Tag: Letteratura

  • Reading List d’Autunno: tra Agatha Christie, 007 e nuove scoperte letterarie

    Reading List d’Autunno: tra Agatha Christie, 007 e nuove scoperte letterarie

    Come accennato nel mio ultimo post su questo blog, ho ricominciato a leggere con continuità di recente, e una delle prime cose che ho fatto è guardarmi attorno, in cerca di titoli in libreria e online da poter inserire in una reading list da mantenere aggiornata. Il primo libro che ho voluto acquistare, colto da un desiderio di spy story, è stato Casino Royale di Ian Fleming. Sebbene lo stia leggendo, ho deciso di acquistare un secondo libro, mantenendo così due timeline di lettura asincrone. Questa soluzione mi è sembrata la più congeniale, dal momento che tendo ad annoiarmi presto, soprattutto se la trama non mantiene le promesse fatte. E se da una parte troviamo James Bond intento ad acciuffare criminali tra una cena elegante e una giocata a poker in giro per il mondo, dall’altra parte mi ha accompagnato la signora Agatha Christie per tutti i mesi di Settembre e Ottobre. Due letture che calzano alla perfezione con il clima autunnale ormai entrato nel vivo, e che mi hanno portato a vedere la recente esperienza sul treno del foliage con occhi completamente diversi.

    Partendo dalla formulazione della lista di lettura, va detto che, più che una bussola che mi orienta sulle prossime letture, la considero un calderone dove buttare dentro libri che potenzialmente potrebbero interessarmi.

    Ma come, se selezioni dei titoli avrai già considerato a priori se leggerli o meno, no?

    Beh, sì… e no. Mi spiego: quando incappo in un nuovo libro, fiction o non fiction che sia, ci sono diversi elementi che mi spingono a dire ehi, questo libro prima o poi lo voglio leggere. In primis – e qui non me ne vogliano i miei piccoli lettori – la copertina. Do un forte peso alla componente grafica di un prodotto e, sebbene spesso la forma rischi di allontanare dal contenuto di un volume, non posso fare a meno di considerare una copertina accattivante un pretesto valido per giustificare un acquisto. Inoltre, in questo periodo non sto puntando a un genere letterario specifico. Se date un’occhiata alla mia reading list , troverete fantasy, fumetti, letteratura horror e gialli. Su questo sto mantenendo un approccio semplice: voglio darmi la possibilità di rimanere stupito dal prossimo titolo, senza la pretesa di provare sorpresa in un genere o autore specifico.

    Il prossimo genere che voglio toccare, ad esempio, sarà il fantasy, con l’uscita a fine mese di Katabasis, racconto che si è posizionato primo sul New York Times Best Seller List  alla sua pubblicazione quest’estate grazie alle sue sfumature in stile dark academia e che uscirà nelle librerie italiane il prossimo 28 ottobre – ho già preordinato la mia copia su Feltrinelli – . Un altro romanzo di cui si parla molto bene è Piranesi di Susanna Clarke, che potrei pensare di leggere dopo aver finito l’ultima produzione dell’autrice R. F. Kuang. E qui veniamo alla seconda “regola” che mi sono dato per il mio percorso di lettura: non mantenere lo stesso genere letterario in contemporanea per entrambe le timeline. Se da una parte mi addentro in un caso di omicidio, lasciando che lo scrittore mi guidi fra vicende e indizi alla scoperta ultima del vero colpevole, dall’altra parte voglio evitare di ritrovarmi in un altro mistero, ma spaziare in una storia differente per evitare di rimanere bloccato.

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    E a proposito di casi da risolvere, veniamo ad Agatha Christie . Mi sono approcciato alla signora di Torquay perché desideravo addentrarmi in una storia che mi accompagnasse passo passo nella successione di eventi, e questo pattern l’ho ritrovato proprio nei racconti gialli.

