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  • Spider-Man dietro la Macchina Fotografica: Peter Parker e il ruolo della fotografia

    Spider-Man dietro la Macchina Fotografica: Peter Parker e il ruolo della fotografia

    Vigilante che combatte la criminalità di New York, Spider-Man è tra i supereroi più amati da vecchie e nuove generazioni. E se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, per Peter Parker la fotografia è molto più di un semplice lavoro: è una missione.

    Dietro la macchina fotografica, Peter persegue la sua unica fonte di reddito e tenta di affermarsi al servizio del Daily Bugle, nel tentativo di sostenere una famiglia distrutta da quello che considera un suo errore irreparabile: la morte dell’amato zio Ben.

    In questo articolo usciamo dai confini della realtà per immergerci tra le pagine dei fumetti del più iconico supereroe Marvel. Sorvoleremo le strade della Grande Mela, appesi a ragnatele nate dal morso di un ragno radioattivo, per seguire una giornata nella vita di Peter Parker, diviso tra il ruolo di eroe e quello di fotografo.

    Una mattina nella redazione del Daily Bugle

    È mattino a New York. I primi raggi di sole filtrano tra i grattacieli di Manhattan, mentre business man affollano i marciapiedi e l’odore dei donuts si diffonde dai food cart agli angoli delle strade. Percorrendo la Fifth Avenue in direzione del Financial District, all’altezza di Madison Square Park si staglia il profilo inconfondibile del Flatiron Building, edificio che ha ispirato la redazione del Daily Bugle.

    Qui lavora il leggendario J. Jonah Jameson, capo redattore burbero e ossessionato dagli scoop, interpretato da J.K. Simmons nella trilogia di Sam Raimi. Tra i suoi bersagli preferiti c’è l’Uomo Ragno, vigilante notturno che sventa rapine e consegna criminali al NYPD.

    La velocità e l’agilità di Spider-Man rendono quasi impossibile ottenere fotografie nitide, una sfida insormontabile per la maggior parte dei freelance. Non per Peter Parker, che riesce a ottenere un ingaggio proprio grazie a Jameson: nonostante giudichi i suoi scatti di qualità discutibile, il direttore non rinuncia all’occasione di sbattere il vigilante in prima pagina per aumentare le vendite della testata.

    Fotografo, ma non per passione

    La carriera fotografica di Peter Parker non nasce dall’ambizione, ma dalla necessità. In The Amazing Spider-Man n. 2 (1963), il giovane è spinto dal bisogno di aiutare zia May, in difficoltà economiche dopo l’uccisione di zio Ben. La sua doppia vita diventa così un’opportunità unica: grazie all’intuito e ai suoi poteri, Peter può realizzare scatti che nessun altro fotografo sarebbe in grado di ottenere. In termini moderni, ha trovato un mercato privo di concorrenza.

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    The Amazing Spider-Man #2: Peter e la fotografia

    Il percorso, però, è tutt’altro che semplice. Come ci verrà raccontato in seguito, durante lo scontro con l’Avvoltoio la macchina dello Zio Ben si danneggia, facendo infuriare Jameson che minaccerà Peter di non comprare più le sue foto. Questa difficoltà nell’affermarsi è sempre dietro l’angolo e chiara in The Amazing Spider-Man #4 e #5, quando il nostro eroe fa fatica a vendere le sue foto. Questo non fa altro che minare la sicurezza di Peter. Ciò nonostante, il ragazzo non si arrende e affina progressivamente la sua tecnica.

    Alla festa di compleanno di zia May

    Peter consegna i suoi scatti a Betty Brant, la segretaria di Jameson, sempre pronta a incoraggiarlo con una parola gentile. Dopo un rapido sguardo all’orologio, si congeda dalla redazione: oggi è il compleanno di zia May e le ha promesso di tornare a casa entro le quattro.

    Naturalmente, arriva in ritardo. Prima si ferma ad aiutare un gatto bloccato su un cornicione al nono piano, tra le urla disperate della padrona. Nel cortile sul retro lo aspettano tutti: Mary Jane, l’amico di sempre Harry e suo padre Norman Osborn, la cui presenza viene percepita da Peter ancora prima di arrivare, grazie al suo senso di ragno.

