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  • Astrofotografia per Principianti: guida ai Software essenziali

    Astrofotografia per Principianti: guida ai Software essenziali

    Ricordo che alle scuole medie avevamo fatto una sessione di orientamento astronomico nella mia città. Durante le lezioni ci avevano passato dei fogli con sopra stampate le principali costellazioni della volta celeste. Per memorizzare le posizioni, con un velo di carta traslucida tracopiavamo le loro forme: Cassiopea, Orione, l’Orsa Maggiore. La sera ci eravamo dati appuntamento in un luogo ideale per le osservazioni per identificare quei gruppi di astri nel cielo notturno: un’esperienza davvero formativa. Da allora sono passati anni e la tecnologia è evoluta con noi. Ad oggi disponiamo di strumenti software che rendono l’esperienza fotografica più intuitiva, permettendoci di ottimizzare il tempo a disposizione per immergerci nella bellezza che solo questa attività può regalare.

    In questa seconda parte della Guida Introduttiva per Astrofotografi Amatori voglio parlarti dei principali software e app che ti permetteranno di pianificare e realizzare le tue prime fotografie astronomiche. Per ognuno di essi ti illustrerò lo scopo e quando conviene utilizzarli, dividendoli in gruppi. Alla fine di questo articolo avrai una lista essenziale di strumenti per il tuo percorso da astrofotografo amatore e se e quando usarli in base al tuo livello di esperienza. 

    Siti Web per Previsioni Meteo

    Molte persone sottovalutano l’importanza di una buona previsione delle condizioni meteo. Per evitare inutili perdite di tempo, è importante che tu abbia gli strumenti giusti per trovare le corrette condizioni di copertura del cielo, la percentuale di umidità e altri fattori che possono compromettere le tue osservazioni astronomiche e i tuoi scatti.

    Il primo sito web di cui voglio parlarti è IlMeteo . Accedendo con il tuo account Google o Facebook potrai salvare le tue posizioni preferite e consultare i principali parametri meteo per le ore e i giorni a venire. Ricorda però, se stai pianificando una sessione di astrofotografia che richiede lo spostamento in una località lontana, di non fare completo affidamento sui siti di previsioni meteo maggiori di 48 ore.

    Consiglio: se devi raggiungere il luogo della tua sessione astrofotografica, consulta le Webcam del luogo per accertarti delle condizioni di visibilità.

    Il secondo servizio web, essenziale a mio avviso, è Windy. Questo sito ti permette nella sua versione gratuita di visualizzare previsioni meteo a un’ora per la tua località con un alto grado di precisione. Navigando fra le sue funzionalità ti accorgerai della presenza di diversi livelli da poter gestire. Per gli scopi di questa guida, impara a leggere i seguenti tre livelli: Nuvole, Radar Meteo e Satellite. 
    Per entrambi i servizi esistono le rispettive App per iOS e Android, quindi il mio consiglio è di scaricarle entrambe sul tuo smartphone o tablet per avere con te il meteo a portata di mano.

    Software per Orientarsi 

    Immagina di essere sotto il cielo stellato, alla tua prima sessione di astrofotografia. Le condizioni meteo sono perfette, grazie ad un’ottima pianificazione seguendo il paragrafo precedente. Ora però è arrivato il momento di scattare. Si ma, cosa?

    Nonostante ti consigli di prendere dimestichezza con i principali parametri fotografici andando a realizzare generici scatti al cielo stellato, prima o poi vorrai sicuramente cominciare a riprendere oggetti specifici, situati in posizioni precise del cielo per quell’ora della notte e in quella stagione. E qui veniamo ai principali strumenti software per orientarsi ed identificare gli oggetti del cielo.

    Stellarium è il simulatore principale di volta celeste che utilizzo. Andando a selezionare e salvare la mia posizione con le coordinate di Latitudine, Longitudine e Quota, avrai una rappresentazione accurata della tua volta celeste. Ma non finisce qui: nel software potrai andare avanti e indietro nel tempo, importare oggetti, collegare una camera e simulare le caratteristiche del tuo strumento di ripresa per visualizzare l’anteprima della porzione di cielo che andrai a catturare. Tutte queste funzionalità rendono Stellarium la soluzione che ti consiglio per il tuo percorso da astrofotografo, dagli inizi sino alla realizzazione di composizioni complesse. Un software alternativo può essere SkySafari: controlla se può fare al caso tuo!

    Consiglio: per acquisire dimestichezza con il movimento della volta celeste, esercitati a casa con i simulatori, cambiando ora e coordinate per comprenderne le evoluzioni nel tempo.

    Siti e App per Allineamento alla Polare

    Se ti stai cimentando in una sessione di astrofotografica con un telescopio ed una montatura motorizzata per l’inseguimento, allora arriverai al temuto momento dell’allineamento alla stella polare. Questa procedura è fondamentale per rendere la tua attrezzatura solidale con il movimento della volta celeste e per permetterti di effettuare lunghe esposizioni, raccogliendo più dati possibili. Nonostante esistano procedure classiche che ti permettano di ricavare la posizione della stella polare nel cielo in questo istante, il mio consiglio è di effettuare l’allineamento andando a far coincidere il crocicchio con la posizione indicata da uno dei tanti software disponibili.

    Sul sito di Takahashi è disponibile uno strumento di visualizzazione web. Alla stessa pagina trovi il link per il download sul tuo PC o Mac.

    Se vuoi scaricare un’app per smartphone o tablet invece, ti consiglio Polar Scope Align. La forza di questo software sta nel suo algoritmo che corregge l’errore dovuto alla rifrazione atmosferica (in funzione della posizione della polare nel cielo) e al reticolo, selezionabile tra vari modelli di montature direttamente in app.

    Software per Combinare le Fotografie Astronomiche

    La chiave per ottenere scatti astronomici di buona qualità è accumulare quanta più luce possibile sul tuo sensore. Per ottenere questo risultato, spesso si combinano più scatti dello stesso soggetto per andare a sommare il segnale in arrivo dal cielo e al contempo ridurre il rapporto S/N – trovi qui il mio articolo completo sulla gestione del rumore e del segnale– . Nel mio percorso da astrofotografo amatoriale ho usato i seguenti software che ti voglio consigliare.

    • Deep Sky Stacker: disponibile solo  per Windows, consente di effettuare tutti gli step di pre processing per combinare – o impilare, stacking – i tuoi scatti allineandoli fra loro. Se sei un utente Mac, non preoccuparti: puoi sempre scaricare una macchina virtuale come Parallels che ti permetterà di eseguire programmi non disponibili per Mac OS.

    • Siril: sebbene io abbia usato DSS nei primi anni del mio editing, ho recentemente sfruttato questo software cross-platform molto potente per ottenere dei buoni risultati anche in condizioni in cui la qualità degli scatti era limitata. Il pro principale di Siril è l’intuitività per l’esecuzione di molti script automatici che ti permetterà di ottenere dei risultati soddisfacenti sin dal primo utilizzo. Se vuoi capire meglio come sfruttare questo programma, ti rimando ai tutorial di Valerio Pardi sul suo canale Youtube.

    Software per Editing Fotografico

    E veniamo all’ultima fase, quella in cui i tuoi scatti prendono vita. Con i software per editing fotografico puoi manipolare le tue fotografie verso un risultato visivo desiderato. Ti consiglio i seguenti: 

    Lightroom e Photoshop: Entrambi della stessa famiglia, permettono di fare più o meno le stesse cose con declinazioni di uso diverse. Lightroom permette di gestire al meglio le tue fotografie fotografiche richiamandole tramite un formato catalogo proprietario. Con l’utilizzo dei cataloghi e con un po’ di regole per la sistemazione delle foto nei tuoi device, riuscirai ad avere sempre a portata di mano i momenti che hai catturato. Io uso Photoshop principalmente tramite plugin Camera RAW, che mi permette di modificare lo scatto in formato RAW per poi passare a regolazioni su livelli. Entrambi i software sono davvero potenti, quindi il mio consiglio è di provarli entrambi per trovare il workflow più adatto a te. Se sei interessato ad approfondire alcune tematiche legate alla gestione dell’editing, ti rimando ai miei articoli su come fotografare la ISS – realizzato con Photoshop, qui trovi parte 1 e parte 2 del tutorial –  o su come realizzare una fotografia HDR su Lightroom.

