Ci sono storie destinate a lasciare un segno nella storia delle pubblicazioni Disney, e Zio Paperone e le Ultime Lune dell’Agonia Bianca è senza dubbio una di queste. Il numero 3650 di Topolino, uscito lo scorso 5 novembre 2025, ci ha regalato una storia in due puntate che vede il Papero più ricco del mondo tornare ancora una volta nel Klondike, la terra che ha forgiato la sua fortuna. Questa volta, però, l’intrepido Zione non è alla ricerca di nuovi tesori: è deciso a chiudere i conti con un passato che da troppo tempo lo trattiene nel vortice della nostalgia.

Per gustare appieno questa avventura servono due ingredienti imprescindibili. Il primo è la conoscenza de “L’Argonauta del Fosso dell’Agonia Bianca”, ottavo capitolo della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa. Se non l’avete ancora letta — la storia e la saga — vi consiglio caldamente di recuperarla. Il secondo punto di partenza lo si trova a pagina 3, con l’editoriale di Alex Bertani, che cita il passato definendolo “una terra straniera”. E in effetti è così: nei luoghi che ci hanno cresciuti e plasmato ritroviamo frammenti di noi stessi, ma se non li affrontiamo con uno spirito rinnovato rischiamo di perderci, annegando nei ricordi e nelle visioni distorte di un passato che vorremmo riafferrare anche solo per un istante.
A rendere questa storia speciale è il modo in cui disegni, scrittura e sceneggiatura convivono in perfetta armonia. La storia, ad opera di Marco Gervasio e Marco Nucci, ci regala tavole classiche alternate a sezioni ben più immersive grazie alla maestria di Ivan Bigarella, dove le vignette si fondono in veri e propri quadri d’atmosfera, con sfondi dipinti che amplificano l’impatto emotivo della scena. La sceneggiatura sostiene egregiamente il ritmo di entrambi gli episodi, con un’apertura misteriosa che troverà suo compimento solo alla fine dell’intreccio.
Un’eredità spirituale
Il lascito del Fosso dell’Agonia Bianca al nipote distratto rappresenta più che un semplice gesto di affetto da parte del vecchio taccagno. È un passaggio fondamentale nell’evoluzione di un personaggio che molti ritenevano ormai “concluso”, incapace di offrire nuove sfumature per via della sua età e della sua storia consolidata. Don Rosa aveva esplorato il suo passato, mostrandoci come Paperone fosse diventato se stesso. Il team di Gervasio & Co ci regala invece un passo in avanti: un Scrooge McDuck inedito, capace di introspezione senza perdere la sua forza. Un papero al quale non mancano i dollari, ma che sa concedersi il lusso di ascoltare la vita — come accade nel bellissimo passaggio a pagina 25 che vi riporto sotto, in cui si ferma a contemplare la luna e a lasciarsi accarezzare dal vento del nord.

Il risveglio di Doretta Doremì
L’evoluzione di Paperone diventa anche il motore per la rinascita di un altro personaggio chiave dell’universo barksiano e donrosiano: Doretta Doremì. L’impavida barista del Saloon appare ormai lontana dalla giovane donna intraprendente dei tempi della Corsa all’Oro. Ha perso la sua verve, e con essa il legame con la musica che un tempo animava le notti gelide del Klondike. Ma è proprio quel legame interrotto con il pianoforte a chiudere il cerchio del racconto: un ritorno simbolico alle origini, un atto di riconciliazione con se stessa che fa da eco al percorso di Paperone.
Un viaggio dentro di noi
In queste 46 pagine il lettore viene trascinato in un viaggio che va ben oltre le distese ghiacciate dell’Alaska. È un percorso interiore, che ci costringe — proprio come i protagonisti — a fare i conti con le nostre nostalgie e con ciò che abbiamo lasciato indietro. Le Ultime Lune dell’Agonia Bianca non è solo una grande storia di Paperone: è un racconto sul tempo, sulla memoria e sulla capacità di perdonarsi.