    Il sole cala dietro le case e Parker monta il flash sul corpo macchina per immortalare quegli istanti di apparente normalità. In salotto si taglia la torta, Peter scatta qualche foto agli invitati, ma il posto vuoto a capotavola ricorda l’assenza incolmabile di zio Ben. La serata procede serenamente, finché un brivido attraversa la schiena di Peter. Con la scusa di non sentirsi bene, sale in camera e sintonizza la radio sulle frequenze della polizia: due fuggitivi sono stati avvistati nella zona del porto.

    Night Swing e un paio di Selfie

    Oscillando tra i grattacieli della metropoli, Spider-Man arriva sul luogo del crimine e riesce a incastrare i due evasi intenti a combinarne una delle loro. Prima che arrivi la volante della pattuglia però, sarà meglio incastrare i due malviventi e portarsi a casa materiale utile per il Bugle. Con un paio di ragnatele il nostro eroe fissa la macchina fotografica ad un lampione e setta l’autoscatto in tempo giusto per ritrarsi -ovviamente mascherato – con il bottino umano e la tutta la refurtiva. Un altro colpo per il nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Ed un’altra notizia da prima pagina per il direttore Jameson.

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    Lixin Yin: Peter Parker’s Camera – Marvel’s Spider Man
    (Credits: Wizard of the Coast)

    Da freelance a professionista riconosciuto

    Solo dopo anni -editoriali- di duro lavoro, Peter riesce ad affermarsi come professonista oltre al freelancing: In Amazing Spider-Man #791 – pubblicato nei primi anni 2010 – Peter lavora come caporedattore della sezione scientifica del Daily Bugle, un ruolo professionale ben più stabile rispetto al venditore occasionale di foto. È un passaggio chiave: non è più solo un ragazzo squattrinato che vende foto per sopravvivere, ma un professionista in crescita.

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    Cover Ultimate Spider-Man #4 (Credits: Panini Comics)

    La sua abilità arriva a essere consacrata con traguardi sorprendenti: Peter vince persino un Premio Pulitzer nel canone Earth-616 per una foto scattata a Sentry – The Sentry (Vol. 1) #1, del 2000 – e pubblica un libro dei suoi lavori, intitolato “Webs“. Dettagli spesso discussi nelle community di fan, che rafforzano l’idea di un Parker fotografo competente, non semplicemente fortunato. Come osservato da fonti Reddit, al di là dei suoi espedienti tecnici, Peter Parker è considerato un fotografo molto capace, in grado di immortalare personaggi pubblici, modelle e criminali con risultati solidi.

    Tecnica e macchine fotografiche: l’ingegno di un supereroe

    La tecnica di Peter è un mix di ingegno, superpoteri e attrezzatura artigianale. Nei fumetti utilizza soprattutto reflex analogiche, come la Canon AE-1 o varie Nikon tra anni Settanta e Ottanta. Il vero segreto, però, è l’equipaggiamento costruito da lui stesso: timer, sensori di movimento, triggers remotizzati e mini-treppiedi che gli permettono di fotografarsi in azione, fissando la macchina a un muro con una ragnatela.

    Nei film, questo aspetto viene reinterpretato in modi diversi.

    • Trilogia di Sam Raimi (2002–2007): Peter usa reflex analogiche Canon o Nikon degli anni Novanta e sviluppa le foto nella sua camera oscura, aggiungendo un forte senso di artigianalità. La frase “Ho delle foto esclusive di Spider-Man” diventa il simbolo del suo rapporto con Jameson.

    • The Amazing Spider-Man (2012): Andrew Garfield utilizza una Nikon F3 con obiettivo Nikkor 50mm f/1.4. Sulla macchina è inciso “Property of Peter Parker”, dettaglio che sottolinea il tentativo di separare le due identità.

    • MCU – Homecoming e Far From Home: La fotografia passa in secondo piano. Peter scatta soprattutto con lo smartphone, una modernizzazione che, come osservato da Retromag, sacrifica uno degli elementi più iconici del personaggio.

