SocialMusic: la Musica al tempo dei #Reels

Oggi mi sento ispirato: imbraccio la chitarra elettrica, connetto la cavetteria accendo l’ampli. Navigo su GuitarTab e cerco quel brano che ho in testa da giorni, con quel riff graffiante che non vedo l’ora di padroneggiare. E così, prova e riprova, arrivo ad una performance soddisfacente. Poi mi dico sai che c’è? Se lo condividessi con i miei followers potrei mostrare quello che so fare, comunicare un’emozione. Apro Instagram, sistemo l’iPhone in un angolo della stanza e mi riprendo mentre suono la parte clue di tutto il brano. Quando ritengo che la registrazione sia buona stacco, condisco il Reel con la giusta dose di #Hashtags e lascio che l’algoritmo faccia tutto il resto. Abbastanza semplice e appagante.

Nel frattempo, dietro le quinte, Zuckerberg ha captato i miei gusti, ed ecco che scorrendo la sezione Esplora di Instagram vengo bombardato di video sotto il minuto di durata caricati da ragazzi della Generazione Z. Cover di brani Neosoul, Bieber, Billie Eilish. Giovani musicisti che, chi per passione chi per sogno, cercano di uscire dalle loro stanze per far arrivare il loro sound sempre più lontano. Un po’ come dei radioamatori, esploratori non canali in frequenza ma di social apps. Capisco di non essere solo a giocare questo gioco, ma parte di una community di utenti che condividono la passione per la musica suonata e per la chitarra. Ma stiamo davvero facendo musica? In fondo sono suoni distillati, frutto di una visione finalizzata a quella manciata di secondi. #TikTokers e #Istagrammers lo sanno bene: video lunghi restringono l’audience e diminuiscono le visualizzazioni. YouTube ha lanciato in beta version i suoi #Shorts per allinearsi alle altre piattaforme, vorrà pur dire qualcosa.

Non mi dilungherò su tutti quegli aspetti legati all’efficacia del contenuto pubblicato in termini di numeri. Siamo sempre a caccia di like e altre forme di reaction. Brevi rilasci di endorfine che finiscono per condizionare il nostro modo di scrivere e creare contenuti da proporre al proprio pubblico. Sto parlando del motivo che ci spinge a fare zapping su Spotify ed Apple Music alla ricerca di quella porzione di brano con la base giusta per metterci sopra del nostro. Tutta estetica, poca sostanza direbbe qualcuno. Ma ogni tape è diverso, un po’ come entrare in biblioteca per spulciare i libri tra gli scaffali. Non è il solito modo di suonare, non si esegue più un brano per intero ma qualche fraseggio. Questo zapping musicale, se affrontato con il giusto metodo, non può far altro che elasticizzare i muscoli della nostra mente, atrofizzati spesso dall’ascolto ossessivo dei nostri pezzi preferiti. Aspetto negativo? Mancanza del complesso live. La componente relazionale è limitata all’interazione post produzione e anche volendo i ritardi di connessione non lo permettono ad oggi; ma i Duetto di TikTok cercano di porre rimedio anche a questo.

Difficile cercare di comprendere, il cambiamento sta già avvenendo ed accelera di Mb/s ad ogni istante. Reputo che dobbiamo semplicemente accettare che nel 2021 si stia esplorando un nuovo modo di far passare un messaggio che possa superare virtualmente gli isolamenti generati dalla pandemia COVID-19. La scelta di abbracciare questo cambiamento o di deprecarlo è nostra, ma poco influente. Saranno sempre un gruppo di ragazzi del Berklee College of Music classe 2025, con le loro cover ed il loro stile, a dettare quello che ascolteranno i nostri figli e nipoti un domani.

Aggiorniamoci.

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