Sony Alpha A6000: quando cambiare apre a nuove strade

Le strade che portano ad imbatterci in una passione sono infinite, così come infiniti sono i modi in cui i nostri hobby possono evolvere. Ci sono però delle variabili, grandi variabili, che tendono a diventare parte integrante della nostra identità quando ci approcciamo ad una disciplina. E nel caso della fotografia, un elemento cardine è rappresentato dal corpo macchina. Nel mercato globalizzato le scelte sono pressoché infinite. Canon, Nikon, Sony, passando per Hasselblad e Leica: brand che riuniscono una moltitudine di amatori e professionisti in tutto il mondo, creando una community appassionati al brand. Questa polarizzazione tende a spingere il prodotto, testato da persone interessate ad esprimersi attraverso l’uso di quel particolare dispositivo, ma a sua volta rischia di vincolare gli utenti a determinate meccaniche, a metodologie di utilizzo peculiari. E quando questo limite si riversa sull’espressione artistica, finisce per soffocare l’istinto creativo ed il messaggio che si vuole far passare attraverso uno scatto. 

In questo articolo voglio parlarvi di come ho sperimentato un nuovo approccio alla fotografia attraverso l’utilizzo di un corpo macchina differente da quello al quale sono abituato solitamente. Premetto che la mia Canon EOS 80D è stata e rimane tutt’ora il mio strumento principale di espressione fotografica, ma trovarmi a rimescolare le carte e dover rimettere il semplice processo dello scatto in discussione è stato decisamente stimolante. Devo dire che ho provato un senso di smarrimento quando ho deciso di prendere in mano la Sony Alpha A6000. Dovendo partire per il Canada, avevo necessità di portarmi dietro una macchina compatta e leggera, tutte caratteristiche che il sistema mirrorless offre rispetto alla reflex. La risposta sembrava semplice, se non fosse che non avevo fatto i conti con una pulsantiera per accedere alle impostazioni di scatto ed un paradigma architetturale completamente diverso.

Prima di scendere nel dettaglio dell’esperienza, qualche dato:

Sensore: APS-C, 23.5 x 15.7 mm (fattore di moltiplicazione 1.5x rispetto al sensore FF)

Risoluzione: 24.3 mp

Sensibilità ISO: 100 – 25600

Formato file: JPEG, RAW

Portabilità

Partiamo dal peso: afferrare la Sony è stato come se finalmente avessi posato il martello di Thor. Sì, perché se con Body DSLR ed obiettivo 18-55mm sfiori il chilo (930gr), questa mirrorless entry level con lente kit in dotazione arriva a 538gr. Se siete utilizzatori di reflex, capirete quando vi dico che per i tre giorni a Parigi lo scorso mese ho avuto non poche difficoltà a trascinarmela dietro. In un mondo in cui la correlazione fra peso, ingombro ed utilizzo è inversamente proporzionale, la scelta di riversarsi su una mirrorless può rivelarsi vincente. Parlando di spazi, il corpo macchina Sony entra abbondantemente nello scomparto fotografico del mio Manfrotto, lasciando spazio ad ulteriori oggetti da portare in viaggio. Nota dolente è la durata della batteria: con la sua scarsa capacità, tende a scaricarsi anche se inserita a macchina spenta, faticando ad arrivare a fine giornata. Tuttavia, nulla che non possa essere risolto acquistando una batteria addizionale o un battery pack sacrificando qualche grammo.

Schermo LCD e Mirino

Ogni fotografo ha delle features che ritiene essenziali, una lista di caratteristiche delle quali non può fare a meno nella selezione del suo corpo macchina. Nel mio caso, è stato durante il periodo di passaggio forzato fra la EOS 1200D e la EOS 80D che ho scoperto l’importanza di uno schermo LCD ruotabile su più assi. Con la Alpha A6000, ho avuto serie difficoltà perché lo schermo può essere semplicemente tiltato e non estratto completamente dal corpo macchina. E questo aspetto negativo porta ad un elemento di cambiamento nell’approccio. Non so se valga per molti di voi là fuori, ma nel mio caso con il passare degli anni mi sono così abituato allo schermo LCD della 80D che mi sono disabituato ad usare il mirino. Faccio mea culpa, sono intenzionato a rimediare, dal momento che la settimana di utilizzo con Sony si è rivelata una palestra per l’utilizzo del viewfinder. Il display della A6000 inoltre non è touch, di conseguenza dimenticatevi di poter selezionare il punto di fuoco semplicemente sfiorando il suo LCD da 3”.

Comandi e Menù

La disposizione dei tasti di funzione su Sony è davvero intuitiva. Sono bastati quei primi minuti di apprendimento per andare di memoria tattile e riuscire a settare le impostazioni corrette di ISO, t ed f senza distogliere lo sguardo dalla scena. Non ho provato la stessa sensazione con Canon, sarà che spesso setto le impostazioni direttamente da LCD con Live View attiva, ma nonostante la qualità costruttiva superiore di EOS 80D non sono riuscito a sentirmi mai così a casa.

