Categoria: Astrofotografia

  • Astrofotografia per Principianti: guida ai Software essenziali

    Astrofotografia per Principianti: guida ai Software essenziali

    Ricordo che alle scuole medie avevamo fatto una sessione di orientamento astronomico nella mia città. Durante le lezioni ci avevano passato dei fogli con sopra stampate le principali costellazioni della volta celeste. Per memorizzare le posizioni, con un velo di carta traslucida tracopiavamo le loro forme: Cassiopea, Orione, l’Orsa Maggiore. La sera ci eravamo dati appuntamento in un luogo ideale per le osservazioni per identificare quei gruppi di astri nel cielo notturno: un’esperienza davvero formativa. Da allora sono passati anni e la tecnologia è evoluta con noi. Ad oggi disponiamo di strumenti software che rendono l’esperienza fotografica più intuitiva, permettendoci di ottimizzare il tempo a disposizione per immergerci nella bellezza che solo questa attività può regalare.

    In questa seconda parte della Guida Introduttiva per Astrofotografi Amatori voglio parlarti dei principali software e app che ti permetteranno di pianificare e realizzare le tue prime fotografie astronomiche. Per ognuno di essi ti illustrerò lo scopo e quando conviene utilizzarli, dividendoli in gruppi. Alla fine di questo articolo avrai una lista essenziale di strumenti per il tuo percorso da astrofotografo amatore e se e quando usarli in base al tuo livello di esperienza. 

    Siti Web per Previsioni Meteo

    Molte persone sottovalutano l’importanza di una buona previsione delle condizioni meteo. Per evitare inutili perdite di tempo, è importante che tu abbia gli strumenti giusti per trovare le corrette condizioni di copertura del cielo, la percentuale di umidità e altri fattori che possono compromettere le tue osservazioni astronomiche e i tuoi scatti.

    Il primo sito web di cui voglio parlarti è IlMeteo . Accedendo con il tuo account Google o Facebook potrai salvare le tue posizioni preferite e consultare i principali parametri meteo per le ore e i giorni a venire. Ricorda però, se stai pianificando una sessione di astrofotografia che richiede lo spostamento in una località lontana, di non fare completo affidamento sui siti di previsioni meteo maggiori di 48 ore.

    Consiglio: se devi raggiungere il luogo della tua sessione astrofotografica, consulta le Webcam del luogo per accertarti delle condizioni di visibilità.

    Il secondo servizio web, essenziale a mio avviso, è Windy. Questo sito ti permette nella sua versione gratuita di visualizzare previsioni meteo a un’ora per la tua località con un alto grado di precisione. Navigando fra le sue funzionalità ti accorgerai della presenza di diversi livelli da poter gestire. Per gli scopi di questa guida, impara a leggere i seguenti tre livelli: Nuvole, Radar Meteo e Satellite. 
    Per entrambi i servizi esistono le rispettive App per iOS e Android, quindi il mio consiglio è di scaricarle entrambe sul tuo smartphone o tablet per avere con te il meteo a portata di mano.

    Software per Orientarsi 

    Immagina di essere sotto il cielo stellato, alla tua prima sessione di astrofotografia. Le condizioni meteo sono perfette, grazie ad un’ottima pianificazione seguendo il paragrafo precedente. Ora però è arrivato il momento di scattare. Si ma, cosa?

    Nonostante ti consigli di prendere dimestichezza con i principali parametri fotografici andando a realizzare generici scatti al cielo stellato, prima o poi vorrai sicuramente cominciare a riprendere oggetti specifici, situati in posizioni precise del cielo per quell’ora della notte e in quella stagione. E qui veniamo ai principali strumenti software per orientarsi ed identificare gli oggetti del cielo.

    Stellarium è il simulatore principale di volta celeste che utilizzo. Andando a selezionare e salvare la mia posizione con le coordinate di Latitudine, Longitudine e Quota, avrai una rappresentazione accurata della tua volta celeste. Ma non finisce qui: nel software potrai andare avanti e indietro nel tempo, importare oggetti, collegare una camera e simulare le caratteristiche del tuo strumento di ripresa per visualizzare l’anteprima della porzione di cielo che andrai a catturare. Tutte queste funzionalità rendono Stellarium la soluzione che ti consiglio per il tuo percorso da astrofotografo, dagli inizi sino alla realizzazione di composizioni complesse. Un software alternativo può essere SkySafari: controlla se può fare al caso tuo!

    Consiglio: per acquisire dimestichezza con il movimento della volta celeste, esercitati a casa con i simulatori, cambiando ora e coordinate per comprenderne le evoluzioni nel tempo.

    Siti e App per Allineamento alla Polare

    Se ti stai cimentando in una sessione di astrofotografica con un telescopio ed una montatura motorizzata per l’inseguimento, allora arriverai al temuto momento dell’allineamento alla stella polare. Questa procedura è fondamentale per rendere la tua attrezzatura solidale con il movimento della volta celeste e per permetterti di effettuare lunghe esposizioni, raccogliendo più dati possibili. Nonostante esistano procedure classiche che ti permettano di ricavare la posizione della stella polare nel cielo in questo istante, il mio consiglio è di effettuare l’allineamento andando a far coincidere il crocicchio con la posizione indicata da uno dei tanti software disponibili.

    Sul sito di Takahashi è disponibile uno strumento di visualizzazione web. Alla stessa pagina trovi il link per il download sul tuo PC o Mac.

    Se vuoi scaricare un’app per smartphone o tablet invece, ti consiglio Polar Scope Align. La forza di questo software sta nel suo algoritmo che corregge l’errore dovuto alla rifrazione atmosferica (in funzione della posizione della polare nel cielo) e al reticolo, selezionabile tra vari modelli di montature direttamente in app.

    Software per Combinare le Fotografie Astronomiche

    La chiave per ottenere scatti astronomici di buona qualità è accumulare quanta più luce possibile sul tuo sensore. Per ottenere questo risultato, spesso si combinano più scatti dello stesso soggetto per andare a sommare il segnale in arrivo dal cielo e al contempo ridurre il rapporto S/N – trovi qui il mio articolo completo sulla gestione del rumore e del segnale– . Nel mio percorso da astrofotografo amatoriale ho usato i seguenti software che ti voglio consigliare.

    • Deep Sky Stacker: disponibile solo  per Windows, consente di effettuare tutti gli step di pre processing per combinare – o impilare, stacking – i tuoi scatti allineandoli fra loro. Se sei un utente Mac, non preoccuparti: puoi sempre scaricare una macchina virtuale come Parallels che ti permetterà di eseguire programmi non disponibili per Mac OS.

    • Siril: sebbene io abbia usato DSS nei primi anni del mio editing, ho recentemente sfruttato questo software cross-platform molto potente per ottenere dei buoni risultati anche in condizioni in cui la qualità degli scatti era limitata. Il pro principale di Siril è l’intuitività per l’esecuzione di molti script automatici che ti permetterà di ottenere dei risultati soddisfacenti sin dal primo utilizzo. Se vuoi capire meglio come sfruttare questo programma, ti rimando ai tutorial di Valerio Pardi sul suo canale Youtube.

    Software per Editing Fotografico

    E veniamo all’ultima fase, quella in cui i tuoi scatti prendono vita. Con i software per editing fotografico puoi manipolare le tue fotografie verso un risultato visivo desiderato. Ti consiglio i seguenti: 

    Lightroom e Photoshop: Entrambi della stessa famiglia, permettono di fare più o meno le stesse cose con declinazioni di uso diverse. Lightroom permette di gestire al meglio le tue fotografie fotografiche richiamandole tramite un formato catalogo proprietario. Con l’utilizzo dei cataloghi e con un po’ di regole per la sistemazione delle foto nei tuoi device, riuscirai ad avere sempre a portata di mano i momenti che hai catturato. Io uso Photoshop principalmente tramite plugin Camera RAW, che mi permette di modificare lo scatto in formato RAW per poi passare a regolazioni su livelli. Entrambi i software sono davvero potenti, quindi il mio consiglio è di provarli entrambi per trovare il workflow più adatto a te. Se sei interessato ad approfondire alcune tematiche legate alla gestione dell’editing, ti rimando ai miei articoli su come fotografare la ISS – realizzato con Photoshop, qui trovi parte 1 e parte 2 del tutorial –  o su come realizzare una fotografia HDR su Lightroom.

    Un software che voglio consigliarti soprattutto per l’editing in mobilità da tablet o smartphone è invece Snapseed. L’app di Google permette la lettura dei formati RAW e ha nel suo arsenale un ricco elenco di strumenti che ti permetteranno di preparare i tuoi scatti per un look professionale ma con la leggerezza che solo la manipolazione su piccoli schermi può dare. In più, aspetto non da poco per chi è alle prime armi: è completamente gratuito. 

    Parola Chiave, sperimentare 

    Se sei arrivato fin qui, significa che hai a disposizione tutte le nozioni base per iniziare ad usare software che ti accompagneranno nelle tue sessioni di astrofotografia. Ricorda sempre che di strumenti ce ne sono un’infinità, ma che potrai imparare a selezionare gli strumenti di cui hai davvero bisogno solo mettendo le mani in pasta e buttandoti a pieno nel mondo dell’astrofotografia.

    E tu, quali software utilizzi per catturare i tuoi cieli stellati? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!

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  • Time-Lapse e Hyperlapse: cosa sono, differenze e come eseguirli

    Time-Lapse e Hyperlapse: cosa sono, differenze e come eseguirli

    In fotografia ci si imbatte spesso in termini che descrivono tecniche di scatto simili fra loro, ma con differenze concettuali sottili che generano confusione. In questo articolo voglio parlarti di quelle tecniche fotografiche che hanno come elemento chiave il tempo di esposizione. Partiremo dalla definizione di lunga esposizione, per poi affrontare le tecniche note come time-lapse e hyperlapse, analizzandone differenze, applicazioni e fasi di realizzazione. Alla fine, sarai perfettamente in grado di creare un time-lapse o un hyperlapse con la tua fotocamera o il tuo smartphone, portando a casa riprese suggestive e ricordi mozzafiato.

    Cos’è una Lunga Esposizione

    Se non hai chiaro come il tempo di esposizione intervenga nella formazione dell’immagine, ti suggerisco di recuperare il mio articolo dedicato al Triangolo dell’Esposizione, dove descrivo nel dettaglio come ISO, apertura e tempo influenzino la quantità di luce acquisita dal sensore.

    Si parla di lunga esposizione quando il tempo t è relativamente lungo in rapporto al soggetto o alla scena da riprendere. La prassi fotografica porta spesso a scegliere tempi brevi per ottenere scatti nitidi e privi di mosso, ma ciò non sempre coincide con l’intento creativo. La lunga esposizione permette infatti di rappresentare il movimento all’interno dell’immagine, trasformando elementi dinamici – acqua, nuvole, luci, stelle – in scie fluide che raccontano il passaggio del tempo.

    Time-lapse vs Video

    Ora che abbiamo chiarito cos’è una lunga esposizione, introduciamo il time-lapse. Un time-lapse è una sequenza di fotografie scattate da un punto fisso a intervalli regolari. La sequenza, montata come video, comprime un lungo intervallo di tempo in pochi secondi. È la tecnica ideale per mostrare processi lenti come la fioritura di un fiore, un tramonto o l’avanzamento delle nuvole.

    Non posso fare un video?

    In teoria sì, ma un video continuo comporterebbe:

    • file molto pesanti e difficili da gestire;
    • qualità inferiore nelle lunghe registrazioni;
    • un movimento troppo fluido anche se accelerato, che non esalterebbe il “salto temporale” tipico del time-lapse;

    Il time-lapse, invece, mantiene quella cadenza visibile tra un frame e l’altro che rende percepibile l’evoluzione della scena.

    Time-lapse vs Hyperlapse

    Proseguiamo introducendo l’hyperlapse.

