Ci sono momenti della storia editoriale di una testata in cui i pianeti si allineano, offrendoci spunti per fare riflessioni che altresì non avremmo avuto modo di elaborare. In questo Topolino 3662 uscito lo scorso 28 Gennaio 2026 in edicola, assistiamo ad una congiunzione potremmo definire Paperoniana. Non capita spesso infatti che proprio sullo stesso numero si possano leggere due episodi di due run diverse dello stesso personaggio.
Da un lato Paperone in Atlantide, la saga evento di Fabio Celoni che ha fatto la sua prima apparizione formale sui numeri 3660 e 3661. Dall’altra la terza parte di Uncle Scrooge: Earth’s Mightiest Duck.
Ma sarà riucito Jason Aaron a convincere dei suoi intenti? E Celoni riuscirà a risolvere gli inneschi presentati in questa seconda parte della sua opera? Ne parliamo in questo articolo, in cui esploriamo le trame, i problemi e gli espedienti che queste due storie dedicate a Scrooge McDuck andranno a risolvere. Se prima di addentrarti nella lettura vuoi recuperare un po’ di contesto, vi ricordo che è disponibile il mio articolo sul Prologo e Prima Parte di Paperone in Atlantide ed i miei pensieri sulla prima uscita di Zio Paperone il Papero più potente della terra.
Aaron e Celoni: stesso Paperone, due universi diversi
Questo Topolino 3662 racchiude due volti della stessa medaglia. Quella di una narrazione Disney che da un lato ha visto la prosecuzione di un canone classico, portato avanti da autori nostrani che arricchiscono l’universo dei personaggi con nuove sfumature, storia dopo storia. Dall’altra parte, separata fisicamente dall’ennesima flip cover che accompagna ogni uscita di questo Earth’s Mightiest Duck, troviamo Jason Aaron impegnato nella preparazione di un distillato dell’essenza di Paperon de Paperoni. La prima storia Marvel con protagonista un personaggio originale Disney che non veste i panni di un supereroe, ma che ne incarna valori ed essenza.
Earth’s Mightiest Duck Parte 2 e 3: la speranza è l’ultima a svanire
Aaron, lo sappiamo, ci ha abituato alle citazioni tratte da Don Rosa e altri autori del classico Disney. A partire dal What If introdotto sul Monte Orso – bellissimo a mio avviso – nel prologo de Paperone e il Decino dell’Infinito, in cui lo Zione non avrebbe potuto incontrare i suoi nipoti perchè smarriti in una bufera di neve, passando per la coalizione di Paperoni in lotta contro i molteplici universi alternativi contro un Uncle Scrooge villain – chiaro richiamo a Thanos – , tutto ruota attorno alle diverse identità assunte da Paperone nella saga di Don Rosa e Carl Barks.
Una soluzione diretta, che aveva mostrato nel 2024 l’amore di Aaron proprio per quel mondo che ancora oggi fa da motore a nuovi stimoli creativi sul Papero più ricco del mondo. Paperone e il Decino dell’Infinito era risultato un esperimento piacevole, e l’unico punto debole che veniva imputato alla storia era il suo sviluppo troppo veloce, quasi come a voler chiudere senza spiegare alcuni dei passaggi principali.
In questo contesto l’annuncio di Earth’s Mightiest Duck si è da subito proposto come una promessa, da parte di Aaron, di tornare alle chine di un Paperone che avrebbe visto uno sviluppo ed una profonfità maggiori rispetto all’opera precedente. Un completamento e chissà, magari anche un richiamo proprio alla storia che aveva introdotto Aaron al pubblico Disney.
Dopo l’uscita questa settimana del terzo capitolo di quattro però, ci si comincia a chiedere come riuscirà Aaron a chiudere un cerchio tracciato dal diametro, forse, troppo grande. Nella storia sono di nuovo presenti versioni plurime di Paperone, attinte dai suoi ricordi legati alla conquista del suo tesoro che la razza aliena degli Intenditori cerca in tutti i modi di recuperare. Il problema di fondo di questa storia però emerge nella seconda e terza parte di questa saga. Vediamo una compagnia di Paperoni che tentano in ogni modo di salvarsi dall’attacco alla memoria da parte degli Intenditori, vagando di ricordo in ricordo ed arruolando nuove versioni di sé stesso nel tentativo di formare quello che sembrerebbe, ancora una volta, un piccolo esercito.
Nonostante il sacrificio nella terza parte di tutti i Paperoni passati, la narrazione è un lungo e lento susseguirsi di citazioni non approfondite e non diversamente esplorate. Ne è l’esempio la sequenza di vignette dedicate al ricordo più prezioso di Paperone: il suo amore contrastato con Doretta Doremi. La comitiva entra nel ricordo di un Klondike dove un giovane Paperone in cerca di fortuna e sicuro di sè si allontana emotivamente dall’intrattenitrice e cantante del saloon. Il paperone del futuro comprende l’importanza di Doretta nella sua vita e cerca invano di salvarla dallo smantellamento in atto del ricordo. Questa sequenza, apparentemente ben studiata, rimane sospesa nel vuoto. Non viene lasciato spazio ad un tentativo più spinto di salvare Glittering Goldie. Le volontà di Aaron sembrano dirci ehi, conosco il passato di Paperone, ve la ricordate Doretta? La conosco anche io, ora andiamo avanti.

