fretta, seguendo le vicende del vecchio taccagno, accompagnato dai suoi nipoti Paperino e Qui, Quo e Qua per le peripezie. Ed è proprio in ognuna di queste quattro avventure che compongono i quattro capitoli principali della storia che Zio Paperone dovrà compiere un viaggio interiore, non solo fisico, alla riconquista di sé stesso e dei suoi averi. Come si apprende dal prologo e a più riprese all’incipit di ogni capitolo infatti il fantasma del Destino di presenta a Zio Paperone dopo che egli si ritrova confinato in spazi limitati concessi dalla Banda Bassotti a seguito della perdita di tutti i suoi averi per la scommessa sulle Lenticchie di Babilonia. La storia quindi si presenta come un sequel What If del racconto di Paperino e le Lenticchie di Babilonia ad opera di Romano Scarpa, uscito per la prima volta su Topolino libretto 250-251 nel settembre del 1960. Le ultime vignette di questa storia lasciavano un gancio che fino al 2022 nessuno aveva preso in considerazione di afferrare. Celoni ce ha raccolto la sfida, ipotizzando un futuro in cui Paperone si ritrova a dover ricominciare da zero.
Il fantasma del Destino e i canoni Dickensiani
Per chi conosce Il Canto di Natale di Charles Dickens, il riferimento a quest’opera non può che balzare alla mente nel momento in cui il fantasma del Destino di presenta al cospetto del vecchio Zio ormai giù di morale per la sua pecuniaria. Se nella favola di Dickens il vecchio Scrooge – da cui proprio Scrooge McDuck prende il nome! – veniva visitato dai fantasmi dei natali Passati, presente e futuri, qui il fantasma del Destino non gli lancia un monito, bensì lo sfida a recuperare tutti i suoi averi in un mese. Se Paperone non dovesse riuscire a provare di essere l’intrepido papero di un tempo, non solo sarebbe rimasto senza soldi, ma il fantasma gli avrebbe sottratto anche quanto ha di più caro: i ricordi delle sue avventure e di ciò che lo ha portato fin qui.
Una scommessa con il Destino (credits: Panini Comics)
Il motore quindi narrativo nasce da una scommessa, che come si scoprirà alla conclusione dell’arco narrativo porterà a Paperone a vincere non tanto dal punto di vista materiale, quando personale. Il fantasma del destino si scoprirà infatti essere Paperone stesso, con tutte le sue paure di non farcela ed i suoi incubi. Ecco quindi che il vecchio rinnovato sconfiggerà i suo timori, rendendoli sempre più piccoli fino a farli scomparire del tutto.
Quattro Viaggi, dalla Terra al Cielo
Il viaggio che percorre la comitiva di Zio Paperone e parenti spazia dal centro della terra allo spazio, passando per città sopra le nuvole e torri della discordia. Quello che però scopriranno lungo il cammino vale molto di più del valore della fortuna accumulata dall’intrepido Zione in passato. Un tesoro fatto di legami con le persone che amiamo e di fiducia in sé stessi, la vera base delle ricchezze di Paperone de Paperoni.
Il Destino di Paperone: un finale coraggioso (credits: Panini Comics)
Un Destino compiuto? Zio Paperone in Atlantide
Per gli amanti delle saghe di Paperone, le novità non sono finite. Al Lucca Comics & Games 2025 di questo Novembre Fabio Celoni e Panini hanno annunciato il ritorno del suo Paperone per una nuova, imperdibile avventura. Questa volta la destinazione sarà Atlantide! Il prologo di questa nuova storia sarà disponibile questa settimana fino al 12 Dicembre nelle fumetterie aderenti all’iniziativa Free Comics Book Week
Paperone in Atlantide, preview (Credits: Panini Comics)
Paperone in Atlantide uscirà sui Topolino 3660 e 3661 a Gennaio 2026. Non ci resta che attendere questo nuovo capitolo della fantastica vita del Papero più ricco del mondo. Nel frattempo, vi consiglio caldamente di recuperare questo tesoro fumettistico nella versione Deluxe. State certi che la vostra attesa verrà ripagata.