    Un hyperlapse è un time-lapse in cui la fotocamera si muove tra uno scatto e il successivo. Il punto di ripresa non è fisso: cambia posizione seguendo un percorso, mantenendo però costante un punto di riferimento nella scena. Questa tecnica genera un movimento fluido e dinamico, molto utilizzato nelle riprese urbane o per valorizzare monumenti e architetture.
    In breve:

    • Time-lapse = tempo compresso + camera fissa
    • Hyperlapse = tempo compresso + movimento nello spazio

    Time-lapse: come realizzarlo passo passo

    Per realizzare un time-lapse efficace, segui questi step:

    1.   Fissa la fotocamera o lo smartphone su un supporto stabile: treppiede o base solida per evitare vibrazioni o micromovimenti;

    2.   Imposta la modalità manuale: mantieni costanti ISO, apertura e tempo per evitare variazioni di esposizione;

    3.   Blocca la messa a fuoco: metti a fuoco manualmente il soggetto e disattiva l’autofocus;

    4.   Se hai una lente con stabilizzazione, disattivala: il tuo scopo è ottenere una sequenza statica, senza micromossi indesiderati;

    5.   Definisci l’intervallo tra gli scatti: dipende dalla scena: 2–3 secondi per nuvole veloci, minuti per processi lenti. Per farlo puoi usare la modalità TIME-LAPSE di iOS per iPhone oppure usare un intervallometro su DSLR o Mirrorless;

    6.   Scatta in RAW (se possibile): facilita la post-produzione e il bilanciamento colore. Questo vale ormai sia con i recenti smartphone che supportano questo formato che per le macchine fotografiche;

    7.   Monta la sequenza: usa software come Lightroom, DaVinci Resolve o app specifiche per creare il video finale.

    Hyperlapse: come realizzarlo passo passo

    Realizzare un hyperlapse richiede precisione e costanza:

    1.   Scegli un percorso e un punto di riferimento: mantieni un soggetto fisso sempre al centro dell’inquadratura;

    2.   Avanza a piccoli passi regolari: dopo ogni micro-spostamento, scatta una foto;

    3.   Utilizza un gimbal o stabilizzazione elettronica (se disponibile): riduce vibrazioni e oscillazioni indesiderate;

    4.   Blocca tutti i parametri di esposizione: Mantieni coerenza luminosa lungo tutta la sequenza;

    5.   Stabilizza in post-produzione: software come After Effects o DaVinci Resolve correggono eventuali irregolarità nel movimento.

    Time-lapse e Hyperlapse: quando usarli

    La scelta tra le due tecniche dipende dal messaggio che vuoi comunicare:

    • Se vuoi mostrare il progresso di un fenomeno naturale o un processo lento, usa il time-lapse.
    • Se vuoi valorizzare un soggetto come parte di un ambiente dinamico o creare un percorso visivo coinvolgente, l’hyperlapse è la scelta ideale.

    Starlapse vs Startrail

    Nel mio articolo dedicato allo Startrail trovi la procedura passo passo per ottenere scie luminose continue nel cielo notturno. Qui voglio chiarirti la distinzione fra Startrail e Starlapse:

    • Lo startrail è il risultato della somma di lunghe esposizioni che producono un’unica immagine con scie stellari continue;
    • Lo starlapse è invece il time-lapse del cielo notturno: una sequenza di scatti montata come video per mostrare dinamicamente il movimento delle stelle;

    Adesso che conosci le differenze fra time-lapse e hyperlapse, non ti resta che mettere in pratica quanto appreso ed i consigli per tirar fuori il massimo dalle tue sequenze di ripresa!

    Buona Luce

  • Guida Completa alla Gestione del Rumore in Fotografia

    Guida Completa alla Gestione del Rumore in Fotografia

    Il rumore è forse l’elemento tecnico più complesso da gestire per un fotografo. Si tratta di un disturbo che deve essere contenuto il più possibile, pur sapendo che non potremo mai eliminarlo del tutto, nemmeno con l’avanzamento delle tecnologie. In questa guida voglio offrirti una panoramica completa sul rumore digitale, spiegandoti in modo chiaro i concetti fondamentali alla base del fenomeno e dandoti indicazioni pratiche su come ridurre il rumore in fotografia già in fase di scatto.

    Per prima cosa è importante comprendere cosa si intende per rumore. Il rumore digitale (in inglese noise) è un contributo non intenzionale, di natura casuale, che si introduce durante l’intero processo di acquisizione e compromette la qualità del segnale utile della nostra immagine.

    Già da questa prima definizione possiamo introdurre alcuni concetti chiave, e per farlo iniziamo dal principio: cosa accade quando premiamo il pulsante di scatto?

    Comprendere la luce: analogia del secchio

    I sensori fotografici, per quanto possano avere dimensioni e formati diversi, sono essenzialmente superfici progettate per catturare la luce proveniente dalla scena. Immagina di essere sotto la pioggia e di utilizzare un secchio per raccoglierla. Più il secchio è grande, maggiore sarà la quantità di gocce (fotoni) raccolte in un determinato intervallo di tempo.

    Ora, pensa di posizionare sopra il secchio una lastra con un foro: la pioggia passerà solo da quel foro. Aumentando o restringendo l’apertura, possiamo regolare la quantità di acqua che arriva nel secchio. Questo foro rappresenta il nostro diaframma, che si regola attraverso il valore f-stop (f/)

    Possiamo inoltre scegliere per quanto tempo tenere il secchio esposto alla pioggia. Supponendo che la pioggia sia costante, più tempo lo lasciamo esposto, più gocce raccoglieremo, indipendentemente dalle dimensioni del foro. Questo è l’equivalente del tempo di esposizione (t).

    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_analogia_del_secchio
    Analogia del secchio

    Una volta chiarita questa dinamica, se ancora non hai familiarità con il concetto di triangolo dell’esposizione, ti consiglio di leggere questo articolo dedicato. Se invece lo conosci già, possiamo proseguire.

    S/N: Signal to Noise Ratio

    Abbiamo visto, con un’analogia semplice, come si possa controllare la quantità di luce che colpisce il sensore. La luce rappresenta la nostra fonte di informazione, ma non tutta la luce è “buona”: una parte è utile, mentre l’altra è casuale, ovvero rumore.

    In fotografia, questo viene espresso come rapporto segnale/rumore (S/N – Signal to Noise Ratio), che indica quanta informazione utile è presente rispetto al rumore. Più questo rapporto è alto, maggiore sarà la qualità dell’immagine. Il nostro obiettivo è quindi massimizzare il rapporto S/N, agendo su due parametri chiave: apertura del diaframma e tempo di esposizione.

    Il rumore nelle diverse fasi di scatto

    Il rumore fotografico viene spesso classificato in base alla sua natura, ma in questo articolo voglio proporti una visione cronologica, in modo che tu possa identificare con chiarezza quando ogni tipo di rumore si manifesta. Possiamo dividere il rumore in tre grandi categorie temporali:

    • Rumore ambientale (shot-noise): generato dai fotoni che colpiscono il sensore;
    • Rumore di lettura e della circuiteria (read-noise): introdotto in fase di acquisizione e conversione;
    • Rumore ISO: non è un vero e proprio rumore, ma un’amplificazione dei due precedenti, come vedremo parlando di ISO Invarianza.

    L’acquisizione e la conversione del segnale

    Andiamo quindi a vedere i principali step di acquisizione del segnale e la sua conversione in formato digitale, con riferimento allo schema mostrato in figura:

    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_processo
    Processo di acquisizione e conversione della luce in immagine

    I fotoni investono il sensore, e gli elementi sensibili (fotodiodi) convertono la luce ricevuta in una differenza di potenziale che genera una carica elettrica. Questa carica elettrica viene amplificata prima di una conversione da analogico a digitale tramite un convertitore A/D. A valle della conversione, vengono applicati ulteriori guadagni ed algoritmi che portano alla registrazione dei dati in una formato RAW o Jpeg. Una volta chiaro questo schema, possiamo andare a vedere i vari contributi del rumore e il momento in cui questi vengono introdotti.

    Rumore Ambientale

    Il rumore ambientale è il primo tipo di disturbo che si somma al segnale. È causato dalla distribuzione irregolare con cui i fotoni colpiscono il sensore. Fattori come temperatura, foschia e agenti atmosferici alterano il percorso dei fotoni, facendoli arrivare con angolazioni differenti e non uniformi.

    Questa variazione nella distribuzione causa una granulosità visibile, specialmente nelle zone scure dell’immagine, che riconosciamo facilmente come rumore.

    Rumore di lettura e rumore termico

    Il rumore di lettura (read noise) viene generato dalla circuiteria interna della fotocamera. Per comprenderlo meglio, vediamo le principali fasi del processo:

    • I fotodiodi generano cariche elettriche quando stimolati dalla luce. Tuttavia, anche in assenza di luce, può manifestarsi la cosiddetta dark current, generando rumore termico.
    • Questo tipo di rumore, noto anche come rumore Johnson-Nyquist, è influenzato dalla temperatura ed è descritto dalla formula:
     \mathbf{V_n = \sqrt{k R T}}

    con:

    • R = resistenza
    • k = costante di Boltzmann
    • T= temperatura
    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_rumore_termico_con_temperatura
    Potenza del rumore termico in funzione della temperatura

    In pratica, maggiore è la temperatura del sensore, maggiore sarà il rumore generato. Fattori come temperature ambientali elevate, lunghe esposizioni e pixel piccoli contribuiscono ad aumentare il disturbo. In astrofotografia, ad esempio, le camere CCD vengono spesso raffreddate con ventole o messe in freezer per ridurre al minimo questo effetto.

    Come si manifesta visivamente il rumore termico? Puoi isolarlo facilmente: imposta la fotocamera con le stesse impostazioni di scatto, ma copri l’obiettivo con il tappo. Otterrai un’immagine nera, ma non perfettamente pulita: ciò che vedi è proprio rumore termico. Questo esperimento produce un dark frame, utile in post-produzione, specialmente in fotografia astronomica.

    Inoltre, ogni circuito elettronico introduce errori di guadagno, soprattutto in fase di amplificazione (tramite op-amp) e conversione analogico-digitale (ADC), dove si verifica una discretizzazione imperfetta dei valori in bit (0–255).

    Rumore ISO: il più grande fraintendimento tra fotografi

    Uno degli errori più comuni è pensare che l’ISO generi rumore. Non è corretto. L’ISO amplifica il segnale, compreso il rumore già esistente.

    Il termine ISO è l’acronimo di International Organization for Standardization, e fa riferimento a uno standard (ISO 12232:2019) che stabilisce una scala discreta di valori, distanziati di uno stop. In digitale, possiamo scegliere anche incrementi di 1/3 di stop.

    La formula di calcolo ISO è la seguente:

     \mathbf{ISO_{speed} = \frac{78 \cdot q \cdot f^2}{L \cdot t}}

    dove la carica q viene confrontata con i valori standard disponibili, e il firmware seleziona quello più vicino.

    ISO nativo e ISO esteso (simulato)

    Non tutti i valori ISO sono gestiti nativamente dalla fotocamera. Valori troppo alti o troppo bassi vengono simulati via software:

    • ISO H (alto): la macchina amplifica digitalmente il segnale, aumentando sia luce che rumore.
    • ISO L (basso): riduce il rapporto S/N, rischiando clipping nelle alte luci e perdita di dettaglio.

    Esempio pratico:

    Un rapporto 2/3 amplificato digitalmente potrebbe diventare 4/6 o 6/9, ma il rapporto non migliora: crescono sia segnale che rumore.

    Invarianza ISO

    Con i sensori moderni è nato il concetto di ISO Invarianza. Questo significa che l’ISO ha un impatto sempre più marginale sulla qualità dell’immagine, grazie a un bassissimo rumore di lettura.

    Nei sensori ISO invarianti, la maggior parte dell’amplificazione avviene dopo la conversione A/D, permettendo di scattare a ISO bassi (quindi con poco rumore) e recuperare l’esposizione in post-produzione senza penalizzare troppo il risultato.

    E il triangolo dell’esposizione, quindi?

    A questo punto dovrebbe essere chiaro: il triangolo dell’esposizione resta un riferimento fondamentale per ogni fotografo, ma se vuoi ottimizzare il rapporto segnale/rumore, devi concentrarti principalmente su:

    • Diaframma
    • Tempo di esposizione

    L’ISO, essendo un parametro di amplificazione, non incide sulla quantità di luce catturata, ma solo sulla sua resa luminosa, con le conseguenze viste finora.

    Buona Luce

  • Eventi Astronomici del Mese: il Cielo di Dicembre 2024

    Eventi Astronomici del Mese: il Cielo di Dicembre 2024

    Siamo ormai giunti all’ultimo mese di questo 2024, ma il cielo ha ancora qualche carta da giocarsi per stupirci. Andiamo quindi a vedere cosa ha in serbo per noi la volta celeste e quali saranno i principali eventi astronomici del mese. Ma prima, partiamo dal mese di Novembre che si è appena concluso!

