Sto scrivendo questo post dal mio iPad Air 2020, digitando su tasti non proprio silenziosi della tastiera di un iMac 2009. Recentemente infatti sto valutando la possibilità di usare la tavoletta di Apple a strumento principale per la mia produttività personale. Come sta andando? Ve lo spiego subito.
Fino ad ora ho conservato una buona dose di scetticismo nei confronti della natura ibrida a metà strada di iPadOS, ma sono destinato a dovermi ricredere. Parlando di scrittura, l’abbinamento di Magic Mouse e Magic Keyboard avviene in pochi istanti tramite Bluetooth. Un codice a 4 cifre consente il l’accoppiamento con la tastiera mentre il dispositivo di puntamento viene riconosciuto automaticamente. Sebbene l’assenza della cerniera a farfalla influisca non poco sulla dinamica dei tasti, l’esperienza di scrittura è paragonabile a quella con un PC da 13’’, con quell’aggiunta di stile che solo la Mela sa dare. L’editing di testo con Pages è un gioco da ragazzi; un po’ meno elaborare dei fogli di calcolo con Numbers, ma è con Keynote che la Apple dà la spallata a Microsoft. Le presentazioni sono fresche ed in pieno stile Silicon Valley, e le animazioni una spanna davanti la casa di Redmond. Il puntatore ci permette gestire le applicazioninavigando nella Home senza perdere il riferimento, e la navigazione delle pagine web con Safari è un continuum senza interruzioni e distrazioni quando in Reader Mode. Credo che si intendesse questo negli anni 1990’s con l’espressione surfing the Internet. Tutta l’esperienza di utilizzo viene arricchita dalla lista di shortcuts disponibili per accelerare le operazioni.
Ho iniziato ad utilizzare la tavoletta nata dalla mente di Steve Jobs anche per jam session musicali, anche se al momento mi definiscoun Beta user. La scheda di acquisizione audio viene riconosciuta istantaneamente e tutte le funzioni essenziali per il recording. Monitoring, noise gate, livelli di input e output; non sarà Logic Pro, ma per produzione e condivisione c’è proprio tutto il necessario. Il parco suoni rimane limitato, ma si possono comunque scaricare pacchetti aggiuntivi e strumenti musicali virtuali non presenti nella libreria base. Insomma, nel complesso si tratta si un piccolo studio di registrazione portatile. L’editing video professionale rimane l’unica vera limitazione che si fa sentire sentire. sebbene Final Cut Pro in termini di performance possa essere supportato almeno dalla linea Pro del tablet di Cupertino con il chip M1, l’assenza di questo software tanto amato dagli utenti del Mac continua a farsi sentire.
Nel complesso, l’ambiente di iPad mette in risalto una qualità che purtroppo sembra essere una perla rara nella maggior parte dei prodotti delle aziende di tutto il mondo: l’integrazione con le proprie solutions e prodotti. Le features non saranno magari le prime del loro genere ad essere rilasciate sul mercato (si pensi al ritardo di anni con il quale sono stati presentati i Widget per IOS rispetto ad Android), ma sono altresì solide dal punto di vista architetturale. L’utente, una volta installato il nuovo aggiornamento per i suoi dispositivi dell’ecosistema, non ha la percezione di aver ricevuto dei blocchi logici nuovi appiccicati con lo scotch, ma una fusione tra hardware e software che non mostra crepe.
C’è molta strada ancora da fare, ma che i tablet della mela stiano finalmente raggiungendo la tanto desiderata promozione a personal computers?