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  • Wimbledon 2025: Sinner, Rolex e il Collezionismo Sportivo

    Wimbledon 2025: Sinner, Rolex e il Collezionismo Sportivo

    Lo scorso 13 Luglio Jannik Sinner ha vinto il torneo di Wimbledon, diventando così il primo tennista italiano a vincere lo Slam giocato su erba. Milioni gli spettatori sintonizzati per assistere alla finale tra l’altoatesino classe 2001 contro quello che è diventato ormai il suo rivale predestinato, Carlos Alcaraz. Una platea di spettatori che supera il green court di Londra ed entra nelle case e nelle piazze di tutto il mondo. È un momento importante, soprattutto per i marchi, che possono far sentire la loro voce. Da Nike, che con Sinner ha firmato un contratto per dieci anni e 150 milioni, a Rolex che a fine match manda in onda lo spot preparato ad hoc per la vittoria dell’orgoglio italiano nel mondo. Attori, personaggi dello spettacolo e reali di Inghilterra e Spagna; il mondo ha seguito l’evento e ammirato (talvolta criticando anche) gli outfit e i wearables indossati dai protagonisti della giornata.

    Uno spot di 33 secondi, andato in onda appena concluso il match. La versione alternativa con Alcaraz non la vedremo mai, perché l’adv è dedicato al solo vincitore dell’edizione 2025 dello slam.

    THIS CROWN IS YOURS
    QUESTA CORONA E’ TUA

    Uno slogan che sancisce un risultato netto, dal quale non si torna indietro. 
    Vittoria e sconfitta, come il Trionfo e il Disastro tratti dal verso della poesia If— di Ruyard Kipling (a proposito, concedetevi momenti di pura emozione ascoltando il poema dalla bocca di Sir Michael Kaine) che sono stati il motto proprio di Wimbledon

    “If you can meet with Triumph and Disaster, and treat those two imposters just the same…”

    from If—, by Ruyard Kipling

    Una coppa che lo incorona campione d’Inghilterra, dorata come il bezel del Daytona che domina lo schermo a fine spot. Sì, perché Rolex è uno status, perfetto per essere sfoggiato ad eventi nei quali si mostra eleganza e dove il fascino risiede nella cura per i dettagli, Sponsor di Wimbledon da più 40 anni, non è un caso che le celebrities decidano di sfoggiare i pezzi migliori della famosa casa di orologeria svizzera per questi eventi, facendo parlare di sé. 

    Non solo Orologi, ma anche Collectibles

    Il mercato si sa, reagisce ad ogni indiscrezione, rumor e ancor più davanti ai fatti concreti. E conquiste come quella della scorsa domenica segnano un nuovo livello nella carriera professionistica di Sinner, che prende le distanze da Alcaraz nel ranking ATP consolidando il primo posto nella classifica mondiale. E con lui, anche gli oggetti del collezionismo legati al campione italiano aggiornano i prezzi, di conseguenza, spostando il punto di equilibrio tra domanda e offerta su valori più alti. Oggetti da collezione che aumentano di valore, e nuovi prodotti commemorativi che si affacciano sul mercato, come il recente album Panini completamente dedicato al tennista di San Candido.

    Un mondo, quello del collezionismo sportivo, che cuba 33 miliardi di dollari al 2024, e che recenti stime proiettano ad una crescita esorbitante in questo decennio fino ai 71 miliardi stimati per il 2030. All’interno di questo mercato in crescita, le trading cards hanno rappresentato circa il 60% del mercato collezionistico lo scorso anno. A dominare i numeri da capogiro è il Nord America, con due terzi del mercato circa. A seguire Europa (30%) e Asia-Pacifico (15%). 

    Altro caso, stesso Slam: la carta Rookie di Amanda Anisimova del 2023 Upper Deck Goodwin Champions Rookie (numero #50) ha raggiunto i 399,99 dollari sulla piattaforma eBay alla notizia della sua partecipazione alla finale di Wimbledon 2025. Un nuovo all time high per la carta, che è subito scesa di prezzo dopo la batosta inflitta alla Anisimova dalla sua rivale Swiatek, che le ha strappato la coppa con un sonoro 6-0 6-0.