    La Superluna del Castoro ha fatto faville

    Tra tutti gli eventi del mese appena trascorso che si sono susseguiti, certamente la Superluna del Castoro è quella che ha lasciato a bocca aperta il numero maggiore di spettatori. Ultima superluna dell’anno, la sua osservazione è stata resa possibile grazie al bel tempo che si è reso complice lo scorso 15 Novembre. Vi riporto quindi la mia Superluna, catturata dai cieli di Varese.

    Superluna del Castoro, 15 Novembre 2024
    Superluna del Castoro, Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM su Canon EOS 80D

    Negli ultimi giorni di Novembre il pianeta Venere si è mostrato in tutto il suo splendore, apparendo brillante nelle prime ore della sera e regalando molte emozioni.

    Venere al Tramonto
    Venere al tramonto, Canon EF 50 f/1.8 su Canon EOS 80D

    Dicembre mostra i denti: ecco i prossimi Eventi Astronomici

    Andiamo quindi a vedere cosa ci dobbiamo aspettare dal mese di Dicembre:

    La Luna batte il tempo: Dicembre 2024 Racchiuso in un ciclo Lunare

    Il mese di Dicembre avrà due Lune Nuove, rispettivamente il 1 Dicembre e il 30 Dicembre. Il nostro satellite naturale andrà quindi a contornare il mese un po’ come la cornice di un quadro, mostrandosi in tutta la sua pienezza giorno 15 Novembre con la Luna Piena. Durante tutto il mese poi vedremo il nostro satellite avvicinarsi a pianeti, stelle e costellazioni notevoli di un cielo autunnale che sta lasciando spazio definitivamente alla stagione invernale.

    Congiunzioni Luna – Pianeti

    • Mercoledì 4 Dicembre vedremo la Luna vicino a Venere in direzione Sud-Ovest e molto basse nel cielo
    Congiunzione Luna - Venere
    Congiunzione Luna – Venere. Credit: Stellarium
    • Domenica 8 Dicembre sarà la volta di Saturno, che accompagnerà la Luna nel suo Primo Quarto (illuminazione al 25%);
    Congiunzione Luna - Saturno
    Congiunzione Luna – Saturno. Credit: Stellarium
    • Mercoledì 18 Dicembre tocca al Dio della Guerra, il Pianeta Marte, farsi vedere;
    Congiunzione Luna - Marte
    • Domenica 19 Dicembre infine Mercurio si eleverà in cielo nelle prime ore del mattino, e avremo la possibilità di vederlo verso Est solo in caso di assenza di ostacoli all’orizzonte;
    Congiunzione Luna - Mercurio
    Congiunzione Luna – Mercurio. Credit: Stellarium

    Congiunzioni Luna – Stelle

    Avremo cinque principali Congiunzioni fra la Luna e gli astri notevoli del Cielo di Dicembre 2024, di seguito elencate:

    • Venerdì 13 Dicembre avvicinamento alle Pleiadi, costellazione nota per le famose Sette Sorelle, principali stelle che la compongono. In questa occasione avremo anche vicinanza con il pianeta Urano;
    Luna vicino a Pleiadi
    Luna vicino a Pleiadi. Credit: Stellarium
    • Martedì 17 Dicembre avvicinamento a Polluce, la stella più luminosa della costellazione dei Gemelli con una magnitudine di +1,5;
    Luna vicino a Polluce
    Luna vicino a Polluce. Credit: Stellarium
    • Venerdì 20 Dicembre avvicinamento a Regolo, stella più brillante della costellazione del Leone;
    Luna vicino a Regolo. Credit: Stellarium
    • Martedì 24 Dicembre avvicinamento a Spica, stella più brillante della costellazione della Vergine;
    Luna vicino a Spica. Credit: Stellarium
    • Sabato 28 Dicembre avvicinamento ad Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione;
    Luna vicino ad Antares. Credit: Stellarium

    Le costellazioni e gli oggetti più interessanti

    Le Costellazioni di Dicembre 2024.
    Le Costellazioni di Dicembre 2024. Credit: Stellarium

    A Dicembre le principali costellazioni visibili saranno Orione, Toro, Perseo e Ariete,

    La costellazione di Orione è sempre più protagonista del nostro cielo invernale, regalandoci uno spettacolo che durerà fino a Maggio. Vicino all’asterismo composto dalle stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka potremo trovare la bellissima M42, nebulosa facilmente fotografabile con macchina e treppiede. Per una foto che possa catturare l’intera costellazione, il mio consiglio è di utilizzare un obiettivo con focale non maggiore a 35mm, in modo da includere anche le stelle Betelgeuse, Bellatrix, Saiph e Rigel ed esaltarne i colori (Betelgeuse risulterà di un arancione vivo, dal momento che è una Supergigante Rossa).

    333P/Linear al Perigeo

    Per gli amanti delle comete dotati di montatura astronomica per lunghe esposizioni, segnalo il passaggio al perielio della cometa 333P/Linear, cometa periodica che tornerà solo nel 2068. il 9 Dicembre il nucleo si troverà al perigeo, ovvero alla minima distanza dal nostro pianeta.
    Per seguire l’evoluzione della luminosità di questo oggetto appartenente alla famiglia delle halleidi, rimando al sito aerith.net

    Sciami di meteoriti: Geminidi ed Ursidi

    Nel mese di Dicembre lo sciame delle Geminidi vedrà il suo picco nelle notti del 13 e 14 Dicembre. Purtroppo la Luna, come abbiamo detto, vedrà la sua massima fase a metà mese, ostacolando l’osservazione di questo fenomeno che può portare all’avvistamento di fino a 150 meteoriti all’ora. Nonostante le condizioni di difficile visibilità, il consiglio è quello di identificare la costellazione dei Gemelli con le due stelle Castore e Polluce, per trovare il punto di propagazione dello sciame.

    Lo sciame delle Ursidi raggiungerà il suo picco il 22 Dicembre, e sarà più fortunato di quello delle Geminidi, nonostante abbia una frequenza notevolmente più bassa. Per la sua osservazione, sfrutta le prime ore serali prima che sorga la Luna, che si leverà in cielo intorno alla mezzanotte. Per osservare questo sciame, identifica la costellazione dell’Orsa Minore, Sempre alta nel cielo poiché la Polare ne fa parte.

    Buona Luce 
    Emanuele

  • La Luna: 5 consigli utili su come fotografarla

    La Luna: 5 consigli utili su come fotografarla

    La Luna è senza dubbio l’oggetto naturale nel nostro cielo più facile da catturare. Ogni sera milioni di sguardi sono puntati in alto per osservarla e per provare a scattarla, chi con lo smartphone, chi con le attrezzature più avanzate. In questo articolo voglio darti dei consigli utili per fotografare la Luna al meglio. Partiremo dalla pianificazione dello scatto, affronteremo i parametri da impostare sul nostro strumento di ripresa per arrivare infine a 5 consigli su come creare delle composizioni che valorizzino il nostro fantastico satellite.

    Fotografare la Luna: cosa serve

    Che tu sia dotato di uno smartphone o di una mirrorless poco importa: la luna è lì che ti aspetta, pronta per essere ripresa! L’unico consiglio riguardo l’attrezzatura che mi sento di darti è quello di dotarti di un piccolo treppiedi. Per quanto, come vedremo più avanti in questo articolo, le fotografie alla luna vengono effettuate a bassi valori di tempo di esposizione t, fissare il tuo strumento fotografico su un treppiedi o su un appoggio arrangiato alla buona è fondamentale per evitare il micromosso della macchina. Come ti racconto nell’articolo su come affrontare al meglio la tua prima sessione di astrofotografia, conviene impostare inoltre il timer di scatto per evitare vibrazioni residue e, se si una una macchina fotografica, ricordatevi di disattivare la stabilizzazione automatica dello scatto.

    I moderni smartphone permettono ormai una regolazione delle impostazioni di scatto fine, quindi avete tutti gli strumenti per portarvi a casa un’eclissi lunare od una Superluna!

    Foto alla Luna: le impostazioni di scatto

    Visto che il più delle volte la Luna è luminosa in cielo, il consiglio è quello di inquadrarla con la modalità di messa a fuoco automatica AF. Se la macchina riesce a metterla a fuoco, passate mantenendo il fuoco su Manual Focus MF. In questo modo la macchina manterrà il piano focale e avrete sempre il vostro soggetto a fuoco. 

    Il consiglio qui è di mantenere valori di sensibilità alla luce del sensore ISO ad un valore più basso possibile. Il mio consiglio è di partire da ISO 100, modificare il tempo di esposizione fino a quando la luna non è correttamente esposta. Se i tempi di esposizioni diventano troppo alti (più grandi di 1/125s) il consiglio è di passare a ISO 200 e così via, reiterando il processo fino a quando non ottenete una Luna correttamente esposta. Il limite da considerare è ISO 400. Per valori più alti di questa impostazione correrai il rischio di avere foto rumorose e poco godibili.

    Per quanto riguarda il diaframma, il consiglio è di mantenere valori di apertura focale f/ più bassi, che corrispondono a valori di apertura alti. Se cerchi sul web tutorial su come fotografare la Luna, ti capiterà spesso di leggere come si debbano impostare valori alti di f/. Questo in linea di massima è vero quando si scatta ad alte lunghezze focali e la luna è crescente o calante, ma per una luna piena usare alte aperture e curare la messa a fuoco sarà più che sufficiente per ottenere un buon risultato.

    Luna: 5 consigli per fotografarla al meglio

    Ora che è tutto pronto, voglio darti 5 consigli per rendere lo scatto emozionante.

    1. Pianifica lo scatto: abbiamo già parlato di quanto sia importante non solo il momento in cui viene fatto click, ma anche il periodo che precede lo scatto. è in queste fasi che si pianifica e ci si assicura di portare a casa una fotografia al meglio delle nostre possibilità. Usa quindi software gratuiti come Stellarium o Photopills per conoscere la fase in cui si troverà la Luna alla data pianificata di scatto, e la sua posizione nel cielo. Sfruttando la vista AR di Photopills puoi inoltre inquadrare l’ambiente circostante con la traiettoria della Luna in sovraimpressione per capire dove passerà esattamente.

    2. Non sottovalutare la composizione: nello scatto che ti riporto sotto, la Luna non è l’unico elemento dello scatto. La nave che sta passando ed il paesaggio rurale Norvegese raccontano una storia, in questo caso un momento della mia vita, e forniscono all’osservatore gli elementi per leggere lo scatto;

    Luna piena che tramonta su spiaggia di Stavanger, Norvegia
    Luna piena su Stavanger, Norvegia. Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM su Canon EOS80D

    3. Colleziona le fasi lunari: un’idea carina di composizione può essere quella di affiancare mediante composizione in livelli molteplici foto del nostro satellite in diversi giorni del ciclo lunare. La composizione può avvenire in modi infiniti, come in questa evoluzione che ho voluto realizzare seguendo il rapporto aureo. Il risultato finale aggiungerà la dimensione temporale allo scatto, dando l’idea del tempo che passa.

    Scatto che combina più fotografie effettuate nello stesso ciclo lunare alla luna. Le foto sono disposte sul rapporto aureo
    Fasi Lunari, Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM su Canon EOS 80D

    4. Combina due esposizioni: talvolta la luna nel cielo corre il rischio di risultare piatta, soprattutto se ritratta nel cielo notturno senza altri elementi di accompagnamento. In questo caso potrete fornire un senso di tridimensionalità alla luna combinando uno scatto sovraesposto ed uno esposto correttamente. Come ti riporto nello scatto che ho effettuato alla Superluna del Castoro, l’effetto finale aumenterà la tridimensionalità del satellite, e il moon halo ricorderà un’eclissi di sole.

    Superluna del Castoro, 15 Novembre 2024
    Superluna del Castoro, Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM su Canon EOS 80D

    5. Sfrutta l’Alba o il Tramonto: durante questi due momenti la Luna si troverà bassa all’orizzonte. L’atmosfera terrestre contribuirà da lente aumentando la grandezza apparente del satellite e lo colorerà di rosso, grazie agli elementi chimici presenti nei suoi strati. 

    Adesso hai tutto quello che ti serve per scattare fotografie spettacolari alla Luna! Non ti resta che buttarti sul campo, cominciare a sperimentare soprattutto iniziare ad emozionarti.