    Riflessioni finali: l’obiettivo come specchio della responsabilità

    Il ruolo di fotografo non è mai una scelta casuale per Peter Parker. L’obiettivo diventa lo specchio della sua colpa, del suo senso di responsabilità e del tentativo continuo di conciliare due vite inconciliabili. In Web of Spider-Man #1, Peter arriva a mettere in discussione il proprio lavoro, rendendosi conto di alimentare una narrazione negativa su se stesso: un atto di maturità etica raro persino tra i supereroi.

    In definitiva, Peter Parker fotografo incarna l’idea di un vero eroe dello scatto. Non è perfetto, ma è intelligente, creativo e profondamente umano. Le sue immagini raccontano una storia di sacrificio e responsabilità che nessun altro avrebbe potuto catturare. Una macchina fotografica fissata a un muro con una ragnatela è bastata a immortalare l’essenza dell’Uomo Ragno: un eroe con problemi comuni, che usa il proprio talento per fare la cosa giusta, a qualsiasi costo.

  • Canon 50mm f/1.8 STM – Opinioni su una Lente Essenziale

    Canon 50mm f/1.8 STM – Opinioni su una Lente Essenziale

    Oggi voglio parlarvi di una lente che mi ha conquistato, e non solo per il suo prezzo. Parliamo del Canon 50mm f/1.8 STM, alias Ninty Fifty. 

    In ogni disciplina o arte, lo sappiamo, esistono strumenti che vengono considerati dalla community all’unanimità come dei must have. Non è detto che debbano costare un occhio della testa, e costituiscono punto di riferimento per quella disciplina. È il caso di questa ottica fissa, ormai in commercio. Questa prime lens a focale fissa è essenziale per fotografi amatori e non. Ho testato quest’ottica abbastanza a fondo, cogliendone le sfumature e cercando di comprendere il feeling che la lente trasmette scatto dopo scatto. Per tutti i dettagli su questa lente, vi rimando alla seguente pagina di Juzaphoto, dove potrete trovare tutti i dettagli tecnici.

    Va detto che rispetto al fratello maggiore f/1.4 USM e al cugino laureato con lode f/1.2 USM di serie L lascia entrare meno luce durante la posa a parità di parametri di scatto, ma il prezzo rende questa lente entry level perfetta per gli appassionati di fotografia. Con qualche pecca, ma ci arriviamo.
    Anticipo che montando quest’ottica sulla mia EOS 80D DSLR con formato sensore APS-C, ho ottenuto scatti con una lunghezza focale equivalente di 80mm. Il mio consiglio è quindi di prendere gli scatti come pieno riferimento se andrete a montare la lente sulla vostra macchina con lo stesso formato di sensore della mia. Se invece il vostro intento è di montarla su una full frame, otterrete scatti a 50 millimetri puri.

    Il piacere dell’esplorare

    Partiamo con ordine. Non possedendo un’ottica fissa, ho da subito potuto notare un cambio nel modo di fare fotografia. Intendiamoci, adoro la libertà che mi regala il 18-135mm f/3.5-5.6 IS USM, ma con il Ninty Fifty qui mi sono trovato a dover cambiare la concezione di scatto. Se ruotando la ghiera dello zoom riesco ad avvicinarmi al soggetto con il minimo sforzo, adattando l’inquadratura con la semplice rotazione della mano, con questa prime lens il mio corredo fotografico viene a perdere la capacità di ingrandimento. Al contrario, mi sono ritrovato a muovermi nell’ambiente circostante, riscoprendo il piacere (e perché no, le sfide) di spostarsi per cercare la composizione più adatta. Esplorare nuovi punti di vista fornisce un nuovo stimolo creativo, forzandomi ad uscire dalla comfort zone.

    Parola d’ordine: Leggerezza

    Il peso e gli ingrombi di questo obiettivo sono i suoi punti di forza. La lente pesa 159gr, e quando me la porto dietro sento una bella differenza rispetto al tuttofare 18-105mm da quasi mezzo chilo. Non c’è da dirvi che la mia schiena ha ringraziato. Inoltre, le sue dimensioni contenute (69x39mm) la rendono la lente perfetta da portare in viaggio. Considerazione a parte merita la sensazione al tatto che regala quest’ottica. Il materiale plastico non soddisfa l’occhio, tenendo ben lontani i look professionali delle lenti di casa Canon delle fasce alte. Tuttavia, per una lente dai volumi così ridotti il grip non deve essere garantito da materiali particolari, in quanto buona parte dell’impugnatura si scarica sul corpo macchina e non sull’obiettivo.