Feeling e Qualità Costruttiva

Ritengo che il feeling sia da considerarsi elemento fondamentale nell’approccio ad un prodotto; in tal senso, il mio primo incontro con la Sony è stato strano. Il corpo macchina più sottile ti dà sicurezza, l’impugnatura è più piccola e nel complesso la macchina risulta più maneggevole. Quello che però è da evidenziare è la finitura di finta pelle per il grip, che non ho trovato al pari di quella di Canon. Considerando la qualità costruttiva globale, Canon non scende nemmeno al tavolo con la A6000 posizionandosi ad un livello decisamente superiore con le sue pari semi-professionali. Eppure le linee morbide del corpo di Sony sembrano affondare le radici nella ricerca di un design essenziale, che mira a fornire all’appassionato un oggetto semplice ed al contempo esteticamente gradevole. Mi sono ritrovato a vagare nell’ora blu nella zona dell’Old Port di Montreal con questo corpo macchina appeso al collo ed il suo look a metà fra vintage e moderno mi ha fatto sentire un vero fotografo di viaggio.

ISO

La mia aspettativa sulla tolleranza ad alti valori di ISO è stata decisamente disattesa. Non facendo uso di macchine professionali, tendo sempre nei miei scatti a non aumentare il valore di sensibilità alla luce a valori superiori a 800; ovviamente discorso diverso vale per l’astrofotografia. Se per valori di ISO medio-bassi e in caso di lunghe esposizione possiamo ancora lavorare in post produzione per rimediare il rumore prodotto, lo stesso non si può dire settando questa mirrorless a valori maggiori di 1600: semplicemente il sensore non li digerisce senza impatti sulla qualità finale dell’immagine. Una soluzione però c’è: la A6000 mette a disposizione la possibilità di decidere fra due livelli di riduzione del rumore per alti valori di ISO. Per un confronto dettagliato rimando a questo articolo davvero ben fatto in cui potrete apprezzare pro e contro di queste impostazioni.

Messa a Fuoco

Per realizzare i miei scatto ho principalmente utilizzato la modalità di Messa a Fuoco automatica a scatto singolo (AF-S) e continua (AF-C). Il secondo metodo l’ho trovato molto utile per scattare dalla macchina quando in giro per Montreal, dal momento che ero in continuo movimento; tuttavia come Canon la Sony fa difficoltà ad aggiustare la messa a fuoco in condizioni di scarsa luminosità, entrando in un loop di continue richieste senza fine. Sulla velocità di messa a fuoco invece, nulla da dire: sia la Canon dalla quale arrivo sia la Sony impiegano lo stesso sistema di messa a fuoco, ed in rapporto alla differenza di prezzo non ho notato molte differenze.

Trasferimento Veloce, ma solo in JPEG

Attraverso l’utilizzo dell’applicazione Imaging Edge é possibile connettere in pochi istanti la Sony a6000 con i tuoi device. Ti basterà attivare il trasferimento dal menu dedicato della macchina fotografica e aprire l’app su Smartphone, Tablet o PC. Con pochi clic si possono selezionare gli scatti effettuati e trasferirli sulla propria libreria fotografica. Se però vuoi editare le tue immagini, considera che l’a6000 non supporta il formato RAW per il trasferimento senza cavo. Il consiglio é quindi quello di passare i file da scheda SD tramite adattatore o porta dedicata sul tuo computer.

Allargare gli orizzonti

Se la scelta di cambiare brand in maniera definitiva costituisce un cambio radicale, concedersi un tempo di prova apre nuove strade dopo un momento iniziale di crisi. Nei primi giorni ho notato un abbassamento della qualità dei miei scatti. Il rapporto fra frame buttati e scattati è aumentato drasticamente soprattutto con soggetti in movimento in cui non avevo il tempo di settare correttamente la macchina. Per fortuna, con la fotografia digitale non bisogna preoccuparsi troppo premere l’otturatore. Nelle situazioni lente, si ha tutto il tempo di studiare la composizione, scegliere la corretta esposizione, bilanciare i parametri per raggiungere l’effetto desiderato. Quando invece si vuole cogliere l’attimo, le cose si fanno più complesse. Guardando ai primi giorni di utilizzo con la Sony, ho adorato quella sensazione di avere fra le mani un oggetto nuovo, con un potenziale che aspettava di essere espresso. Seppur il mercato oggi offra soluzioni sempre più avanzate, poter tornare alle basi e provare a sperimentare con nuovi prodotti non ha prezzo, perché riaccende quel fuoco che anni fa ti aveva spinto ad esprimerti. 

E adesso? Anche se la Canon continuerà a rimanere la mia prima camera, intendo usare la Sony per quei piccoli viaggi e le giornate fuori porta in cui non intendo portarmi dietro l’impegno di una DSLR.
Perché abbandonare il sentiero a volte apre nuove, eccitanti strade.

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