    Buona Luce
    Emanuele

  • Eppur si Muove: Guida all’utilizzo della Regola del 500 in Astrofotografia

    Eppur si Muove: Guida all’utilizzo della Regola del 500 in Astrofotografia

    In questo articolo affrontiamo la Regola del 500, forse la formula più famosa tra gli appassionati in ambito astrofotografico. 
    Questo calcolo matematico e ti permetterà di ottenere foto nitide con stelle puntiformi, per una resa migliore delle tue composizioni astrofotografiche.
    La formula è di per sé molto semplice, ma nasconde delle implicazioni non ovvie a chi magari si imbatte per la prima volta nel suo utilizzo. Per questo voglio accompagnarti nel confronto tra le diverse formule con esempi pratici, in modo che tu possa avere un’idea ancor prima di ritrovarti sul campo a sperimentare.

    Cominciamo!

    Regola del 500: A cosa serve

    Partiamo col dire che non ci si imbatte nella Regola del 500 (R500) per causalità. Chi viene a conoscenza di questo rapporto è alla ricerca di un valore tempo di esposizione t in secondi adeguato a far apparire le stelle nella fotografia puntiformi. Avere stelle senza strisce è fondamentale in tutte quelle composizioni astrofotografiche che vogliono fermare un istante nel tempo (al contrario di tecniche come gli Startrails). La Regola del 500 inoltre si applica quando non si fa uso di una montatura con inseguitore, perché in quel caso l’inseguimento garantito da un buon allineamento alla polare e alle stelle garantisce astri puntiformi nel risultato finale.

    Regola del 500: come si applica

    Vediamo adesso la formulazione più popolare e approssimativa della formula del 500:

    R500: t = \frac{500}{l}

    L’equazione di dice quindi di dividere il valore 500 per la lunghezza focale del nostro obiettivo (fisso o tele) in millimetri. in modo da ottenere il valore di t in secondi.
    Esempio: se scatti con un obiettivo a 24mm , qualsiasi tempo uguale o inferiore a 500/24 = 20,83 secondi. Arrotonda all’intero inferiore e ottieni 20 come valore di riferimento da impostare sulla tua macchina fotografica, al di sopra del quale non devi salire.

    Regola del 500 vs Regola del 600

    Sul web sentirete spesso parlare della Regola del 600 (R600). In realtà queste due regole sono le stesse, ma cambia il numeratore. Si usa più frequentemente la R500 perchè è più restrittiva ed accorcia i tempi con risultati migliori ma, ve lo anticipo, entrambe le varianti producono risultati adeguati solo in prima approssimazione. Riporto comunque per completezza la Regola del 600, R600, che come avrai capito è data dalla seguente:

    R500: t = \frac{600}{l}

    Regola del 500 e fattore di crop

    Fin qui tutto semplice dirai. Beh, le cose non stanno proprio così, ma per proseguire nella nostra analisi introduciamo il concetto di crop factor cf.
    Il fattore di crop è un valore che fornisce, se moltiplicato per la lunghezza focale dell’obiettivo, il valore di lunghezza focale equivalente a quello che si avrebbe su un corpo macchina con sensore full frame. 

    Un po’ contorto, quindi andiamo passo dopo passo.

    In fotografia il sensore full frame (36mm x 24mm) viene considerato uno standard, e le dimensioni di sensori differenti vengono sempre referenziate ad esso.Montare un obiettivo da 50mm su un sensore APS-C non equivarrà a montare la stessa lente su una EOS 6D ad esempio con sensore a formato pieno. Per sapere a quanto corrisponderebbe, dobbiamo infatti moltiplicare la lunghezza focale per il fattore di crop del sensore. Per semplicità, ti elenco sotto i principali sensori con i relativi valori di crop factor associati

    Tipo di SensoreFattore di Crop cf
    Full Frame1,0
    APS-H (Canon)1,3
    APS-C (Nikon DX, Pentax, Sony)1,5
    APS-C (Canon)1,6
    Foveon (Sigma)1,7
    Four Third2
    Valori di Fattore di Crop (Cf) per tipo di Sensore

    Esempio: 50mm su APS-C Canon corrispondono a 50×1,6 = 80 mm nativi su full frame.

    Ti risulterà quindi chiaro che la Regola del 500 e la Regola del 600 possano essere modificate per considerare questo ulteriore fattore (R500-cf e R600-cf). Le formule modificate saranno quindi:

    R500(cf): t = \frac{500}{lc_{f}}
    R600(cf): t = \frac{600}{lc_{f}}

    Regola del 500-cf: è sufficiente? 

    A questo punto forse ti starai chiedendo se la formulazione appena riportata sia utile per la tua sessione di fotografia. La risposta sommaria è si: la regola del 500 è applicabile se vuoi ottenere risultati non professionali e non hai necessità di ritagliare la tua immagine finale (questo lo puoi fare se studi bene la composizione prima dello scatto!). 

    Nonostante questo, è stata prodotta una formulazione accurata che prende in considerazione ulteriori parametri per un calcolo del tempo di esposizione preciso e che fornisca un risultato adatto a chi fa un uso.
    Pensa a chi vuole sommare attraverso la tecnica dello stacking più scatti singoli in un un’unica immagine finale che vada ad integrare la somma dei singoli tempi di esposizione. è logico pensare che tutte le stelle che vogliamo andare a sovrapporre debbano essere puntiformi, altrimenti potremmo cadere in errori durante l’allineamento manuale o tramite software.
    La formula considerata dagli addetti ai lavori come defintiva per il calcolo del tempo di esposizione prende il nome di Regola NPF:

    NPF: t = \frac{35f+30P}{l}

    Con f il valore di apertura focale dell’obiettivo e P il valore di pixel pitch. Vediamo il significato di questa formula:

    • la lunghezza focale l rimane al denominatore, quindi più vogliamo avvicinarci al soggetto, minore dovrà essere il tempo di esposizione perché la stella attraverserà il nostro sensore con una velocità apparente più alta. Ovviamente anche in questo caso, correggendo il valore di lunghezza focale attraverso il fattore di crop, otterremo un denominatore ancor più grande per sensori dal formato non standard (ci riferiremo in questo caso alla NPF-cf):
    NPF(cf): t = \frac{35f+30P}{lc_{f}}
    • Il parametro f è inversamente proporzionale al tempo di esposizione che si ottiene. Perchè dico inversamente? Nell’articolo sul triangolo dell’esposizione ti ho spiegato che a valori alti di f corrisponde una chiusura maggiore del diaframma e viceversa;
    • Il pixel pitch, tradotto dall’inglese “passo dei pixel”, è un rapporto che si ottiene dividendo la larghezza del sensore del tuo corpo macchina in mm per il numero di pixels del sensore sul lato lungo. 

    Con riferimento alla mia EOS 80D e all’obiettivo EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM, ho ricavato quindi i seguenti valori: 

    • Risoluzione Sensore: APS-C, 22.3 x 15 mm 
    • Fattore di Crop: 1,6
    • Pixel Pitch: 22,3/6000 = 0,000371 mm = 3.71 μm

    Ho quindi ricavato una tabella di questo tipo, in modo da avere sempre un riferimento pronto per quando sono sul campo e voglio sapere quali valori di tempo di esposizione utilizzare in base alle impostazioni di scatto:

    Tabella dei valori di tempo di esposizione ottenuta applicando la regola NPF per la lente Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 USM
    Regola NPF: Tabella per Canon EF-S 18-135 f/3.5-5.6 IS USM

    Regola del 500: Test e considerazioni finali

    Facendo uso del nifty-fifty  EF 50 f/1.8 STM, che ho recensito in questo articolo, ho calcolato i valori di t per ognuna delle formule sopra citate, ed ho impostato il valore su corpo macchina che più si avvicinasse a quello ottenuto. Riporto quindi il risultato del test comparativo:

    Formula ApplicataValore t ottenuto [s]Valore t scatto [s]
    R6001213
    R5001010
    R500-cf6,256
    NPF1,751,6
    NPF-cf1,11
    Regola del 600: tempo di esposizione 13s
    Regola del 600: tempo di esposizione 13s
    Regola del 500: tempo di esposizione 10s
    Regola del 500: tempo di esposizione 10s
    Regola del 500cf: tempo di esposizione 6s
    Regola del 500cf: tempo di esposizione 6s
    Regola NPF: tempo di esposizione 1,6s
    Regola NPF: tempo di esposizione 1,6s
    Regola NPF-cf: tempo di esposizione 1s
    Regola NPF-cf: tempo di esposizione 1s

    Come puoi vedere dalle foto di test che ti riporto, il movimento delle stelle viene evitato solo con tempi di esposizione ben più bassi rispetto a quelli calcolati con la R500 o la R500-cf. Per un risultato preciso, occorrerà diminuire il valore di t a quello che si ottiene con la NPF-cf.
    Ora sei pronto per calcolare i tuoi valori di tempo di esposizione, a seconda della tua strumentazione, che ti permetteranno di ottenere risultati straordinari.

    Buona Luce
    Emanuele

  • Eventi Astronomici del Mese: il Cielo di Novembre 2024

    Eventi Astronomici del Mese: il Cielo di Novembre 2024

    Questo articolo inaugura un nuovo ciclo di post sul blog in cui, mese dopo mese, voglio accompagnarti nella lettura del nostro cielo e degli eventi astronomici che ci attendono per il mese di Novembre 2024. Voglio strutturarlo come se fosse un bollettino che potrai leggere ad inizio mese, ed ho in progetto di strutturarlo meglio nei mesi a venire.

    Di seguito la struttura che intendo mantenere: 

    • Riassunto del mese precedente, con i fatti astronomici salienti.
    • Posizione relativa della Luna e dei Pianeti durante l’arco del mese
    • Costellazioni ed oggetti più interessanti del mese

    Cercherò di condire questo genere di articoli con consigli per le osservazioni, quindi rimani sintonizzato perchè durante l’arco del mese espanderò l’articolo con nuove informazioni e consigli pratici!

    Addio C/2023 A3 Tsuchinshan-ATLAS!

    Questo Ottobre la cometa C/2023 A3 Tsuchinshan-ATLAS ha solcato i nostri cieli regalandoci momenti memorabili. Al momento la cometa trova la sua posizione in corrispondenza della costellazione dell’Ofiuco, e sta diventando sempre meno visibile. Il consiglio è quindi di armarsi di macchina fotografica e teleobiettivo per provare a fotografarla in questi ultimi giorni di fioca luminosità nel cielo. 

    C/2023 A3 catturata il 30 Ottobre 2024 dai cieli di Varese

    C/2024 S1, la Cometa di Halloween, non ce l’ha fatta

    E partiamo parlando di un’altra cometa, la C/2024 S1. Scoperta lo scorso 27 Settembre, ha affiancato le cronache della sorella C/2023 lasciando presagire un altro spettacolo per gli occhi degli appassionati di astronomia. L’emozione è però durata poco, perché il corpo celeste che era già stato soprannominato “la cometa di Halloween” non sarà purtroppo visibile. Il nucleo della cometa ha mostrato i primi segni di disintegrazione intorno al 9 Ottobre, per bruciarsi completamente a fine mese di Ottobre.

    Novembre, una danza di Pianeti

    Il mese di Novembre si preannuncia ricco di avvicinamenti planetari al nostro satellite naturale, la Luna. Eccoli di seguito elencati:

    • Lunedì 4 Novembre vedremo la Luna vicino a Venere in direzione Sud-Ovest e molto basse nel cielo;
    Luna vicino a Venere. Credit: Stellarium
    • Lunedì 11 Novembre sarà la volta di Saturno, che subirà un bellissimo effetto di occultazione lunare visibile solo però dalle Americhe. Dalla nostra penisola sarà comunque possibile osservare il pianeta vicino alla Luna e scattare largo campo d’effetto;
    Luna e Saturno. Credit: Stellarium
    • Venerdì 15 Novembre sarà luna piena, ed in particolare questa sarà anche una Superluna, apparendo quindi più grande e più luminosa data la prossimità con il nostro pianeta Terra (perigeo di xxx km)
    Superluna del Castoro. Credit: Stellarium
    • Sabato 16 Novembre Mercurio si troverà alla sua massima elongazione est. Questa posizione relativa del pianeta rispetto al Sole per come osservato dalla terra lo rende favorevole per l’osservazione. La sua collocazione troppo bassa sull’orizzonte lo renderà però visibile solo per pochissimo tempo in direzione Ovest. Per poterlo avvistare consiglio quindi l’utilizzo di un telescopio o un binocolo;
    Mercurio a massima elongazione. Credit: Stellarium
    • Domenica 17 Novembre vedremo lo scatenarsi di tre eventi molto interessanti. La luna si troverà vicino a Giove, Urano si troverà in opposizione e lo sciame di Leonidi raggiungerà il suo picco. 
    Sciame di Leonidi. Credit: Stellarium
    • Venerdì 20 Novembre troveremo invece una mezzaluna vicino al pianeta Rosso;
    Luna e Marte. Credit: Stellarium

    Le costellazioni e gli oggetti più interessanti

    Costellazioni di Novembre 2024. Credit: Stellarium

    La costellazione dell’Aquila che ci ha accompagnati per il mese di Ottobre tramonterà sempre prima la sera, lasciando lo spazio da protagonista ad altre costellazioni prettamente autunnali-invernali. È il caso della costellazione di Perseo, con la sua stella più luminosa Mirphak (𝝰 Persei). Anche le costellazioni di Cassiopea con la sua caratteristica W e Andromeda saranno presenti alte nel cielo notturno, permettendoci di scattare splendide composizioni e l’osservazione con un binocolo luminoso della Galassia omonima, nota come M31 (catalogo Messier). 

