Cosa ci insegna il furto dei gioielli Napoleonici al Louvre

Lo scorso 19 Ottobre il museo del Louvre è stato luogo di uno dei furti più assurdi e – solo in apparenza – semplici della storia. 
Riassumiamo gli avvenimenti per quei pochi che non avessero sentito la notizia: quattro persone entrano nella Galerie d’Apollon poco dopo l’orario di apertura del museo, intorno alle 9:30 del mattino, travestiti da operai dopo essere saliti primo piano del complesso per mezzo di un montacarichi che era stato posizionato di fronte la facciata sul fiume Senna del museo più importante al mondo. I malviventi, una volta fatto ingresso nella galleria d’arte, avrebbero sottratto nove gioielli passati per mano di reali francesi e non, da Napoleone all’Imperatrice Eugenia. Di questi tesori, uno verrà ritrovato per terra – la corona dell’imperatrice Eugenia – , perso dai ladri durante la fuga avvenuta a bordo di scooter. Tra questi:

  • La collana della Regina Marie-Amélie / Regina Hortense conta otto zaffiri e 631 diamanti;
  • La corona dell’Imperatrice Eugénie conta oltre 1.300 diamanti;
  • La spilla/nodo da corsetto dell’Imperatrice Eugénie: 2.438 diamanti bianchi e 196 diamanti dal taglio rosa;
  • La tiara della Regina Maria Amalia / Regina Hortense: 24 zaffiri di Ceylon e 1.083 diamanti;
  • Un diadema dell’Imperatrice Eugenie: 1.998 diamanti e altri 992 diamanti taglio a rosa;

per una stima del bottino che sembra aggirarsi sugli 88 milioni di euro. Le autorità hanno diffuso una comunicazione che invita o chiunque sia in possesso dei cimeli a non fondere i metalli o tagliare le pietre, altrimenti il loro valore scenderebbe – come se fosse questo il problema – .

E ora veniamo alle domande che tutti noi ci siamo fatti in queste ore: dove andrà a finire il bottino? Davvero i ladri sono riusciti a scappare tra le vie del centro della capitale parigina, attraversando le ragnatele tipi videocamere di sorveglianza che ormai tappezzano le nostre città? 
Per quanto si cerchi di dare risposte a queste domande, le informazioni accessibili al pubblico sono limitate e state pur certi che gli addetti ai lavori avranno a che fare con piste che noi popolo spettatore verremo a sapere solo dopo tempo. 
Non ci resta quindi che fantasticare, e in quanto a furti la cultura di massa si è sbizzarrita negli ultimi anni. Alzi la mano chi non ha visto una o più serie tra le seguenti:  la Casa di Carta, il suo spin off  Berlino o Lupin – tutte produzioni Netflix – , passando per il recente Your Friend and Neighbours di Apple TV+. 

Tutti noi simpatizziamo per i ladri 

Rubare si sa, è una delle pratiche più antiche del mondo. Nonostante l’immoralità di un simile atto che viola lo stato di diritto di una società civile, di fronte ad avvenimenti come questi la nostra mente salta al secondo step del ragionamento logico, ponendosi domande sulla successione di eventi, le conseguenze ed il finale della storia. Non ci chiediamo però come mai si senta il bisogno di rubare gioielli di tale valore, forse anche perchè se qualcuno commettendo un atto di questo tipo vuole inviare un messaggio, dichiara i suoi intenti sin da subito. Sottrarre beni per guadagno è ormai dato per scontato: è avvenuto la scorsa settimana, continua ad avvenire ogni giorno in ogni parte del mondo.

Una rapina al Louvre? E ci sono riusciti? Diamanti? Come ne La Casa de Papel! 

E ancora, camminando nello stabilimento dove lavoro: 

Tu cosa faresti se recuperassi 88 milioni in diamanti? 

Già mi immagino un astuto ladro con volto di Pedro Alonso che sorseggia del vino mentre agita in aria la parure di smeraldi intonando inni rivoluzionari.

Un cliché ormai che ci fa sorridere. Ed è proprio questo il punto dal quale vorrei partire: 

Un furto. Che ci fa sorridere

Quando si tratta di rapinare una persona comune, una famiglia o chi è in difficoltà, rimaniamo tutti scioccati dall’atto commesso e ripugnanti verso chi lo commette. Ma quando ad essere derubata è un’istituzione, privata o pubblica che sia, proviamo quasi un senso di ammirazione per chi commette il colpo. Sì perché in fondo a tutti noi è capitato di pensare: ammazza che fighi che sono stati! Ce lo raccontano nei film, nei fumetti, in una campagna di Dungeons & Dragons: il ladro è un ruolo che richiede carattere, un filo di incoscienza ma soprattutto scaltrezza di pensiero e di movimenti. e queste doti lo rendono un personaggio affascinante. Subiamo l’attrazione di Robin Hood anche quando questo ruba sì ai ricchi, ma non distribuisce ai poveri; basta che il derubato sia in una posizione privilegiata, ed il nostro senso di giustizia si ribalta

La realtà è più semplice di quella che siamo soliti raccontare

A quanto attestano le fonti, il furto sarebbe avvenuto in un tempo massimo tra i 4 e i 7 minuti. Un tempo davvero breve se si considera che la banda è salita al piano, ha forato finestre e teche con l’utilizzo di smerigliatrici per poi darsi alla fuga. La nostra mente tende a complicare le dinamiche e la fattibilità di simili azioni, complice anche il mondo che ci circonda, che è diventato estremamente complesso.

La mole di informazioni che ci assale ogni giorno ha creato con gli anni uno strato che avvolge le nostre azioni con pensieri e preoccupazioni. Eppure, non siamo nuovi ad azioni di questo tipo. Nel Gennaio 2017 sono stati trafugati 160 volumi per un valore approssimativo di 2,5 milioni di euro. Opere di Copernico, Alighieri e Galilei sono state sottratte da un deposito di Londra al quale i ladri hanno avuto accesso calandosi da uno dei lucernari per mezzo di un cavo metallico. Sembra impossibile, ma così è stato. Per il Louvre è stato ancora più palese.

La realtà è più semplice di quella che appare. La prossima volta che vedrete Tom Cruise in Mission Impossible, pensateci.

La storia perdona, il mondo dimentica

Quello a cui stiamo assistendo non è il primo furto perpetrato a danno di oggetti d’arte e del collezionismo. Eppure nonostante tutto venga tracciato e sia reperibile su Internet, anche questa notizia finirà presto tra le pile di reel e post accatastati al fondo del tunnel del dumb scrolling. Così come è accaduto per altri fatti di cronaca, le persone ne parlano ma la coscienza popolare difficilmente ne viene modificata. Un furto come questo pone interrogativi forti sul funzionamento di dispositivi di sicurezza e gestionali di un museo che, con la recente apertura della sua filiale ad Abu Dhabi, fa parte insieme al MoMA di veri e propri brand culturali. nelle ultime ore è apparso anche il video in cui si vedono i malfattori all’opera, intenti a tagliare il vetro delle teche, il tutto in pieno giorno e sotto gli occhi dei visitatori del mattino. Anche se i presenti si fossero insospettiti, il tempo di reazione sarebbe stato troppo lento: l’indifferenza spesso filtra le nostre azioni

E adesso?

Più passano le ore, più le probabilità di recuperare i beni sottratti diminuiscono. è altamente probabile che i beni vengano rivenduti sul mercato nero a qualche ricco che neanche riconoscerà la provenienza di questi gioielli. Non ci resta che continuare ad aspettare aggiornamenti, fantasticare sul loro destino e continuare a scrollare.
Infine, dimenticare quanto accaduto.

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