    Pezzi preziosi, ma briciole in confronto agli esemplari che hanno segnato la storia del collezionismo sportivo: dalla figurina di Mickey Mantle del 1952, venduta per 12,6 milioni di dollari nell’Agosto 2022 (con un grading 9.5). Tennis, Baseball ma anche Basket: lo scorso mese la 1986 Fleer Michael Jordan Rookie Card (numero #57 del set) è stata venduta per 2,5 milioni di dollari. Un incremento del 148% rispetto all’ultimo record di vendita del 2022 per questo esemplare autografato e con voto 9 che ritrae Air Jordan allungarsi con maestria nei salti al canestro che lo hanno reso un’icona. 

    E intanto la Sinner Rookie Card fermenta

    Come un vino di ottima annata lasciato a riposare, la prima figurina mai prodotta di Sinner, inclusa nella collezione Super Champs Tokio 2020 e distribuita con acquisti presso i supermercati Esselunga, continua a far parlare di sé tra gli appassionati di collezionismo sportivo. La numero #153 infatti rappresenta la vera Rookie card dell’atleta. Per chi non è dentro questo mondo spieghiamo in breve: la Rookie Card costituisce la prima apparizione di un atleta nel mondo delle carte scambiabili, ed è tra i prodotti considerati in potenziale crescita futura se la carriera dell’atleta lascia il segno nello sport. In questo caso Sinner ha già raggiunto primati per il tennis italiano. Guardando agli esemplari certificati in circolazione, basti pensare che lo scorso 8 Luglio un esemplare con grading 10 è andato venduto all’asta per 2900 euro su eBay. Trovate tutti i valori sul sito PSA

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    Esselunga Super Champs Tokyo 2020: Jannik Sinner Rookie

    Se pensate di averla da qualche parte in casa, farete bene a recuperarla e a conservarla per il futuro.
    Non si sa mai.

  • Sono andato al Solo Tour di John Mayer. Ve lo racconto.

    Sono andato al Solo Tour di John Mayer. Ve lo racconto.

    Delle infinite forme in cui la realtà può manifestarsi, siamo inesorabilmente chiamati a confrontarci con il nostro unico presente possibile. E per fortuna, la manifestazione della maestria di John Mayer lo scorso 24 Marzo sera all’Accor Arena di Parigi segna il raggiungimento di un nuovo stato potenziale nel panorama musicale europeo.
    2 ore e 12 minuti di puro virtuosismo, con una sequenza di brani intervallati da spezzoni di interviste dei momenti più salienti della sua carriera.
    Già dall’apertura porte l’atmosfera dell’arena comincia a scaldarsi, con i fan in fila per accaparrarsi il merchandising di questo Solo Tour 2024 che vede coinvolte alcune delle principali città europee.

    L’arena

    Per molti che vengono dall’Italia, la corsa nell’accaparrarsi i biglietti di una delle tappe del tour è stata Parigi. L’Accor Arena è stata selezionata come spazio artistico per ospitare il sold out. Situato nel quartiere parigino di Bercy, lo stadio al chiuso è facilmente raggiungibile con la Rer B e la Metro 6 da Charles de Gaulle. Un’ottima occasione per chi come noi ha fatto toccata e fuga o per chiunque voglia allungare la propria permanenza per godere delle bellezze offerte dalla capitale Francese.

    Il concerto

    Apre il concerto Madison Cunningham, che per circa 40 minuti prepara il pubblico all’acustica dell’arena. L’artista si esibisce in alcuni dei suoi brani dalle melodie molto articolate e progressioni di arpeggi pindariche. Nello stadio è ancora un via vai di gente che entra ed esce, mentre i settori si riempiono sempre più.

    Sono le 20:40 quando il tempo si ferma. Il buio cade sull’arena, ed è subito il caos con acclamazioni ed urla di invocazione. Qualcuno intravede Mayer salire sul palco nella penombra, ed è subito il boato quando lo slide dal FA# al SOL# sulla quinta corda annuncia Slow Dancing in a Burning Room. Dalle prime strofe del brano arriva la maestria di John, come un’onda d’urto. È come trovarsi ad ascoltarlo comodamente dal divano del proprio salotto per quanto è realistico. Il timbro della voce rende i momenti difficili dopo il granuloma solo un lontano ricordo, risultando corposa e in tono. Il loop con l’assolo acustico fa comprendere l’essenza di questo Solo Tour: un momento per scoprire le canzoni dell’artista di Bridgeport in chiave acustica.