    M31 Galassia di Andromeda. Credit: Stellarium

    La costellazione di Orione arriverà sempre più verso la fine del mese, con la sua magnifica cintura, regalandoci uno spettacolo che durerà fino a Maggio. Vicino all’asterismo composto dalle stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka potremo trovare la bellissima M42, nebulosa facilmente fotografabile con macchina e treppiede. Per una foto che possa catturare l’intera costellazione, il mio consiglio è di utilizzare un obiettivo con focale non maggiore a 35mm, in modo da includere anche le stelle Betelgeuse, Bellatrix, Saiph e Rigel ed esaltarne i colori (Betelgeuse risulterà di un arancione vivo, dal momento che è una Supergigante Rossa).

    Costellazione di Orione. Credit: Stellarium

    333P/Linear al Perielio

    Infine, per quanti di voi fossero dotati di montatura astronomica per lunghe esposizioni, segnalo il passaggio al perielio della cometa 333P/Linear, cometa periodica che tornerà solo nel 2068. Venerdì 29 Novembre il nucleo si troverà al perielio, e da previsioni si stima una Magnitudine massima di 9,8 (molto debole, non visibile ad occhio nudo).
    Per seguire l’evoluzione della luminosità di questo oggetto appartenente alla famiglia delle halleidi, rimando al sito aerith.net

    Buona Luce 
    Emanuele

  • Guida Completa alla Tua Prima Sessione di Astrofotografia: Consigli Pratici e Passaggi Essenziali

    Guida Completa alla Tua Prima Sessione di Astrofotografia: Consigli Pratici e Passaggi Essenziali

    Ci siamo, hai recuperato tutta l’attrezzatura base. Hai dato uno sguardo ai principi della fotografia e ai software principali per aiutarti nella navigazione del cielo stellato. È tutto pronto penserai, è il momento della mia prima sessione di astrofotografia.
    In questo articolo ti accompagnerò, come farebbe un amico con esperienza, attraverso la tua prima sessione di astrofotografia. Ora è il momento di prepararti per un’avventura unica tra le meraviglie celesti. Cominciamo.

    Lascia Andare il Perfezionismo

    Voglio cominciare dandoti un consiglio su come vivere questo fantastico hobby: lascia andare il senso di perfezionismo. Nessuno ha iniziato a fare astrofotografia e ad ottenere risultati da mostra al primo scatto. Certo è vero, l’astrofotografia richiedere di seguire alcuni passaggi con precisione, come l’allineamento alla polare nel caso di utilizzo di montature motorizzate o la messa a fuoco delle stelle, ma in questo periodo di grande esposizione ai social media si corre il rischio di perdersi in un confronto per nulla costruttivo con gli altri.

    Vedi, gli scatti che i social tendono a farci vedere rappresentano uno stadio finale, un raggiungimento da parte di alcuni utenti dopo molte ore di apprendimento, errori e soprattutto tanta, ma tanta pazienza. In astrofotografia ci sono decine di fattori che intervengono per determinare la riuscita ed il grado di qualità di uno scatto. La località, l’inquinamento luminoso, l’umidità, sono solo alcuni degli elementi che possono ostacolare la nostra ricerca di oggetti nel cielo. Lascia andare ogni valutazione di questi parametri all’inizio del tuo percorso in questa pratica, e porta l’esperienza su un piano di coinvolgimento emotivo che ti potrà dare molte soddisfazioni a livello personale e di crescita.
    Fatta questa dovuta ed importante premessa, vediamo come affrontare la nostra sessione.

    Preparazione alla Sessione: Meteo e Pianificazione

    Man mano che ti avvicini al momento della tua sessione, controlla il meteo per assicurarti che la copertura nuvolosa sia minima. Per orientarti con precisione, usa un software come Stellarium, utile per sapere esattamente dove puntare l’obiettivo in base all’oggetto celeste che vuoi catturare. La pianificazione è essenziale per evitare perdite di tempo e ottenere il massimo dalla tua sessione.

    Strumentazione: Preparativi Essenziali

    Ecco una guida passo-passo per preparare la tua attrezzatura:

    1. Metti in bolla il treppiedi – questa operazione risulta importante soprattutto se si vuole includere nello scatto anche una porzione di terreno, al fine di non dover ruotare troppo l’immagine in fase di editing. Molti cavalletti dispongono di una bolla integrata che ti  aiuteranno a regolare le lunghezze delle gambe e raggiungere il livellamento corretto;
    1. Fissa la fotocamera – Attacca la fotocamera al treppiedi con l’adattatore filettato, avendo cura di inserire prima la batteria. Fai attenzione perché alcune macchine hanno il vano batteria che interferisce con l’attacco, quindi ricordati in caso di inserire la batteria nella tua macchina fotografica prima di posizionarla sul treppiedi;
    1. Disattiva la stabilizzazione dell’obiettivo – Se l’obiettivo è stabilizzato, disattiva la funzione quando è montato sul treppiedi, poiché la stabilizzazione attiva può generare mosso nelle foto a lunga esposizione, come nel caso degli startrails
    1. Usa la messa a fuoco Manuale – Per ottenere una buona messa a fuoco del cielo ci sono un paio di tecniche. La prima è mettere a fuoco su un oggetto distante, se la luce ti consente ancora di usare la messa a fuoco automatica. Una volta raggiunto il fuoco, passa alla modalità Manual Focus (MF) usando lo switch. In alternativa, puoi mettere direttamente a fuoco in MF puntando su un oggetto distante, come un lampione o direttamente una stella nel cielo. Per un controllo più preciso, ti consiglio di usare la modalità live view, che ti permette di vedere l’anteprima del sensore in modalità video sullo schermo LCD della tua fotocamera. In live view puoi fare uno zoom x5 o x10, a seconda del modello della tua macchina, per ingrandire una porzione dell’anteprima. Assicurati di ingrandire su una stella e, a questo punto, ruota lentamente la ghiera del fuoco per ottenere un’immagine nitida.
      Ricorda: l’indicazione dell’infinito (∞) sull’obiettivo spesso non corrisponde al “vero infinito”. Meglio quindi affidarsi ad una regolazione manuale accurata
    1. Pulsante di scatto remoto o timer – Se hai un pulsante di scatto remoto, collegalo alla macchina.. In alternativa, imposta un timer di scatto di almeno 2 secondi. Questa impostazione permetterà, sia che utilizzi il pulsante di scatto remoto o che scatti premendo il pulsante dell’otturatore su corpo macchina, di attendere il tempo necessario perché il sistema smorzi le eventuali micro vibrazioni;
    1. Scatta in RAW – Imposta la fotocamera per scattare in formato RAW, così da avere la massima qualità in fase di editing. Scattare in RAW conserva dettagli importanti, utili per ottenere il meglio dall’immagine;
    1. Regola le impostazioni di scatto – Le impostazioni varieranno in base alle condizioni di luce e al soggetto. Adatta ISO, tempi di esposizione e apertura per bilanciare l’esposizione, assicurandoti di catturare la profondità e la luminosità del cielo notturno;

    Scatto e Post-Scatto

    Una volta centrato il tuo target, scatta la foto. Subito dopo, verifica il risultato in anteprima. Questo feedback immediato ti permetterà di aggiustare rapidamente i parametri per migliorare lo scatto successivo.

    Vivi il Momento

    Ora è sera, e il cielo si stende in tutta la sua bellezza davanti a te. Prima di premere l’otturatore, prenditi un momento per osservare davvero. Individua le costellazioni, segui con lo sguardo le stelle principali, e lasciati affascinare dalla vastità del cielo. Questo ti farà sentire parte di un movimento cosmico più grande, un’emozione che nessuna fotografia potrà mai restituire completamente.

    Buona luce,  
    Emanuele

  • Il Triangolo dell’Esposizione in Astrofotografia

    Il Triangolo dell’Esposizione in Astrofotografia

    Hai deciso di avvicinarti al mondo dell’astrofotografia? Congratulazioni, prendere una scelta ti mette già nel mindset giusto. 
    Prima di catturare le tue prime foto però, fermati un secondo a pensare e fatti queste domande: 

    Ho tutto il necessario per cominciare? Quali strumenti potrebbero venire utili?

    Sull’attrezza e i softwares necessari per iniziare a scattare ho scritto due articoli, quindi se non li hai letti ti consiglio di recuperarli qui.

    Credimi, scattare di notte in condizioni di buio completo per poi accorgersi che non si sa come mettere mano ai settaggi base della fotografia, sia essa analogica o digitale, rischia di creare molta frustrazione. Per questo facciamo un passo indietro in questo articolo e riscopriamo il triangolo delle esposizioni e come applicarlo in astrofotografia.

    Che cos’è il triangolo delle esposizioni?

    Il triangolo delle esposizioni è uno degli schemi più famosi in campo fotografico e videografico, e mette in relazione i 3 parametri base che ci permettono di controllare il nostro scatto. Questi 3 elementi sono

    • ISO, ovvero la sensibilità del nostro sensore alla luce
    • t , ovvero il tempo di esposizione 
    • f/ , ovvero l’apertura del diaframma della lente durante lo scatto, regolata tramite il valore di f-stop
    Il triangolo delle esposizioni

    Il Sensore: la retina della nostra Fotocamera

    I tre elementi del triangolo dell’esposizione mescolati insieme determinano la quantità di luce che lasceremo passare al sensore per imprimere il nostro scatto. Per capire meglio l’impatto di questi settaggi sul risultato finale, fate sempre riferimento ad un’analogia base ma di forte effetto, che paragona il sensore delle macchine fotografiche all’occhio umano. 

    • Tempo di Esposizione Quando premiamo il pulsante di scatto, l’otturatore si apre permettendo alla luce di passare. Stiamo aprendo il nostro occhio, raccogliendo informazioni. La differenza è una sola: il sensore integra nel tempo durante il quale rimane aperto la luce, andando a “sommare” l’effetto della luce istante dopo istante.
    • La funzione dell’apertura del diaframma è svolto in natura dall’iride. Se ci pensate, quando il nostro occhio entra in un ambiente con scarsa illuminazione, la nostra iride agisce da diaframma muscolare e allarga il diametro: minore è il flusso di fotoni nell’unità di tempo, maggiore deve essere la sezione per raccoglierne quanti più possibile.
    • I’ISO rappresenta, come detto, la sensibilità alla luce. Un concetto vago se ci pensate, ogni sensore di ogni macchina digitale avrà una risposta dinamica all’impostazione dell’ISO diversa. Per cominciare, vi serve sapere che l’ISO consiste in una progressione aritmetica di valori ai quali corrisponde una determinata sensibilità alla luce per il vostro sensore. Più alzate il valore di ISO (e.g: 100, 400, 800, etc..), più aumentate la sensibilità a parità di condizioni di luce esterne del vostro sensore di catturare quella luce.

    Parametri del triangolo: utilizzo e compromessi

    A questo punto penserai quindi che per raccogliere quanti più fotoni possibile ed avere immagini spettacolari basti alzare a manetta queste tre impostazioni no?

