C’era un tempo in cui aprire un booster pack di carte era un modo per entrare in contatto con i propri personaggi preferiti. Che fosse Magic: The Gathering o Pokémon poco importava; si apriva la bustina con cura maniacale per conservarla dopo l’esperienza, e si scoprivano una ad una le carte nella speranza di trovare quella che oggi viene definita la chase card – o headliner– della collezione. L’accesso a internet era limitato, e si andava alla ricerca di carte leggendarie delle quali i compagni di banco ci raccontavano a scuola. Tutto questo accade anche oggi a distanza di anni, e chi è cresciuto negli anni ‘90 continua ad aprire bustine di carte per rivivere queste emozioni.
Ma oggi aprire una bustina di carte collezionabili è ancora puro e semplice piacere, o c’è qualcosa di più -e preoccupante- dietro questo gesto? E chi spacchetta, è un adulto che è rimasto bambino o un adulto disilluso con tendenza al gioco d’azzardo?
In questo articolo proviamo a fare qualche riflessione a riguardo, tracciando un paio di scenari implementazioni correttive per vedere se funzionano.
L’esplosione del mercato Collectibles
La prima considerazione dalla quale bisogna partire è la crescita che il mercato dei Trading Card Games, ed in generale dei beni collezionabili -collectibles- hanno visto negli ultimi anni. Si prevede che il mercato dei TCG, stimato a 15.11 miliardi di USD nel 2026, si espanderà portandosi a 24.36 miliardi nel 2031. Un aumento di più del 160% in 6 anni, che vede il baricentro del consumo spostarsi dai detentori storici di questo settore come Magic: the Gathering, Pokemon e Yu-Gi-Oh verso nuove realtà come Lorcana e One Piece.
Eppure in questo scenario di espansione, non sono mancati momenti di naturale contrazione a seguito di eventi economici. Il market crash del 2008 ha portato a 5 anni di calo del valore delle carte collezionabili, che hanno visto riguadagnare posizione e valore percepito solo un decennio dopo.
L’avvento del Covid, la chiusura dei servizi e i millennials rinchiusi in casa hanno fatto il resto. Una tempesta perfetta che ha portato l’effetto nostalgia per i giochi di carte della nostra infanzia alle stelle. Io stesso ho ri-acquistato a Febbraio 2021 -in pieno lockdown- il mio primo mazzo di Magic (Quinta Alba, Solarizzazione), mosso dalla voglia di rivivere l’esperienza di unboxing.
Un bisogno di riconnettersi con una parte di sé che il mondo stava definitivamente strappando, ma che oggi cominciamo a pagare a caro prezzo.
Ma il mercato dei collectibles non è solo limitato a figurine o carte da gioco. La piattaforma video numero uno al mondo YouTube si è fatta portavoce di questo fenomeno globale tra le nuove generazioni, e documentari Netflix come King of Collectibles o Pawn Stars della Leftfield Pictures hanno portato il collezionismo al pubblico di massa. Scheletri di dinosauro, orologi, pupazzetti di plastica. Ogni bene è stato declinato a collezionabile, ed i produttori -e come vedremo i distributori- hanno saputo cavalcare questa euforia per trarne il massimo vantaggio.
Non solo TCG: dai loot boxes alle blind bags
Il business è più serio e trasversale di quanto si creda. Il mondo dei comics conosce da anni la potenzialità delle blind bags, buste chiuse in cui poter trovare una delle versioni alternative di copertine di un numero di una run fumettistica, ognuna di esse in una tiratura limitata e diversa. Comprare un albo non significa quindi solo leggere la storia, ma potersi accaparrare un disegno, magari anche autografato dal suo autore, per un pezzo da collezione che in pochi riusciranno ad aggiudicarsi. E poco importa che abbiate già letto la storia e che vi ritroverete stampata più volte allo stesso identico modo. Quel che cambia è la copertina, magari con una rappresentazione estesa. e non volete essere voi quelli lasciati indietro.
Andando oltre la nona arte, il meccanismo di vendita a scatola chiusa non è certamente unico di questo genere di prodotto. I Lego propongono da anni le serie a sorpresa minifigures, e i Kinder Gran Sorpresa fanno dell’ignoto -la sorpresa, appunto- il loro punto di forza.
Ma allora se è un meccanismo tanto diffuso, dove sta il problema?