    Il primo batch di canzoni trasporta l’ascoltatore in un turbinio di emozioni. Con Shot in the Dark dall’ultimo album Sob Rock ci si rende conto della capacità di Mayer nel donare ai suoi arrangiamenti lo stesso volume di una versione incisa in studio.
    Emoji of a Wave cala temporaneamente un velo nostalgico sulle tribune, per poi far spazio al riff country di Queen of California, suonato con la bellissima Martin “limited in time” JCM edition del 2023. Godere di certe sonorità ammirando gli intarsi in madreperla che incorniciano il body sunburst grey del top di questo strumento è pura estasi.
    Se i fan a questo punto sono al settimo cielo, Neon consacra l’ingresso a nuove, più alte sfere. Il riff con fingerpicking misto allo slapping sulle basse corde è tra i più difficili da suonare ed oggetto di studio da parte di ambiziosi chitarristi, professionisti e non. Ma quando John decide di raddoppiarne la velocità per puro divertimento, cominciano a sentirsi risate (ero uno di quelli, lo ammetto) di persone in preda all’estasi.

    Who Says riporta ai giorni newyorkesi del percorso artistico , e chiudendo gli occhi vedo gli alberi ed i grattacieli che circondano Bryant Park.
    Waiting on the Day racchiude più che un semplice brano. Il suo testo esprime la speranza per un futuro di completezza accanto a chi si ama, ed l’accordo di SI minore all’inizio del ritornello fa vibrare le corde del cuori dello stadio all’unisono.
    Something like Olivia ha un tono scherzoso e leggero ma con un ritmo da passeggiata che entra in testa e continua a rimbalzarci.
    La seconda batteria di canzoni si chiude con il riff in open strings di In your Atmosphere; a questo punto che le pareti dell’arena sembrano restringersi, per riportare l’ascoltatore in una dimensione intima e confidenziale con l’artista.

    You’re Gonna Live Forever in Me e Changing vedono Mayer alle prese con un pianoforte a coda Yamaha. Su quest’ultimo vediamo la poliedricità di Mayer nel mettere in loop gli accordi al piano e sbizzarrirsi in un lead solo con in braccio sua PRS Silver Sky. le Entrambi i brani sono dell’album The Search for Everything, pubblicato nel 2017.
    Stop this Train e le sue ghost notes imprimono il ritmo lento ed incessante di un treno sulle rotaie della nostra anima. The Age of Worry, per stessa ammissione dell’artista, è un elenco di insegnamenti da portarsi dietro; certamente uno dei testi più belli che abbia scritto e parte della sua opera massima Born & Raised, edita nel 2012.
    No Such Thing, Why Georgia e Your Body is a Wonderland (alla quale Mayer si riferisce con l’epiteto di Goofy Friend) passano in fretta. Tra i più famosi e popolari brani di Mayer, vengono definiti dall’artista come canzoni di un periodo musicale ancora acerbo. Difficile da credere, considerando la continua evoluzione delle sue sonorità e gli improvements della sua tecnica negli anni.
    È finalmente il turno di Walt Grace’s Submarine Test 1967, che Mayer suona con una chitarra con corpo in metallo dal suono squillante. Un brano costruito la cui definizione corretta è handcrafted. Con la pazienza di un orologiaio, Mayer assembla con cura gli ingranaggi melodici ed armonici di questo pezzo dal profondo significato.