    Un software che voglio consigliarti soprattutto per l’editing in mobilità da tablet o smartphone è invece Snapseed. L’app di Google permette la lettura dei formati RAW e ha nel suo arsenale un ricco elenco di strumenti che ti permetteranno di preparare i tuoi scatti per un look professionale ma con la leggerezza che solo la manipolazione su piccoli schermi può dare. In più, aspetto non da poco per chi è alle prime armi: è completamente gratuito. 

    Parola Chiave, sperimentare 

    Se sei arrivato fin qui, significa che hai a disposizione tutte le nozioni base per iniziare ad usare software che ti accompagneranno nelle tue sessioni di astrofotografia. Ricorda sempre che di strumenti ce ne sono un’infinità, ma che potrai imparare a selezionare gli strumenti di cui hai davvero bisogno solo mettendo le mani in pasta e buttandoti a pieno nel mondo dell’astrofotografia.

    E tu, quali software utilizzi per catturare i tuoi cieli stellati? Fammelo sapere nei commenti sotto a questo articolo!

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  • Time-Lapse e Hyperlapse: cosa sono, differenze e come eseguirli

    Time-Lapse e Hyperlapse: cosa sono, differenze e come eseguirli

    In fotografia ci si imbatte spesso in termini che descrivono tecniche di scatto simili fra loro, ma con differenze concettuali sottili che generano confusione. In questo articolo voglio parlarti di quelle tecniche fotografiche che hanno come elemento chiave il tempo di esposizione. Partiremo dalla definizione di lunga esposizione, per poi affrontare le tecniche note come time-lapse e hyperlapse, analizzandone differenze, applicazioni e fasi di realizzazione. Alla fine, sarai perfettamente in grado di creare un time-lapse o un hyperlapse con la tua fotocamera o il tuo smartphone, portando a casa riprese suggestive e ricordi mozzafiato.

    Cos’è una Lunga Esposizione

    Se non hai chiaro come il tempo di esposizione intervenga nella formazione dell’immagine, ti suggerisco di recuperare il mio articolo dedicato al Triangolo dell’Esposizione, dove descrivo nel dettaglio come ISO, apertura e tempo influenzino la quantità di luce acquisita dal sensore.

    Si parla di lunga esposizione quando il tempo t è relativamente lungo in rapporto al soggetto o alla scena da riprendere. La prassi fotografica porta spesso a scegliere tempi brevi per ottenere scatti nitidi e privi di mosso, ma ciò non sempre coincide con l’intento creativo. La lunga esposizione permette infatti di rappresentare il movimento all’interno dell’immagine, trasformando elementi dinamici – acqua, nuvole, luci, stelle – in scie fluide che raccontano il passaggio del tempo.

    Time-lapse vs Video

    Ora che abbiamo chiarito cos’è una lunga esposizione, introduciamo il time-lapse. Un time-lapse è una sequenza di fotografie scattate da un punto fisso a intervalli regolari. La sequenza, montata come video, comprime un lungo intervallo di tempo in pochi secondi. È la tecnica ideale per mostrare processi lenti come la fioritura di un fiore, un tramonto o l’avanzamento delle nuvole.

    Non posso fare un video?

    In teoria sì, ma un video continuo comporterebbe:

    • file molto pesanti e difficili da gestire;
    • qualità inferiore nelle lunghe registrazioni;
    • un movimento troppo fluido anche se accelerato, che non esalterebbe il “salto temporale” tipico del time-lapse;

    Il time-lapse, invece, mantiene quella cadenza visibile tra un frame e l’altro che rende percepibile l’evoluzione della scena.

    Time-lapse vs Hyperlapse

    Proseguiamo introducendo l’hyperlapse.

    Un hyperlapse è un time-lapse in cui la fotocamera si muove tra uno scatto e il successivo. Il punto di ripresa non è fisso: cambia posizione seguendo un percorso, mantenendo però costante un punto di riferimento nella scena. Questa tecnica genera un movimento fluido e dinamico, molto utilizzato nelle riprese urbane o per valorizzare monumenti e architetture.
    In breve:

    • Time-lapse = tempo compresso + camera fissa
    • Hyperlapse = tempo compresso + movimento nello spazio

    Time-lapse: come realizzarlo passo passo

    Per realizzare un time-lapse efficace, segui questi step:

    1.   Fissa la fotocamera o lo smartphone su un supporto stabile: treppiede o base solida per evitare vibrazioni o micromovimenti;

    2.   Imposta la modalità manuale: mantieni costanti ISO, apertura e tempo per evitare variazioni di esposizione;

    3.   Blocca la messa a fuoco: metti a fuoco manualmente il soggetto e disattiva l’autofocus;

    4.   Se hai una lente con stabilizzazione, disattivala: il tuo scopo è ottenere una sequenza statica, senza micromossi indesiderati;

    5.   Definisci l’intervallo tra gli scatti: dipende dalla scena: 2–3 secondi per nuvole veloci, minuti per processi lenti. Per farlo puoi usare la modalità TIME-LAPSE di iOS per iPhone oppure usare un intervallometro su DSLR o Mirrorless;

    6.   Scatta in RAW (se possibile): facilita la post-produzione e il bilanciamento colore. Questo vale ormai sia con i recenti smartphone che supportano questo formato che per le macchine fotografiche;

    7.   Monta la sequenza: usa software come Lightroom, DaVinci Resolve o app specifiche per creare il video finale.

    Hyperlapse: come realizzarlo passo passo

    Realizzare un hyperlapse richiede precisione e costanza:

    1.   Scegli un percorso e un punto di riferimento: mantieni un soggetto fisso sempre al centro dell’inquadratura;

    2.   Avanza a piccoli passi regolari: dopo ogni micro-spostamento, scatta una foto;

    3.   Utilizza un gimbal o stabilizzazione elettronica (se disponibile): riduce vibrazioni e oscillazioni indesiderate;

    4.   Blocca tutti i parametri di esposizione: Mantieni coerenza luminosa lungo tutta la sequenza;

    5.   Stabilizza in post-produzione: software come After Effects o DaVinci Resolve correggono eventuali irregolarità nel movimento.

    Time-lapse e Hyperlapse: quando usarli

    La scelta tra le due tecniche dipende dal messaggio che vuoi comunicare:

    • Se vuoi mostrare il progresso di un fenomeno naturale o un processo lento, usa il time-lapse.
    • Se vuoi valorizzare un soggetto come parte di un ambiente dinamico o creare un percorso visivo coinvolgente, l’hyperlapse è la scelta ideale.

    Starlapse vs Startrail

    Nel mio articolo dedicato allo Startrail trovi la procedura passo passo per ottenere scie luminose continue nel cielo notturno. Qui voglio chiarirti la distinzione fra Startrail e Starlapse:

    • Lo startrail è il risultato della somma di lunghe esposizioni che producono un’unica immagine con scie stellari continue;
    • Lo starlapse è invece il time-lapse del cielo notturno: una sequenza di scatti montata come video per mostrare dinamicamente il movimento delle stelle;

    Adesso che conosci le differenze fra time-lapse e hyperlapse, non ti resta che mettere in pratica quanto appreso ed i consigli per tirar fuori il massimo dalle tue sequenze di ripresa!

    Buona Luce

  • Guida Completa alla Gestione del Rumore in Fotografia

    Guida Completa alla Gestione del Rumore in Fotografia

    Il rumore è forse l’elemento tecnico più complesso da gestire per un fotografo. Si tratta di un disturbo che deve essere contenuto il più possibile, pur sapendo che non potremo mai eliminarlo del tutto, nemmeno con l’avanzamento delle tecnologie. In questa guida voglio offrirti una panoramica completa sul rumore digitale, spiegandoti in modo chiaro i concetti fondamentali alla base del fenomeno e dandoti indicazioni pratiche su come ridurre il rumore in fotografia già in fase di scatto.

    Per prima cosa è importante comprendere cosa si intende per rumore. Il rumore digitale (in inglese noise) è un contributo non intenzionale, di natura casuale, che si introduce durante l’intero processo di acquisizione e compromette la qualità del segnale utile della nostra immagine.

    Già da questa prima definizione possiamo introdurre alcuni concetti chiave, e per farlo iniziamo dal principio: cosa accade quando premiamo il pulsante di scatto?

    Comprendere la luce: analogia del secchio

    I sensori fotografici, per quanto possano avere dimensioni e formati diversi, sono essenzialmente superfici progettate per catturare la luce proveniente dalla scena. Immagina di essere sotto la pioggia e di utilizzare un secchio per raccoglierla. Più il secchio è grande, maggiore sarà la quantità di gocce (fotoni) raccolte in un determinato intervallo di tempo.