    Beh, non è così facile…

    Ci sono alcuni aspetti da considerare, e devono essere messi in relazione con il tipo di risultato finale che vogliamo ottenere: 

    • La regolazione dell’ISO infatti porta con sé due problemi. Da un lato, se l’ISO viene portata a valori troppo alti porterà ad un rumore molto alto. Laddove non è possibile ridurre l’ISO al fine di mantenere contenuto il tempo di scatto, bisognerà combinare insieme più immagini tramite la tecnica definita stacking al fine di ridurre il più possibile il rapporto tra segnale acquisito e rumore generato, conosciuto come signal to noise ratio (S/N). Ti riporto di seguito l’effetto del rumore generato per valore di ISO crescenti.
    • La regolazione dell’apertura focale f/ impatta sulla profondità di messa a fuoco. Più stringiamo il diaframma (chiusura che corrisponde ad un aumento dei valori di f-stop), meno luce facciamo entrare ma maggiore sarà la profondità di messa a fuoco. Questo significa che il piano focale sarà più profondo e riusciremo a mettere a fuoco una maggiore porzione del nostro scatto. Al contrario, diminuendo il valore di f-stop avremo quindi minore profondità di campo. In astrofotografia si sceglie solitamente di aumentare l’f-stop il più possibile, ma se si vuole effettuare uno scatto di un paesaggio notturno che includa altri elementi oltre il cielo stellato sarà conveniente effettuare più scatti andando a mettere a fuoco piani diversi, per poi combinare il tutto in un unico scatto. Questa tecnica prende il nome di focus stacking. Si può inoltre sfruttare l’ampia apertura di alcuni obiettivi per ottenere l’effetto bokeh, nel quale le sorgenti luminose nello sfondo della nostra fotografia appariranno soffuse e di grande effetto.
    • La regolazione del tempo di esposizione t incide molto sul risultato finale, ed il suo settaggio è fortemente influenzato dal fine che si vuole perseguire e dalla disponibilità di strumenti che possano consentire il suo utilizzo. Se il vostro intento è quello di andare a realizzare uno startrail, potrete permettervi di impostare tempi di esposizione anche molto alti su un treppiedi fisso. Se il vostro obiettivo è invece quello di andare a catturare delle immagini di nebulose o altri oggetti deboli, ecco allora che per mantenere l’occhio della vostra fotocamera quanto più aperto possibile dovrete andare a compensare il moto di rotazione terrestre con l’impiego di una montatura astronomica che compensi questo movimento. se non avete a disposizione una montatura astronomica ma volete ottenere stelle puntiformi, dovrete ricorrere all’utilizzo della Regola del 500.

    Ora che hai capito il triangolo delle esposizioni e gli effetti di ciascuno dei parametri che vanno a comporlo, il mio consiglio è di cominciare a sperimentare, giocando con i vari settaggi per cominciare a catturare le bellezze del nostro cielo!

    Buona Luce

    Emanuele

  • Startrails: La Guida Definitiva per Scattare Foto di Scie Stellari

    Startrails: La Guida Definitiva per Scattare Foto di Scie Stellari

    L’astrofotografia è un’arte che affascina molti appassionati di fotografia. In questo contesto, realizzare Startrails (scie stellari) è una tecnica che permette di catturare il movimento delle stelle, creando immagini suggestive e spettacolari. In questa guida, ti spiegherò come fotografare uno startrail passo dopo passo, condividendo consigli pratici e strumenti utili per ottenere il massimo dai tuoi scatti.

    Cos’è uno Startrail e Come si Forma?

    Facciamo un passo indietro. In astrofotografia, l’elemento chiave è la luce. Più luce catturiamo, più dettagli possiamo imprimere nelle nostre immagini. Una delle tecniche più efficaci per raccogliere luce è quella di avvalersi di lunghe esposizioni. Durante una lunga esposizione, il sensore della fotocamera raccoglie luce per un periodo prolungato, registrando il movimento delle stelle causato dalla rotazione terrestre. Questo crea le iconiche scie stellari o “startrails”.

    Quando non si utilizza un sistema di compensazione del movimento del cielo, il risultato sarà un effetto ad arco, dove le stelle tracciano percorsi circolari attorno al Polo Nord Celeste, che si trova in posizione pressocchè coincidente alla Stella Polare. La lunghezza delle scie dipende dalla durata dell’esposizione: più a lungo fotografiamo, più lunghe saranno le scie prodotte.

    Cosa Serve per Fotografare uno Startrail?

    Per creare uno startrail, non servono attrezzature complesse. Ecco cosa ti occorre:

    • Macchina fotografica (o smartphone con una fotocamera di qualità e modalità low light).
    • Treppiedi stabile per evitare vibrazioni durante le lunghe esposizioni.
    • Telecomando di scatto remoto (opzionale ma consigliato per evitare di toccare la fotocamera).

    Se sei interessato ad approfondire il tema della strumentazione, questo articolo farà a caso tuo.

    5 Consigli per Ottenere Startrails Perfetti

    Sebbene lo startrail sia una tecnica abbastanza semplice, ci sono alcune sfumature che si apprendono solo dopo vari tentativi e fallimenti. Voglio quindi fornirti alcuni consigli perchè ti possa mettere nelle condizioni migliori per realizzare uno scatto finale del quale siate soffisfatti. Considera quindi quanto segue:

    • Valorizza il soggetto: Non lasciare che lo startrail sia l’unico protagonista. Integra un soggetto interessante, come una montagna, un albero o un edificio, per creare un contrasto tra il cielo in movimento e il paesaggio statico.
    • Scie Stellari Uniformi: Per evitare scie “interrotte”, assicurati che non ci sia un ritardo significativo tra uno scatto e l’altro. Disattiva le funzioni automatiche della fotocamera, come la riduzione del rumore o la visualizzazione della preview, che possono rallentare il processo e creare intervalli visibili nelle scie. Ti riporto di seguito uno startrail che ho effettuato in cui questo problema è evidente.
    • Disabilita la stabilizzazione: Se stai utilizzando un obiettivo con stabilizzazione ottica, disattivala. Anche il minimo movimento del sistema di stabilizzazione potrebbe compromettere la nitidezza delle scie stellari.
    • Impostazioni per Startrail: Utilizza la modalità Manuale (M) o la Priorità di Tempo (Tv) per controllare il tempo di esposizione. La modalità Bulb è utile per esposizioni molto lunghe, ma attento a non sovraesporre l’immagine. Fai sempre uno scatto di prova per controllare l’esposizione e regola l’ISO in base alla luminosità del cielo.
    • Prova diverse tecniche: Esplora vari stili di startrail, come l’effetto fade-in/fade-out o l’effetto intervallato, per aggiungere un tocco personale ai tuoi scatti.

    Tipi di Startrails: Dalle Scie Classiche agli Effetti Creativi

    Non tutti gli startrails sono uguali. Possono differire per il modo in cui i singoli scatti vengono combinati fra di loro. L’ingrediente è uno, ma il modo di mescolare i singoli scatti produrrà effetti molto diversi tra loro.

    • Effetto Classico: Lunghe esposizioni continue che creano scie stellari uniformi;
    • Effetto Star Morse: Combina scatti puntiformi con esposizioni lunghe per creare un effetto “punto-linea”, simile all’alfabeto Morse. L’effetto che otterrete sarà come la foto sotto
    • Effetto Stella Cadente: Con l’ausilio dello stacking di più immagini e una modifica graduale dell’opacità, puoi simulare scie di stelle cadenti, creando effetti suggestivi di fade-in o fade-out. Anche per questo effetto vi riporto sotto uno scatto che ho effettuato centrando la Polare.
    • Effetto Intervallato: Unisci diverse sessioni di startrail in un’unica immagine, creando un effetto visivo intervallato. Anche se meno comune, può dare risultati creativi.

    Editing di uno Startrail: Come Ottimizzare i Tuoi Scatti

    Dopo aver scattato, è il momento di post-produrre le immagini. Il software che personalmente uso di più per tecniche come il photo stacking è Adobe Photoshop, ma puoi anche optare per alternative gratuite come Startrails, un programma sviluppato appositamente per combinare gli scatti per ottenere le scie. 

    Di seguito vi sintetizzo come fare lo stacking in Photoshop:

    1. Importa tutti gli scatti come livelli separati in un unico progetto.
    2. Seleziona tutti i livelli e imposta il metodo di fusione su Schiarisci o Sovrapponi.
    3. Aggiungi eventuali ritocchi, come la regolazione dei colori o la riduzione del rumore.

    Conclusione

    Realizzare Startrails è una delle tecniche più affascinanti dell’astrofotografia, capace di trasformare una notte stellata in una scena mozzafiato. Con i giusti accorgimenti tecnici e un po’ di creatività, potrai ottenere scatti unici e spettacolari. Segui questi consigli, sperimenta e scopri nuove varianti per rendere i tuoi startrails davvero indimenticabili.

    Buona Luce
    Emanuele

  • C/2023 A3 Tsuchinshan-ATLAS: Come ho fotografato la “Cometa del Secolo”

    C/2023 A3 Tsuchinshan-ATLAS: Come ho fotografato la “Cometa del Secolo”

    Le Comete sono tra gli oggetti celesti più affascinanti e imprevedibili che possiamo osservare nel nostro cielo. Con traiettorie imprevedibili e passaggi spesso non annunciati con largo anticipo, suscitano da sempre grande interesse tra astronomi e appassionati di fotografia astronomica. Come disse l’astronomo David Levy:

    “Le comete sono come i gatti, hanno la coda e fanno quel che vogliono.”

    Tra le scoperte più recenti e promettenti vi è la Cometa C/2023 A3 Tsuchinshan-ATLAS, individuata nei primi mesi del 2023 dall’Osservatorio di Tsuchinshan (Cina) e dal sistema di monitoraggio ATLAS e che in questi giorni sta facendo molto parlare di sé. E a ben vedere.

    La cometa C/2023 A3: Una possibile “Grande Cometa”

    Fin dai primi calcoli orbitali, C/2023 A3 si è dimostrata una cometa molto promettente, tanto da essere candidata a diventare una Grande Cometa. Gli astronomi prevedevano che la cometa sarebbe stata visibile ad occhio nudo nell’Ottobre 2024, con una magnitudine stimata attorno allo 0. Per confronto, la celebre cometa di Halley (1P/Halley), nell’ultimo passaggio del 1986, raggiunse una magnitudine di +2,1.

    Tuttavia, come spesso accade con le comete, le previsioni sono sempre da prendere con cautela. Esiste la possibilità che una cometa si disintegri o esaurisca il proprio potenziale prima di regalare lo spettacolo atteso. Nonostante ciò, C/2023 A3 ha superato le aspettative, raggiungendo una magnitudine di -4,0, rendendola un oggetto perfettamente osservabile ad occhio nudo, tempo permettendo.

    Preparativi per fotografare la cometa C/2023 A3

    Da appassionato di fotografia astronomica, ho seguito attentamente l’evoluzione della cometa nei mesi scorsi, pianificando il momento giusto per immortalarla. La prima opportunità per osservare la cometa nel cielo serale sarebbe stata da giorno 10 Ottobre circa, subito dopo il tramoneto, pur essendo molto vicina al Sole. Nei giorni successivi, la cometa si sarebbe allontanata dal Sole, migliorando le condizioni di osservazione. Per arrivare preparato all’evento, ho consultato come sempre Stellarium, software disponibile per PC e mobile. L’evoluzione di C/2023 A3, così come quella di molte altre comete, è disponibile al sito aerith.net che consiglio per la sua utilità.

    Tentativi di fotografare C/2023 A3

    Il mio primo tentativo di fotografare la Cometa C/2023 A3 è avvenuto l’11 ottobre 2024. Mi sono recato al belvedere di Taino, una località che offre una splendida vista verso ovest, con il massiccio del Monte Rosa a fare da sfondo. Purtroppo, le condizioni meteo non sono state favorevoli: le nuvole hanno impedito di ottenere gli scatti desiderati e la cometa era ancora troppo vicina al Sole.

    Nonostante l’insuccesso, ho deciso di ritentare il 13 ottobre 2024, sempre dallo stesso punto di osservazione. Anche in questo caso, il cielo nuvoloso non ha collaborato, ma ho potuto approfittare del tramonto per catturare splendide immagini delle montagne.

