Si stima che nel cervello umano ci siano circa centro trilioni di connessioni neurali. Si formano quando riceviamo nuove informazioni, e sedimentano nel tempo creando luoghi in cui ci rifugiamo in tempi nostalgici. A volte però, capita che le nostre sinapsi vadano ricablate, un po’ come per i cavi delle grosse rete di informazioni.

È il caso dei nostri cassetti della memoria dedicati ai Linkin Park, band che ha portato il genere Nü Metal ad inizio anni 2000, che domani 15 Novembre tornano con il nuovo album From Zero. Prima incisione a sette anni dalla pubblicazione di One More Light, ultima fatica della band di Los Angeles con la voce di Chester Bennington. La tragica scomparsa del cantante ha lasciato un vuoto difficile da colmare per Mike Shinoda ed i suoi compagni, che si sono presi una lunga pausa. Ne è passato di tempo da allora, ma la nuova formazione è tornata in pista lo scorso 5 Settembre con un evento di 5 ore trasmesso in streaming dai Warner Bros. Studios di Burbank per presentare i nuovi membri. Alla voce Emily Armstrong, sconosciuta ai piu e militante nella rock band Dead Sara. Alla batteria Colin Brittain, che rimpiazza Rob Bourdon. Rimane il nucleo strumentale, con Shinoda che si conferma ancora una volta il cuore del gruppo, Brad Delson alla chitarra, Dave Farrell al basso e Joe Hahn al campionatore.
All’origine del ritorno un confronto che Shinoda fa risalire a una mattina di fine estate di qualche anno fa, in cui riunitisi con Joe e gli altri membri superstiti della band hanno cominciato a domandarsi come sarebbe stato continuare a suonare anche senza approvazione da parte del pubblico. La risposta data da Joe a questo Can you Imagine arriva dai menbri del gruppo in un’intervista esclusiva rilasciata a Zane Lowe per Apple Music:
I would still do it.
Lo farei comunque.
Un album che strizza l’occhio ai fedeli alla fanbase del gruppo, alla disperata ricerca un nuovo Hybrid Theory. Gia dai singoli rilasciati non mancano i pezzi con il rap di Shinoda ed i riff in accordatura Drop D caratteristici di LP. Di seguito la tracklist, per un totale di 11 brani:
1. From Zero (Intro): apre l’album con cori. Non un brano ma una registrazione in cui viene citato il significato del titolo From Zero:
From Zero? Like… from nothing?…Oh wait, your first-
Il taglio lascia intendere le origini legate al primissimo nome dei Linkin Park, ovvero Xero.
2. The Emptyness Machine fornisce la risposta ai dubbi sulla scelta di di sostituire Bennington con una voce femminile. Quando Armstrong attacca al secondo verso, le paure svaniscono e torniamo ad abbandonarci alle sonorità che cercavamo da Minutes to Midnight quando eravamo ragazzini. La sua voce sa spaziare dal dolce a quel graffiato necessario ad una band come LP.
3. Cut the Bridge è un brano ritmato che ricorda molto Bleed it Out da M2M.
4. Heavy is the Crown è stata scelta come inno ufficiale per i mondiali di League of Legends 2024 non a caso, visto il suo carattere esuberante ed in linea con la competitività del gioco. Qui i ruoli storici vengono ristabiliti, con l’iconico rap di Shinoda e lo screaming lasciato ad Armstrong.
5. Over Each Other è la classica ballata melodica, con accordi decidi, con quel All we are is talkin’ con una modulazione della voce di Emily che dice tutto.
6. Casualty I won’t be your Casualty. Il resto è pura rabbia.
7. Overflow porta il sound su un piano onirico, con accordi sospesi ed un ritornello adatto ad un thriller psicologico
8. Two Faced parte a bomba con riff in palm muting che esplode in pieno stile Race Against The Machine.
9. Stained si torna ragazzini!
10. IGYEIH Linkin Park allo stato puro. A mani basse il brano più incisivo del record.
11. Good Things Go brano elettro-pop di chiusura, in cui Armstrong dimostra di poter raggiungere un’estensione vocale pazzesca prima di attaccare il ritornello
Per tutti noi nostalgici alla ricerca di suoni heavy, non rimane che goderci questo nuovo album e rivivere un nuovo passato.
Emanuele