F.O.M.O: la paura di perdere il treno
Avrete sicuramente sentito parlare del termine F.O.M.O. Acronimo di Fear Of Missing Out -tradotto paura di essere esclusi-, questo termine è stato coniato nel 2004 da Patrick J. McGinnis per definire quello stato di inquietudine indotto dal pensiero che altre persone accanto a noi -e quindi confrontabili- possano vivere esperienze migliori che noi stiamo perdendo.
All’interno di uno scenario di scarsità del prodotto, chi si mette per primo in fila avrà la probabilità di accaparrarsi quel bene, e gli altri rimarranno con le mani vuote -e forse, le tasche piene-. Questa percezione viene volutamente alterata a vantaggio di chi produce per generare il profitto extra dovuto all’aumento consequenziale dei prezzi. Chi vuole arrivare ad un determinato prodotto difficile da reperire, sarà disposto a pagarlo di più per possederlo. E questo vale tanto più il bene viene considerato esclusivo. Nei TCG, lo vediamo espansione dopo espansione. Le strategie di marketing portano ad un esubero di richiesta di produzione rispetto l’effettiva capacità di stampa dei set, scatenando la corsa ai preorder non appena questi si aprono. Per determinate categorie di prodotti considerate premium -collector boosters, gift bundles- le prenotazioni sono andate esaurite in poche ore.
Attorno alla F.O.M.O si è costruita un’intera economia di scala sui collezionabili, con tirature limitate ma infiniti modi di accaparrarsi gli oggetti del desiderio. E in uno scenario di ascesa dei prezzi, l’infrastruttura che permette ai collezionisti, investitori e scalpers di commerciare, ha il vantaggio maggiore. Fino a quando i prezzi continueranno a correre, il grande gioco delle sedie andrà avanti. Ma allo scadere del tempo, chi rimane in piedi verrà tagliato fuori.

Su queste premesse si eBay Live, arrivato in Italia il 3 Febbraio di quest’anno; offerte in real time su una piattaforma che da vendita è diventata fast betting. Pacchetti di carte Pokemon che vengono aperti sul momento dal creator o dal venditore dopo che l’acquirente da casa se le è aggiudicate tramite asta. Lo sbusto avviene in dal vivo, proprio come accadrebbe a casa vostra. Stessa dinamica, ma gusto completamente diverso. Non c’è fisicità. Una pura scommessa davanti al PC o allo smartphone.
Lo stesso si può dire nuove realtà come Courtyard.io, dove si possono sbustare pacchetti contenenti beni collezionabili gradati “a garanzia” del loro valore. Il prezzo per tipo di busta è diverso in base alla possibilità di trovare qualcosa, e il bottino vale sempre più del niente. Che sia poi superiore o minore alla spesa, questo è un altro paio di maniche.
Lo sbusto: pura passione o gioco d’azzardo?
Se tutto questo vi sta cominciando a sembrare un giro di ruota della fortuna beh, sappiate che non siete fuori strada. Ma cosa cambia tra aprire un pacchetto di figurine e un giro di roulette russa? Secondo Mark Griffiths, viene definito gioco d’azzardo –gambling in inglese-
the staking of money (or something of financial value) on a future event where the outcome is unknown at the time of staking the money
Proviamo declinare questa definizione allo sbusto di un pacchetto di figurine:
- the staking of money (or something of financial value): questo avviene. Un appassionato acquista al negozio o su una piattaforma un prodotto in cambio di denaro. Sta quindi scambiando denaro;
- on a future event where the outcome is unknown at the time of staking the money: anche questa situazione si verifica. Il ritorno atteso (expected value – EV) del pacchetto è sconosciuto. Il prezzo del pacchetto è una promessa da parte del produttore di un ritorno non garantito.
Ci sono poi alcuni aspetti secondari da tenere in considerazione. Sebbene il ritorno possa essere non nullo in quanto anche la carta dal valore più basso sia in realtà prezzata dal mercato almeno un centesimo, sul medio-lungo termine la distribuzione dei pacchetti è studiata, come in tutti i giochi d’azzardo, nel fornire al giocatore un ritorno inferiore rispetto al reale valore. Se così non fosse del resto, i rivenditori sarebbero forzati ad aprire i prodotti per trovare le chase cards e rivenderle nel mercato secondario, cosa che avviene con i cosiddetti scalpers.