    Ora, pensa di posizionare sopra il secchio una lastra con un foro: la pioggia passerà solo da quel foro. Aumentando o restringendo l’apertura, possiamo regolare la quantità di acqua che arriva nel secchio. Questo foro rappresenta il nostro diaframma, che si regola attraverso il valore f-stop (f/)

    Possiamo inoltre scegliere per quanto tempo tenere il secchio esposto alla pioggia. Supponendo che la pioggia sia costante, più tempo lo lasciamo esposto, più gocce raccoglieremo, indipendentemente dalle dimensioni del foro. Questo è l’equivalente del tempo di esposizione (t).

    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_analogia_del_secchio
    Analogia del secchio

    Una volta chiarita questa dinamica, se ancora non hai familiarità con il concetto di triangolo dell’esposizione, ti consiglio di leggere questo articolo dedicato. Se invece lo conosci già, possiamo proseguire.

    S/N: Signal to Noise Ratio

    Abbiamo visto, con un’analogia semplice, come si possa controllare la quantità di luce che colpisce il sensore. La luce rappresenta la nostra fonte di informazione, ma non tutta la luce è “buona”: una parte è utile, mentre l’altra è casuale, ovvero rumore.

    In fotografia, questo viene espresso come rapporto segnale/rumore (S/N – Signal to Noise Ratio), che indica quanta informazione utile è presente rispetto al rumore. Più questo rapporto è alto, maggiore sarà la qualità dell’immagine. Il nostro obiettivo è quindi massimizzare il rapporto S/N, agendo su due parametri chiave: apertura del diaframma e tempo di esposizione.

    Il rumore nelle diverse fasi di scatto

    Il rumore fotografico viene spesso classificato in base alla sua natura, ma in questo articolo voglio proporti una visione cronologica, in modo che tu possa identificare con chiarezza quando ogni tipo di rumore si manifesta. Possiamo dividere il rumore in tre grandi categorie temporali:

    • Rumore ambientale (shot-noise): generato dai fotoni che colpiscono il sensore;
    • Rumore di lettura e della circuiteria (read-noise): introdotto in fase di acquisizione e conversione;
    • Rumore ISO: non è un vero e proprio rumore, ma un’amplificazione dei due precedenti, come vedremo parlando di ISO Invarianza.

    L’acquisizione e la conversione del segnale

    Andiamo quindi a vedere i principali step di acquisizione del segnale e la sua conversione in formato digitale, con riferimento allo schema mostrato in figura:

    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_processo
    Processo di acquisizione e conversione della luce in immagine

    I fotoni investono il sensore, e gli elementi sensibili (fotodiodi) convertono la luce ricevuta in una differenza di potenziale che genera una carica elettrica. Questa carica elettrica viene amplificata prima di una conversione da analogico a digitale tramite un convertitore A/D. A valle della conversione, vengono applicati ulteriori guadagni ed algoritmi che portano alla registrazione dei dati in una formato RAW o Jpeg. Una volta chiaro questo schema, possiamo andare a vedere i vari contributi del rumore e il momento in cui questi vengono introdotti.

    Rumore Ambientale

    Il rumore ambientale è il primo tipo di disturbo che si somma al segnale. È causato dalla distribuzione irregolare con cui i fotoni colpiscono il sensore. Fattori come temperatura, foschia e agenti atmosferici alterano il percorso dei fotoni, facendoli arrivare con angolazioni differenti e non uniformi.

    Questa variazione nella distribuzione causa una granulosità visibile, specialmente nelle zone scure dell’immagine, che riconosciamo facilmente come rumore.

    Rumore di lettura e rumore termico

    Il rumore di lettura (read noise) viene generato dalla circuiteria interna della fotocamera. Per comprenderlo meglio, vediamo le principali fasi del processo:

    • I fotodiodi generano cariche elettriche quando stimolati dalla luce. Tuttavia, anche in assenza di luce, può manifestarsi la cosiddetta dark current, generando rumore termico.
    • Questo tipo di rumore, noto anche come rumore Johnson-Nyquist, è influenzato dalla temperatura ed è descritto dalla formula:
     \mathbf{V_n = \sqrt{k R T}}

    con:

    • R = resistenza
    • k = costante di Boltzmann
    • T= temperatura
    guida_per_principianti_al_rumore_in_fotografia_rumore_termico_con_temperatura
    Potenza del rumore termico in funzione della temperatura

    In pratica, maggiore è la temperatura del sensore, maggiore sarà il rumore generato. Fattori come temperature ambientali elevate, lunghe esposizioni e pixel piccoli contribuiscono ad aumentare il disturbo. In astrofotografia, ad esempio, le camere CCD vengono spesso raffreddate con ventole o messe in freezer per ridurre al minimo questo effetto.

    Come si manifesta visivamente il rumore termico? Puoi isolarlo facilmente: imposta la fotocamera con le stesse impostazioni di scatto, ma copri l’obiettivo con il tappo. Otterrai un’immagine nera, ma non perfettamente pulita: ciò che vedi è proprio rumore termico. Questo esperimento produce un dark frame, utile in post-produzione, specialmente in fotografia astronomica.

    Inoltre, ogni circuito elettronico introduce errori di guadagno, soprattutto in fase di amplificazione (tramite op-amp) e conversione analogico-digitale (ADC), dove si verifica una discretizzazione imperfetta dei valori in bit (0–255).

    Rumore ISO: il più grande fraintendimento tra fotografi

    Uno degli errori più comuni è pensare che l’ISO generi rumore. Non è corretto. L’ISO amplifica il segnale, compreso il rumore già esistente.

    Il termine ISO è l’acronimo di International Organization for Standardization, e fa riferimento a uno standard (ISO 12232:2019) che stabilisce una scala discreta di valori, distanziati di uno stop. In digitale, possiamo scegliere anche incrementi di 1/3 di stop.

    La formula di calcolo ISO è la seguente:

     \mathbf{ISO_{speed} = \frac{78 \cdot q \cdot f^2}{L \cdot t}}

    dove la carica q viene confrontata con i valori standard disponibili, e il firmware seleziona quello più vicino.

    ISO nativo e ISO esteso (simulato)

    Non tutti i valori ISO sono gestiti nativamente dalla fotocamera. Valori troppo alti o troppo bassi vengono simulati via software:

    • ISO H (alto): la macchina amplifica digitalmente il segnale, aumentando sia luce che rumore.
    • ISO L (basso): riduce il rapporto S/N, rischiando clipping nelle alte luci e perdita di dettaglio.

    Esempio pratico:

    Un rapporto 2/3 amplificato digitalmente potrebbe diventare 4/6 o 6/9, ma il rapporto non migliora: crescono sia segnale che rumore.

    Invarianza ISO

    Con i sensori moderni è nato il concetto di ISO Invarianza. Questo significa che l’ISO ha un impatto sempre più marginale sulla qualità dell’immagine, grazie a un bassissimo rumore di lettura.

    Nei sensori ISO invarianti, la maggior parte dell’amplificazione avviene dopo la conversione A/D, permettendo di scattare a ISO bassi (quindi con poco rumore) e recuperare l’esposizione in post-produzione senza penalizzare troppo il risultato.

    E il triangolo dell’esposizione, quindi?

    A questo punto dovrebbe essere chiaro: il triangolo dell’esposizione resta un riferimento fondamentale per ogni fotografo, ma se vuoi ottimizzare il rapporto segnale/rumore, devi concentrarti principalmente su:

    • Diaframma
    • Tempo di esposizione

    L’ISO, essendo un parametro di amplificazione, non incide sulla quantità di luce catturata, ma solo sulla sua resa luminosa, con le conseguenze viste finora.

    Buona Luce

  • Istogramma in fotografia: cos’è e come si crea

    Istogramma in fotografia: cos’è e come si crea

    Che tu sia un neofita nella fotografia o un professionista, ti sarà sicuramente capitato di imbatterti in un Istogramma. Questo grafico è forse lo strumento primario per un fotografo. Pensa alla foto che hai appena scattato come ad un oceano, e a te come un navigante.  Ecco, l’istogramma è quella bussola che ti permette di navigare, orientandosi verso il risultato che vuoi raggiungere, perchè:

    • Ti fornisce un’idea chiara sulla luminosità globale dell’immagine;
    • Ti aiuta a monitorare lo stato di luminosità dell’immagine durante il tuo editing fotografico.