    Lo scorso weekend, infatti, ho finito di leggere c’è un Cadavere in Biblioteca una storia con protagonista Miss Marple. È il secondo libro che leggo della scrittrice britannica, ma il primo con questo personaggio. Il precedente titolo, Assassinio sull’Orient Express, è tra i più iconici della regina del mistero e vede Hercule Poirot alle prese con l’assassinio di colui che si rivelerà essere lo spietato mandante della morte della povera Daisy Armstrong. Giunto al completamento della seconda lettura di Christie – in realtà la prima, se si considera che Assassinio sull’Orient Express l’ho ascoltato su Audible  – voglio esprimere qualche considerazione sullo stile dell’autrice e qualche riflessione in generale sul percorso di lettura che sto costruendo.

    Il personaggio di Hercule Poirot è geniale: non si espone mai fino alla conclusione della sua indagine e affronta anche gli avvenimenti più inaspettati con ironia e sagacia. Non sorprende, quindi, che arrivi persino a prendersi gioco di Monsieur Bouc, direttore della Compagnie Internationale des Wagons-Lits, e del dottor Constantine durante gli interrogatori dei sospettati. La vicenda si svolge interamente sul treno: Poirot sale a bordo all’ultimo momento e sconvolge i piani dei passeggeri della carrozza proveniente da Istanbul, che hanno pianificato l’omicidio di Ratchett, alias Cassetti, il mandante del rapimento e dell’assassinio della piccola Daisy Armstrong. Ognuno dei personaggi sembra avere un alibi solido, che però verrà smontato da Poirot nelle fasi finali del libro. Si scopre, infatti, che tutti gli interrogati hanno avuto un legame di parentela o di affetto con la famiglia Armstrong e hanno vissuto in prima persona la tragedia dell’uccisione della bambina e le sue drammatiche conseguenze. Così, per iniziativa del colonnello Arbuthnot e della signora Hubbard (nonna di Daisy), si forma una vera e propria “commissione vendicatrice”. Dodici pugnalate, inflitte a Cassetti mentre giace addormentato sotto l’effetto di un sonnifero, diventano un giudizio collettivo che va oltre la giustizia ufficiale e si colloca su un piano quasi universale. Di fronte a quel dolore comune, Poirot sceglie di non tradire i colpevoli: preferisce sostenere una versione alternativa dei fatti, secondo cui l’assassino sarebbe entrato ed uscito dal treno senza lasciare tracce, mantenendo così intatti gli alibi dei veri responsabili. Il romanzo lascia in chiusura un compito a casa per il lettore: riflettere sul concetto di giustizia e sui limiti entro i quali possa essere definita tale.

    E veniamo in ultimo a C’è un Cadavere in Biblioteca, libro che ho letto in breve tempo, considerando che non ci avrò impiegato più di tre sessioni di lettura – in una di queste ho letto più di metà romanzo tutto d’un fiato. Il motivo a mio avviso si trova nella leggerezza e nei dialoghi ben costruiti che donano ritmo alla trama. Come se non bastasse, il plot twist rivelato alla fine del romanzo, con la scoperta dell’inversione dell’identità delle due vittime, Ruby Keene e Pamela Reeves, mi ha confermato definitivamente la capacità della Christie di non risultare mai banale, e già questo ne giustifica la grandezza come scrittrice. Sebbene abbia adorato questa avventura di Miss Marple, la sagace vecchietta con formidabile intuito per i crimini commessi in paese e la straordinaria capacità di legare particolari in apparenza sconnessi, devo dire che ho apprezzato di più l’ironia e il controllo di Hercule Poirot, forse anche per l’internazionalità dei suoi casi, che avvengono in giro per il mondo con ambientazioni a dir poco suggestive – chi non vorrebbe trovarsi ad attraversare l’Europa in un treno con un delitto? –. 

    E se è vero che per due punti passa una sola retta, il minimo comune multiplo di queste opere è una contemporaneità che rende le storie della signora del giallo immortali. Chissà se, dei suoi 66 romanzi e 153 racconti – non considerando romanzi rosa, opere teatrali e produzioni radiofoniche – non aggiungerò altri titoli in futuro alla mia lista di lettura.
    Mai dire mai.