    Mano ferma 

    Parliamo di una tecnologia che tutte le lenti oltre una certa lunghezza focale dovrebbero possedere: la stabilizzazione. Questa lente non presenta compensazione di movimento dell’inquadratura, e quindi tanti saluti agli scatti stabili senza troppi sforzi. Mi sono dovuto armare di buona pazienza e ho lavorato sulla posizione delle braccia per ottenere pose ferme. In questo, come avrete già capito, la leggerezza del materiale plastico che compone la lente aiuta. Inoltre, più si scatta con quest’ottica più si presta attenzione al tempo di scatto da usare nelle varie condizioni per eliminare il micromosso. 

    Nitido si, ma con compromessi

    Se avete già sentito parlare di quest’ottica, allora quasi sicuramente sarete incappati nel termine fast lens. Il termine “lente veloce” viene usato per quelle ottiche con un’apertura massima tale da permettere di catturare una quantità di luce tale da poter andare ad accorciare i tempi di esposizione per ottenere foto nitide. Occhio però alla massima apertura: per valori al di sotto di f/1.8 l’aberrazione cromatica si fa sentire, e lo sfocato si avverte nelle aree periferiche dell’immagine. Dopo averci giocato un po’ ho realizzato che per ottenere un dettaglio abbastanza uniforme vi dovrete spostare su valori di f/2.8 o maggiori.

    Che ci crediate o no, questa lente mi ha messo una voglia matta di cimentarmi nella ritrattistica. Così ho speso qualche istante del viaggio in Sicilia con mia moglie per sfruttare i dolci riflessi naturali dell’agrigentino al tramonto. I volti sono pieni di dettaglio donando una tridimensionalità emozionale alle pose che mi ha davvero soddisfatto.

    Bokeh garantito

    Le foto nitide ci fanno perdere alla ricerca dei dettagli, ma i bokeh regalano un’aura onirica alla composizione. Personalmente adoro quegli scatti in cui viene messo a fuoco un piano distante e davanti viene interposto un elemento naturale sfocato, come se l’osservatore fosse nascosto e osservasse in completa solitudine quel che gli si mostra davanti. Questa lente entry level si dimostra ottima anche a questo scopo: i contorni delle aree out of focus risultano molto morbidi grazie al diaframma a 7 lamelle. 

    Messa a fuoco non sempre ottima

    Così come non si può parlare di una macchina senza trattarne il motore, lo stesso vale per il sistema di messa a fuoco per le lenti fotografiche. Abituato al meccanismo USM, il motorino di messa a fuoco del Ninty-Fifty mi è da subito sembrato rumoroso, specialmente durante i continui aggiustamenti comandati dalla modalità AF+tracking. La condizione peggiore però si ottiene in condizioni di scarsa luminosità. Il motore passo-passo entra in una condizione di loop dal quale fa difficoltà ad uscire. Il risultato è un continuo rimbalzare fra piani adiacenti di messa a fuoco, costringendomi più di una volta a passare in modalità manual focus per raggiungere il soggetto.

    Ninti-Fifty: Ne vale la pena?

    Inutile girarci intorno. La luminosità del 50mm f/1.8 STM rende questa lente Canon un must have per chiunque voglia divertirsi a fotografare. Per chi di voi si sia addentrato nel mondo della fotografia con le mirrorless, faccio presente che dal 2020 questa lente è stata riproposta ad un prezzo leggermente superiore anche per la famiglia RF. Personalmente, avrei preferito trovare in confezione il suo paraluce abbinato, ma per quel prezzo non possiamo chiedere miracoli.

    Sicuramente continuerò a scattare con il cinquantino, anche perché non l’ho ancora messo alla prova nell’astrofotografia a largo campo. Pubblico i miei scatti più recenti sul profilo Instagram, quindi se volete vedere altri momenti catturati con il Ninty Fifty, vi invito a fare un salto sul mio profilo.