    Chiude la trackset Edge of Desire dall’album Battle Studies , suonata con una Martin double Neck che ha debuttato al NAMM nel 2010. Uno strumento più unico che raro, che incorpora in un unico body le potenzialità di una 6-string e di una 12-string. L’interludio strumentale con effetto stroboscopico intrappola l’arena in un gioco ipnotico senza possibilità di scampo.
    Mayer esce dal palco dopo aver salutato l’arena, ma chi ha vissuto qualche concerto sa benissimo che c’è una formalismo, noto come encore, che ogni artista deve al suo pubblico. Qualche minuto di applausi e rieccolo quindi rientrare, ma con una sorpresa. I tre schermi che proiettano la sua immagine sul palco lo ritraggono con in braccio niente di meno che la sua fedele Fender Stratocaster Black 1. Un corpo consumato dal tempo, che ha consacrato Mayer nell’Olimpo dei guitar heroes, ma che ha ancora voglia di far sognare.
    Parte Gravity, e si ha la certezza di aver raccolto in due ore il meglio della produzione ventennale di Mayer. Il suo riff, gli arpeggi gentili che si alternano con richiami di lead, ribadiscono ancora la natura Fenderiana dell’artista, nonostante il sodalizio con PRS dal 2018.

    Chiude la cover di Tom Petty Free Fallin’, un brano che Mayer ha reso immortale esibendolo in una delle più belle produzioni live mai incise, il Live at Nokia Theatre a Los Angeles, California, nel 2007.

    “My name is John, I love you Paris”

    Con queste parole Mayer lascia lo stage, salutando ancora una volta un pubblico accorso da tutta Europa per quella serata speciale. Le luci si riaccendono e l’intera Arena si risveglia. Eppure, si ha quella strana sensazione come quando si torna da un viaggio, che modifica per sempre il proprio percorso e non rende più gli stessi.

    E adesso?

    Nella prima parte del suo Solo Tour per le città americane Mayer si esibito con alcuni di nuova fattura e ancora. Drifting, In the Neighborood e Why Anyone Has to Go sono solo alcune delle candidate future incisioni rilasciate live in distillazione. Per averne la certezza, dovremo aspettare la pubblicazione del prossimo progetto dell’artista Americano, il primo dopo lo scioglimento nel 2022 dalla sua storica etichetta Columbia Records.
    Fino ad allora, continueremo ad essere testimoni della sua musica.

  • Recensione Business Class Air Canada. Ecco come è andata

    Recensione Business Class Air Canada. Ecco come è andata

    Il mercato lo sappiamo, offre diversi modi di viaggiare, dai più economici alle soluzioni di lusso. Lo scorso 31 Ottobre ho avuto la possibilità di vivere per la prima volta l’esperienza di un volo in Business Class per una tratta di lunga durata. Destinazione Montreal, Quebec.
    Partenza: Air Canada AC895 con tratta MXP-YUL. Partenza stimata 11:45 per un arrivo all’Aeroporto Internazionale di Montréal-Pierre Elliott Trudeau alle 15:00 circa di Lunedì 31 Ottobre ora locale. Tempo totale di volo: 8h 45m.
    Ritorno: Air Canada AC894 con tratta YUL-MXP. Partenza stimata 20:45 per un arrivo a Milano Malpensa alle 09:50 di Venerdì 4 Novembre ora locale. Tempo totale di volo: 7h 55m

    Premetto che è la prima volta che mi cimento in una recensione di un servizio, impresa ben più ardua a mio avviso della descrizione delle funzionalità e delle performance di un oggetto. Sappiate quindi che questo articolo descrive quella che è stata la mia personale esperienza a bordo di Air Canada per queste 16 ore di volo circa, raccontata con la massima trasparenza possibile. Salite a bordo con me.

    Check in

    L’esperienza di un volo si sa, comincia ben prima dell’imbarco per concludersi con lo sbarco dall’aeromobile. Nel mio caso, essendo arrivato con le canoniche due ore di anticipo in aeroporto e dovendo imbarcare il bagaglio, mi sono diretto subito alla Check-In Area dove tramite la corsia Priority ho lasciato il bagaglio sul nastro senza intoppi. Il personale di terra ha avuto la premura di stampare una copia del biglietto di volo in formato cartaceo (nonostante Apple Wallet per me sia diventato uno standard da qualche anno a questa parte) e mi ha indicato la Lounge. Fin qui direi tutto ok.