  • Harry Potter e i Doni della Traduzione (italiana): perché le parole sono Magia

    Harry Potter e i Doni della Traduzione (italiana): perché le parole sono Magia

    Qualche settimana fa sono tornato a casa dei miei, e mi sono ritrovato a riprendere in mano l’edizione dei Harry Potter e La Pietra Filosofale che lessi per la prima volta quando avevo sette anni, riuscendo a completarlo il giorno stesso dell’uscita al cinema del suo adattamento cinematografico diretto da Chris Columbus. Ricordo ancora l’emozione, per la prima volta, di riconoscere esattamente le sequenze che mi sarei aspettato dopo la lettura di quel libro emozionante. 

    24 anni dopo, sappiamo tutti cosa sia diventata la saga di J.K Rowling, l’impatto che abbia avuto sui Millennial e più in generale per i nati a cavallo degli anni Novanta. C’è da chiedersi però: se è stato così per ognuno di noi, lo è stato per tutti allo stesso modo? La prima pagina del volume edito dalla Salani risponde in maniera abbastanza diretta a questo interrogativo circa l’importanza di una traduzione.

    Come si legge nella Nota alla Traduzione Italiana di Serena Daniele:

    La traduzione di un libro tocca le corde sensibilissime nel cuore e nella mente dei lettori: si tratta di passare da una lingua all’altra rispettandone “suoni e visioni” e mantenendo intatta la suggestione delle parole. In questo caso, la serie di Harry Potter ha comportato scelte editoriali molto delicate.

    Nella nota vengono spiegate le scelte di ricorrere a nomi che richiamassero un significato inteso piuttosto che una traduzione fedele. Ne sono esempio Albus Silente e Minerva McGranitt, tradotti a partire dai loro nomi in lingua originale per infondere nel primo un senso di saggezza, nella seconda un senso di serietà tramite l’assonanza con il granito. E ancora, la casata Ravenclaw corretta dalle primissime traduzioni Pecoranera nel più preciso Corvonero.

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    Harry Potter e La Pietra Filosofale: Nota alla traduzione Italiana della prima edizione

    Questa prima iterazione di modifiche – non mi sento di definirle correzioni, dopo ci arriviamo – nasce dal fatto che al momento della traduzione dei primi volumi, i rimanenti non erano ancora stati pubblicati. Se quando ho iniziato a leggere Harry Potter erano disponibili solo i primi quattro titoli della saga magica, ricordo come fosse oggi le pile di volumi il giorno della pubblicazione, un anno alla volta, fino all’uscita de Harry Potter e i Doni della Morte, quando si aspettava in fila per ritirare la copia che si era prenotata per il ritiro al day one alla libreria del paese.

    Queste evoluzioni, se inserite nella storia dell’opera dalla sua prima pubblicazione ad oggi, narrano scelte che non sempre sono andate verso il significato che la scrittrice ha voluto dare ai personaggi e alla trama. Silente – Dumbledore in lingua originale – ha perso il suo ronzio a favore di una traduzione semantica. Corvonero, al contempo, ha ritrovato la sua destinazione sintattica. Eppure, per stessa ammissione di Salani nella pagina dedicata alla traduzione di Harry Potter, il nome del preside di Hogwarts sarebbe stato azzeccato col senno di poi:

    Altro che ‘Silente’! Eppure, la storia dimostrerà che proprio i silenzi di Albus hanno avuto un ruolo determinante, e anche negativo, nelle avventure di Harry Potter e nella lotta contro la Magia Oscura.