    Quando scattiamo una foto, dobbiamo assicurarci di riprendere il nostro soggetto cercando di minimizzare la perdita di informazioni. La nostra macchia fotografica o il nostro smartphone in quanto strumenti digitali discretizzare le informazioni e sono in grado di catturare solo una parziale raffigurazione della realtà che ci circonda. Di questo subset che acquisiamo, dobbiamo assicurarci di aver portato a casa il massimo possibile. In questo caso, l’istogramma ci fornisce subito un’informazione di saturazione delle luci o delle ombre. Se una foto possiede zone  troppo sovraesposte o, al contrario,sottoesposte. diventerà difficile o talvolta impossibile riuscire a recuperare quelle informazioni. Quando questo accade, si dice che quelle porzioni delle immagini che presentano luci o ombre sono bruciate.
    In questo articolo voglio addentrarmi con te dentro questo grafico, e ti mostrerò i passaggi con i quali viene generato affinché tu possa comprendere fino in fondo la natura di questo potente strumento.

    A cosa serve l’Istogramma in fotografia?

    Partiamo con il rispondere alla domanda fondamentale:

    Che cos’è un istogramma?

    Un istogramma è un grafico a barre che viene utilizzato in matematica e statistica per rappresentare in maniera semplice e chiara una distribuzione di dati. Prendiamo ad esempio un gruppo di persone delle quali vogliamo comprendere la distribuzione di altezze. Per far questo, dobbiamo andare a misurare l’altezza di ogni componente del gruppo e raggruppare fra loro coloro che hanno la stessa altezza.

    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_istogramma_misuriamo_le_altezze

    Ecco che quindi con un numero sufficiente ampio di individui (una popolazione) potremo trovare gruppi composti da n persone, dove n è diverso da gruppo a gruppo, con la stessa altezza. Ora prendiamo un grafico e sull’asse x indichiamo le diverse altezze che registriamo, in ordine crescente. Sull’asse y invece andiamo ad indicare per ogni valore di altezza il numero di individui della nostra popolazione che hanno proprio quell’altezza. Quello che ne otteniamo è un istogramma, che ci fornirà come l’altezza è distribuita nel gruppo che stiamo andando a calcolare.

    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_istogramma


    Ok va bene, ma che c’entra l’altezza con la fotografia?

    Pensa ad ogni immagine, ogni fotografia che hai scattato come ad una popolazione di pixels. Ogni immagine ha una dimensione di mxn pixels, che sono considerati le unità fondamentali di un’immagine. Quando guardi un’immagine è come se vedessi dall’alto un’immensa città di edifici attaccati fra loro, ciascuno con la propria altezza. Se comprendi questo concetto, allora hai già compreso la natura dell’istogramma in campo fotografico.Ogni pixel infatti è composto a sua volta da 3 componenti (filtri). Avrai sentito sicuramente parlare in gergo di RGB. RGB è l’acronimo di Red Green Blue, ovvero i tre filtri di cui è composto il singolo pixels.

    Regolando l’intensità di ogni singolo colore, che andremo a chiamare Canale, potremo ottenere i colori che vediamo a schermo.
    Prendendo quindi a riferimento un istogramma prodotto a partire da un’immagine a colori, si riportano in asse delle ascisse (asse x) i valori di luminosità per ogni canale dai più bassi ai più alti, e in ordinata (asse y) la quantità di pixel con la stessa luminosità. Così facendo viene creata la distribuzione di luminosità per i canali del Rosso, Verde e Blu. Quando invece si ragiona su scala di Grigi, l’istogramma viene creato andando a rappresentare la distribuzione non dei singoli valori per i canali RGB, ma della loro media pesata che prende il nome di Luminanza.

    Che cos’è la Luminanza?

    La luminanza è la luminosità riportata come equivalenza di scala di grigi. Sebbene esistano diverse formulazioni per la Luminanza, può essere presa a riferimento quella derivante dalla specifica emessa dal National Television System Commitee nel 1957: 

    L = 0,3*R + 0,59*G + 0,11*B 

    Come puoi notare da questa formula, il peso maggiore è dato dal canale Verde che influisce per un 60% sul valore totale di Luminanza.

    Nota bene: ogni canale RGB viene codificato in all’interno di un byte di informazione. Il numero di valori che può rappresentare un byte (a sua volta composto da 8 bit, quindi 8 valori 0 e 1) è dato dalla combinazione dei bit che lo compongono. Il numero di combinazioni seguendo base due è quindi 2^8 =256. Quindi i valori che possono essere assunti sono da 0 a 255. Potrai notare inoltrare che la somma dei pesi per il calcolo della luminanza è uguale a 1, quindi anche la luminanza potrà assumere valori compresi nell’intervallo tra 0 e 255.

    Istogramma: costruiamolo insieme

    Ora che conosciamo la formula, possiamo andare a costruire il nostro istogramma. Se siete interessati al codice per ottenere l’istogramma della foto, vi rimando al fondo di questo articolo dove potrai trovare direttamente il codice Python da copiare ed integrare direttamente nel tuo programma. Se invece non sei pratico di programmazione, ti invito a seguire gli step logici che ti porteranno ad una pratica comprensione della formazione di un istogramma. 

    • Carichiamo la nostra immagine
      Primo passaggio è quello di andare a caricare nel nostro script l’immagine di cui vogliamo andare a creare l’istogramma. Il linguaggio di programmazione a oggetti Python si appoggia di diverse librerie per snellire i compiti di chi scrive codice. Nel nostro caso, ci avvarremo delle seguenti librerie: 
      • PIL (Python Image Library) per l’apertura e la manipolazione efficace della nostra immagine sorgente;
      • numpy per la creazione dell’array dei valori di luminanza;
      • mathplotlib per la creazione per la rappresentazione del grafico una volta generato;
    • Una volta caricata la nostra immagine, dobbiamo andare a contare il numero di pixels che possiede. Tramite il metodo size possiamo ottenere larghezza e altezza dell’immagine. Il numero di pixels totali sarà quindi il prodotto della larghezza per l’altezza;
    • Creiamo il nostro vettore per andare a ospitare le misure della luminanza dei vari pixels. Dal momento che abbiamo detto che la Luminanza ha un valore da 0 a 255, andiamo a creare una “fila” (array) di caselle tutte con valore 0, perchè al momento la nostra misurazione non è ancora iniziata;
    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_step_3
    Array di 0
    • Leggiamo ogni pixel della nostra immagine. Partendo da primo pixel in alto a sinistra, scorriamo uno ad uno tutti i pixels della prima riga, e poi ricominciamo da sinistra per la riga successiva, fino a completare il nostro rilevamento. Questo può essere fatto andando a creare due cicli for annidati per il conteggio delle coordinate i e j per righe e colonne;
    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_step_4
    Struttura pixel Immagine
    • Ogni volta che “passiamo sopra un pixel”, registriamo i valori dei suoi canali RGB;
    • Calcoliamo il valore di luminanza applicando la formula spiegata in precedenza nell’articolo, e andiamo nel nostro array dei valori di luminanza, e alla posizione uguale a quella del valore di luminanza aggiorniamo il contatore aggiungendo un’unità (+1);
    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_step_7
    Aggiornamento dell’array

    Vi riporto sotto il codice completo che ho sviluppato per poter aprire l’immagine in evidenza del mio ultimo articolo e determinarne l’istogramma. Di seguito il codice:

    
    #IMPORTO LIBRERIE PIL, NUMPY E MATPLOTLIB
    from PIL import Image
    import numpy as np
    import matplotlib.pyplot as plt
    
    #CARICO L'IMMAGINE SORGENTE
    source = Image.open("Titolo Immagine")
    source_rgb = source.convert('RGB')
    
    #CALCOLO LARGHEZZA ED ALTEZZA DELL'IMMAGINE
    width, height = source_rgb.size
    
    #CREO L'ARRAY PER L'ISTOGRAMMA
    histogram = np.zeros(256, dtype=int)
    
    #PASSO IN RASSEGNA TUTTI I PIXELS DELL'IMMAGINE
    for i in range(height):
        for j in range(width):
            r, g, b = source_rgb.getpixel((j, i))
            #CALCOLO LA LUMINANZA PER IL PIXEL IN COORDINATE (i,j)
            gray = int(0.3 * r + 0.59 * g + 0.11 * b)
            gray = min(gray, 255)
            histogram[gray] += 1
    
    #CREO L'ISTOGRAMMA
    plt.figure(figsize=(12, 6))
    plt.bar(range(256), histogram, color='gray', width=1.0)
    plt.xlabel("Intensità di grigio (0-255)")
    plt.ylabel("Frequenza")
    plt.title("Istogramma completo dei livelli di grigio")
    plt.grid(axis='y', linestyle='--', alpha=0.5)
    plt.tight_layout()
    plt.show()
    
    

    Sotto invece il risultato finale con l’istogramma che mostra la distribuzione di luminanza:

    istogramma_in_fotografia_cosè_e_come_si_crea_istogramma_luminanza
    Istogramma dei valori di Luminanza

    Adesso tocca a te

    Adesso che hai capito come viene generato un istogramma in fotografia, è il momento di cominciare a sperimentare con i concetti che hai acquisito!
    Se sei interessato a questo e ad altri approfondimenti, ti consiglio di iscriversi alla newsletter del blog per rimanere informato sulle prossime pubblicazioni.