    Lounge

    Passati i controlli per il rientro, mi sono diretto alla Maple Leaf Lounge – Transborder Lounge per attendere il volo. A Milano Malpensa Air Canada invece si appoggia, come altre compagnie, alla Lounge Montale. Lo spazio riservato alle attese pre volo era abbastanza affollato, ma siamo comunque riusciti a trovare un divanetto dove mangiare qualcosa prima del volo.

    Il Posto a sedere

    Credo che il termine semi-cuccetta esprima al meglio quello che troverete su un volo Business Class della Air Canada.

    Il sedile è reclinabile e l’inclinazione può essere comandata distinguendo fra schienale e porzione bassa del corpo; è inoltre possibile attivare la funzione massaggio per la regione lombare. Tutti gli input alla vostra postazione sono accessibili tramite mini touch pad integrato nel pannello laterale, in aggiunta a tasti integrati di azione rapida per richiedere l’assistenza del personale di bordo, cambiare la lingua (francese ed inglese), accendere o spegnere la luce principale ed inserire la modalità non disturbare.

    Tralasciando la cappelliera, la postazione dispone di tre scompartimenti accessibili al passeggero. Il primo è dedicato al telecomando per gestire il sistema di infotainment (ci arriviamo subito). Il secondo, dalla capacità massima di 1,36kg, vi permetterà di collegare i vostri dispositivi elettronici tramite una porta USB, una USB type C ed una presa americana alimentata a 110V. Il terzo ed ultimo scompartimento è invece annegato all’interno del bracciolo, che può essere regolato in altezza per permettere l’uscita verso il corridoio. Le finiture dei braccioli e del pannello laterale sono in materiale sintetico che ricrea una texture simil pelle; effetto legno invece per tavolino estraibile e pannello laterale.
    Sia all’andata che al ritorno sono state fornite una coperta ed un materassino da disporre sul sedile per renderlo più morbido la notte, ma è solo al rientro da Montreal che ho trovato una trousse contenente prodotti quali mascherina per la notte, calze e kit dentale da viaggio.

    Il servizio

    Volo di andata. Sono le 12:50 e stiamo sorvolando la Francia quando viene offerto il primo drink. Ispirato dal sorvolo sulla nazione dei vini, richiedo un White wine da gustare, e lo Stuart mi fa scegliere fra un fermo ed un bolle; accompagnano mandorle salate roasted. Dopo qualche minuto arrivano le portate principali:
    Salmone, spaghetti agli ortaggi, senape al miele, maionese

    Filetto di pesce halibut, salsa livornese, riso alle erbe aromatiche, broccoli, peperoni rossi

    Verso le 3 PM ora italiana, dopo aver lavorato un po’, decido di provare il servizio on call, chiamando l’hostess tramite l’apposito pulsante di assistenza. Il cappuccino da me richiesto arriva in un lampo. Un bel modo di viaggiare, non c’è che dire. Poco prima di cominciare la discesa verso Montreal passano con il Pasto Leggero:
    Insalata di farro con ortaggi alla griglia, prosciutto toscano, salame Napoli, pomodoro ciliegino arrostito, pesto alla genovese. Per contorno invece Macedonia di frutta, pane, cioccolato

    Volo di ritorno. Dal momento che ho già cenato in Lounge, al passaggio dell’ hostess per le richieste del menù le comunico che avrei saltato la cena. Mi viene comunque chiesto se volessi essere svegliato in mattinata prima dell’atterraggio per la colazione. Al mattino seguente, la colazione prevede frutta, croissant e succo d’arancia.

    Sistema di Infotainment

    La piattaforma di contenuti multimediali consiste nel classico schermo non touch dalla diagonale di 33cm abbastanza luminoso: nel mio caso, essendo seduto con finestrino rivolto a Sud, ho comunque dovuto abbassare il finestrino anteriore per evitare il riflesso della luce.
    L’applicazione di gestione offre contenuti audio e video multilingua, con una selezione di film per diversi genere. Le playlist audio messe a disposizione sono divise per genere (servizio Stingray Music). Ho particolarmente apprezzato la proposta di film a tema Halloween, decisamente azzeccata visto l’occorrenza.