    La cattura della cometa

    Non volendo arrendermi, ho deciso di tentare nuovamente il 14 ottobre 2024, questa volta dal terrazzo di casa a Sesto Calende. Per questa sessione fotografica, ho optato per un Canon EF 50mm f/1.8 STM, un obiettivo semplice ma molto luminoso (ve lo racconto qui). Tuttavia, trovandomi in città, ho preferito usare il teleobiettivo EF-S 18-135mm f/3.5-5.6 IS USM per evitare di includere elementi artificiali nelle foto.

    Dopo aver regolato la messa a fuoco e scansionato il cielo, finalmente ho intravisto la cometa tra le nuvole.

    Anche se la luce del Sole non permetteva ancora di osservarla ad occhio nudo, la C/2023 A3 era perfetta per essere fotografata. Ho aumentato la lunghezza focale per evitare ostacoli come i pali della luce e i tetti delle case, riuscendo a catturare una sequenza di immagini che ho successivamente combinato per evidenziare la Coda della Cometa.

    Un’opportunità da non perdere

    Il 15 ottobre 2024, ho provato nuovamente a fotografare la cometa, ma questa volta un velo di nuvole ha impedito di distinguere chiaramente la sua scia nel cielo. Tuttavia, C/2023 A3 continuerà a salire nel cielo serale, quindi ci saranno ancora opportunità per osservarla nei prossimi giorni.

    Per chiunque voglia approfittare di questa occasione unica, il momento giusto per ammirare la “Cometa del Secolo” è adesso! Non perdetevi lo spettacolo.

    Buona Luce,
    Emanuele

  • Astrofotografia per principianti: guida agli strumenti essenziali

    Astrofotografia per principianti: guida agli strumenti essenziali

    When I started practicing Astrophotography almost 10 years ago now, not many video tutorials and dedicated websites were available online. The information was sought in the forums of enthusiasts, and you had to understand the great picture through the threads and comments that were published. The world has changed quickly since then, and nowadays the sources that deal with this branch of photography are many. Despite this, there is still a tendency to take a lot for granted and a new enthusiast risks getting lost before even being able to start in the world of Astrophotography.
    In this first article of this Astrophotography Guide for amateurs I want to introduce you to the material needed to start photographing the night sky. I will list all the main tools you need to capture the beauties of the universe, with some personal considerations that I think are useful before proceeding with any purchases.
    But first, a brief introduction…

    Astrophotography: a Game of Patience

    Let’s start by saying that Astrophotography is a Journey. Unlike other branches of photography such as nature photography, the sky is in no hurry except for some astronomical events that are still predictable and for which you can still organize yourself in time. The approach to this discipline is very subjective and influenced by the character of the practitioner: the most hungry for glory among you will perhaps find it frustrating to have to throw whole evenings in the vain wait for the sky to clear up; but don’t worry guys…you have to measure the results in the long term. Having clarified this concept, let’s proceed with the list of the material.

    Start with the Essential

    The first piece of advice I would like to give you is not to rush into purchasing the equipment that many sites and online blogs claim to be essential. Expensive lenses and telescopes, tracking mounts and so on and so forth.
    I believe that of all the tools and accessories that come out on the market every day, the holy trinity of a beginner astrophotographer is made up of a lens, a camera body and a tripod. A remote control, an intervalometer and everything else you can imagine is dripping gold if you have it, otherwise you don’t need it in first place. You will have time to buy these tools after a couple sessions If you want.

    Tripod

    To photograph objects in the sky, you must first be in solidarity with the rotating earth. For this reason it will be necessary to have a tripod to prevent your images from resulting blurred and, of consequence, ruined. Make sure that the tripod you are buying or in possession of is sufficiently solid and that it allows you to extend your legs to adjust the height: in this way you will avoid facing night sessions in an uncomfortable position. If you’re looking for a cheap but efficient solution, I have been using the Hama Star 260 Tripod since I started with no regrets.

    Camera Body

    The camera body market is in a transition phase from DSLR to Mirrorless systems. In this article I will not go into the differences between the two architectures and any pros and cons, but just be aware that today you can find DSLRs with full-frame sensors at an affordable price in the second-hand market. I use a Canon EOS 80D (with 24 megapixel APS-C sensor) and after years of use I still find this camera suitable for my needs.

    Camera Lens

    If you bought a Camera + Lens Kit, you probably already own a lens. Alternatively, what I am about to tell you is a general consideration. What we want to get is a shot in which the stars appear point-like and in which their motion in the sky is not perceptible in the final image. To do this, you will need to set a correct shutter speed, which will vary according to the focal length of your lens. In general, short focal lengths (no more than 50 mm) and wide apertures are chosen for wide-field astrophotography.
    By fast lens we mean a lens whose aperture during shooting is such wide that it can collect the same amount of light with a reduced shutter speed when compared to a lens with a reduced maximum aperture value. The data to look at when referring to the lens aperture is the f-stop or focal ratio: the lower this value, the larger the aperture and the more light your camera sensor will be able to capture.

    I first mentioned how the shutter speed is related to the need to have point-like stars, exception made for particular compositional techniques such as startrails. In Astrophotography the 500 Rule is widely used: to obtain the maximum exposure time value in seconds it is necessary to perform the following calculation:

    t (sec) = 500 / focal length value (mm)

    It is therefore quite clear that in order to obtain a higher exposure time value you have to go towards short focal lengths (remember that we’re always reasoning with the assumption of not having a guided mount). My advice, however, is not to select a wide angle lens (or even fish-eye lens) as your first lens: these lenses suffer from lens flares despite the possibility of mounting a lens hood on top of them. A lens between 24 and 35 mm with an f-stop of 2.8 or lower would be ideal, but also consider that brighter lenses usually have a higher price. Personally, I have made extensive use of an 18-200mm and still when I capture large fields I use the Canon 18-135 f/3.5-5.6 IS USM and the Tokina AT-X 116 PRO DX II

    Accessories

    In this second section I want to mention accessories that could be used to improve your Astrophotography sessions.

    Remote Shutter

    To avoid taking blurry photos, could arise the need to buy a remote shutter to avoid having interaction with the camera before and during shooting. The purchase of a remote shutter, although very useful, can in my opinion be avoided at least in the first period by setting a shutter timer of at least 2sec in your camera. This function, present in almost all compact or professional cameras on the market, will give the entire tripod/camera assembly time to dampen any vibrations induced by clicking on the button.

    Battery Pack

    The astrophotography sessions are often very long: you will hardly find yourself spending less than an hour of your time outside between preparation and execution of the shots. In addition to this, the outside temperature decreases during the night, lowering the efficiency of the battery. A first idea could be to remove the battery once it is discharged and to easily replace it with a second charge. Some cameras, however, have the slot accessible from the lower side of the body, which in case of hooking to the tripod is partially or completely obstructed. If this is the case, then it will be better to purchase a battery pack, which will expand your slot by an additional battery compartment. This way you won’t have to take the camera off the tripod and prevent your session from being completely thrown away.

    Intervalometer

    The intervalometer allows you to send signals to the machine by commanding consecutive shots at a desired exposure time and by setting a delay time between the end of a shot and the start of the next one. This tool is very useful in photography and Astrophotography in case you want to make timelapses and startrails. Not all entry-level and mid-range camera bodies embed the intervalometer functionalities, so if you intend to take this kind of compositions, you can consider purchasing this accessory.

    Ok I think it’s enough for the hardware part. at this point you should have a fairly clear idea of ​​everything you need to start diving into the world of Astrophotography! Next article will be focused on the basic softwares that can help you in planning and executing your Astrophotography sessions!

  • Astrofotografia: un processo non lineare

    Astrofotografia: un processo non lineare

    Avete deciso che questa sera vi dedicherete ad una sessione astrofotografica. Cominciate a pregustare il momento, immaginando come vi sentirete mentre effettuerete gli scatti. Coltivate i dettagli nella vostra mente, lasciando crescere di pari passo le ambizioni. Vi vedete già vincitori della prossima Astronomy Picture Of the Day. E quando il sole cala, cominciate a controllare il tempo dalla finestra, sperando che le nuvole non facciano il loro ingresso a tradimento nella scena nonostante il meteo preannunci notti limpide. È tutto pronto, portate fuori la strumentazione, siete nel mood giusto e cominciate a scattare. Vi godete il momento, alternando il focus tra la fotocamera ed il cielo stellato. Quando pensate di essere soddisfatti delle vostre esposizioni, rientrate in casa (il più delle volte irrigiditi dal freddo, lo sappiamo bene), rimuovete subito la SD card dallo slot per controllare gli scatti sul computer e…Vi siete appena resi conto di aver buttato un’intera sessione di astrofotografia! Le riprese sono di pessima qualità, le stelle mosse e sapete che qualsiasi tentativo di correzione in post-produzione sarà inutile.

    L’astrofotografia non è un processo lineare. Ci sono così tante variabili da tenere in considerazioni che spesso diventa difficile capire quali assumono più importanza in funzione dello scatto e quali passaggi, se non effettuati correttamente, pregiudicheranno il risultato finale. Ma esiste un metodo per evitare di gettare al vento un’intera serata di scatti? In questo articolo voglio condividere con voi 3 consigli base per diminuire il rischio di errore. Niente tecnicismi, quelli li riserviamo per articoli futuri. Solo comune buon senso a volte sottovalutato presi dall’emozione dell’attesa e dalla concentrazione del risultato. Cominciamo.

    1. Pianificare lo scatto

    Che decidiate di fotografare nel giardino di casa o dal Deserto di Atacama, ogni vostro scatto ben riuscito sarà frutto di un’attenta pianificazione. E qui c’è da fare una precisazione: quando dico pianificare, intendo preparare alcuni elementi chiave, senza lasciarsi ossessionare da procedure e dettagli. Non bisogna cadere infatti nel fenomeno denominato over-planning, che rischia di snaturare quella che dovrebbe essere prima di tutto una passione. Lo scopo è di prevedere il prevedibile e ridurre il consumo di tempo, fondamentale nella fotografia astronomica. Un esempio fra tutti? Un’eclissi di Sole: l’evento durerà pochi minuti, e avrete una sola possibilità per la riuscita dell’impresa. Per approfondire l’argomento, vi rimando a questo articolo dell’astrofotografo britannico Alyn Wallace.

    2. Lavorare sul proprio workflow

    Ogni scatto è diverso, e in ogni composizione e soggetto possiamo mettere del nostro. Per arrivare al risultato però, può essere utile una bussola che ci aiuti a trovare la direzione. Man mano che vi alternerete fra ripresa ed elaborazione, imparerete a riconoscere dei pattern principali, e creerete il vostro flusso di lavoro personalizzato. Questa mappa, o workflow, non solo costituirà il vostro metodo ma definirà nel lungo termine la vostra identità come astrofotografi. Sul web trovare decine di tutorial di ogni genere, come il mio articolo su come riprendere la Stazione Spaziale Internazionale: possono sembrare pochi passaggi, ma non fatevi ingannare…ore a provare e riprovare sono state tante!

    3. Non aver paura di chiedere

    Nonostante i primi due punti, capiterà sicuramente di rimanere impantanati in un punto nel quale non si riesce a progredire. In questi casi, soprattutto per i più orgogliosi, il mio consiglio è quello di spogliarsi dall’eccesso di zelo e di rivolgersi ai molti blog e gruppi social sull’argomento: internet non è una vetrina per la competizione, ma uno strumento in cui esperti e principianti possono condividere la loro storia ed apportare un contributo significativo alla community. È in questo che risiede la forza di un gruppo di appassionati: dall’errore del singolo ne deriva la forza di molti. Nelle varie sezioni di Forum Astrofili Italiani o nel più internazionale Astrobin potrete trovare centinaia di appassionati, proprio come voi, pronti a rispondere ai dubbi che vi tengono svegli la notte; per scattare, ma soprattutto per migliorare.

    Buona Luce e Cieli Sereni

    Emanuele

  • La Luna e Marte vicini nel Cielo

    La Luna e Marte vicini nel Cielo

    Due giorni fa la Luna e Marte erano vicini nel cielo serale. Visto che sono intento a riprendere il nostro satellite fino alla totalità che vedrà il volto noto della Luna essere completamente illuminato il 27 di questo mese, ne ho approfittato per effettuare qualche scatto tra cui il seguente, che chiameremo “1”.

    Primo Scatto “1”: Superficie Lunare. ISO 200, f/8, 1/25s

    Per fotografare al meglio la luna conviene aumentare gli f-stop e diminuire il più possibile ISO e tempo di esposizione; con questi settaggi però appare subito evidente che la quantità di luce non sia sufficiente per mettere in risalto Marte. Per questo ho deciso di effettuare un secondo scatto, che vedete sotto, e realizzare una composizione dei due principali elementi. Chiameremo questo secondo scatto “2”.