    Buona Luce

  • Guida alla Post Produzione in Fotografia: i Passaggi Fondamentali del Processo di Editing

    Guida alla Post Produzione in Fotografia: i Passaggi Fondamentali del Processo di Editing

    Nel primo articolo di questa Guida alla Post Produzione in Fotografia ti ho spiegato come una buona organizzazione e gestione dei tuoi file sia alla base di un processo di editing efficace. In questo seconda parte ti porterò nel cuore del processo di post produzione, analizzando i passaggi fondamentali per la manipolazione dei tuoi scatti a partire dal dato sorgente per arrivare al risultato finale, pronto per essere salvato e condiviso. 
    Premessa: ho scritto questo articolo non riferendomi a softwares in particolare perché quello che voglio passarti sono concetti base che non dipendono da un programma. Se fatte tue, queste nozioni possono aiutarti ad avere una visione d’insieme chiara del processo di post produzione. La loro applicazione quindi sarà una naturale conseguenza. Cominciamo!

    Sperimenta, ma con consapevolezza

    Quando premi l’otturatore della tua macchina fotografica o del tuo smartphone, vuoi catturare un momento. Se stai leggendo questo articolo è perché probabilmente sei interessato a capire come raggiungere un risultato, un’idea di fotografia che hai immaginato. Lo so, sarai subito tentato di entrare nel software che hai scelto per provare a modificare la foto ed in parte è vero, non c’è cosa migliore che sperimentare sul campo mettendo le mani in pasta. 

    Io stesso ho appreso le basi della post produzione passando le ore e gli anni a provare e riprovare, talvolta non soddisfatto del risultato ottenuto. E quello che ho subito notato è che ogni volta che provavo ad editare lo stesso scatto da zero ottenevo un risultato diverso nonostante nella mia testa la direzione verso la quale volevo dirigermi fosse nota. Questo accade perché ogni volta che si modifica una fotografia intervengono fattori esterni ed interni che alterano il processo in maniera definitiva. Uno schermo con una calibrazione del colore differente, il nostro mood, la sequenza delle azioni di editing invertita: insomma, ogni ingrediente fa sì che, a meno che non usi un preset, il risultato finale sia diverso. 

    Cerca quindi di apprendere le basi e soffermati sul significato di quello che ti andrò a spiegare in questo articolo, in modo che tu possa elaborare queste informazioni e avere un’idea chiara di dove stai andando.

    Gli step per una Post Produzione Completa

    To ho riassunto di seguito gli step principali di post produzione che molti software di editing fotografico permettono:

    Gli Step del Processo di Post Produzione
    Gli Step del Processo di Post Produzione

    Import dello Scatto Sorgente

    Il primo passaggio è il caricamento dell’immagine nel software di editing fotografico. Se hai seguito l’articolo precedente, non dovresti avere problemi e ti basterà caricare il file nel tuo software di editing. Al momento ne utilizzo principalmente due: Adobe Camera RAW collegato ad Adobe Photoshop per editing sul computer, e Snapseed di Google per quando sono in mobilità con iPhone o iPad.


    Correzione del Profilo Lente

    Questa correzione geometrica punta a correggere il campo di distorsione e la vignettatura generata in fase di scatto dall’ottica della lente. Ogni obiettivo, in ogni sua focale ammissibile, produrrà un campo di immagine che avrà una distorsione rispetto alla realtà. Con questo semplice passaggio si andrà quindi a correggere la distorsione andando a ricreare un campo per quanto più possibile.

    Attenzione: l’applicazione del profilo lente non è sempre valido per tutte le tecniche fotografiche, specialmente quelle che vedono la combinazione di più scatti insieme in cui fra il soggetto ripreso e la macchina fotografica vi è movimento relativo (ad esempio: Startrails).

    Crop, Orientamento e Trasformazione

    A questo punto, quello che ti consiglio di fare è andare ad accertarti che il campo inquadrato comprenda ciò che vuoi mostrare, nel modo in cui tu lo vuoi mostrare.
    Negli anni ho letto opinioni contrastanti sul ritaglio e la trasformazione geometrica dell’immagine. C’è chi preferisce andare a ritagliare la fotografia solo a valle dell’intero processo di post produzione. Io sono della scuola “prepara la tela, e dopo dipingi”. Ovvero, prima andiamo a isolare la composizione, aiutandoci con le griglie per andare a disporre gli elementi compositivi secondo le regole intenzionalmente scelte, e solo dopo iniziamo a processare la fotografia.

    Gli strumenti più noti per andare a fare questo sono il Ritaglio dell’immagine (crop) e l’Orientamento, che il più delle volte costituisce la messa in bolla dell’orizzonte. Altre volte però, soprattutto nel caso di scatti effettuati con prospettiche che comprendono diversi elementi e scenari complessi, sorge la necessità di allineare fra loro le linee di composizione verticali ed orizzontali. In questo caso i software di editing professionali come Adobe Camera RAW o Adobe Lightroom ci vengono incontro permettendoti di selezionare le linee notevoli per poi andare a trasformare opportunamente l’intera immagine. Il mio consiglio è di evitare in prima approssimazione questo step, e di riservarlo solo dopo che avrai acquisito esperienza nella post produzione per non incorrere in effetti non desiderati.

    Color Correction e Color Grading: chiariamo I dubbi

    La differenza tra Color Correction e Color Grading causa da sempre molta confusione tra i fotografi amatoriali.
    Lo scopo della Color Correction, o Correzione del Colore, è quella di avvicinare quello che vediamo dello scatto su schermo a quello che i nostri occhi hanno visto mentre scattavano la foto. In questa fase dell’editing fotografico quindi lo scopo è di riportarsi alle stesse condizioni di luminosità e, tinta e saturazione di cui abbiamo fatto esperienza quando abbiamo deciso di ritrarre il nostro soggetto.
    Della Color Correction fanno parte operazioni come il Bilanciamento del Bianco (White Balance, WB) e l’aggiustamento delle curve tonali.

    Ricorda: Per il Il White Balance, conviene sempre settare il valore più rappresentativo, espresso in Kelvin, durante lo scatto da macchina. Ma non ti preoccupare: il bilanciamento del bianco è un’operazione che può essere sempre rimandata all’editing

    Il Color Grading è un processo in più, che punta ad una regolazione dell’immagine tale da suscitare nello spettatore un sentimento. Con il Color Grading in sostanza hai modo di andare a variare il look stilistico della tua immagine, giocando con i singoli colori e andando a imprimere nello scatto il mood che più desideri.

    Ricorda: alla fase di Color Correction non è necessario seguire con una fase di Color Grading. Ma la fase di Color Grading deve basarsi su una fase di Color Correction adeguatamente eseguita.

    Modifiche Base: Regolazione Base dell’Immagine

    A questo punto sei pronto per la regolazione base del tuo scatto. Il formato RAW possiede in sè tutte le informazioni, senza degradazione. Se hai fatto buon uso dell’istogramma, avrai ottenuto un’immagine correttamente esposta. A questo punto, devi metterti nei panni di uno scultore e pian piano tirare fuori i dettagli, facendo uso delle regolazioni come Esposizione, Contrasto, Luci ed Ombre, Bianchi e Neri.
    Ognuno di questi parametri agisce in maniera diversa sull’istogramma o su parti di esso. Vediamo insieme le loro principali caratteristiche: 

    • Esposizione: aumenta la Luminosità di ogni sezione dell’istogramma. Come risultato, vedrai l’intera distribuzione di pixels traslare a seconda del valore di esposizione che andrai a settare; 
    Effetto del parametro di Esposizione su Istogramma
    Effetto del parametro di Esposizione su Istogramma
    • Neri, Ombre, Luci, Bianchi: questi parametri non agiscono su tutto l’istrogramma ma su alcune regioni di esso;
    Effetto Regolazione Bianchi su Istogramma
    Effetto Regolazione Bianchi su Istogramma

    Attenzione: una variazione brusca di questi parametri, a partire da un’immagine non correttamente esposta, potrebbe comportare una saturazione delle luci o delle ombre con conseguente perdita delle informazioni.