    La nostra generazione è cresciuta con la prima traduzione e quella a cura di Stefano Bartezzaghi del 2011, sebbene più fedele all’opera originale, rischia di costituire una bellissima restaurazione fatta con un intonaco che però fatica a reggere agli occhi di chi con questa saga ci è veramente cresciuto. Penso di non cadere in errore nel dire che se chiedessi ai miei coetanei cosa sono Tassofrasso e il Salice Schiaffeggiante, mi direbbero che ho preso un abbaglio. Tassorosso e Platano Picchiatore sono nomi che hanno vinto il tempo, come dimostra un utente sul fandom:

    Dipende tutto da quando si è iniziato a essere fan di Harry Potter. Io lo sono da ormai quindici anni e l’ho conosciuta come Tassorosso, non potrei mai cambiare il nome con cui mi riferisco a essa.

    Il nome della casata di Hogwarts, così come modificato, va a rompere un equilibrio basato sul gioco di nomi composti da animali e colori. In questo modo, Hufflepuff è diventata l’unica casa a non avere una colorazione, che sebbene non fosse trasposta visivamente in maniera fedele (il tasso è su sfondo giallo e nero, non rosso) rendeva un senso di appartenenza nel lettore. L’errore che si sta commettendo in questo caso a mio avviso è di sottovalutare l’importanza della traduzione per la profondità di campo che è propria della lingua italiana.

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    Stemma di Hogwarts con le quattro Case

    Nell’ultimo periodo ho deciso di riprendere a leggere con costanza. Nella reading list che ho stilato, la saga del maghetto più famoso del mondo è sicuramente in fila tra molti titoli che ho in programma di leggere. Ma mi ritrovo di fronte ad un bivio: 

    prendere un’edizione con la nuova traduzione oppure rimanere fedele alle prime traduzioni andando a recuperare singolarmente tutti e sette i volumi? 

    Entrambe le opzioni presentano pro e contro. Nel primo caso, prodotto nuovo reperibile in libreria ma un mondo che non riconosco e al quale faticherei ad abituarmi. Nel secondo, mi sembra difficile trovare ad un prezzo accessibile (sotto i 200EUR per l’intera collezione) volumi in ottimo stato.

    E qui voglio arrivare ad una proposta (chissà che Salani legga mai queste parole): Harry Potter, e chi lo traduce e riadatta nei vari formati media, ha ormai a che fare con un pubblico la cui vastità è difficilmente controllabile. Sarebbe inutile provare a mettere d’accordo chi lo ha letto da ragazzino in contemporanea con la pubblicazione con chi lo ha assaporato tutto d’un fiato solo di recente. Quello che però non si può pretendere, ed in questo vedo una mancanza di alternativa, è che il pubblico della prima ora, ormai maturo e capace anche in termini economici (ormai i Millennial sono lavoratori, ricordiamolo), non possa acquistare una nuova edizione con le ultime copertine e finiture ma con la traduzione alla quale sono affezionati. Tralasciando i margini del venditore, le royalties dell’autore ed i costi di stampa, l’impatto maggiore sul prezzo finale in copertina è dato dai costi di editoria (20-25%) e distribuzione e logistica (40-50%). 

    Allora perché non rendere disponibili per l’acquisto la versione con la prima traduzione? Ovviamente la scelta è comprensibile, dal momento che la storia editoriale di Harry Potter è viva e ancora agli albori se comparata con quella di altre opere come Il Signore degli Anelli o Narnia. C’è la volontà di sterzare verso la direzione giusta – sempre che ce ne sia una – fin quando si è in tempo. Inoltre, una manovra di questo tipo sarebbe rischiosa la mancanza di proiezioni di dati di vendita, numeri difficilmente stimabili considerando che molti hanno a casa sui loro scaffali una vecchia copia impolverata di quest’opera. 

    Il mio è solo un sogno forse, ma sono pronto a scommettere che nei prossimi anni potremo vedere, diritti d’autore permettendo, una riedizione della prima traduzione per il piacere della nostra generazione. E che molti di noi sarebbero pronti a tornare in libreria per accaparrarsi la loro nuova, vecchia copia.

    Speriamo di arrivarci.