Rileggendo la storia dall’incipit fino alla terza parte non si estrarre profondità dal personaggio. Ed é alla domanda che cosa ci lascerà questa saga? che dovremo rispondere con la quarta ed ultima parte, la cui uscita non è ancora stata annunciata in Italia. Per ora però della trama resta ben boco, se non un raffazzonato tentativo di liberarsi dalla propria mente salvando il salvabile.
Continuano anche in questa seconda e terza parte i coinvolgimenti di più disegnatori – quasi un parallelismo ai diversi Paperoni nella storia – , ognuno con il suo stile differente. Se dal punto di vista creativo la scelta si rivela interessante, la sua messa in opera fornisce un risultato a mio avviso incoerente e frammentato. Gli stili fumettistici variano dai tratti classici impartiti da Claudio Sciarrone a quelli più drammatici Adam Hubert. Ogni artista interviene su tavole diverse, alternandosi ad altri in questa composizione che però fatica a convincere. Paperone nella storia é tenuto collegato ad una macchina psichica proprio dagli Invasori, quindi questa continua variazione di stili potrebbe rappresentare una distorsione per come vissuta dallo stesso protagonista. Se questi sono gli intenti però, la resa é ben lungi dal dimostrarli. Una nota d’onore va infine a Gabriele dell’Otto, che con il suo stile iper realista e solido contribuisce alla saga regalandoci le copertine regular di tutti e 4 i numeri con un risultato davvero accattivante.

Torneremo su Il Papero più potente della terra nel finale, per tirare le dovute conclusioni. La speranza è l’ultima a svanire, ma rischia di fare la stessa fine dei ricordi di Paperone.
Paperone in Atlantide: si aprono le strade
Se il prologo e la prima parte della nuova creatura di Fabio Celoni ci avevano fatto emozionare, il secondo capitolo di Paperone in Atlantide ci porta dentro le stanze e le strade della mitica civiltà perduta. Abbiamo lasciato Qui, Quo, Qua e Paperino mentre sprofondavano negli abissi dell’oceano Atlantico al largo delle Colonne d’Ercole. Li vediamo salvarsi, catturati da guardie di Atlantide che portano i visitatori fatti prigionieri al cospetto di niente di meno che…Paperone in persona!
Ma come ha fatto Paperone ad arrivare a diventare re dell’antica civiltà che tutti ritenevano perduta in così poco tempo? Celoni ci spiega da subito che il tempo scorre diversamente ad Atlantide, ed una sola settimana nel mondo sopra il pelo dell’acqua è corrisposto ad un intero anno per gli Atlantidei. Un Paperone che non sembra riconoscere la sua famiglia, corrotto dal desiderio di grandezza e alla ricerca dell’antico metallo rosso, l’Oricalco, e delle sue miniere che solo i Disillusi di Atlantide sembrerebbero conoscerne la collocazione. Ed è proprio grazie ad uno dei Disillusi, Fallister, che i quattro riusciranno ad evadere dalle prigioni dei sotterranei. Nel frattempo però, il misterioso inseguitore della ciurma, svelatosi con il nome di Aldebrack, è sfuggito alla cattura e cerca di raggiungere un luogo misterioso dal quale far scatenare un attacco…proprio ad Atlantide?
Vale la pena spendere qualche parola per sottolineare alcuni passaggi che ho trovato davvero intensi. Primo fra tutti il momento in cui rivediamo Paperone nei panni di re di Atlantide. Come il Kurts interpretato da Marlon Brando in Apocalypse Now, rimaniamo catturati dall’aura divina che sembra aver acquisito il nostro eroe – o villain? – per gli Atlantidei. Ma è davvero rispetto quello provato dalle guardie, o solo attesa di ribellione?

Abbiamo poi il finale di questa seconda parte, in cui Celoni ci racconta di un Paperone che si reca oltre la terza cerchia di mura per tuffarsi nell’Oceano della Memoria, che ricopre i resti sommersi di Atlantide.

Questa sequenza, in cui Paperone si ritrova confuso e in bilico tra i suoi desideri e i suoi ricordi, rende il finale di questa seconda parte uno specchio nell’anima di tutti noi lettori.
Con ancora metà della storia davanti, sono tanti i bivi aperti che siamo fiduciosi riusciranno a risolversi nelle due puntate che ci attendono nei Topolino 3663 e 3664, in uscita le prossime settimane. Appuntamento al prossimo numero per scoprire il destino riservato ai nostri eroi!
E tu? cosa pensi di queste due saghe dedicate a Paperon de Paperoni? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!
Se vuoi rimanere aggiornato con le pubblicazioni di questo blog e rimanere aggiornato su fumetti, collezionismo e molto altro, ti invito a seguirmi iscrivendoti al sito e alla Newsletter al link sottostante per non perderti consigli extra e informazioni utili!