    Le cuffie over-ear in dotazione risultano avvolgenti, pur rimanendo un prodotto destinato all’uso limitato per l’esperienza. Non hanno riduzione del rumore, anche se su un aeromobile di questo calibro il rumore è l’ultimo dei problemi. Non è inoltre presente la possibilità di connettere le proprie cuffie tramite tecnologia Bluetooth. Da appassionato di musica, avrei voluto poter settare il livello di alti, medi e bassi tramite un equalizzatore che però manca sulla piattaforma. Altro particolare abbastanza fastidioso: quando esci dalla playlist, la riproduzione si interrompe.

    Volare in Business: ha davvero senso?

    La Business Class si propone come alternativa decisamente più confortevole rispetto all’Economy. Se il prezzo vale il biglietto, a mio avviso dipende dalle ore di volo. Ho avuto modo di provare la Business Class di altre compagnie aeree per tratte “standard” come KLM e devo dire in quel caso “Business” non è sempre sinonimo di confort. Se pagare in più significa avere un pasto freddo e lo stesso spazio frontale per le gambe del vostro vicino due file più indietro beh, capirete anche voi che non ne vale la pena. D’altronde qualcuno direbbe che “In turistica atterri esattamente nello stesso momento della Prima Classe”. Il mio consiglio è quindi di valutare considerando il volo come una parte del vostro viaggio. Se avete necessità di riposare durante la notte o se avete bisogno di concentrazione per sfruttare al massimo le ore a disposizione, l’ugrade al servizio Business è la risposta. Contrariamente, se il vostro volo ha una durata inferiore alle quattro ore, il confine fra servizio premium e basic tenderà ad assottigliarsi.
    Qualsiasi sia la vostra scelta, godetevi il viaggio!

  • Perché sto aggiornando il mio sito Web nel 2022 (e come lo sto facendo)

    Perché sto aggiornando il mio sito Web nel 2022 (e come lo sto facendo)

    Per chi non mi conosce, ciao! mi chiamo Emanuele e sono un Ingegnere con una fervente passione per la fotografia. Ho creato questo spazio digitale nell’autunno del 2017 con il nome di Volo Iperbolico: un luogo virtuale dove potessi parlare di fotografia, musica e tutto ciò che ritenevo importante e prezioso.
    O almeno, quella era la promessa da marinaio che avevo fatto a me stesso.
    La produzione di articoli su questo blog è sempre rimasta legata ad un’attività sporadica, con alcuni tutorial e la ricerca altalenante per cercare di comunicare un messaggio, il mio messaggio, ad una community con i miei stessi interessi, ma con scarsi risultati. Ho persino dimenticato l’esistenza di questo sito per interi mesi negli ultimi anni.
    Fino alla scorsa settimana, quando io e mia moglie abbiamo deciso di inaugurare il nuovo anno con un viaggio di tre giorni in Trentino-Alto Adige, una delle regioni più suggestive d’Italia durante il periodo invernale. Bolzano e i laghi di Carezza e Braies, luoghi da favola immersi in una natura senza tempo.

    Ma prima una premessa.
    Il prossimo ottobre saranno esattamente dieci anni da quando ho iniziato a fotografare. Ho preso in mano una macchina fotografica per la prima volta nell’ottobre 2012. Una Canon EOS 1100D, ed è stato amore a prima vista. Le prime fotografie, i primi esperimenti, e chi se li scorda. Se da un lato l’era digitale permette di non consumare gli pellicola e riduce notevolmente l’aspettativa del risultato rispetto alle vecchie cineprese, credo che l’emozione sia comunque unica per un ragazzo che scopre un nuovo mondo nel quale esprimersi. La fotografia cambia il modo in cui guardi l’ambiente che ti circonda; col tempo si cominci a prestare attenzione ai dettagli, alle proporzioni, alle sfumature di colore e alla natura dei colori stessi. Capisci che questi non sono solo pigmenti, ma elementi di una tavola cromatica in grado di comunicare emozioni all’osservatore. E poi è arrivata l’astrofotografia, con la sua capacità unica di farti sentire minuscolo nell’universo, umile mentre guardi in alto le stelle.
    Il processo era abbastanza identico alla musica, altro interesse che ho coltivato negli anni. Ti imbatti in uno strumento musicale che gradualmente ti attrae a sé stesso, aprendoti un mondo di possibilità.