    Modifiche Base: Bilanciamento Tonale e Curve di Contrasto

    Sebbene non sia considerato puramente come aggiustamento base all’immagine, l’uso delle Curve Tonali puoi considerarla come una tecnica base. Ma con una dovuta precisazione: i parametri base nel paragrafo precedente agiscono sui dati sorgente dell’immagine, mentre le curve di contrasto agiscono su dati già elaborati. Devi quindi considerare le Curve di Contrasto come un ulteriore step di regolazione base che ti permette di agire in maniera dedicata su aree già lavorate in precedenza.

    Regolazione del Colore: HSL e Color Grading

    Come già spiegato nella sezione precedente di questo articolo, puoi saltare questo step se sei alle prime armi per non incorrere in aberrazioni non volute. Ho intenzione di affrontare la tematica del Color Grading in un articolo dedicato, perchè è un argomento complesso e richiedere il giusto spazio per essere trattato.

    Vignettatura, Grana e Dettagli

    A questo punto, sei pronto per gli ultimi ritocchi. Se vuoi dare ad esempio un look vintage aggiungendo artefatti come grana o graffi, cornici, oppure un effetto di vignettatura artificiale, questo è il momento giusto. Io non sono solito introdurre questi elementi, ma sperimentare non fa mai male!

    Esporta la tua Immagine

    Fatto. La tua immagine è finalmente pronta per essere condivisa. Adesso disponi di una mappa che ti permette di orientarti nei vari step di post processing in campo fotografico. Sarai contento di sapere che, se un giorno vorrai passare ad editing video, molti di questi concetti potranno essere ereditati. 

    Il consiglio che con cui voglio lasciarti è di applicare questa mappa mentale sperimentando su alcune delle fotografie che hai scattato o che scatterai, in modo da renderti conto in prima persona non solo del processo ma delle tue preferenze in fase di editing. Quello che più importa infatti sul medio e lungo termine è sviluppare un gusto ed un senso dello stile personale, che ti contraddistingua e che ti rappresenti appieno nel tuo percorso fotografico.

    Buona Luce 
    Emanuele

  • Guida Completa alla Tua Prima Sessione di Astrofotografia: Consigli Pratici e Passaggi Essenziali

    Guida Completa alla Tua Prima Sessione di Astrofotografia: Consigli Pratici e Passaggi Essenziali

    Ci siamo, hai recuperato tutta l’attrezzatura base. Hai dato uno sguardo ai principi della fotografia e ai software principali per aiutarti nella navigazione del cielo stellato. È tutto pronto penserai, è il momento della mia prima sessione di astrofotografia.
    In questo articolo ti accompagnerò, come farebbe un amico con esperienza, attraverso la tua prima sessione di astrofotografia. Ora è il momento di prepararti per un’avventura unica tra le meraviglie celesti. Cominciamo.

    Lascia Andare il Perfezionismo

    Voglio cominciare dandoti un consiglio su come vivere questo fantastico hobby: lascia andare il senso di perfezionismo. Nessuno ha iniziato a fare astrofotografia e ad ottenere risultati da mostra al primo scatto. Certo è vero, l’astrofotografia richiedere di seguire alcuni passaggi con precisione, come l’allineamento alla polare nel caso di utilizzo di montature motorizzate o la messa a fuoco delle stelle, ma in questo periodo di grande esposizione ai social media si corre il rischio di perdersi in un confronto per nulla costruttivo con gli altri.

    Vedi, gli scatti che i social tendono a farci vedere rappresentano uno stadio finale, un raggiungimento da parte di alcuni utenti dopo molte ore di apprendimento, errori e soprattutto tanta, ma tanta pazienza. In astrofotografia ci sono decine di fattori che intervengono per determinare la riuscita ed il grado di qualità di uno scatto. La località, l’inquinamento luminoso, l’umidità, sono solo alcuni degli elementi che possono ostacolare la nostra ricerca di oggetti nel cielo. Lascia andare ogni valutazione di questi parametri all’inizio del tuo percorso in questa pratica, e porta l’esperienza su un piano di coinvolgimento emotivo che ti potrà dare molte soddisfazioni a livello personale e di crescita.
    Fatta questa dovuta ed importante premessa, vediamo come affrontare la nostra sessione.

    Preparazione alla Sessione: Meteo e Pianificazione

    Man mano che ti avvicini al momento della tua sessione, controlla il meteo per assicurarti che la copertura nuvolosa sia minima. Per orientarti con precisione, usa un software come Stellarium, utile per sapere esattamente dove puntare l’obiettivo in base all’oggetto celeste che vuoi catturare. La pianificazione è essenziale per evitare perdite di tempo e ottenere il massimo dalla tua sessione.

    Strumentazione: Preparativi Essenziali

    Ecco una guida passo-passo per preparare la tua attrezzatura:

    1. Metti in bolla il treppiedi – questa operazione risulta importante soprattutto se si vuole includere nello scatto anche una porzione di terreno, al fine di non dover ruotare troppo l’immagine in fase di editing. Molti cavalletti dispongono di una bolla integrata che ti  aiuteranno a regolare le lunghezze delle gambe e raggiungere il livellamento corretto;
    1. Fissa la fotocamera – Attacca la fotocamera al treppiedi con l’adattatore filettato, avendo cura di inserire prima la batteria. Fai attenzione perché alcune macchine hanno il vano batteria che interferisce con l’attacco, quindi ricordati in caso di inserire la batteria nella tua macchina fotografica prima di posizionarla sul treppiedi;
    1. Disattiva la stabilizzazione dell’obiettivo – Se l’obiettivo è stabilizzato, disattiva la funzione quando è montato sul treppiedi, poiché la stabilizzazione attiva può generare mosso nelle foto a lunga esposizione, come nel caso degli startrails
    1. Usa la messa a fuoco Manuale – Per ottenere una buona messa a fuoco del cielo ci sono un paio di tecniche. La prima è mettere a fuoco su un oggetto distante, se la luce ti consente ancora di usare la messa a fuoco automatica. Una volta raggiunto il fuoco, passa alla modalità Manual Focus (MF) usando lo switch. In alternativa, puoi mettere direttamente a fuoco in MF puntando su un oggetto distante, come un lampione o direttamente una stella nel cielo. Per un controllo più preciso, ti consiglio di usare la modalità live view, che ti permette di vedere l’anteprima del sensore in modalità video sullo schermo LCD della tua fotocamera. In live view puoi fare uno zoom x5 o x10, a seconda del modello della tua macchina, per ingrandire una porzione dell’anteprima. Assicurati di ingrandire su una stella e, a questo punto, ruota lentamente la ghiera del fuoco per ottenere un’immagine nitida.
      Ricorda: l’indicazione dell’infinito (∞) sull’obiettivo spesso non corrisponde al “vero infinito”. Meglio quindi affidarsi ad una regolazione manuale accurata
    1. Pulsante di scatto remoto o timer – Se hai un pulsante di scatto remoto, collegalo alla macchina.. In alternativa, imposta un timer di scatto di almeno 2 secondi. Questa impostazione permetterà, sia che utilizzi il pulsante di scatto remoto o che scatti premendo il pulsante dell’otturatore su corpo macchina, di attendere il tempo necessario perché il sistema smorzi le eventuali micro vibrazioni;
    1. Scatta in RAW – Imposta la fotocamera per scattare in formato RAW, così da avere la massima qualità in fase di editing. Scattare in RAW conserva dettagli importanti, utili per ottenere il meglio dall’immagine;
    1. Regola le impostazioni di scatto – Le impostazioni varieranno in base alle condizioni di luce e al soggetto. Adatta ISO, tempi di esposizione e apertura per bilanciare l’esposizione, assicurandoti di catturare la profondità e la luminosità del cielo notturno;

    Scatto e Post-Scatto

    Una volta centrato il tuo target, scatta la foto. Subito dopo, verifica il risultato in anteprima. Questo feedback immediato ti permetterà di aggiustare rapidamente i parametri per migliorare lo scatto successivo.