    Secondo Scatto: Marte. ISO 6400, f/5.6, 1/25 sec

    Veniamo ai passaggi di questa semplice post produzione; una volta importati i due scatti su Adobe Photoshop CC, ho seguito il seguente procedimento:

    • Prendendo a riferimento il frame con Marte in evidenza e la luna sovraesposta, si allinea lo scatto 1 allo scatto 2, migliorando i dettagli della superficie lunare con il Filtro Camera RAW.
    • Con lo scatto 2 posizionato sopra lo scatto 1, viene creata una maschera di livello su 2 e ho portato Marte in risalto. Ho infine unito i livelli. Potete vedere un utilizzo tipico della maschera di livello nel mio Tutorial su come Riprendere la Stazione Spaziale Internazionale.
    • A questo punto, ho selezionato il Pianeta Rosso e incollato la selezione come livello in un nuovo documento, duplicandolo.
    Dettaglio Marte duplicato
    • Per uno dei due livelli ho applicato una sfocatura a 4,9 px e successivamente effettuato una fusione di livelli con Metodo Schiarisci. Successivamente ho unito i layers.
    Dettaglio Marte: applicazione Controllo Sfumatura
    Dettaglio Marte: Metodo fusione Schiarisci
    • Ho copiato ed incollato il livello ottenuto al passo precedente nella composizione e mi sono assicurato che non vi fossero salti di luminosità nel riquadro selezionato in origine.
    • Si effettuano le regolazioni finali all’immagine ottenuta e la si esporta.

    Riporto di seguito il risultato finale della composizione.

    Luna e Marte il 17 Aprile. Composizione di due scatti

    Cieli Sereni

    Emanuele

  • Come fotografare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS): guida completa

    Come fotografare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS): guida completa

    Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è iss_passage-1.jpg
    Composizione con Luna, Orione e passaggio della ISS

    Prepara la strumentazione

    Di seguito la strumentazione che ritengo Necessaria (N) e Opzionale (O) per realizzare questo scatto:

    • Treppiede (N): Al fine di evitare che lo scatto venga mosso, soprattutto quando si scatta con lunghi tempi di esposizione, un treppiede risulta necessario.
    • Macchina fotografica o Smartphone (N): Per effettuare il vostro scatto, potrete avvalervi di una macchina fotografica o di uno smartphone di ultima generazione. L’importante qui è essere sicuri di poter modificare i parametri principali di scatto (ISO, shutter speed, f-stop). Se per chi possiede una camera basterà selezionare modalità manuale (M), per chi ha solo il telefonino dovrà avvalersi di una delle molte app reperibili per IOS e Android al fine di sbloccare queste funzionalità.
    • Telecomando per Controllo Remoto / Intervallometro (O): Bisogna evitare che la foto venga mossa. Per questo bisogna cercare di evitare il più possibile il contatto di interazione con la camera. Qui i propongo due alternative: o settate un timer per lo scatto (2s almeno per permettere alle vibrazioni di smorzarsi prima dello scatto), oppure vi avvalete di un telecomando per lo scatto remoto.

    Pianifica il prossimo passaggio della ISS

    • Data del passaggio;
    • Magnitudine;
    • Azimuth, Elevation e Ora rispettive per determinare l’arco che il nostro oggetto compirà durante il suo passaggio sul nostro cielo.
    Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_0796.jpg
    ISS: dettagli passaggi

    Preparati a scattare

    Conoscendo i dati del passaggio, potrete orientare il vostro dispositivo verso la porzione di cielo di vostro interesse. Per orientare in azimuth ed elevation la camera, consiglio di avvalervi del vostro telefonino: sono reperibili app come Bussola o Metro per IOS (equivalenti disponibili su Android) per aiutarvi con l’orientamento spaziale.

    Per la messa a fuoco, considerate sempre che scattando la sera la scarsità di luce impedirà a molti dei sensori in commercio di gestire correttamente il fuoco automatico (AF). Verificate sempre quindi di aver selezionato su fuoco manuale (MF) e di aver messo a fuoco una luce in lontananza, come un lampione o una stella (avvalendovi della modalità Live View).

    Per realizzare il mio scatto, essendo la luna visibile nel cielo, ho aperto la focale mantenendo ISO basso (100) e aumentando il tempo di esposizione a 25’.

    Goditi il momento!

    Ultimo punto e fondamentale. Non limitatevi a controllare il display del vostro device, che sia esso il telefono o la macchina fotografica. Per intenderci, sarebbe come entrare in un museo e scattare foto non dedicando il giusto tempo ad osservare le opere di arte. Tornereste a casa con un sacco di dati, ma zero emozioni!

    Per realizzare questo scatto ho effettuato più riprese che ho successivamente elaborato in Adobe Photoshop per comporre l’immagine finale. Troverete spiegati i passaggi di elaborazione nel prossimo articolo.

    La fase di editing con Adobe Photoshop

    In questa seconda parte, ci concentreremo su come elaborare gli scatti effettuati. Di seguito le singole esposizioni:

    Sequenza di scatti effettuati a: 25′, ISO100, f/5.6, 18mm

    A questo punto, possiamo passare alla fase di editing.

    Per effettuare prossimi passaggi ci vengono in aiuto molti software utili: per citarne due, il software gratis Gimp ed il famoso Adobe Photoshop in una delle sue tante versioni disponibili. Per le operazioni effettuate, andrà bene anche una versione non recente dell’editor in quanto le funzionalità necessarie saranno:

    • Regolazioni di base dello scatto
    • Gestione dei livelli
    • Utilizzo della maschera di livello

    Di seguito i passaggi:

    Carica i files in serie

    Primo passaggio è quello di andare a caricare tutti gli scatti effettuati ed importarli come livelli differenti di un unico file in Photoshop. Per fare questo, all’apertura di Photoshop (Ps) andate su:

     File > Script > Carica file in serie…

    Effettuando questa scelta apparirà la finestra denominata Carica Livelli nella quale verranno listate le vostre fotografie una volta selezionate. Per trovarle, cliccate su Sfoglia… ed andate nel loro percorso. Una volta selezionate tutte, cliccate su Apri e la lista verrà riempita nella finestra in Ps.

    Caricamento file in serie

    Unisci gli scatti

    A questo punto potrete selezionare i livelli e scegliere come metodo di fusione “Schiarisci”. Come risultato, otterrete uno scatto in cui le luci subiscono un’operazione di blending.

    Metodo di fusione Schiarisci

    Ed ecco comparire sulla foto la traiettoria della ISS! Personalmente, volevo ottenere un risultato in cui vi fosse il passaggio della stazione spaziale senza che le stelle e la luna risultassero mosse. A tal fine quindi conviene scegliere lo scatto, fra quelli importati, qualitativamente più valido e portarlo dietro tutti, magari bloccandolo e rinominandolo per identificarlo univocamente.

    Le maschere di livello, il cuore della composizione!

    Pensate ai livelli come dei fogli disposti uno sopra l’altro. Vogliamo rivelare l’ultimo foglio, che per noi è lo sfondo selezionato al punto precedente, conservando per ogni foglio sovrastante la porzione con la ISS in movimento. Dovremo quindi “ritagliare” ogni foglio eliminando la porzione superflua: per far questo utilizzeremo le maschere di livello. Il mio consiglio è di rendere invisibili tutti i livelli sopra lo sfondo, e lavorare sommando ogni volta il livello superiore. L’operazione sarà quindi iterativa e composta dalle seguenti azioni:

    Rendere Visibile livello / Creare Maschera / Applicare Maschera/..

    Per creare la maschera di livello, una volta selezionato il livello di interesse cliccate sul logo composto da un cerchio inscritto in un rettangolo nel menù in basso della finestra Livelli.

    Crea maschera di livello

    Tenete a mente questo: per “bucare” il foglio, bisogna usare colori scuri, per mantenerlo occorrono colori chiari. La maschera alla sua creazione sarà completamente bianca, quindi cancellate tutta la porzione di fotografia non interessata con l’utilizzo di un pennello il cui colore è settato su nero e opacità al 100%.

    Applicazione della maschera di livello

    Una volta che avrete effettuato il procedimento per tutti i livelli importati, potrete unirli e regolare la vostra fotografia per ottenere il risultato finale.

    Un suggerimento…sperimentate! Ci sono diversi modi nel mondo della fotografia per arrivare ad un risultato desiderato, ognuno con le sue difficoltà e soddisfazioni. Con il tempo riuscirete a trovare il vostro flusso di lavoro ed esprimere la vostra tecnica e la vostra creatività.

    Buona Luce
    Emanuele

  • Recensione: Olympus DPS I 8×40 (parte I)

    Recensione: Olympus DPS I 8×40 (parte I)

    La passione per il cielo stellato mi ha fatto volgere lo sguardo recentemente alla ricerca di uno strumento che potesse essere tanto portatile quanto efficace per effettuare uno scanning del cielo e del territorio circostante. L’obiettivo era di poter effettuare osservazioni di giorno e in in condizioni di scarsa illuminazione; la scelta quindi è ricaduta su un binocolo (possedendo già un telescopio).

    Premetto che volevo tenermi su un oggetto di fascia bassa, da usare come vero e proprio mulo e farmi le ossa, essendo la prima volta che mi avvicino a questo mondo. Dopo varie ricerche e consultando forum qua e là due sono stati i prodotti tra i quali ero indeciso:

    Come avrete capito, la mia scelta è ricaduta su quest’ultimo modello. Ma procediamo con ordine:

    La confezione mi è arrivata in ottimo stato. All’interno ho trovato:

    1. il binocolo con i 4 tappi coprilenti
    2. Custodia e laccetto per appenderlo al collo
    3. Garanzia di 25 anni e manuale di istruzioni multilingua

    3

     

    Il binocolo, con un peso di 710gr e dimensioni 5,8cm x 18,2cm x 13,9cm, risulta essere molto portatile (non ho problemi a tenerlo in mano per un tempo prolungato nella posizione tradizionale di holding dei binocoli) e la sensazione di presa è molto buona grazie al grip fornito dalla gomma di buona manifattura. Questo strumento fornisce all’osservatore un ingrandimento 8x, quindi ingrandendo 8 volte l’immagine. Caratteristica che mi ha portato alla sua scelta e che ho subito riscontrato è il suo ampio campo di vista: ben 8,5°, per un angolo di vista apparente totale di 65,6°. Visto l’uso che ne voglio fare, la sua pupilla d’uscita di 40/8 = 5mm lo rende molto buono per le osservazioni in condizioni di scarsa illuminazione poichè la pupilla si dilata al buio. L’architettura ottica a 5 elementi consente un’immagine nitida e ad un primo utilizzo la definizione osservata è stata del tutto soddisfacente. La ghiera centrale permette di regolare il fuoco con una buona precisione e non si presenta difficile da ruotare: da una distanza minima di 4m fino a distanze molto ampie.

    4

    Essendo astigmatico e soffrendo di miopia, ho subito notato che questo modello presenta la possibilità di effettuare la correzione diottrica, ma purtroppo questa è implementata solo sull’oculare destro. Ad ogni modo, per chi portasse gli occhiali ne consiglio fortemente l’utilizzo con lenti a contatto vista la distanza pupillare minima di 12mm: in caso contrario, il campo di vista ne risulterebbe fortemente ristretto interponendo gli occhiali fra pupilla e lente del binocolo, facendo perdere la qualità di wide field a questo prodotto.

    2

    Domanda: perchè, se vuoi farne un uso anche astronomico, hai scelto l’8×40 e non un binocolo con una magnificazione più alta come il corrispettivo fratello maggiore Olympus DPS I 10×50?

    Risposta: perchè, sebbene sia andato a provare direttamente un binocolo di taglia 10×50, al suo maggiore ingrandimento che apporta sicuramente un beneficio per l’osservazione degli oggetti del profondo cielo bisogna aggiungere nella valutazione un maggiore peso con tremolio annesso, e probabilmente nel lungo periodo avrei avuto bisogno di attaccarlo ad un treppiede.

    Ho intenzione di continuare la recensione di questo binocolo che sinceramente ho amato dal primo momento per darvi maggiori informazioni circa il suo utilizzo in differenti condizioni di visibilità, quindi appena possibile arriveranno altre parti della recensione!

    Buona Luce