    È stato camminando sulla superficie ghiacciata del Lago di Braies che ho iniziato a pensare al mio viaggio fotografico e musicale, ai passi che mi avevano portato fino a quel momento. Credo che in questi (quasi) primi trent’anni di vita ho raggiunto una verità semplice ma fondamentale:

    puoi essere sicuro del tuo percorso solo se riesci a collegare i puntini

    Affrontiamo questa realtà senza aver paura di sembrare banali: siamo nel mezzo di una tempesta perfetta creata dai social e rischiamo di perderci. Ci viene chiesto costantemente di essere all’altezza di modelli semplicemente irrealistici, perché il confronto non si basa sulle pari opportunità. Basta scorrere il feed per trovare decine di fotografie migliori delle nostre, luoghi pazzi e gli ultimi outfits. E sono sicuro che almeno una volta ognuno di noi si sia sentito incapace di comunicare qualcosa. Indietreggiamo inventandoci scuse, mascherando la ritirata come una falsa partenza. E non capiamo che non si tratta di essere migliori degli altri in quello che si fa. Si tratta di comunicare un messaggio, un’emozione che può venire solo dalla nostra voce creativa. E ho capito che dieci anni di attesa erano il momento giusto per fare esperienza sul campo.
    Che era tempo per il prossimo passo.

    Innanzitutto una nuova identità.
    Non c’è niente di più personale e identificativo del proprio nome: per questo ho deciso di rinominare il blog da voloiperbolico a emanuelelabrocca. Voglio che non sia solo un sito web, ma un’espressione di chi sono come individuo creativo.

    E veniamo al design del sito.
    Per quanto riguarda l’espressione visiva, almeno in questo primo periodo cercherò di mantenere una struttura il più semplice possibile, suddivisa in una Home page, una sezione Blog dedicata agli articoli e una pagina About di auto-introduzione.
    Un altro elemento che trovo importante nella creazione di questo spazio è l’autenticità. Non intendo utilizzare fotografie di siti stock per articoli: voglio che ogni immagine, testo o altra forma di produzione provenga da me (a meno che articoli in cui mi riferisco a produzioni altrui).

    Voglio spiegarti perché ho deciso di aggiornare il mio sito nel 2022. La frammentazione della propria produzione sul web è inevitabile se si cerca di stare dietro a tutte le mode del momento. Insomma, questo succede tutte le volte con Facebook, Instagram, TikTok, per non parlare delle varie piattaforme specializzate per la condivisione di fotografie e chi più ne ha più ne metta. Il vero rischio è la mancanza di uno spazio che non soffra la moda del momento. Se una piattaforma perde il suo appeal, il valore dei contenuti che ospita diminuisce inevitabilmente. Poiché i social network si basano sulle interazioni, se gli utenti non trascorrono il loro tempo dietro lo schermo, le tue foto e i tuoi video possono non avere senso esistere in quella piattaforma.
    Aspetto non meno banale è dovuto a come è concepito il social per sua natura. Instagram, così come Tik Tok, nascono per sfruttare al meglio il formato fotografico degli smartphone, richiedendo così all’utente di adattare le proporzioni degli scatti a 1:1, 16:9 o 5:4. Anche spesso mi sono ritrovato a dover escludere da una fotografia una porzione di dettagli che avrebbe dato un senso all’immagine proprio per incastrare tutto nelle tessere del mio profilo.

    Tutto questo semplicemente non accade su un sito, perché hai il controllo del linguaggio visivo e scritto. Puoi gestire la tua produzione in modo che chi entra nel tuo spazio possa vedere esattamente quello che vuoi mostrare, senza dover riportare al di fuori di esso. E se un visitatore o un potenziale cliente sarà interessato ad ampliare la conoscenza del tuo prodotto su altre piattaforme, potrà farlo senza il rischio di perdere la parte essenziale della tua identità.

    Ecco perché in quest’anno cercherò di pubblicare e curare continuamente i contenuti del mio sito, senza pressioni per il raggiungimento dei risultati.

    It’s all about the journey