Hard Gambing e Soft Gambling
Capite bene che quindi che ci si muove in un’area grigia al confine con un soft gambling, ma ancora in una declinazione di unboxing come esperienza ludica. Questo accade perché Wizard of the Coast e i produttori di carte collezionabili non riconoscono ufficialmente il mercato secondario. Settano l’expectation su un prodotto carta tramite collocamento nella lore, definizione delle meccaniche nel meta e contributo artistico dovuto all’illustrazione -più trattamenti speciali come laminature-; il mercato farà tutto il resto. In più, l’effetto sorpresa non è visto al pari di un esito aut-aut di vinci o perdi. Il ritorno, seppur minore al corrisposto, non è mai nullo.
Eppure quello che sta avvenendo all’interno di questo mercato in preda all’euforia equivale ai suoni e alle luci delle slot machine. Lo abbiamo visto nei giochi per dispositivi mobile con i Loot Boxes. Scrigni che forniscono vantaggi competitivi al giocatore in cambio di denaro. Una forma legalizzata di scommessa che molti paesi stanno provvedendo a tassare al pari di un biglietto del gratta e vinci. L’aggiunta di musiche epiche ed effetti speciali durante il processo di reveal del “bottino” è stato dimostrato che attivano diversi substrati neurali per un livello di engagement superiore. Un meccanismo studiato per massimizzare la ripetitività del gesto.
Esistono modi per contrastare il soft gambling?
Viene quindi da chiedersi come sarebbe possibile attuare politiche che facciano da deterrente allo sviluppo di una tendenza compulsiva allo sbusto. Immaginate di essere lo stato e voler prevenire il fenomeno su scala nazionale. Quali strumenti potete attuare? Ho provato a riflettere con un paio di azioni, immaginando quali potrebbero essere le conseguenze.
Tassazione Progressiva
Si potrebbe pensare ad un modello di tassazione crescente al crescere della spesa annua dell’acquirente -in stile IRPEF- con tracciamento relativo al codice fiscale. Al raggiungimento di determinate soglie annuali, il prezzo totale per l’acquirente crescerebbe. Questo metodo mira al contrasto sul numero di acquisto, ma penalizza chi compra prodotti costosi e non la frequenza di acquisto. Inoltre, la diminuzione conseguente delle vendite porterebbe i produttori e i distributori a ritirare dal commercio nazionale i prodotti. Insomma, non una soluzione ottimale.

Tassazione con media mobile
Una variante al modello della tassazione progressiva potrebbe risultare incentrata sul tassare l’acquirente solo nell’effettivo rilievo di una spesa sistematica e continua in un arco specifico di tempo. Con un sistema a media mobile -per esempio a 60 giorni- si potrebbe pensare di concentrare l’aliquota maggiore nei periodi di spesa più intensa. Questa soluzione punta alla frequenza di acquisto, ma anche qui il rischio è di impattare pesantemente il mercato libero.

Tassazione con sistema a punti
Associare ogni acquisto a un sistema di punteggio come risultato combinato tra categoria di prodotto e quantità, il tutto basato su media mobile temporale, sarebbe una soluzione ancor più adattata per rilevare comportamenti compulsivi sugli acquirenti medi. Al prodotto booster pack associamo +10 punti, al prodotto premium -collector booster box- associamo +200 punti e così via. In questo modo lo stato potrebbe distinguere gli acquirenti non solo per la frequenza di acquisto, ma anche per la tipologia e la quantità di acquisto di una determinata tipologia di prodotto nel tempo.

Un’opzione meno invasiva e socialmente accettata potrebbe essere inserire una dicitura sui prodotti di carte collezionabili l’avviso “l’apertura di questo prodotto può generare dipendenza” -come per i pacchetti di sigarette e i biglietti della lotteria-.
In definita, il meccanismo del soft gambling è ormai esteso nel mondo dei collezionabili e delle carte da gioco, mosso da chi fa della F.O.M.O e dell’ansia della perdita del posto il motore della propria strategia marketing.
La prevenzione può solo passare dal singolo, capendo che prima di tutto il collezionismo, come qualsiasi hobby, è un bene non necessario e come tale da tenere sotto controllo.
E tu? Pensi che spacchettare comporti il rischio di dipendenza? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!
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