Il Triangolo dell’Esposizione in Astrofotografia

Hai deciso di avvicinarti al mondo dell’astrofotografia? Congratulazioni, prendere una scelta ti mette già nel mindset giusto. 
Prima di catturare le tue prime foto però, fermati un secondo a pensare e fatti queste domande: 

Ho tutto il necessario per cominciare? Quali strumenti potrebbero venire utili?

Sull’attrezza e i softwares necessari per iniziare a scattare ho scritto due articoli, quindi se non li hai letti ti consiglio di recuperarli qui.

Credimi, scattare di notte in condizioni di buio completo per poi accorgersi che non si sa come mettere mano ai settaggi base della fotografia, sia essa analogica o digitale, rischia di creare molta frustrazione. Per questo facciamo un passo indietro in questo articolo e riscopriamo il triangolo delle esposizioni e come applicarlo in astrofotografia.

Che cos’è il triangolo delle esposizioni?

Il triangolo delle esposizioni è uno degli schemi più famosi in campo fotografico e videografico, e mette in relazione i 3 parametri base che ci permettono di controllare il nostro scatto. Questi 3 elementi sono

  • ISO, ovvero la sensibilità del nostro sensore alla luce
  • t , ovvero il tempo di esposizione 
  • f/ , ovvero l’apertura del diaframma della lente durante lo scatto, regolata tramite il valore di f-stop
Il triangolo delle esposizioni

Il Sensore: la retina della nostra Fotocamera

I tre elementi del triangolo dell’esposizione mescolati insieme determinano la quantità di luce che lasceremo passare al sensore per imprimere il nostro scatto. Per capire meglio l’impatto di questi settaggi sul risultato finale, fate sempre riferimento ad un’analogia base ma di forte effetto, che paragona il sensore delle macchine fotografiche all’occhio umano

  • Tempo di Esposizione Quando premiamo il pulsante di scatto, l’otturatore si apre permettendo alla luce di passare. Stiamo aprendo il nostro occhio, raccogliendo informazioni. La differenza è una sola: il sensore integra nel tempo durante il quale rimane aperto la luce, andando a “sommare” l’effetto della luce istante dopo istante.
  • La funzione dell’apertura del diaframma è svolto in natura dall’iride. Se ci pensate, quando il nostro occhio entra in un ambiente con scarsa illuminazione, la nostra iride agisce da diaframma muscolare e allarga il diametro: minore è il flusso di fotoni nell’unità di tempo, maggiore deve essere la sezione per raccoglierne quanti più possibile.
  • I’ISO rappresenta, come detto, la sensibilità alla luce. Un concetto vago se ci pensate, ogni sensore di ogni macchina digitale avrà una risposta dinamica all’impostazione dell’ISO diversa. Per cominciare, vi serve sapere che l’ISO consiste in una progressione aritmetica di valori ai quali corrisponde una determinata sensibilità alla luce per il vostro sensore. Più alzate il valore di ISO (e.g: 100, 400, 800, etc..), più aumentate la sensibilità a parità di condizioni di luce esterne del vostro sensore di catturare quella luce.

Parametri del triangolo: utilizzo e compromessi

A questo punto penserai quindi che per raccogliere quanti più fotoni possibile ed avere immagini spettacolari basti alzare a manetta queste tre impostazioni no?

Beh, non è così facile…

Ci sono alcuni aspetti da considerare, e devono essere messi in relazione con il tipo di risultato finale che vogliamo ottenere: 

  • La regolazione dell’ISO infatti porta con sé due problemi. Da un lato, se l’ISO viene portata a valori troppo alti porterà ad un rumore molto alto. Laddove non è possibile ridurre l’ISO al fine di mantenere contenuto il tempo di scatto, bisognerà combinare insieme più immagini tramite la tecnica definita stacking al fine di ridurre il più possibile il rapporto tra segnale acquisito e rumore generato, conosciuto come signal to noise ratio (S/N). Ti riporto di seguito l’effetto del rumore generato per valore di ISO crescenti.
  • La regolazione dell’apertura focale f/ impatta sulla profondità di messa a fuoco. Più stringiamo il diaframma (chiusura che corrisponde ad un aumento dei valori di f-stop), meno luce facciamo entrare ma maggiore sarà la profondità di messa a fuoco. Questo significa che il piano focale sarà più profondo e riusciremo a mettere a fuoco una maggiore porzione del nostro scatto. Al contrario, diminuendo il valore di f-stop avremo quindi minore profondità di campo. In astrofotografia si sceglie solitamente di aumentare l’f-stop il più possibile, ma se si vuole effettuare uno scatto di un paesaggio notturno che includa altri elementi oltre il cielo stellato sarà conveniente effettuare più scatti andando a mettere a fuoco piani diversi, per poi combinare il tutto in un unico scatto. Questa tecnica prende il nome di focus stacking. Si può inoltre sfruttare l’ampia apertura di alcuni obiettivi per ottenere l’effetto bokeh, nel quale le sorgenti luminose nello sfondo della nostra fotografia appariranno soffuse e di grande effetto.
  • La regolazione del tempo di esposizione t incide molto sul risultato finale, ed il suo settaggio è fortemente influenzato dal fine che si vuole perseguire e dalla disponibilità di strumenti che possano consentire il suo utilizzo. Se il vostro intento è quello di andare a realizzare uno startrail, potrete permettervi di impostare tempi di esposizione anche molto alti su un treppiedi fisso. Se il vostro obiettivo è invece quello di andare a catturare delle immagini di nebulose o altri oggetti deboli, ecco allora che per mantenere l’occhio della vostra fotocamera quanto più aperto possibile dovrete andare a compensare il moto di rotazione terrestre con l’impiego di una montatura astronomica che compensi questo movimento. se non avete a disposizione una montatura astronomica ma volete ottenere stelle puntiformi, dovrete ricorrere all’utilizzo della Regola del 500.

Ora che hai capito il triangolo delle esposizioni e gli effetti di ciascuno dei parametri che vanno a comporlo, il mio consiglio è di cominciare a sperimentare, giocando con i vari settaggi per cominciare a catturare le bellezze del nostro cielo!

Buona Luce

Emanuele

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