    Vivi il Momento

    Ora è sera, e il cielo si stende in tutta la sua bellezza davanti a te. Prima di premere l’otturatore, prenditi un momento per osservare davvero. Individua le costellazioni, segui con lo sguardo le stelle principali, e lasciati affascinare dalla vastità del cielo. Questo ti farà sentire parte di un movimento cosmico più grande, un’emozione che nessuna fotografia potrà mai restituire completamente.

    Buona luce,  
    Emanuele

  • Fotografie Autunnali: 4 Idee per migliorare i vostri scatti

    Fotografie Autunnali: 4 Idee per migliorare i vostri scatti

    In questo articolo voglio darvi qualche consiglio su come sfruttare al meglio quello che l’autunno ha da offrirvi per migliorare i vostri scatti. Questa stagione piena di colori vi permetterà infatti di giocare con toni e saturazione per mettere in risalto i vostri soggetti e rendere uniche le vostre inquadrature. Cominciamo!

    Usate lo sfocato

    Partiamo dal chiederci: cosa renderà il mio scatto godibile? Sicuramente uno degli elementi che renderanno la vostra foto autunnale diversa dalle altre sarà l’interesse che susciterete nell’osservatore. Più il vostro pubblico si soffermerà ad esplorare con l’occhio il vostro scatto, maggiore risulterà la potenza espressiva della vostra immagine. Uno dei modi per raggiungere questo obiettivo è quello di combinare in un’unica fotografia più piani focali, magari affiancando una porzione fuori fuoco ed una ben definita, che tendenzialmente conterrà il nostro soggetto o parte di esso. E quale strumento migliore quindi se non una foglia appena caduta e dai colori vivaci per accendere il vostro scatto? Nell’esempio che riporto qua sotto, potete notare come il soggetto non venga ripreso direttamente ma tramite l’interposizione parziale di un “ostacolo” che lo valorizza. Potrete inoltre giocare a variare la distanza fra soggetto-ostacolo e ostacolo-obiettivo, in modo da regolare l’effetto di sfocatura e la sua presenza nella fotografia.

    Incorniciate il vostro soggetto 

    Il prossimo punto è strettamente collegato al primo. Un viale alberato, un porticato, uno scorcio attraverso una finestra: di cornici naturali ed artificiali ve ne sono ovunque lì fuori, sfruttatele! Vi riporto due esempi qui sotto, entrambi che inquadrano la romantica Tour Eiffel incorniciata dal foliage degli alberi del lungo Senna. Come potete vedere, nel primo caso le foglie autunnali fanno da cornice naturale alla costruzione, mentre nel secondo ho voluto ricreare un effetto scorcio per far risaltare il soggetto.

    Sfruttate l’Ora Blu

    Nelle stagioni fredde come l’autunno e l’inverno si sa, le giornate durano di meno. Questo vuol dire che l’ora blu sarà più accessibile, dal momento che si andrà a collocare tra le 5 e le 7 di sera a seconda di dove vi trovate. Il mio consiglio è quindi di sfruttare al massimo questo periodo di transizione dal giorno alla notte per riprendere al meglio i vostri soggetti, che avranno ancora abbastanza luce per risultare definiti in fotografia senza dover ricorrere a lunghe esposizioni e al contempo mostreranno la loro bellezza grazie alle luci della sera. Anche in questo caso vi riporto uno scatto dal nostro ultimo viaggio a Parigi. Notate come l’ora blu si presti particolarmente bene per scatti in un ambiente urbano. L’ulteriore presenza di nuvole a bassa quota che caratterizza le giornate autunnali ha permesso di far risaltare il fascio del faro proiettato dalla torre.

    Ritraete durante il tramonto

    Il tramonto autunnale è sicuramente fra i più suggestivi. In autunno infatti la luce del Sole appare fredda ed al contempo rossastra, permettendovi di cogliere l’attimo per ritrarre il vostro soggetto nelle migliori delle condizioni. Non abbiate quindi paura di sperimentare pose più o meno classiche, sfruttando il contrasto che la luce vi regala.

    Questi sono solo alcuni dei consigli per riprendere la magia dell’autunno nelle vostre fotografie. Ora tocca a voi!

    Buona Luce

  • Astrofotografia per principianti: guida agli strumenti essenziali

    Astrofotografia per principianti: guida agli strumenti essenziali

    When I started practicing Astrophotography almost 10 years ago now, not many video tutorials and dedicated websites were available online. The information was sought in the forums of enthusiasts, and you had to understand the great picture through the threads and comments that were published. The world has changed quickly since then, and nowadays the sources that deal with this branch of photography are many. Despite this, there is still a tendency to take a lot for granted and a new enthusiast risks getting lost before even being able to start in the world of Astrophotography.
    In this first article of this Astrophotography Guide for amateurs I want to introduce you to the material needed to start photographing the night sky. I will list all the main tools you need to capture the beauties of the universe, with some personal considerations that I think are useful before proceeding with any purchases.
    But first, a brief introduction…

    Astrophotography: a Game of Patience

    Let’s start by saying that Astrophotography is a Journey. Unlike other branches of photography such as nature photography, the sky is in no hurry except for some astronomical events that are still predictable and for which you can still organize yourself in time. The approach to this discipline is very subjective and influenced by the character of the practitioner: the most hungry for glory among you will perhaps find it frustrating to have to throw whole evenings in the vain wait for the sky to clear up; but don’t worry guys…you have to measure the results in the long term. Having clarified this concept, let’s proceed with the list of the material.

    Start with the Essential

    The first piece of advice I would like to give you is not to rush into purchasing the equipment that many sites and online blogs claim to be essential. Expensive lenses and telescopes, tracking mounts and so on and so forth.
    I believe that of all the tools and accessories that come out on the market every day, the holy trinity of a beginner astrophotographer is made up of a lens, a camera body and a tripod. A remote control, an intervalometer and everything else you can imagine is dripping gold if you have it, otherwise you don’t need it in first place. You will have time to buy these tools after a couple sessions If you want.

    Tripod

    To photograph objects in the sky, you must first be in solidarity with the rotating earth. For this reason it will be necessary to have a tripod to prevent your images from resulting blurred and, of consequence, ruined. Make sure that the tripod you are buying or in possession of is sufficiently solid and that it allows you to extend your legs to adjust the height: in this way you will avoid facing night sessions in an uncomfortable position. If you’re looking for a cheap but efficient solution, I have been using the Hama Star 260 Tripod since I started with no regrets.

    Camera Body

    The camera body market is in a transition phase from DSLR to Mirrorless systems. In this article I will not go into the differences between the two architectures and any pros and cons, but just be aware that today you can find DSLRs with full-frame sensors at an affordable price in the second-hand market. I use a Canon EOS 80D (with 24 megapixel APS-C sensor) and after years of use I still find this camera suitable for my needs.

    Camera Lens

    If you bought a Camera + Lens Kit, you probably already own a lens. Alternatively, what I am about to tell you is a general consideration. What we want to get is a shot in which the stars appear point-like and in which their motion in the sky is not perceptible in the final image. To do this, you will need to set a correct shutter speed, which will vary according to the focal length of your lens. In general, short focal lengths (no more than 50 mm) and wide apertures are chosen for wide-field astrophotography.
    By fast lens we mean a lens whose aperture during shooting is such wide that it can collect the same amount of light with a reduced shutter speed when compared to a lens with a reduced maximum aperture value. The data to look at when referring to the lens aperture is the f-stop or focal ratio: the lower this value, the larger the aperture and the more light your camera sensor will be able to capture.

    I first mentioned how the shutter speed is related to the need to have point-like stars, exception made for particular compositional techniques such as startrails. In Astrophotography the 500 Rule is widely used: to obtain the maximum exposure time value in seconds it is necessary to perform the following calculation:

    t (sec) = 500 / focal length value (mm)

    It is therefore quite clear that in order to obtain a higher exposure time value you have to go towards short focal lengths (remember that we’re always reasoning with the assumption of not having a guided mount). My advice, however, is not to select a wide angle lens (or even fish-eye lens) as your first lens: these lenses suffer from lens flares despite the possibility of mounting a lens hood on top of them. A lens between 24 and 35 mm with an f-stop of 2.8 or lower would be ideal, but also consider that brighter lenses usually have a higher price. Personally, I have made extensive use of an 18-200mm and still when I capture large fields I use the Canon 18-135 f/3.5-5.6 IS USM and the Tokina AT-X 116 PRO DX II

    Accessories

    In this second section I want to mention accessories that could be used to improve your Astrophotography sessions.

    Remote Shutter

    To avoid taking blurry photos, could arise the need to buy a remote shutter to avoid having interaction with the camera before and during shooting. The purchase of a remote shutter, although very useful, can in my opinion be avoided at least in the first period by setting a shutter timer of at least 2sec in your camera. This function, present in almost all compact or professional cameras on the market, will give the entire tripod/camera assembly time to dampen any vibrations induced by clicking on the button.

    Battery Pack

    The astrophotography sessions are often very long: you will hardly find yourself spending less than an hour of your time outside between preparation and execution of the shots. In addition to this, the outside temperature decreases during the night, lowering the efficiency of the battery. A first idea could be to remove the battery once it is discharged and to easily replace it with a second charge. Some cameras, however, have the slot accessible from the lower side of the body, which in case of hooking to the tripod is partially or completely obstructed. If this is the case, then it will be better to purchase a battery pack, which will expand your slot by an additional battery compartment. This way you won’t have to take the camera off the tripod and prevent your session from being completely thrown away.

    Intervalometer

    The intervalometer allows you to send signals to the machine by commanding consecutive shots at a desired exposure time and by setting a delay time between the end of a shot and the start of the next one. This tool is very useful in photography and Astrophotography in case you want to make timelapses and startrails. Not all entry-level and mid-range camera bodies embed the intervalometer functionalities, so if you intend to take this kind of compositions, you can consider purchasing this accessory.

    Ok I think it’s enough for the hardware part. at this point you should have a fairly clear idea of ​​everything you need to start diving into the world of Astrophotography! Next article will be focused on the basic softwares that can help you in planning and executing your Astrophotography sessions!

  • Come fotografare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS): guida completa

    Come fotografare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS): guida completa

    Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è iss_passage-1.jpg
    Composizione con Luna, Orione e passaggio della ISS

    Prepara la strumentazione

    Di seguito la strumentazione che ritengo Necessaria (N) e Opzionale (O) per realizzare questo scatto:

    • Treppiede (N): Al fine di evitare che lo scatto venga mosso, soprattutto quando si scatta con lunghi tempi di esposizione, un treppiede risulta necessario.
    • Macchina fotografica o Smartphone (N): Per effettuare il vostro scatto, potrete avvalervi di una macchina fotografica o di uno smartphone di ultima generazione. L’importante qui è essere sicuri di poter modificare i parametri principali di scatto (ISO, shutter speed, f-stop). Se per chi possiede una camera basterà selezionare modalità manuale (M), per chi ha solo il telefonino dovrà avvalersi di una delle molte app reperibili per IOS e Android al fine di sbloccare queste funzionalità.
    • Telecomando per Controllo Remoto / Intervallometro (O): Bisogna evitare che la foto venga mossa. Per questo bisogna cercare di evitare il più possibile il contatto di interazione con la camera. Qui i propongo due alternative: o settate un timer per lo scatto (2s almeno per permettere alle vibrazioni di smorzarsi prima dello scatto), oppure vi avvalete di un telecomando per lo scatto remoto.

    Pianifica il prossimo passaggio della ISS

    • Data del passaggio;
    • Magnitudine;
    • Azimuth, Elevation e Ora rispettive per determinare l’arco che il nostro oggetto compirà durante il suo passaggio sul nostro cielo.
    Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_0796.jpg
    ISS: dettagli passaggi

    Preparati a scattare

    Conoscendo i dati del passaggio, potrete orientare il vostro dispositivo verso la porzione di cielo di vostro interesse. Per orientare in azimuth ed elevation la camera, consiglio di avvalervi del vostro telefonino: sono reperibili app come Bussola o Metro per IOS (equivalenti disponibili su Android) per aiutarvi con l’orientamento spaziale.

    Per la messa a fuoco, considerate sempre che scattando la sera la scarsità di luce impedirà a molti dei sensori in commercio di gestire correttamente il fuoco automatico (AF). Verificate sempre quindi di aver selezionato su fuoco manuale (MF) e di aver messo a fuoco una luce in lontananza, come un lampione o una stella (avvalendovi della modalità Live View).

    Per realizzare il mio scatto, essendo la luna visibile nel cielo, ho aperto la focale mantenendo ISO basso (100) e aumentando il tempo di esposizione a 25’.

    Goditi il momento!

    Ultimo punto e fondamentale. Non limitatevi a controllare il display del vostro device, che sia esso il telefono o la macchina fotografica. Per intenderci, sarebbe come entrare in un museo e scattare foto non dedicando il giusto tempo ad osservare le opere di arte. Tornereste a casa con un sacco di dati, ma zero emozioni!

    Per realizzare questo scatto ho effettuato più riprese che ho successivamente elaborato in Adobe Photoshop per comporre l’immagine finale. Troverete spiegati i passaggi di elaborazione nel prossimo articolo.

    La fase di editing con Adobe Photoshop

    In questa seconda parte, ci concentreremo su come elaborare gli scatti effettuati. Di seguito le singole esposizioni:

    Sequenza di scatti effettuati a: 25′, ISO100, f/5.6, 18mm

    A questo punto, possiamo passare alla fase di editing.

    Per effettuare prossimi passaggi ci vengono in aiuto molti software utili: per citarne due, il software gratis Gimp ed il famoso Adobe Photoshop in una delle sue tante versioni disponibili. Per le operazioni effettuate, andrà bene anche una versione non recente dell’editor in quanto le funzionalità necessarie saranno:

    • Regolazioni di base dello scatto
    • Gestione dei livelli
    • Utilizzo della maschera di livello

    Di seguito i passaggi:

    Carica i files in serie

    Primo passaggio è quello di andare a caricare tutti gli scatti effettuati ed importarli come livelli differenti di un unico file in Photoshop. Per fare questo, all’apertura di Photoshop (Ps) andate su:

     File > Script > Carica file in serie…

    Effettuando questa scelta apparirà la finestra denominata Carica Livelli nella quale verranno listate le vostre fotografie una volta selezionate. Per trovarle, cliccate su Sfoglia… ed andate nel loro percorso. Una volta selezionate tutte, cliccate su Apri e la lista verrà riempita nella finestra in Ps.

    Caricamento file in serie

    Unisci gli scatti

    A questo punto potrete selezionare i livelli e scegliere come metodo di fusione “Schiarisci”. Come risultato, otterrete uno scatto in cui le luci subiscono un’operazione di blending.

    Metodo di fusione Schiarisci

    Ed ecco comparire sulla foto la traiettoria della ISS! Personalmente, volevo ottenere un risultato in cui vi fosse il passaggio della stazione spaziale senza che le stelle e la luna risultassero mosse. A tal fine quindi conviene scegliere lo scatto, fra quelli importati, qualitativamente più valido e portarlo dietro tutti, magari bloccandolo e rinominandolo per identificarlo univocamente.

    Le maschere di livello, il cuore della composizione!

    Pensate ai livelli come dei fogli disposti uno sopra l’altro. Vogliamo rivelare l’ultimo foglio, che per noi è lo sfondo selezionato al punto precedente, conservando per ogni foglio sovrastante la porzione con la ISS in movimento. Dovremo quindi “ritagliare” ogni foglio eliminando la porzione superflua: per far questo utilizzeremo le maschere di livello. Il mio consiglio è di rendere invisibili tutti i livelli sopra lo sfondo, e lavorare sommando ogni volta il livello superiore. L’operazione sarà quindi iterativa e composta dalle seguenti azioni:

    Rendere Visibile livello / Creare Maschera / Applicare Maschera/..

    Per creare la maschera di livello, una volta selezionato il livello di interesse cliccate sul logo composto da un cerchio inscritto in un rettangolo nel menù in basso della finestra Livelli.

    Crea maschera di livello

    Tenete a mente questo: per “bucare” il foglio, bisogna usare colori scuri, per mantenerlo occorrono colori chiari. La maschera alla sua creazione sarà completamente bianca, quindi cancellate tutta la porzione di fotografia non interessata con l’utilizzo di un pennello il cui colore è settato su nero e opacità al 100%.

    Applicazione della maschera di livello

    Una volta che avrete effettuato il procedimento per tutti i livelli importati, potrete unirli e regolare la vostra fotografia per ottenere il risultato finale.

    Un suggerimento…sperimentate! Ci sono diversi modi nel mondo della fotografia per arrivare ad un risultato desiderato, ognuno con le sue difficoltà e soddisfazioni. Con il tempo riuscirete a trovare il vostro flusso di lavoro ed esprimere la vostra tecnica e la vostra creatività.

    Buona Luce
    Emanuele